username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 04 lug 2012

Enrico Marcucci

03 maggio 1990, Ancona - Italia

elementi per pagina
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:13
    Dove finiscono le comete

    Dove finiscono le comete? 
     
    Nascono come germi improvvisi nella notte, 
    nastri angustianti-mandate di vernice-dirottamenti 
    bevono in fretta la propria posa lasciando immortalata 
    ogni veglia, generate per una conclusione immacolata, 
    per l’unica gloria di farsi riavvolgere nella memoria di alcuni. 
     
    Eppure nell’ombra a riva come esercito di lucciole, 
    i volti smunti di troppi attendono impazienti la rivelazione 
    da raccontare. Ma la stasi del cielo si prolunga, i più se ne 
                                                                                  [vanno. 
    Restano lontani e sconosciuti e mai così vicini gli innamorati, 
                                                                          [i consacrati.

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:12
    C'è una sfera di cristallo

    C’è una sfera di cristallo all’angolo 
    al centro del quadrato, un’orma 
    che affiora segnata da una spanna 
                                               di fiato. 
     
    Un’ombra estesa 
    circoscritta a se stessa 
    senza tangenti o punti d’intersezione, 
    volendo ad ogni costo che sia palpito 
    e respiro, ma è poco più che un soffio, 
    il nostro unico ansimare. 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:07
    Muovendo pochi passi come i primi

    Muovendo pochi passi come i primi 
    su assi oblique, tra gli spigoli del doppio 
    e del più o meno s’offuscano i profili 
    con un gesto sottinteso, confondono 
    i corpi nel non detto e di chi sono. 
    Nella sintesi d’un numero 
    restiamo linee immobili di spalle, 
    nere e silenziose, al confine 
     
    (come se il due fosse l’unico 
    e non due volte uno) 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:05
    E' vento d'ariacolla e vuoto

    È vento d’ariacolla e vuoto 
    (analogie di frammenti, sagome 
    anonime del non ritorno) 
    il contrattempo che viene 
    al dunque nel palpito 
    da non so dove, spinge 
    il ritmo in quel senso binario 
    di poche parole 
    che apre il cerchio e lo richiude 
    e nell’aria segna punti 
    a capo. È silenzio 
    questo vetro che mi sfiora le onde, 
    geometria di penombre e respiro 
    di sintagmi. Una voce d’assenze 
    la corrente che ho dentro, diagonale 
    sottile, filo rosso che divide 
                                     la terra dal seme. 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:04
    A volte chiudo gli occhi e sento...

    A volte chiudo gli occhi e sento come vuoto sottopelle, 
    un brivido vertigine insediare le vene, contarmi le onde 
    dai nervi. Una strana corrente bianco vergine fuori 
    controllo, controsenso al vento, inesorabile contro di me. 
    Quasi fossi senza corpo senza peso senza sesso vorrei 
    piangere ogni filo rosso, ogni seme ormai disperso e d’essere 
    terra fragile. E qual è il senso dello spazio se in fondo ognuno 
    ha il suo deserto da compiere poi dover difendere con unghie 
    e denti d’arrotare sulla pece nel buio, mentre il tempo fugge 
    ai lati, va alla cieca e noi sempre alla ricerca del limite 
    invalicabile. 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:02
    Sono sceso dal volo...

     
    Sono sceso dal volo come fanno i piccioni 
    licenziato lo stormo e diviso i diametri, 
    trattenuto versi per un fremito più lungo. 
    Un necessario cambio di prospettiva. Ora 
    da questo pezzo di terra che nient’altro è 
    che un filo d’erba da risalire, un punto qualunque 
    della sfera lontano alle galassie e sospeso all’infinito, 
    il panorama è l’ennesimo tratto della linea di contorno, 
    quel grado d’angolo frontale, quell’andare di cieli, piume 
    al vento ed eco di voci in ritardo. Strano senso di spazio, 
    cerniera che stringe il taglio degli occhi nel bianco. 
    Invalicabile è la visuale fuori controllo la latitudine. 
    C’è una misura nell’aria che non conosco e ne sfioro 
    con la coda il limite dello sguardo. Come se gravità non sia 
    soltanto un’attrazione ma quell’istinto a lasciarsi andare; 
    come se l’orizzonte oltre a coprire serva a fingere 
    di trovarsi altrove.

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:01
    Anche se adesso dormi...

    Anche se adesso dormi sarà il caso mantenere 
    la stessa luce negli occhi, gli unici non ancora 
    spenti sebbene appena semiaperti, rimasti fermi 
    in attesa. Fusi insieme protagonista e spettatori, 
    strategie d’autodidatta e schemi d’avanguardia, 
    restano primavere senza germoglio, un cane che 
    ringhia dai tetti alla luna, ore fuggite contromano, 
    ossa sporche da ripulire. Scorrendo a perdifiato 
    a testa in giù tra la nebbia e l’orizzonte, nel sonno 
    che avanza e trattiene il respiro il palpito s’acquieta. 
    Esci di scena a piedi nudi, nel rosso del sangue che 
    rivesti leggero, come fosse un rito ripeti all’indietro 
    il tuo atto di dolore. Ormai vicino al bianco o forse 
    quasi a scomparire t’appresti ad occhi chiusi 
    fuori dal cerchio, continuando oltremodo, 
    oltre la fine 
    a fingerti chiunque 
                                    ma altro da questo. 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 17:01
    Sbriciolata la luce dai rami...

    Sbriciolata la luce dai rami 
    sulle poche ossature rimaste 
    fiata l’odore della sera, illude 
    che la notte ferita da una luna 
    nuova farà pace con il giorno, 
    che per stavolta sarà un lieto finire. 
    Fermo, restando seminudo ai fianchi 
    di lei che incurante riveste, tratteggia 
    negli occhi l’azzurro, come in una buca 
    muta trattiene il battito nell’epidermide. 
     
    Fuori le corde vanno gli spasmi, 
    gli affanni del non detto 
    già e non ancora rivelato, 
    avvinghiati agli stipiti 
    simili a foglie vibrate 
    dal vento.

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 16:59
    C'è una parte di me...

    C’è una parte di me che non è presente, 
    una terza persona ignota e contraria, 
    uno strano riflesso che attraversa il vetro, 
    taglia lo sguardo e lo riduce in filigrana. Un tratto 
    continuo che disperde le linee, separa i frammenti, 
    mi divide. Una sagoma bianca fissa al cielo controluce, 
    cerca i vertici dell’asse, ne ignora l’inclinazione, ferma 
    alla soglia del vento conta le stelle dalla cruna d’un ago.

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 16:57
    Il bianco delle lancette nel blu

    Il bianco delle lancette nel blu 
    dell’orologio che sfreghi 
    avidamente come sfera di cristallo 
    e non s’accende 
    anticipa la fine del tragitto, 
    quella a cui entrambi 
    per rispetti che parevano intrecciarsi 
    non vediamo l’ora di arrivare. 
    Convincendomi che ogni principio 
    abbia accanto dal germoglio 
     la propria fine 
    parto dal mezzo, saltando il ruolo 
    dell’amico del cuore o del confidente 
    per non dover rischiare poi 
    i soliti fraintendimenti e dover parlare 
    di altri, scomodi. Così prevedibile la successione 
    dei tocchi da non riuscire a formare un abbraccio. 
     
    Per una melodia malvagia, una fretta strana 
    di risolvere l’equazione ti trascino nel passo 
    ma è stretta 
     che strappa il fiore dal gambo. 
     
    Ogni segmento si fa amaro 
    da dimenticare nell’interpretazione

    di quello che sarebbe stato un valido
    progetto quasi che all'arrivo uno 
    debba uscirne vincitore.

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 16:56
    Ovunque fuggirai...

     
    Ovunque fuggirai ci troveremo un giorno 
    ai confini dei canali intrapresi di ritorno 
    dai reflussi, mescoleremo fumo ai volti 
    come a schiarirli, avanzeremo considerazioni 
    su vecchi disegni d’assoluto e proporremo 
    affrettati di traverso conclusioni inedite 
    da interpretare, da intuire sottopelle. 
    La distanza negli occhi confonderà le direttive, 
    avrà nelle pupille i segni d’un incanto nuovo. 
     
    Fingeremo somiglianze, 
    taceremo dissensi, 
    produrremo conflitti... 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 16:56
    Ormai pericoloso...

    Ormai pericoloso per tutti 
    non proprio come Dio ma quasi 
    che non era il caso starmi troppo 
    a guardare coprire con il sonno 
    il buio. Così, con una semina 
    sconsiderata gettavo al tempo 
    le briciole come a disperdere stelle, 
    preso dall’ossessione di dovere essere 
    a tutti i costi quello e non questo 
    (mai abbastanza). Ma ormai fuori 
    dal gorgo o quasi prossimo 
    a dimenticare, resta a volte l’acqua 
    proteggere il seme con la corrente. 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 16:54
    Nascosta in un angolo...

    Nascosta in un angolo di tangram 
    calcolavi i giorni dalla febbre aspettando 
    fatti notevoli, fatali chiarimenti. 
     
    Ed io, che intanto disperavo in quelle attese 
    tese e sconclusionate da un tappeto volante 
     
    ricontavo frasi e parole all’indietro con qualche 
    smorfia d’eccesso per ogni gesto fuori posto 
    e confuso nei compromessi del non detto, 
    d’uno sguardo, del sesso, 
                                               del pressappoco. 

     
  • 06 settembre 2012 alle ore 16:54
    [...] a questo punto mi chiedo...

    […] a questo punto mi chiedo 
    – pendolo immobile nel proprio pendolare- 
    che cosa resti di simulacri acefali, 
    corpi fuori posto 
    per un beffardo – banale gioco di parole 
     
    se l’ente o l’artificio, 
     
    inseguendo le tracce solute 
    di dèi intermittenti dalle secrete, dal labirinto 
    fughe e ritorni, ma più ritorni 
    e più fughe 
     
    dal panorama                         nella Cornice. 

     
  • 18 luglio 2012 alle ore 17:19
    Fu un istante di bianco e poi

    Fu un istante di bianco e poi 
    non ricordo. Voci lontane 
    guardarmi dall’alto, un fumo 
    sottile d’orizzonte, forse 
    un segnale, un fremere più lungo. 
    L’attimo prima di scomparire. 
    Sottovoce annuire al riflettore 
    o ad un punto qualsiasi dello spazio, 
    del vuoto, nel vento vibrare, trattenere 
    il respiro, frenare il volo nella vertigine 
     
    (voltarsi indietro e ritrovare 
    fili rossi, semi sparsi controluce, 
    nell’aria troppi nidi, troppe piume 
    rimaste impigliate nel momento 
                                      d’oltrepassare) 

     
  • 17 luglio 2012 alle ore 11:17
    Qui, dove gli spazi nascondono...

    Qui, dove gli spazi nascondono i contorni 
    alla voce segreta dell’acqua e dei colori, 
    abitano sospese creature sottili serrate 
    in strane forme d’assenza, non concepite, 
    che sanno di trementina e carte bruciate, 
    che sanno la lingua invisibile del tempo 
    e delle fasi lunari, previsioni obsolete da corolle 
    di nebbia sterile, pose leggere senza nome 
    che vagano sole all’indietro nella corsa d’un istante. 
    Sono molecole di clorofilla, rigirate all’incontrario, 
    non proprio vegetali (sebbene simili ai fiori), disperse 
    dal vento in non luoghi privati, sconosciuti. 
    Sono un soffio di bianco che sfuma lontano, 
    pratiche di silenzio, ambiguità e dicotomie 
    come gesti di assensi o capi reclini, uscite improvvise 
    dal diorama dal contesto dalla scena, 
    dal doppio senso e dal non detto; 
    che non salutano nessuno prima di andare 
    che non hanno nessuno da salutare 
    a parte gli insetti, ma quelli tanto 
    restano stretti alle radici. 

     
  • 04 luglio 2012 alle ore 14:42
    -Lascia che siano le assonanze...

    – Lascia che siano le assonanze a condurti, 
    l’eufonia dell’equilibrio, una rima baciata, 
    i dagherrotipi di noi congiunti, se non giunti 
    ancora ad amare. Adori la folla, quella chiami 
    casa, a quella scrivi lettere finte mie, per quella 
    (perché) vuoi lasciarti morire …cedere 
    è della terra. Voler cedere 
    una pretesa d’onnipotenza – 
    Nelle pause interne, detriti nei sospiri 
    fungono da lame; siccome larva nel pozzo 
    ristagnando non mi schiudo, resto stretto 
    agli ippocampi resinati della giostra. 
     
    Il controllore gitano sporco delle faccende altrui 
    suona la sirena, il broncio negro fa buio sullo spiazzo. 
    Tutto tempo guadagnato dal ritardo, mi dico. 
    Un rantolo stringe il collo da dietro. 
    Tu nelle labbra, poiché l’amore non trattiene, 
    lasci nel pugno tremulo lo stelo fradicio 
    di una rosa incolore che stavolta soltanto 
    per il mio addio indecente 
    unicamente con le palpebre ha annuito.

     
  • 04 luglio 2012 alle ore 14:40
    Il cielo è sempre lì

    Il cielo è sempre lì 
    per non apparire 
     appare 
    su volti-voragini di gesso. 
     
    Ti consacri a me 
    con una posa essenziale. 

     
  • 04 luglio 2012 alle ore 14:37
    La notte negli anni

    La notte negli anni 
    cambia i colori alla pelle. 
     
    Dietro troppi riflessi 
    e troppo poche stelle per uscirne; 
    chiusi dentro 
              come quasi per schiudersi. 

     
  • 04 luglio 2012 alle ore 14:36
    Fuori dal filo

    Fuori dal filo 
    rivolti casa dietro la scia delle lumache, 
    la più insidiosa. I venti passi in bilico 
    e la porta che schioda, 
    l’icona obliqua dal fiato lento del percorso 
    gesto puro 
    tra ingenuità e disperazione, intraducibile 
    preghiera da un silenzio che intercede. 
     
    Sembra diabolico ripeterselo, abbi fede 
    rinnega il sogno. Dalla serratura 
    vedo scivolarti dentro al legno 
    del parquet, lo sguardo al soffitto 
    all’infinito ripetere                   Tu lo sai.