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Autore

Enrica Miglioli

in archivio dal 04 feb 2011

26 dicembre 1946, Pontevico (BS) - Italia

segni particolari:
a) Quando i raggi del sole
Stalattiti sono,
quando la luna si nasconde
dietro nuvole
senza sorrisi,
ed il manto notturno esala
odore di pece;
Il cuore diviene un’ enigma inesauribile!
E’ da qui che nasce la poesia.

b) CHE SIA LUNGAMENTE LUNGA LA NOTTE, COME L'AMORE CHE PORTO IN SENO!


 

mi descrivo così:
C) Dalle miei mani bianche cadono come sassi
le mie parole, pesanti
come i miei silenzi...

D) Poiché tutto ciò che scaturisce dall’anima ha un peso umano
non misure né costi, né appartenenze politiche né sociali, ma
è un dono, un ectoplasma nell’osmosi che percorre ogni passo dalle origini!
 

18 aprile 2011 alle ore 18:50

LA DIGA DEL VAJONT

E’ sgomento.
Scheletrita, inchiodata
il mio sguardo ripercorre quel colosso di cemento grigio,
una diga imponente
un mostro senz’anima;
come una tristezza senz’alchimie.
Mostruosa si erge
fra due polmoni di montagne
e fa paura anche s’è muta.
Gigantesche ed infinite,
da sconfinare la volta del cielo,
la catena dei monti ombrosi
dignitosi e silenti
abbracciano di tenebre
le viscere terrene
con lamento di anime sperse.
In quel deserto di pietra glaciale
nell’anima sento l’arteria arenaria
come di un morso d’aspide
che striscia nelle mie vene!
Lo sguardo s’allunga
in un dolore senza misura
nel silenzio sgomento
dal blasfemo cemento
aldilà della valle;
l’eco di gemiti inconsueti
come d’oltre tomba.

Era il 1963, duemila anime,
sepolte vive
per la codardia e l’inefficienza dell’uomo…
quarant’anni son passati
ancora quelle montagne sono là,
le stesse, si estendono all’infinito
oltre la vallata del Vajont
rigogliose e mistiche,
ancora cantano il lamento
a quella culla di tenebre
a quella grande tomba
di cemento e di morte
che urla giustizia e verità.
Come una madre piegata
su di un figlio
strappato alla vita.

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