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Racconti di Valeria Sartino

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  • Come comincia: Un giorno come tanti, persone come molte,vite che si intrecciano, sguardi che si incrociano. Sono solo momenti. Solo storie. O forse attimi che durano eternità, storie che come linee rette si prolungano all’infinito. Tutti sono alla ricerca della felicità, di quell’istante per il quale potresti scalare un monte o guidare ininterrottamente per cinque ore, solo perché c’è lui a portarti per mano. A renderti capace di gesti folli e inaspettati, a complicarti la vita maledettamente, a distruggere i castelli di carta fino ad allora costruiti:c’è lui. L’amore è dietro l’angolo, nascosto in un vicolo, che all’improvviso, balza fuori e ti trascina nel suo vortice,fino a toccare il fondo. Ma non ti importa, tanto…c’è lui!

     


    Distanze ci dividono, materiali e non, ma siamo disposti a tutto pur di non perdere quello per cui viviamo, il motore che ci fa respirare e sperare. Eravamo innamorati, ricordi? Una cosa sola tu ed io; la stessa vita, uguali dolori e gioie, segnati da un unico destino. Segretamente persi l’uno nell’altra, parole gridate al silenzio delle stelle: confidenti mute, avevano una risposta a tutto. Ora no, il cielo è cambiato:non più blu scintillante,ma nero opaco,freddo,mortale.


    Sabbia e maschere su di noi, circondati da un mare inquinato, dove non esiste più alcun sentimento puro. C’è del marcio qui fuori e neanche una goccia di pioggia a lavarlo via. Ho sete, la gola secca, la testa che mi scoppia, ma nonostante tutto i pensieri continuano a portarmi lontano, sempre nello stesso luogo, dove ti ho incontrato. Seduta su di un tavolo a parlare di tutto e niente.


    -Ho un figlio- mi dicesti.


    -Anch’io. Una figlia-.


    Mi rimbombano nella testa e nel cuore le tue parole, inutili forse, ma pur sempre tue. Ti ascolto, mi ascolti, ti ascolti, mi ascolto. Nego tutto, è solo un momento,non è reale, tu non sei reale. Forse mi odi, forse no, l’unica cosa che conta è che sei qui con me a discutere, ridere, giocare. Abbiamo giocato a lungo io e te, sentendoci padroni del mondo e delle nostre emozioni; capaci di poter dire basta come e quando avremmo voluto, ed ora cosa siamo? Ora chi sono? Un’ombra del tuo formidabile passato, una macchia del mio faticoso presente. Bisogna abituarsi ai calci della vita e cercare non di pararne i violenti colpi, ma di accoglierli in se,assaporarne la forza,assimilarla e poi rispondere con la stessa energia.


    Vivere è l’unico modo per poter giungere in cima.”