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Poesie di Augusto Altavilla

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  • 13 novembre 2014 alle ore 14:39
    Città nel lago

    Ho bisogno della città nel lago,
    incontrata per caso,
    per salpare dal mondo e
    sentire con gli occhi e le braccia aperte
    la grandezza
    del cielo aperto, di notte,
    come i naviganti della terra;
    per assaporare,
    come una lacrima scesa alle labbra,
    la luce grigio marrone,
    che profuma di funghi,
    la luce di Autunno che ora,
    da vagabondo e a pieni polmoni
    mi da allegria.
    Per essere esattamemte in alto,
    al fianco della voglia che gli uomini hanno di volare,
    ho fatto le scale una ad una,
    tra un dubbio e l'altro,
    tra un amico e una amore,
    tra lasciare e prendere,
    tra perdermi lontano o vicino,
    tra abbandonarmi poco o molto
    tra mia madre e mio padre
    che mi hanno partorito una volta ancora.
    Voglio la citta nel lago per andare e tornare.

  • 13 novembre 2014 alle ore 13:40
    Trastevere 30/10/14

    Come sto al mondo.
    Preferisco seguire l'intutito,
    che prende insieme strade e direzioni giuste,
    ne fa un fascio e lo butta al fiume.
    Sto con il mio intuito
    che si accende e si spegne
    e quando va,
    mi lascia
    con la luna da una parte
    e il tevere dall'altra.
    Quando si spegne,
    mi mette tra la gente con solo l'istinto,
    sicché mi perdo, ed incontro per fortuna,
    i posti che non ero pronto a vedere
    e mi reclutano nuove forze,
    sempre.
    Così sto al mondo,
    con la luna e il fiume,
    metto un sentiero,
    tra me e la donna che amo e l'uomo.
    Seguo un suono o un odore e mi piace.
    Seguo strade che siano corde di violoncello,
    e la sola direzione giusta è quella del baccalà fritto.
    Ma dopo tutto questo, che ne so se ci lascio il cuore.
    Lo puoi fare, certo!
    Lasciare il cuore e poi tornare a prenderlo,
    lo posso fare perchè so dove l'ho messo,
    e così sia!

  • 13 novembre 2014 alle ore 13:27
    Bologna

    Bella Bologna
    che stenta a svegliarsi
    di Domenica mattina.
    Belli i suoi cuori di luci soffuse
    e le piazze nebbiose.
    Bello il suo mille colori
    alla fontana del mondo,
    dove i bambini corrono a bere
    con le manine giunte a conchiglia.
    Belli i mercati dove si vende il passato,
    e i bar dove si brinda al futuro,
    bella la sua chioma
    nera
    sulle spalle,
    la bella arte,
    in un obiettivo di portogallo
    in cui la bella vive il momento.

  • 13 novembre 2014 alle ore 12:53
    Embolia

    Rotta la triade,
    nell'immobilità,
    il sangue mi si è coagulato nelle vene.
    Si è coagulata la mia vita,
    ciò che ero ed intendevo essere,
    i pensieri, l'amore e gli altri spiriti magri,
    e mi hanno tolto l'aria,
    mi hanno fatto torcere e sputare il mio sangue;
    fin quando vuoto e nudo ho atteso.

  • 12 novembre 2014 alle ore 14:19
    Del caffé

    Del caffè mi ricordo
    quando ero troppo piccolo
    per avere caldo o freddo a casa con mia madre,
    mi ricordo 
    l'aula della quinta elementare in Ottobre,
    in cui era sempre primavera,
    i piccoli bicchieri con il rossetto della maestra;
    l'odore caldo
    dal fornello elettrico
    diceva che era momento di gioco,
    di grandi avventure immaginarie,
    Angelo o Roberto ,
    cavalieri con scudi di cartone.
    Del caffè mi ricordo 
    la mia casa al sesto piano,
    dove il caffè con Elena 
    l'ho preso anche per gioco,
    porto di mare, casa di tutti.
    La Croce,
    la montagna mia e di Lorenzo,
    mi ricordo che non si dorme,
    per stare insieme,
    che era momento di parlare,
    di grandi avventure interiori,
    io e pubert uomini coi pantaloni corti.
    Del caffè ho in mente la Toscana,
    vino e caffè,
    su una collina d'autunno e d'oro nel bicchiere.
    Mi viene in mente la notte di ferragosto,
    di profonde esplorazioni, 
    del mondo che ci palpita dentro,
    e mi viene in mente quanto cuore avevo, quanto cuore ho.
    Per molti amici, un caffè.