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in archivio dal 17 mar 2008

Dario Frascella

17 gennaio 1978, Grottaglie

elementi per pagina
  • 18 maggio 2013 alle ore 23:55
    Spleen

    Muto è il mattino
    steso su un cuscino di nuvolette
    come te che a letto ritorni 
    dopo la doccia.
    E la città è nella pioggia,
    fantasma che scivola dal tuo volto umile
    per annegare tra i vetri delle tue pose inerti:
    pesciolini rossi fra i tuoi capelli crespi
    gli album fotografici dei tuoi ricordi umidi

    E così fino a farsi sicuro
    pomeriggio inservibile
    nessuna colomba nel cilindro gentile
    fra le tue mani lì dove hai perduto la testa
    o dove cercando hai smarrito un aspetto
    di te
    in tasca alla giacca
    o nei polsi della camicia
    o sotto un ombrello che gira e rigira
    in fondo ai tuoi occhi
    fende un sorriso ipnotico…

    Bianco come un quarto di luna obliquo
    Bianco come sale sul rosso delle labbra
    Bianco come sale al tramonto in alto la montagna…

    Ma non più bianco della tua innocenza
    e della notte che incede
    ed ogni tuo silenzio
    ed ogni tuo timore assurdamente
    amplifica.

     
  • 18 maggio 2013 alle ore 23:51
    Alice, nel Paese delle stoviglie

    (liberamente tratto da "Alice, nel Paese delle meraviglie" di Lewis Carrol)

    Vieni più vicino a me!
    Ancora più vicino.
    Bene! Ora vai via!
    Questo è il grande ballo
    della malinconia.

    È stata certamente
    la quadriglia delle aragoste
    a ridurci così
    con le ossa rotte.

    Poi è stata la volta
    del nascondino:
    io sotto un triste sasso
    tu dietro il tuo destino.

    E poi è arrivato il Tempo
    il Tempo che non sa
    che anche solo un attimo
    scagliato come un piatto
    ancora dopo un secolo
    può far male…

    Alice guarda i sogni
    passandoli in rassegna
    su di una rosea
    lavagna crepuscolare

    Ed io sono
    come un cinema
    muto
    sospeso
    senza colori
    timidamente assolto
    tra la dama di picche
    ed il bel fante
    di cuori.

     
  • 18 maggio 2013 alle ore 23:46
    Bari – Igoumenitsa. Ritorno

    La caffettiera come nave a vapore
    borbotta e sbuffa i ricordi lontano
    o come gonfie saranno le vele
    di spruzzi e vento a quest’ora nel mare
    sotto la grotta severa di minacciose
    nubi di carbone 

    echi si addensano nell’aria
    stizziti di monotonia.

    E come la pioggia scivola sui vetri
    io mi arrampico
    sulla base degli specchi:

    Piatti infranti come sogni interrotti
    Isteriche grida di lavandaie
    Martelli inchiodati su pensieri inutili

    Stump Crack Tratatam

    Dov’è la poesia in tutto questo?

    Splick Spam Bimbumbam

    Io sono sempre l’ultimo arrivato

    Maria! C’è da governare la casa!
    Teresa! In tavola la rivoluzione, sta!
    Adele! Sciogli le trecce ai cavalli, ti ho detto!

    Le vecchie e giovani matrone
    si lanciano richiami attraverso il cortile
    come marinai con gli occhi a babordo
    in prossimità del vicino pontile

    Con l’accendersi delle prime luci elettriche
    si annodano i malumori

    Poi finalmente il tintinnio delle tazze
    risolve la quiete

    Al nulla
    approdo.

     
  • 18 maggio 2013 alle ore 23:37
    Un pomeriggio di un giorno da fauni

    Oggi
    primo giorno del mese di mai
    dell’anno che verrà…

    Io e il mio bianco amico Bruno
    ci siamo innamorati del cervello
    che affiorava dal cielo
    montagne a cataste di nuvole grigie
    rovesciate come si rovescia il cielo
    su noi

      E noi
    dall’altra parte
    sull’alto del prato verde
    dove sonnecchiando a fari davvero spenti
    su di una qualche filastrocca sull’infinito
    due adolescenti con l’erba tra le dita
    sulla sommità del capo del mondo capovolto
    ci siamo ritrovati

    Abbiamo posseduto il cielo
    ma senza ragione
    gentili come angeli gentili
    abbiamo lasciato che tutto
    passasse indenne
    vigili sulle nostre anime se pure assenti
    abbiamo lasciato che la pioggia cadesse
    senza alcun male

    E pure eravamo in città
    e la nostra tranquilla saggezza
    andava fumando pensieri
    rollati senza fatica
    nonostante i batteri dell’aria
    e le troppe misericordie dell’uomo.

     
  • 19 marzo 2008
    Salvazione

    Settembre
    Giorno di tuoni
    Piove
    Ostriche a mezzodì
    Da cubici imprevisti
    piccole teste
    incantate spiovono
    Dietro umide
    finestre
    qualcuno fa all’amore
    in un angolo
    dell’Io

     

    Saran le prossime
    quelle volte
    che spogliate della messe
    scivoleranno nella pioggia
    assieme a queste

     

    Spiove
    Un lampo è già passato
    Le ostriche han salmodiato
    Le perle sulle foglie
    Din Don Dan
    Si gioca al teatro
    giù nel cortile
    Qualcuno alla finestra
    si adatta
    al davanzale

     

    La morte può attendere
    Ed anche l’arcobaleno

     

    Ripiove
    Si piangono lacrime
    di nessuno
    In cortile il teatro
    si continua a giocare
    Qualcuno ha sotto i tacchi
    della penna chilometri
    di versi da masticare
    ma vola giù
    dalla finestra

     

    salvo,
    finalmente.


    Convento di Montemalbe, Perugia. Settembre 2006

    (Da "L'inquietudine dei fiori" , Gruppo Albatros Il Filo editore, 2009) 

     
  • 17 marzo 2008
    Versi per una notte

    Preso dall’intreccio
    di queste luci
    d’oro
    inciampo nel vuoto
    di un imprevisto
    oblio

     

    Ogni parola
    è una mancanza
    infinita

     

    Ed un silenzio di stelle
    a me solo
    stregando i miei occhi
    con tremuli
    lumi pare stanotte
    che tutto
    riveli

    (Da "L'inquietudine dei fiori" , Gruppo Albatros Il Filo editore, 2009) 

     
  • L’ora delle passioni
    è bruciata
    si consuma
    il fumo
    delle ferite
    aggiogati i cavalli
    delle tempeste
    tornano
    le nuvole
    buone

     

    Ma l’alba timida e silenziosa
    promette solo la speranza.

     
  • Io che assomiglio
    a tutti e per niente
    a me stesso

    Da sempre
    mi cerco


    Ho colorato gli alibi
    del credo con le risposte più
    domandanti

    E non ne ho avuto
    che una moltiplicazione
    di geni

     

    (Sono stato fecondato da numerose dottrine
    Incroci d’incroci, sono i nostri figlioli)

     

    Ma... a che pro? Se ora seduti al banchetto al mio simposio
    interiore non trovo che gli aborti scuciti al mio Ideale
    bizzarro barcamenarsi dintorno
    con occhio infedele?

    Mi ritrovo a sfogliarli con occhi rivoltati..
    E dire.. nemmeno uno in cui riconoscersi Ideale!
    Ah! Se non esistessi forse avrei una formazione
    unanime per tutti?
    Ma davvero...
    sono così contraddittorio?

     

    Quello specchio di purezza
    in cui mi ci perdevo 
    frantumato ora
    dall’ennesima capriola
    ancor più confonde le mie idee
    con mille e mille immagini riflesse..

     

    Ah! Sono stanco di questa allegra buffonata!
    Una tragedia, di quelle serie, non guasterebbe!
    Si sta così maledettamente bene in questo mondo
    Ma non è forse il tempo troppo breve?
    Abituati alla vita nella misura in cui
    ci trattiene la morte
    fuggiamo il pericolo con ogni sorta
    di plastica facciale..

     

    E allora che resta?
    Morire forse, sulle tue labbra
    glaciali, per sentire le mie, roventi
    fumare, assieme alle tue,
    nelle disperate piroette dell’Amore...?

     

    Ah, povero clown!
    Saltimbanco dell’anima!
    - Costretto a rinnegare te stesso
    per un gomitolo di fumo!

    (Da "L'inquietudine dei fiori" , Gruppo Albatros Il Filo editore, 2009) 

     
  • 17 marzo 2008
    Respiro

    Come del cielo
    attraversa
    un aliante
    l’intera volta
    dispiegata

     

    attraverso me stesso
    per un solo
    sguardo
    un divenire
    infinito
    passa.

    (Da "L'inquietudine dei fiori" , Gruppo Albatros Il Filo editore, 2009) 

     
  • Scioglie i suoi capelli il sole
    e scivolare li lascia sul mare
    come un fiume accecante che scende
    e gela le punte sottili dell’onde

     

    Oggi fuggirà da qui
    anche l’ultimo
    fiato
    in volo di rondine fuggirà da qui
    anche l’ultimo grido
    strozzato d’un cuore
    che nella pietra singhiozza
    come d’un pugno
    chiuso

     

    Va via... Non mi sa dove andare
    Ma seco si porta una scia
    che intavola gli occhi
    a un abbaglio crudele

     

    Finito è il tempo
    Il sole ai suoi piedi le ore
    lascia cascare
    e nudo s’immerge nel mare
    in un bagno
    d’oro

     

    Ora
    nell’intervallo infinito d’un batticuore
    mancato
    annego in questo strazio di luce
    senza respiro.

    (Da "L'inquietudine dei fiori" , Gruppo Albatros Il Filo editore, 2009)