username o email
password

Ti piace Aphorism?
Segnalaci su Google

Inserisci la tua e-mail per ricevere gli aggiornamenti

in archivio dal 08 mar 2010

Elisabetta Pedata Grassia

05 marzo 1988, Napoli
Segni particolari: Un'acrobata senza rete di sicurezza. 
Mi descrivo così: " (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.
Mi trovi anche su:

elementi per pagina
elementi per pagina
  • 05 dicembre alle ore 14:26
    La donna di sole vestita - prima profezia

    L'universo è 
    aperto
    Ma il paradiso
    ancora 
    chiuso
    dentro

    Mentre il caustico
    sapore 
    analgesico
    di andare
    di ombre
    e tempeste
    Risucchiano
    Il corpo
    ormeggiato 
    all'inerzia

    Quando i sette
    Sigilli
    Dall'ombra
    alla luce
    saranno
    portati

    Tutto sarò 
    come deve essere

    Impercettibile e
    Infinito

    Quando gli angeli 
    daranno
    alle trombe
    il fiato
    Tutto sarà
    Vero
    e Irreparabile

    La fine 
    conoscerà 
    l'inizio

    E la donna
    di sole
    Vestita 

    Un varco aprirà 
    nell'ultimo cielo
    serpentino

    La fine
    conoscerà
    il suo 
    inizio 

     
  • 23 ottobre alle ore 21:34
    Medium

    Ho sorretto colonne 
    di spirito
    Innalzandole 
    a palazzi 
    di cielo

    Solo per sentire 
    di più 
    Solo per amare
    di più

    Amplifico sogni
    Mettendo 
    il destino
    al guinzaglio
    Dall'inferno
    all'ultimo cerchio

    Ho dipinto la voce
    Nell'alfabeto di carne
    Dove nell'abissale
    urna
    Sboccia
    L'Altissima Anima

    Vieni a guardarmi
    Vieni a guardare da vicino
    l'odore
    del tuo simile 

     
  • 09 settembre alle ore 18:03
    Dinamite

    Ingoia
    Polvere 
    da Sparo 
    Silenzio
    Deserto

    Danzo 
    col Demone 
    Cavalcando 
    Tra foreste di rovi

    Ingoia 
    Polvere 
    da Sparo
    Silenzio
    Deserto

    È nel vento
    il messaggio
    che le ossa
    Frantuma

    Danzo 
    col Demone

    Soffoca
    Divora
    Tortura
    Senza
    Uccidere

    Ingoia 
    Polvere
    da Sparo

    Silenzio 
    Deserto

    Poi grida armoniche
    Cavalco nella luce
    che fende
    L'oscura
    stella del mattino

    Respira
    Anima libera
    In volo selvaggio

    Il cielo sul nobile
    Nessuna nuvola

    Getto il cuore
    oltre l'ostacolo

    Sono io
    oltre la coltre

    Sono io
    la polvere
    da Sparo 

     
  • 05 giugno alle ore 13:47
    Atlas

    Sulle spalle
    Il peso del cielo
    Mentre di notte
    Splende esercito di luci
    Dissipando Morfeo
    L'ira del primo
    Tra tutti gli dei
    Mi avvicina al gene
    Di Crono Saturnino
    Scolpisco i muscoli
    Per visione universale
    di dolore
    Ripiegandomi sul fusto
    Sono albero d'equilibrio
    Alla donna di vetro
    Dirigo la freccia
    E ogni spina
    Al suo fianco
    Sia allora 
    messaggio d'ascesa
    Che il corpo trafitto
    da aghi sottili
    Sia piuma
    e poi danza
    Al timone
    Del vascello
    della tua vita
    Sia solido
    Compimento del fato
    Ai tuoi piedi il grano
    Di madre terra
    Sul tuo capo Il soffio di Dio

     
  • 05 giugno alle ore 13:47
    Atlas

    Sulle spalle Il peso del cielo Mentre di notte Splende esercito di luci Dissipando Morfeo L'ira del primo Tra tutti gli dei Mi avvicina al gene Di Crono Saturnino Scolpisco i muscoli Per visione universale di dolore Ripegandomi sul fusto Sono albero d'equilibrio Alla donna di vetro Dirigo la freccia E ogni spina Al suo fianco Sia messaggio d'ascesa Che il corpo trafitto da aghi sottili Sia piuma e poi danza Al timone Del vascello della tua vita Sia solido Compimento del fato Ai tuoi piedi il grano Di madre terra Sul tuo capo Il soffio di Dio

     
  • 05 giugno alle ore 13:46
    Atlas

    Sulle spalle Il peso del cielo Mentre di notte Splende esercito di luci Dissipando Morfeo L'ira del primo Tra tutti gli dei Mi avvicina al gene Di Crono Saturnino Scolpisco i muscoli Per visione universale di dolore Ripegandomi sul fusto Sono albero d'equilibrio Alla donna di vetro Dirigo la freccia E ogni spina Al suo fianco Sia messaggio d'ascesa Che il corpo trafitto da aghi sottili Sia piuma e poi danza Al timone Del vascello della tua vita Sia solido Compimento del fato Ai tuoi piedi il grano Di madre terra Sul tuo capo Il soffio di Dio

     
  • 02 febbraio alle ore 20:38
    Sonata per amore cannibale

    Sotto le vesti
    di un Dio distorto
    le spire
    delittuose
    di un lupo
    uscito dal branco

    Nel vento
    che addenta 
    l'incalzante
    rivolta

    Si leva 
    un canto
    che arrugginisce
    la condanna
    d'aver girato
    le spalle
    al fuoco

    Guardami adesso
    lasciare
    fiori esangui 
    nel cielo
    del tuo destino

    Ho ucciso 
    amore cannibale
    e questo demone
    grandioso

    mi libera
    per sempre

    mutando 
    il ghigno 
    sardonico

    In melodia

    ho ucciso amore cannibale
    intrecciando parole

    Riscrivendo altri
    mondi possibili
     

     
  • 24 gennaio alle ore 11:57
    Cosmo 5

    Bestiale Alfabeto
    di ore 
    Il tempo
    s'allunga 
    di spina dorsale 
    all'universo e uno

    Al caustico vuoto
    offro 
    cristallo brutalizzato

    Lasciando allo spazio
    il volto dimagrato
    in trascendenza

    Alla distruzione 
    il compito resiliente 
    di rifarmi carne viva 

    Ad alte sfere allineata 
    in cui risiedono 
    gli incendiari profeti
    Che hanno patria
    unicamente
    nel non 
    essere

    Affido alla causa prima 
    la vecchia pelle 
    Alla crifra della mano
    la linea del destino 

    Che nasconde
    la rottura
    e la sfida
    ad essere 
    altro

     
  • 17 gennaio alle ore 17:32
    Canto di Persefone

    Sei rubini
    di oppiaceo
    Melograno

    Sono danza
    che sibila il vento
    L'aspide benefico
    che serpeggia
    in acque chete
    Il veleno in medicina
    La cura che devasta

    Dall'ombra antica 
    i neri capelli 
    al fuoco centrale
    di assiale equilibrio
    In croce altissima
    che tira giù
    il cielo per il grembo
    opulento di madre terra 
    Da cui dirigo lo Stige
    di tutte le promesse mancate

    Bevendo il segreto ultimo 
    trasmigrare dal ciclo 
    di vite

    Pericolosa
    perché 
    sopravvissuta
    agli inferi 

     
  • 18 settembre 2017 alle ore 13:26
    Telemachia

    Un segreto e' li' dove il sole cade. L'alba blu che accompagna schiere danzanti di demoni. Il mondo e' solo uno specchio d' anima con denti affilati che mordono aria e perle d'acqua. C'e' un segreto alla matrice, in un corpo senza voce, l'alba blu degli angeli maldestri. Dove il sogno coincide col pericolo.

     
  • 03 luglio 2017 alle ore 20:08
    Prelude

    Nudo 
    è il cuore
    Serpentino
    striscia sull'asfalto

    Crudo Amore
    Ripiomba in gola

    Soffocando la temuta
    bellezza

    Aulico il canto
    S'addormenta tra
    soffi di vento

    Su letti di fiumi 
    che son nastri d'argento
    Allacciati alla terra
    e al cielo
    Come spirito al corpo

    Muta è la pietra
    D'amore ucciso
    e dato in pasto
    alle ombre

    Così la notte 
    nome non ha 
    né forma
    Ma è l'abisso
    a incarnarsi
    in stridente vigore

    E tra tesori 
    nascosti
    Una luce

    Sono già
    fiore
    d'acciaio 

     
  • 19 maggio 2017 alle ore 20:45
    Il paese dei quadrati

    Una sfida 
    alla non appartenenza 
    Il silente diniego
    alla bellezza

    Ho perso la tua storia
    Bevendo dall'oblio 
    Il veleno che mi fa
    altissima
    e lontana

    Una lama
    la stabilità
    Uccide 
    vicinanze altimetriche

    Spirano venti di marmo
    Mentre smetto i violini
    Che crollano
    da mare al cielo

    Quel che risiede
    è feroce delicatezza
    nei denti di uno squalo

    Il miracolo poi
    è l' insorgere 
    Ricacciare il fallimento
    sul canovaccio
    del destino

    Ho perso la tua storia 
    e ritrovato i miei demoni

    Essi danzano 
    negli specchi
    di questi mondi impossibili 
     

     
  • 15 marzo 2017 alle ore 19:51
    Delirium Tremens

    Dell'ala maldestra di umano corpo
    sono il grido  inneggiante  rivolte
    Dell'albero maestro
    di nave traboccante speranza
    sono crollo di anima in sua essenza
    E il tempio di carne sta in piedi
    seguendo
    divini ingegni
    ancora inconoscibili
    Al barcollare di radici
    foglie
    e alabastri
    Infettati di canto
    Io sento
    Tutto quanto
    nel vento
    Di alba
    nascosta
    in ogni tramonto
    Come manto di pelle
    ricoperto d' asfalto

    Nell'ultima danza
    di fiore nel fuoco
    mentre gira impazzito
    sul suo stesso rogo

     
  • 23 febbraio 2017 alle ore 11:25
    Urbs

    Chiusi gli occhi 
    mentre vagavo 
    per la città 
    impazzita

    Autobus a luci spente
    sfrecciarono su
    strade calde d'asfalto
    Giganti meccanici
    traghettatori d'anime

    Ed è vita
    attraverso la vita 
    e qualcosa lascia
    lo stomaco
    quando il vuoto
    si prende gioco 
    di noi

    Negli attimi  che 
    incrociammo
    le nostre ombre
    per troppo tempo
    affidate a 
    ingiuste distanze

    Chiusi gli occhi 
    gridando in silenzio
    mentre sorridevo
    nel fuoco di tutti
    i mondi
    creati in sogno

    Amando la pelle
    la tua
    che s'avvicina
    si distacca

    Nel gioco folle
    della vita
    attraverso
    la vita 

     
  • 04 ottobre 2016 alle ore 20:15
    Es (tempo)ranea

    Prego affinché mi cavino gli occhi
    per vedere mai più
    Desideri in urne rilucenti
    sparire 
    nel buio di quel che è già scritto

    Disciolgo il blocco 
    al pietoso Albatro
    ingobbito
    da leggerezze perdute

    Scrivo e ricaccio 
    dentro
    l'orda 
    impazzita
    di tutti i miei sogni

    Risolvo l'enigma 
    cosmico
    dell'esistenza
    Rinascendo dal
    mio stesso
    ventre
    Come un fiore
    nel fuoco

    Mai desiderai
    il possibile. 

     
  • 25 maggio 2016 alle ore 14:38
    Sabotaggio

    Incendio
    il letto
    Mio tempio

    Oltre tempo

    Taglio le radici
    malate

    Perché solo alberi
    non saldati
    alla dura terra
     Sanno volare

    Allora volo
    Allora cado
    Allora muoio

    E rivivo
    e rinasco
    solo
    per essere
    l'unica
    eroina di me stessa

    Sono fiamma
    e acqua

    Rivolta
    e pace
    di un Dio
    assente
     

     
  • 13 luglio 2015 alle ore 18:46
    Cliffhanger

    Ci sono i vecchi 
    e i miei occhi appannati
    Esposti all'impietoso 
    inferno dell'arsura
    Orizzonti lontani
    Qualche stella spezzata
    Ci sono sentimenti
    abbandonati 
    Sulle spiagge 
    dell'io
    Il vuoto è il tempo
    Che premedito
    un'uscita di scena
    che è altro da me
    Silenziosa 
    e senza ringraziamenti
    Un colpo di scena 
    Lo sparo all'indifferenza
    Così me ne andrò nel mondo
    come i vecchi saggi
    accettano l'inaccettabile

    La vita sarà vita 
    anche senza abbracci 
    che trattengono 

    La mia vita
    sarà libera
    da tutto ciò
    che m'aspetto

     
  • 04 maggio 2015 alle ore 13:37
    Linea di confine

    E' sospensione
    senza ordine
    Ci sono luci
    che ritornano
    E case vuote
    Attendiamo
    nuovi passi 
    Nuovi canti 
    La spinta 
    intorno 
    la voragine 
    ignota

    Sei ritornato
    E stavolta
    neanche il vento
    mi ha avvisato

    Nemmeno il vento
    mi ha salvato 

     
  • 16 marzo 2015 alle ore 23:28
    Manuale D(i)struzione

    Incontralo 
    Un essere umano 
    Straordinario 
    Che trovi divertente qualsiasi cosa
    Gli giri intorno

    E che sia contagioso col suo ridere
    Incontralo
    Stringigli la mano
    E prova a restare serio
    Scorbutico
    Chiuso a doppia mandata come
    Una cassaforte vecchia e triste

    Guarda un bambino 
    E prova a non stupirti 
    Davanti ad una goccia di pioggia
    Che cade
    Un giocattolo rotto
    E riaggiustato

    Una caduta da ginocchia sbucciate
    E prova a non sentire il calore di due mani 
    che ti afferrano
    Riportandoti a casa

    Prova a chiamare casa
    Qualche volta
    Non un luogo
    Ma una folla di gente 
    Col naso per aria

    A non arrossire
    Pensando a quanto sia stupido
    Lasciarti inaridire dal poco

    Guarda l’amore della tua vita
    Passare sotto il tuo naso
    Godi nel  vederla incamminarsi 
    senza speranza
    Mentre vagabonda
    E lotta senza perdere mai
    Un briciolo di forza
    E bellezza

    Scruta da chirurgo il suo cuore
     lo spirito
    Ridipingici il marcio
    Che forse è scritto 
    Solo nei tuoi occhi

    Distruggerai
    Etichetterai
    Solo perché non 
    Conosci

    Allora prova a sentirti 
    Ancora vivo
    Mentre un dolore passato
    Diviene il tuo unico
    Metro di giudizio
    Per un presente
    Già avvelenato

     
  • 18 gennaio 2015 alle ore 16:00
    Amarcord

    Domenica
    ti ricordo
    nel mio riso

    Tra profumi 
    e quel che è stato

    Domenica nel tuo viso
    Dischiuso
    e mai appassito

    La pieghe
    intime delle mani

    Fumi di sigarette
    e solitudini scomode

    Domenica
    il sole battente
    sulle ringhiere
    e tu mi chiami
    bambina

    E vuoi ch'appartenga 
    a qualcosa
    a qualcuno

    Ma non sono
    che un attimo
    Non sono altro
    che vento
    vento leggero
    Di domenica 

     
  • 15 gennaio 2015 alle ore 19:03
    Ballad

    Voglio 
    vedere
    dove sono finita
    e tirarmi da quel 
    dentro
    e portarmi
    al di fuori
    Stringere gli occhi
    per poi farli fiorire
    come orchidee
    Abbattere 
    e tornare
    Partire
    e dire addio
    A quel che sono stata

    Risplendo già
    in vesti nuove

    E voglio vedere
    dove siete finiti
    Voi tutti respinti
    Dall'anima
    insorta

    Le ore
    spalancano
    la sinfonia
    alla porta 

     
  • 24 novembre 2014 alle ore 12:36
    In Nomine Patris

    A Dio Onnipotente
    la dedica dei nostri fardelli

    Il sangue e le grida

    e le croci del mondo

    Sono il paesaggio
    della mia anima

    Sono il vento 
    e la tempesta 
    del mare 

    A Dio Indifferente

    La dedica del canto

    Alle ali di stigmate

    Alla libertà

    Dell'essere altro
    Al di là
    di me

    In nomine Patris
    cammino nel fuoco

    In nomine Patris
    Post
    Fata
    Resurgo

     
  • 18 novembre 2014 alle ore 13:29
    Piombo

    Ho smesso di scrivere un mattino  quando è mancato il respiro
    Non so come si smette all'improvviso
    di fare di dire
    Il dolore è l'uragano che porta tutto in una scatola chiusa
    E si attendono sempre voci che non hanno più suono 
    Allora il vuoto solo il vuoto è presente
    è acido
    amaro
    Ma autentico
    Il cielo non è più il cielo di ieri
    E' cielo e basta
    un'aria calma di piombo
    La vita è autentica anche così
    soprattutto così
    Quando è crudele e violenta
    Si prende il buono
    te lo restituisce
    sotto spoglie che non riconosci
    Benedetto sia il vuoto
    e la bellezza
    che ritornerà
    In tutti i paesi 
    scolpiti 
    dei viaggi
    che faranno girare le spalle al mondo
    nelle anime che m'accompagnano
    In tutto quello che non è più
    In tutte le cose che erano già mie 
    E in tutto quello che più non ho 

     
  • 25 agosto 2014 alle ore 14:03
    Inshallah

    Ci incontreremo 
    senza dolore
    Sentiremo i profumi
    del vento
    Girando le spalle 
    al mondo

    Uniremo le mani
    che han lottato
    volando 
    senza maschere

    Ci incontreremo 
    quando tutto sarà 
    compiuto 

    Quando sole e luna
    s'uniranno 
    E la mia voce 
    sarà limpida
    per cantare
    dagli abissi 

     
  • 12 agosto 2014 alle ore 15:25
    Maktub

    C'è un segreto
    alla matrice 
    per quel che
    Ancora 
    non è stato
    E' la voce
    sibillina 
    del saggio
    Riprendi allora
    il cammino
    e la strada
    del tuo viaggio
    L'amore ha un suo mistero
    L'unione ultima
    di nature cromosomiche

    C'è un segreto alla radice
    di x e y

    Un Dio caduto
    nel sole
    al tramonto

    Maktub 
     

     
elementi per pagina
  • 05 novembre alle ore 12:41
    Col corpo

    Come comincia: Sento il respiro. Sento il pianto.
    Una musica che riconosco, un riso fragoroso come onda che s'infrange.
    Batto il tamburo delle parole cavalcando a testa bassa nei rovi dell'anima.
    Sento il respiro. Sento il corpo. Ora libero, ora armonico e poi dissonante.
    Batto la cassa dello spirito senza punteggiatura rivivo e muoio all'attimo presente.
    Una musica che riconosco, una voce che commuove.
    Sento nel corpo, il mio corpo. Il coraggio del possesso. L'atto ancor più ardito di farmi radice e lasciar andare.
    Sento il respiro, il canto. Sono viva tutt'intorno.
    Dall'inferno agli alti mondi, sento tutto e sono vento.

     
  • 17 agosto alle ore 13:00
    Passamontagna

    Come comincia: Erano in dieci e forse anche di più. Col passamontagna, pistole, e ferri per scassinare. Un'operazione chirurgica, fredda, calcolata. Repentina. Il vomito.
    Alle quattro del mattino ho assistito ad una rapina. Ho assistito come si assiste in sala ad un film che scorre sullo schermo.
    Come il meditatore testimonia l'avvicendarsi della propria battaglia interiore, senza intervenire. La danza di demoni, il samsara, il fluire incontrollato.

    Parlo di fatti, di realtà. Ma parlo anche di metafore. Poco prima un camion mi è passato addosso. Reale. Nel mio stomaco.

    Siamo sempre i rapinatori di qualcuno. Il tram senza controllo che si abbatte sull'anima senza ritegno.

    Mi è stato tolto qualcosa. Mi è stato rubato qualcosa. Un figlio mai nato, un bavaglio intorno al viso per silenziare di me tutto. L'incomunicabilità che resta e questo rigetto da tenere sotto controllo.

    Io butto il cuore oltre l'ostacolo, perché così ho imparato a sopravvivere. Ma ho assistito ad un furto adesso e mi resta solo una pace scomoda.

    Respiro, a fatica.

     
  • 13 agosto alle ore 23:30
    Consuelo

    Come comincia: Ho incontrato Consuelo. E non me l'aspettavo.
    Agosto per me è un mese problematico perché devo sempre fingere che mi dispiaccia restare in città nel deserto. Faccio finta ogni tanto di sbattermi quando rispondo a certe domande sulle vacanze, su cosa ho intenzione di fare della mia vita, sui perché e i per come vari ed eventuali. Agosto è complicato. Non è reale, non esiste. Un passaggio di tempo, un mal di stomaco di retaggi dal passato. Agosto è il cervello emotivo nel mio stomaco. Ed io ho bisogno di quiete.
    Consuelo mi ha ricordato la quiete. Transessuale, alta, zigomi torniti e luminosi. Capezzoli a spillo senza reggiseno. Capelli paglierini e un sorriso più bianco della cocaina.
    Mi ha guardata da lontano. Si è fermata per dirmi di non avermi mai vista in giro. Eppure siamo compaesane. Lucky si è lasciato accarezzare dolcemente, facendomi trasalire, dato che non ama gli estranei.
    Consuelo bella, da mettermi in tremendo imbarazzo quando mi ha fissata negli occhi e mi ha detto di non aver mai visto un viso bello come il mio. Consuelo dal discorso lungo sugli animali. Consuelo bella, bellissima.
    Consuelo mi ha ricordato la quiete del mare quando smette di farsi soggiogare dai venti. Ho dimenticato agosto, ho dimenticato domande e risposte.
    L'autenticità mi riporta a riva. In calma. Respiro. Respiro.

     
  • 02 dicembre 2017 alle ore 16:24
    Numero 7

    Come comincia: Me la ritrovo spesso davanti quando soffia un vento di quelli violenti  come sciabolate capaci  di frantumare anche l'amianto. 
    Sento le sue grida fin sopra la mia camera, mi affaccio per assicurarmi che vada tutto bene, col  controllo dei lupi adulti che proteggono i cuccioli altrui messi al mondo per errore e dimenticati nelle strade indifferenti. 
    Ha i capelli scuri  d'ebano ed occhi senza pupille, comunica male perché nessuno le ha insegnato a parlare e si chiama come me. Lisa.
    Lisa è un nome sordo.  All'infinito di due forze uguali e contrarie che si annullano. Al presente rimosso,  al passato  diviso.
    Cammina su quattro ossa accompagnata da un esercito di fantasmi e nenie crudeli.

    Lisa è nome di Dio 
    che ha scelto come condanna
    la perfezione
    Che fa ammalare

    È nome di anima
    girovaga 

    È nome di Dio 
    e il suo giuramento
    per una promessa
    mai mantenuta

     
  • 10 ottobre 2017 alle ore 22:36
    Onironauta

    Come comincia: Da bambina credevo che la mia casa potesse diventare mare. Se fossi riuscita a serrare porte e finestre per bene, rovesciando grandi quantità d'acqua avrei cominciato a fluttuare come una sirena e l'acqua pian piano mi avrebbe portata senza sforzo a raggiungere la vetta del soffitto.
    Il mio corpo sarebbe stato leggero di piuma e tutto intorno Debussy a ricordarmi dell'anima e del suo gioco immortale.

    Allora ho scritto su di me una storia di mare e corpi leggeri. Di ululati in stanze chiuse che l'acqua vuol soffocare.
    Di vita attraverso la vita. Che abbatte. Rinvigorisce. Riprende. E abbandona.
    Senza peso.
    Un nuotare alato di farfalle notturne. Mentre fuori tutti stonano, io sono dentro. 
    Volteggio senza tempo come acrobata senza rete di sicurezza.
     

     
  • 09 ottobre 2017 alle ore 20:14
    Damian sotto il cappello

    Come comincia: È sveglio dalle prime ore del mattino quando la luna splende più che nella notte fonda.
    Il gracchiare lontano dei corvi preannuncia già i deliri di un giorno che s'appresta a venire. Si toglie passione e polvere dalla giacca, zoppica come poeta bevitore e negli occhi gli sfilano cortei di prostitute senza patria.

    Nella valigia di carta, stracci e cartoline per amori dal cuore cannibale .
    La sua è una dimora di sedie accanto all'albero che fronteggia di qualche metro il fornaio, mentre i randagi irrorano d'oro bollente gli scarponi di due taglie più grossi. 
    Lo sguardo in basso, ma non vigliacco. Fruga in terra come avesse perduto qualcosa di prezioso : un dente o il senno. 
    Non si difende, Damian  è nel suo cappello. Damian è la faccia della gente che lo bersaglia, ma non si difende.
    Eroe della strada all'alba, il cavaliere che tira giù Dio e i Santi in silenzio. Il mago che trasforma l'imbarazzo di essere al mondo, con la libertà della non appartenenza.
    È sveglio, sotto il cappello, in un mondo di dormienti. 

     
  • 24 gennaio 2017 alle ore 22:11
    Adagio

    Come comincia: Non era per il vento gelido che ho richiuso la giacca.
    Non le  notti, ma i miei giorni hanno te addosso.
    Mi hai guardato la gola che è del mio corpo il tallone d'Achille. 
    Non per l'inutile fiume di parole che prima t'ha investito, ma per tutto quello che in fondo a cavernosi abissi non dico.

    Conosco a memoria le tue spalle, la schiena, l'aspirazione diabolica ad essere Dio.

    Non le notti, ma i miei giorni hanno addosso te. 
    Scriverò di impossibilità cosicché tu possa trovarmi, onironauta.
    Fatta di alta magia, come il vento che striscia sulle ringhiere. 

    Non di te, ma di sogni parlo.
    Che incedono sicuri come fiere. 
     

     
  • 04 agosto 2015 alle ore 21:03
    I vuoti

    Come comincia: I bambini raramente cercano spazi. Attendono le partenze con trepidazione, perché non vedono l'ora di incontrare gli amici di sempre. Corrono lungo i viali dei ricordi d'un'estate passata, per andare a bussare alla porta dell'amico che ti aspetta già da un po' e ti accoglie con la stessa frase ogni anno '' mi sei mancato''. Ci si dà appuntamento alla stessa ora e allo stesso posto, perché è il nostro posto. Un posto d'amore sodale. Non c'è tempo per gli spazi, e se una sera non esci perché il mare stanca, l'amico viene a prenderti per giocare a carte in mezzo alle scale di casa. Ci si sbuccia le ginocchia, si ride e si piange, ma insieme. Anche se sei solo, sei insieme all'amico che pensa a te. E non vede l'ora di vederti. I grandi vogliono sempre più spazi e fingono siano rivendicazioni di libertà. Ma è solo egoistico possesso del tempo. '' Ho un impegno, mi spiace'' . Fino a quando lo spazio diventa un vuoto col filo spinato. Qui non si passa e se ti sbucci le ginocchia è affar tuo, te l'avevo detto. I grandi sono pieni di '' te l'avevo detto'' . Non vogliono più sbucciarsi le ginocchia. Credono di aver imparato tutto, come se imparare volesse dire smettere di amare, di avere il coraggio di dire mi manchi. Come se volesse dire smettere di vivere.

     
  • 23 maggio 2015 alle ore 19:42
    La sala d'aspetto

    Come comincia: Quando varchi la soglia di una sala d'aspetto  sai che non sai.  Lasci fuori tutto ciò che sei per accogliere tutto quello che non sai , prendere quello che non sei.

    E' un girone atemporale di facce come la tua : facce preoccupate, facce stizzite e strappate all'ordine per ballare nel caos dell'attesa. Facce che ridono per celare a sconosciuti sentimenti che non si possono mostrare. Uno sconosciuto non ha diritto sin da subito  alla bella mostra di una fragilità . Bisogna aspettare che parli per primo, aspettare che crolli prima lui e allora, e solo allora, puoi permetterti di toglierti la maschera e cadere .  Sconosciuti conoscenti, per condivisione di stasi, di stato, condizione. 
    La sala d'aspetto del corridoio prima di conseguire un esame.  Ripetere nozioni come libretti illustrativi e posologie.  Omettere ad alta voce informazioni che altri non sanno, per essere brillanti davanti all'esaminatore, che provvederà a premiare l'avidità di sapere con un voto spaccainvidia. 
    La sala d'aspetto del dottore bravo per i più, antipatico per te, perché è la prima volta che sei lì. Ed odi tutti i dottori, questi santoni asettici e cinici che trattano il prossimo come manzi al macello. La sala operatoria piena di adrenalina e vascolarizzazioni risate  e l'essere forte, quando sapevi di non esserlo affatto. 
    La sala d'aspetto prima di un colloquio di lavoro. La preparazione ad una faccia che non è la tua, tirata, stretta nell'abito formale per fingere di essere ciò che non sei per far colpo. Prendere il lavoro, guardare di sottecchi gli altri che competono con te alla corsa. Il posto è mio. Fatevi indietro. 
    Ma tu non sei così. 
    E mentre non sei così ti ricordi dell'umanità. Ti ricordi che sono quasi 720 giorni che attendi. Che ti appallottoli come un cane che deve disimparare impazienze e tappe bruciate, per apprendere l'arte di   farti cadere addosso secondi , minuti, ore. Ah, le ore.
    Le ore che scorrono e tu credi che il mondo intanto ti  stia defraudando.  Ma come mondo? vai avanti senza di me? 
    Il mondo si compone anche senza di te .. Il mondo va avanti e tu devi aspettare.
    Devi attendere rimesciandoti nel caos. Perché così deve essere.
    Devi essere caos prima di incastrarti nell'ordine della vita. 
    E  ritornare a respirare, a riprenderti le ore, i minuti , i secondi.
    A riprenderti ciò che eri, prima di aspettare. 

     
  • 26 marzo 2015 alle ore 15:20
    Stanze

    Come comincia: Tornai a casa da un faticoso viaggio ad Istanbul, aprii la porta di casa e senza neanche riporre lo zaino, accesi una sigaretta e un bastoncino di incenso regalatomi da Tharihr. 
    '' Accendilo quando nel vento saprai che qualcuno ti chiama, perché quello è il momento in cui il ricordo soffia sulle ceneri, e quel qualcuno è proprio accanto a te''
    Era quello il momento, sentivo tutte le anime da me conosciute nella brezza aurica della sera. I racconti, le voci e la moschea blu, imperiosa e vivida.
    Tharihr un giorno, mi portò in una strada di Istanbul, chiamata '' la via delle finestre illuminate'' e iniziò a sciogliere tutti i nodi della sua vita.
    Mi indicò una finestra dalle ante di legno, usurate dal tempo raccontandomi che quella era la casa dove aveva vissuto sua madre Sabra, morta un anno prima in circostanze che non aveva voluto chiarirmi. Anche Tharihr era uno sconosciuto per me, ma anche per se stesso. Viveva come se avesse tatuato addosso un arcano da risolvere, ad ogni passo, ad ogni incontro.
    - ''Silenzio''. Mi disse.
    Siediti qui.
    Assistemmo allo spettacolo quotidiano di luci accese e poi spente. I passaggi di vita di esseri umani che come saltimbanchi attraversavano una stanza all'altra.  Qualcuno leggeva, altri abbracciavano le proprie ombre alla finestra e facevano l'amore. I bambini giocavano sui pavimenti che scricchiolavano allo strusciare di giochi e piedini scalzi.
    Solo la finestra della casa di Tharihr restava sigillata . L'uomo non aveva potuto nulla contro quel fatale passaggio di vita. Dovevo essere malinconica osservando quelle ante perché Tharihr mi carezzò una spalla, come a rincuorarmi , suggerendomi di accettare quel buio.
    -''Vedi'' mi disse
    Dovrò riabituarmi ad un nuovo bagliore in quella casa. Altri prenderanno il mio posto e quello di mia madre. Qualche famiglia ci ricostruirà un nido sicuro e quello sarà solo un passaggio. Sarà una nuova luce.
    Così è la nostra anima pensai. Viene risucchiata da un buio pesto nutrito di silenzio e noi
    ci ribelliamo, a quella condizione. Ma non c'erano guerre sul volto di Tharihr, perché sapeva
    che una casa sottoposta a tempeste, all'inevitabile silenzio della morte, sarebbe ritornata folgorante un giorno. Avrebbe di nuovo illuminato la via. 

     
  • 11 marzo 2015 alle ore 20:55
    I giardini della rabbia

    Come comincia: C'erano cose che aveva dimenticato troppo in fretta, il dolore era così forte da voler essere nascosto, coperto. Impedendo così, all'indiscrezione della verità di salire a galla. 
     
    Dalia comprese però, di vivere a metà, andando avanti sospinta da forze sconosciute. Le ferite erano lì, risbocciavano a dispetto di tutto, oleandri di veleno e sale. 

    Mi accorsi che viveva schermata dal modo in cui ricacciava di continuo l’anima all’interno di se stessa. Era imponente, una roccia, pareva che nulla potesse scalfire quell’agglomerato di bellezza e forza. 
    Gli occhi la tradirono. Erano due spilli in un vasto campo di grano. Dalia era un paesaggio d’eterea materia, ma disseminato da mine.

    La guardavo come si guardano le aquile ferite. 
    Un maestoso uccello, reso ai minimi termini e offeso. Albatros mortificato da una schiera di stupide creature, che di lei avevano rubato tutto. E a me avevano lasciato i pezzi da ricomporre di quella difficile creatura, che non credeva più in niente.

    Era lì davanti a me, con una chioma di capelli neri corvini adunati sulla spalla destra.
    Fece un gesto con la mano, quasi volesse disegnare un perimetro intorno. 
    Aveva occhi grandi, quasi mai spaventati.
    Disegnava il limite.
    E più era distante da me e più mi sentivo sfidato.  Avevo ad un passo  la sfida più grande della mia vita. 

    Riportarla in vita. Riportarmi in vita.

    Ti odio mi disse. Ti amo le dissi.

    Silenzio.

        ''Amo tutto 
         Ciò che
         in te
         Ancora
         Resiste’’

    ....

     
  • 02 settembre 2014 alle ore 12:56
    Allegro andante - Intermezzi

    Come comincia: Quella sua vita era piena di segni e respiri lasciati in balìa dei venti, appesi su alberi come bambini lasciati a dondolare raccordando la terra al cielo.

    Ci sono io poi. Ma cos'è la parola io? La rivendicazione superba d'esistenza? Una partita a scacchi col destino, o forse il vessillo egoistico d'una traccia di permanenza che tutto sa e tutto vede?
    Abbandono questi lacci e riprendo l'essere. Sono quindi colei dell'aria e le stelle senza ossa e sangue e, allora, non m'accontento di arrancare, sopravvivere, non mi basta l'aria che respiro.  E in questa milizia rigorosa  di brame, mi prendo il vento e l'altrove.

    I segni, gli oracoli alchemici, la gioia senza ragione, la mente senza nuvole di pensiero. 

    Voglio la parte di me che torna, l'ala che manca al lancio nel vuoto. Te.
    Voglio tutto di te.
    Voglio tutto di me. 

     
  • 30 luglio 2014 alle ore 20:25
    Voce umana II

    Come comincia: Non saprai ch'io parli di te come se tu fossi me.  Non sapranno mai che abbiamo lo stesso contagio di amare liberi ed equidistanti come  con la paura di toccarci e sbriciolarci per sparire e non tornare. Non sapranno che costruiamo per veder distruggere, perché vivere si può solo con lo sguardo all'oltre che a niente s'attacca. E tutto diviene perché così noi siamo, lo sguardo gentile e le magnifiche distrazioni che allontanano e avvicinano.
    Non saprai che abbiamo lo stesso dolore di madre addosso e silenzi di padre. Le stesse cadute e gli stessi voli rapaci. Non sapranno che ci si ama anche senza appartenere, si sfugge e si corre senza respirare. Non sai quanti mari ho addosso e quanto felice io sia, per il solo sapere che esisti. 
    Allora sappi, anch'io cammino su pezzi di vetro e rido forte senza sentire nulla. Costruisco e m'allontano. E non sento nulla.
    Sento te invece
    come fossi io
    a librarmi nel mondo
    come una stella
    spezzata
    o un'altalena
    impazzita

     
  • 23 luglio 2014 alle ore 20:53
    Messaggio d'amore al vetriolo

    Come comincia: Non manca che la forma all'essere immanenti.
    E' l'oracolo del deserto che non risponde. La statua fissa nel tempo riverbera da sola e dice '' imperturbabile''. L'anima del demiurgo che innalza e fa crollare, tu sei. La cicatrice e il coltello che scava, sotto il ghigno maledetto di quel che mai si è detto. C'è un luogo dove vanno a finire i dolori, tutti, e s'arrampicano tra loro su specchi senza coscienza alcuna. C'è un luogo dove son nascosta e  il mio mondo è tutto fuori. Io non sono più io e tutto è sempre più in me
    Il mio mondo è tutto dentro 
    E non piango mai
    Non piangi mai

     
  • 01 giugno 2014 alle ore 12:39
    Il settimo giorno

    Come comincia: Domenica è Fellini, Amarcord, La Strada, le strade ferite da motori rampanti. 
    Finestre aperte e l'aria di stagioni mutanti, di possibilità nuove e vergini impreparate al crollo ; anziani alberi fermi sotto cieli rotanti al settimo girone.

    La bellezza e Harmonia Mundi sovrastante un tempo precario che tutto nasconde. Il vuoto di calma iniziatica, il vuoto che spezza nella sorpresa infantile.

    Manifestazione sublime di quel che ancora deve accadere.

    Quel che ancora
    deve
    accadere.

     
  • 06 aprile 2014 alle ore 21:47
    Lasciare andare

    Come comincia: Hai presente quella sensazione che ti pervade il corpo quando fai mille bracciate a mare e poi approdi alla riva, col fiatone?
    disse Zahira volteggiando le mani nell'aria per dipingere con i gesti il suo racconto davanti agli occhi del suo interlocutore. 
    Io mi sento così , proseguì . 
    Come se per tutta la vita avessi dovuto guerreggiare col mare, spingerlo via dalla mia gola per non annegare, andando a picco come un sasso talvolta, sbrinare il mio odore per non farmi ammazzare dai pescicani e poi galleggiare a pelo d'acqua per riposare un po'. Ma la riva era sempre lontana, il mare, il nemico era sempre lì a portare via parti di me ad ogni singola bracciata, ad ogni singola onda.
    Ora qualcosa in me è per sempre mutato. Sono sulla riva, stremata, ma altro ancora deve accadere.
    Qualcosa di me è andato via ed io non sento più il bisogno di guardarlo andare via. Niente più spalle da rimpiangere, niente desideri di onde più grandi da farmi male per ricordarmi di essere viva. 
    Prendo il mio corpo, come un fiore sgualcito, ripulisco i petali, mi sollevo .
    Ma altro ancora dovrà accadere.
    E sarà impercettibile, sarà una nuova vita a espandermi nell'universo.
    Sarà il mio primo volo da aquila e lascerò il corpo passato a quel mare mio nemico.

     
  • 31 marzo 2014 alle ore 22:18
    Dell'amazzone e i suoi canti

    Come comincia: Prendi quella donna per esempio è lì seduta da sola.
    Accende sigarette per sparire un minuto alla volta. E il fumo erige un palazzo di pensieri e dietro la sua ombra ha le vibrazioni auriche d'un angelo.
    Ma quel che importa è ciò che ha davanti. Un cumulo di fili spinati ed io lo so, l'ho sentita parlare poco fa quando imparava a difendersi dal mio sguardo impietoso.
    So bene che si difende , non sbatte mai le palpebre , come quando si ha paura di chiudere gli occhi e il buio intorno è insopportabile. E' buio di vuoto, acido per chi non è pronto ancora a splendere.
    E' il coltello delle nostre coscienze lo sguardo. Lo giriamo nell'anima col pungolo per tirarne fuori le miserie , gli ori e gli spettri fumosi. Li stendiamo alla luce del sole per tutte le anime umide che sopportano le gravitazioni della terra.
    Erra eppure è sempre fissa. Seduta col suo filo spinato reso accomodante e meno dispettoso, da qualche fiore sbocciato qua e là.
    Ha lo spirito di qualcosa che ho già visto, quei sogni che ti confondono senza differenza con la realtà. E' un'esistenza già vissuta, ma la mente vagabonda si rifiuta, rigetta , copre con l'oblio.
    Il Lete che abbevera 
    i mendicanti
    E lei che spera
    che le vengano
    strappate le armi
    In tutti
    i sogni
    l'amazzone
    si denuda
    Anela
    seduta
    di perdere
    per una volta
    Lo scudo
    di riuscire
    a vedere
    Nell'eterno
    il suo 
    spirito
    nudo

     
  • 16 settembre 2013 alle ore 17:01
    Dal mare alla terra

    Come comincia: In questa bottiglia rigettata alla riva ci sono le parole che non ti ho detto. 
    Non ci incontrammo né percorremmo la strada su due metà, ma ti vidi di schiena allontanarti come fanno i coriandoli dopo una festa ; restano nelle insenature del pavimento e sui marciapiedi, schiacciati dal calpestìo distratto.
    Il corpo si è trasformò  dall'usura del mare, roccia temprata, liscia come il solco della tua nuca che tende all'universo.
    Ora sei. Ti compi nel presente.
    Ti vedo come non ti ho mai visto, senza illusione . 
    Mi vedo come sono, una linea, un granello di sabbia fermo nella clessidra del tempo. 

     
  • 03 settembre 2013 alle ore 22:07
    Blue(s) Devil

    Come comincia: Ho visto il diavolo con un cappello rosa da donna. Mangiava la gente con gli occhi, in linea d'aria all'uomo africano e lontano da quello arabo. Appiccava fuochi e nessuno se ne accorgeva . Minaccioso come l'indifferenza , blu come la nota di un sassofono e grandioso come i draghi d'oriente. Fuori dal quadro umano un sorrise lo spegne. In all'erta selvaggio a marcare il territorio. Ho visto il diavolo addormentarsi accortocciandosi al finestrino del treno poi è sparito, è sparito sotto il cappello.

     
  • 18 luglio 2013 alle ore 16:21
    L'uomo senza volto - esistenze appartate

    Come comincia: Il percorso era sempre lo stesso. Il parco nuovo dove i bambini senza maglia giocavano mettendo la pelle alla mercè del sole cocente; le donne che non potevano permettersi vacanze esotiche, come matrone antiche filavano i loro discorsi all'ombra degli alberi, mentre i più piccoli ritornavano da loro con i volti rigati dalle lacrime,  con le ginocchia sbucciate. Era il segno dell'estate, l'apertura di finestre e porte sui pianerottoli anneriti dal fumo delle braci. Il fuoco nel fuoco dell'aria silenziosa, dava l'idea che infondo il tempo non esistesse. Come se tutte le cose, gli eventi, i dolori e le gioie delle stagioni passate non fossero mai esistiti. Questo era l'estate un'immemore distesa di biancore e sospensione. 

    La parte retrostante del parco dava su una piccola cappella, lì opulenta e bizantina si ergeva la Madonna della scuola. Un raccordo di due strade differenti: il sacro deserto del raccoglimento e il ritrovo di quelli che il paese definisce '' i tossici'' . 

    Quello però era il giorno dell'uomo senza volto. La macchina era parcheggiata alla rinfusa, come si fosse fermato di scatto senza manovre, un'urgenza che avrei capito solo dopo. 

    In macchina addormentato c'era un ragazzino con la bava cristallizzata agli angoli delle labbra e le mani piccole da neonato. 
    Sotto la cappella c'era l'uomo senza volto con le mani giunte. Non era seduto o raccolto nella calma,  somigliava alla sua auto gettata lì a caso, nella fretta, nell'urgenza. Oscillava come un pendolo e anche lui piangeva, come i bambini del parco. Ma i vestiti non erano laceri e le ginocchia non erano sbucciate. 

    Quindi anche questo era l'estate.
    L'osservazione del mistero che si propagava in ogni dove .Del dolore esposto  sotto la luce indiscreta e violenta del sole. 

     

     
  • 24 giugno 2013 alle ore 14:57
    Storie dalla strada

    Come comincia: I grani del Tasbih sono bianchi di fauci feline. Ognuno di essi porta il nome di Allah, scandendo rumori e tempi al di sopra della strada che ribolle.
    La città è un grembo cullante razze e visi che s'arrabbattono in un macrocosmo rifulgente indaco e oro .
    Il viaggiatore guarda dal finestrino perde memoria della meta. Rifiuta l'identità del non essere e l'ego spezzettato si rinfrange in un colpo solo. S'accosta ai corpi dei passanti, quasi prende incandescenza fondendosi col tutto .
    Lo sguardo sparpaglia l'unicità dell'individuo - lui - il viaggiatore risistema gli oggetti nelle tasche sgualcite , oscurandoli del tutto . Dallo smarrimento della perdita, diversi lumi gli risplendono in volto.
    Risuona caparbio il tintinnio del Tasbih, corona mistica senza più religione.
    Lascia cadere dello zaino il suo fardello e il peso di occhi severi del passato. E' pronto per il mondo. 
    E' finalmente libero. 
    Nasciamo urlando 
    Viviamo cantando 

     
  • 13 maggio 2013 alle ore 15:36
    Urban Peace

    Come comincia: M'incammino sulla strada , non ho fretta .
    Arrivo dove devo e la folla investe . Il vento si ferma e allora capisco . 
    Lascio la libertà ai passanti di sfiorarmi , lascio che guardino . Anch'io guardo con serafico distacco . Nessuna resistenza , né taciuti rimproveri .
    Il rumore delle macchine , la preoccupazione dipinta sui volti di quelli che incontro , i sorrisi . Il tempo non esiste , credo che gli alberi si sentano esattamente così : al loro posto , fermi nella giustizia dell'attimo presente .
    Il suono di bracciali delle donne avanti a me , come spose di Bali e il libro che stringo con una mano . Per un improvviso cambio di prospettiva ontologica , è il libro che legge me . Ogni parola , virgola , ritmo fanno da specchio . E la goccia del fiume fluisce così come deve essere .
    Ed è quindi una credenza autentica , superiore  quella della resa . Di riporre le armi , senza più toccarle .
    E' la bellezza di arrendersi ad una realtà denudata e leggera . Non resisto e non mi oppongo . Come esser seduti su un palloncino rosso che vibra dalle nuvole . 

     
  • 09 maggio 2013 alle ore 14:52
    Nuda

    Come comincia: Ha dieci anni e il coraggio di un leone  . Piccola e magra come una silfide , forte come il vento sul pontile .
    Guardava il mondo in faccia , amazzone di pace .
    Ricordo il momento , l'attimo in cui salì i gradini del palcoscenico senza tremare . Il sogno era più grande d'ogni paura .
    Inconsapevole danzava , come i gabbiani fanno , senza fatica . Planare .
    Il misterioso declino la prese e le vesti si colorarono di nero .
    Si fece risucchiare dal tutto cadendo all'indietro , funambola nell'inferno .
    La vedevo sparire sotto le mie mani , inerme e senza più scudo .
    La morte dell'anima si consumava poco a poco . Dal nero fondo leccava le ferite .
    Cure senza amore torturano più di assenze  .
    Ma impermeabile orchidea , si scrollò dalla croce  .  Tutto era deciso  .
    Una seconda nascita , creatura messa al mondo per la seconda volta .
    I due mondi si completano
    e lei
    è più nuda di prima
    Evanescente goccia
    Incorruttibile roccia 

     
  • 04 aprile 2013 alle ore 14:49
    Voce umana

    Come comincia: Ritornavo a casa da serate pienamente vissute . Cavalcando strade , sentieri , incontrando anime perse e ritrovate . L'eco delle voci ronzava ancora nella testa , come dopo concerti e sovrapposizioni di folle , volti , sorrisi e sguardi ora vicini e ora lontani .
    Ma tornata a casa il solito pezzo mancante sviscerava quel desiderio tremendo di ascoltare la sua voce umana .
    Calda , rassicurante , rispondeva  come se l'avesse aspettata .
    Voce da uomo bambino spesso con frasi che non riuscivo a comprendere del tutto . Bellissime ugualmente nel silenzio notturno .
    Gli dicevo di raccontarmi favole per farmi addormentare e durante i racconti ,  la mia mente vagava altrove . Tradivo il mio interlocutore rifugiandomi  tra le pieghe dei suoi racconti  .
    Lui non sapeva che ad ogni  storia ricamavo un finale tutto mio . Allora la voce diveniva rumore bianco senza spazio e tempo , chiudevo le palpebre e immaginavo di baciargli le labbra , di toccargli i capelli come fili d'erba .
    Ricordavo di quando quella voce l'avevo ascoltata da vicino  . Ritornavo nei luoghi dove eravamo seduti , delle onde che orchestrava con le mani , come un folle . Un folle meraviglioso .
    Perdevo il presente in quegli attimi nonostante mi avvinghiassi appassionatamente ad ogni sua parola  .
    Le storie proseguivano , interrotte qua e là da risate fragorose , le quali mi facevano amare il suo essere , nonostante tutto , normale .  Normale come una creatura delicata e diffidente , con pensieri altissimi , una vita deambulante prima sull'orlo di un precipizio e poi ripresa in uno spiegarsi d'ali di rapace .
    Facevo l'amore con lui tagliando a pezzetti ogni distanza  .  Mi appropriavo della sua voce come quando da bambina assorbivo le note dei carillon che non mi lasciavano sola .
    Amavo questo stato di grazia  , simile ad un'integrità  indissolubile di sentirmi mia e sua al contempo .
    '' Il fiore d'oro è sbocciato finalmente sulla montagna
    Tu , colei , redenta dall'amore , ritrovi la tua pura identità ''

     
  • 22 gennaio 2013 alle ore 11:18
    L'immenso e Erin

    Come comincia: Erin pensò  a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , disse. In ogni compartimento della vita ,in ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di
    Illimitato.
    Una sorta di spettro di certezza , un pezzo d’anima dell’universo che , coerente , si incastrava alla perfezione  con la sua .
    Lo zaino era sporco , così come le scarpe di telo di juta  .
    Si avvicinò sempre di più al corso d’acqua , immaginando di guardarsi di spalle  mentre correva a raggiungere quel pezzo mancante . Così entrò in quel giardino di conoscenze .
    Il cielo divenne un tutt’uno con l’oceano . Lei era ferma .  I demoni dello spirito smisero di nutrirsi di passato . Cominciarano anch’essi ad acquietarsi , smisero il tormento e la lasciarono libera davanti alla bellezza terribile e sconvolgente dell’infinito .
    Si precipitò dentro  quello spazio bianco , una lente di ingrandimento che vinceva l’horror vacui della caduta .
    Occhi contemplativi uniti a radiosità d’anima .  Si trasformò in immenso gioco cosmico , tenendo per mano i demoni , ma fluttuando  come conchiglia nel mare-cielo . Erin pensava a quanto avesse ricercato l'immenso . C'è sempre stato il mare , dice.  In ogni compartimento della vita ,in  ogni fessura emotiva , in ogni totalità c'era quella distesa così netta di illimitato .

     
elementi per pagina
  • "Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino."
    L'espansione della rivoluzione industriale di fine Settecento, l'abbattimento di foreste e l'esplosione della crescita demografica crearono immediatamente negli spiriti più sensibili, un acuto desiderio all'allontanamento.
    Tra le voci, sovrastante fu quella di Thoreau, un profeta incendiario che, in questo saggio fa del cammino non solo l'atto meramente esperienziale dell'inoltrarsi a piedi in foreste e paludi, ma piuttosto un sincero ascolto, un'ascesi profonda nei meandri dell'anima. Una crociata che esclude l'ozioso vagabondare, il cammino scelto dal pellegrino al grido di ''ultreya'' fino ad arrivare alla sorgente iniziatica.
    Thoreau è nel corpo della sua esperienza, ma richiama il lettore con fervore, alla consapevolezza che solo il movimento non può essere cammino, necessaria la presenza costante dello spirito, come unità armonica fusa all'interno dei profumi muschiati della natura.
    Una natura selvaggia dalla quale dipende la salvezza del mondo e dalla quale l'uomo può attingere la propria essenza originaria, al di sopra delle leggi, in seno ad una conoscenza autenticamente selvatica.
    Consigliato ad uomini non addomesticati. A coloro che vogliono intraprendere un viaggio e a chi il viaggio lo ha già intrapreso. 

    [... continua]

    • L'amante
    • 07 febbraio 2013 alle ore 8:36

    Per alcuni libri dovrebbe essere necessario spogliarsi. Approcciarsi in modo del tutto primigenio ad ogni singola parola e pagina. Bisognerebbe esser nudi, avulsi da percorsi e farsi ricamare addosso la materia.
    Quella de ‘’L’amante‘’ è una storia persa. Una ‘’distesa desertica‘’ dalla quale urlare.
    Siamo nell’Indocina degli anni trenta, sulle rive del Mekong s’affaccia un viso bambino contraddittorio nella fragilità degli anni. Volto che presto sarà invecchiato dall’esperienza, dall’afa, dall’incontro con l’uomo cinese ricco.
    La Duras è struggente nella prosa scarna, terribile, ma al contempo dolce nel rivivere la sua non storia autobiografica.
    La memoria è strumento evocativo nostalgico e violento, su uno sfondo familiare di anime intrappolate in una condizione da cui fuggir via.
    La scrittura intensa sembra voler risucchiare da ogni evento una verità non detta. Tanto da rendere il romanzo un’espressione ermetica di pura poesia.
    Un romanzo del corpo, quasi fosse espiazione di altri dolori lontani, inafferrati.
    Così come s’espande il senso d’un amore viscerale ed evanescente. Mai aperto, né rivendicato.
    Riconosciuto soltanto in traversata, sulle note d’una musica e nelle pieghe d’un viso ormai devastato.

    [... continua]