[Senza titolo]

C’è un terrore sacro che mi morde la gola

quando le tue mani si avvicinano al mio petto,

perché tu non cerchi la pelle, tu cerchi la ferita,

il punto esatto in cui la carne si fa canto e delirio.

Io non ti penso: ti riconosco.

Succede prima dello sguardo, prima del contatto.

Il mio corpo cambia direzione quando arrivi,

come se ti avesse già lasciato spazio.

E tremo davanti alla tua bocca che mi chiama,

divisa tra la fame del tuo corpo e la paura del mio vuoto.

Il mio genio con te ha bisogno di catene, non di carezze.

Se mi abbandono al tuo respiro perdo il mio inferno,

divento una donna qualunque, guarita e arresa,

senza più il veleno che mi scrive i versi sottopelle.

Per questo ti respingo mentre ti desidero,

perché amarti è togliersi di dosso l’abito di fango

che mi tiene insieme.

E senza quel fango

non so più chi sono.

Alma Gjini

06/05/ 2026