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Racconti di Francesco Nicola Fabbricatore

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  • 22 aprile alle ore 20:18
    Viaggi e miraggi.

    Come comincia: Inizia con la sveglia che suona sull'ora di Limerick, peccato che sono le 04,00 del mattino ed un ora è già passata sul programma di rientro al Sud.
    Il tempo scorre veloce, carichi la macchina e si comonicia; la sonnecchiosa cittadina dorme ancora, forse dorme sempre durante l'anno ma stamattina ancor di più.
    Superiamo alcuni semafori ed alcune rotonde, simbolo di un finto progresso che ha cementificato anche le anime, ed eccoci di fronte al casello.
    In autostrada grossi bestioni gommati rombano vicino alla piccola e scattante utilitaria; 189 Km mi portano fino a Bologna la grassa; ed è quasi giorno.
    Fino a quel punto la notte avvolge la macchina proteggendola da occhi indiscreti, l'alba svela la nostra origine e la nostra destinazione;due grosse valigie ed il sedile posteriore ribaltato ci uniformano a mille altre macchine, a chi da decenniaspetta l'estate per un effimero periodo di riposo che faccia dimenticare le brume invernali padane.
    Intanto il tempo passa, le voci dei giovani cantautori ed i suoni etnici irlandesi mi tengono compagnia, insieme a mia moglie decidiamo che è tempo di fermarsi per il ristoro prima di proseguire , ma ci sono ancora chilometri di draghi gommati da superare in quella interminabile metafora italiana che è la variante di valico; strada dall'attenzione alta e dai percorsi tortuosi in un infinito sali e scendi.
    Penso a quando finisco e all'autogrill con i suoi costosi cornetti di cartone ed il cappuccino con poco caffè ed un finto latte.
    La cosa che noto dopo 296 km di strada è che la luce del giorno è diversa  rispetto all' alba che solo il giorno prima mi aveva visto sonnecchiante  e stressato nella città di Fanfulla da Lodi, soldato di ventura che trovo la morte nella battaglia di Pavia il 24 febbraio del 1525.
    Penso alla faccia di un cittadino, nel momento in cui smontando ogni sua certezza ed il suo forte spirito camapanilistico gli ho riferito che secondo il Guicciardini, Fanfulla da Lodi in realtà era cittadino di Parma, il tutto mentre lui orgoglioso mi raccontava della disfida di Barletta che lo vide protagonista insieme a Ettore Fieramosca e ad altri tredici guerrieri italiani, combattere valorosamente contro altrettanti guerrieri francesi e mentre corredava il suo racconto del fatto che durante la battaglia , lo stesso pur rimanendo appiedato riusci ad uccidere un gran numero di nemici.
    Sadicamente ed in maniera divertita smontavo almeno un poco le sue certezze di cittadino Laudense.
    Il cappuccino è finito, si riparte su un nastro asfaltato migliore, con ancora in testa la cadenza fiorentina, musicalmente valida ma che ti irrita pensando alla loro presunta superiorità letteraria propagandata con una certa arroganza dagli stessi fiorentini.
    La strada è più larga ed anche il mio modo di guidare si fa più rilassato; certo ci sono ancora camionisti che pensano sia lecito piazzarsi in tutte le tre corsie per gareggiare fra di loro, oppure schiacciare a fondo sul pedale  dell'accelleratore in prossimità di una curva se ti vedono dallo specchietto in fase di sorpasso.
    Il paesaggio intanto cambia, non più capannoni di logistica vuoti e mega , super, ipermercarti ma case e palazzi sparsi in mezzo ad una natura aggredita e offesa di un Italia colpita al cuore tra le cose che ha di più caro; il suo patrimonio paesaggistico. 
    Roma è vicina la seconda fermata pure, minuti in cui si pensa ai genitori in ansia a casa e alla loro paura atavica per la strada ed il suo traffico, figli loro di un tempo migliore in cui sulle strade si poteva anche passeggiare e non solo rinchiudersi in bozzoli ferrosi, climatizzati e inquinanti; chiamate nella maniera più brutale e impersonale macchine.
    Il tempo di una telefonata, di un resoconto veloce del traffico e del tempo, in quei momenti ti senti tanto speaker di Isoradio, e si riparte con in testa il pensiero fisso che la prossima tappa sarà, almeno per il momento quella definitiva.
    Napoli si avvicina e poi da Caserta a Salerno, con la visione fulminea di un cartello che mi preannuncia l'altra cavalcata selvaggia in direzione Reggio Calabria.
    Alla barriera di Salerno, in attesa della "mazzata" che mi colpirà, con l'ennesimo aumento delle tariffe autostradali, una voce ed un urlo liberatorio attirano la mia attenzione ed il mio corpo stanco trova ristoro spirituale in una repentina e fulminea frase che suona così:" Ao staiu appicciandu, manchi i cani aiu ancora m'arrivu a Riggiu".
    La traduzione suona più o meno così:" Sto morendo dal caldo, mamma mia devo ancora arrivare a Reggio Calabria".
    L'espressione "manchi i cani" viene tradotta non letteralmante ma a senso con - mamma mia-; anche se sta ad indicare che condizioni simili di viaggio nemmeno i cani le affrontano.
    Rido di gusto insieme a mia moglie ed entrambi pensiamo agli ultimi trentacinque chilometri che ci separanoda gustose mozzarelle di bufala, da un comodo letto e da una rigenerante doccia.
    Post scriptum. Il viaggio è sempre unico, forse non si racconta, alcune volte lo inventi, in ogni caso lo desideri sempre.
     

  • 01 aprile alle ore 23:34
    L'ufficio postale.

    Come comincia: Una gelida giornata di un inverno appena iniziato, arrivo a casa e subito si prospetta una fila interminabile alle poste: la missione è pagare il tanto vituperato canone rai.
    Fuori la gelida galaverna ha preso il sopravvento sulle piante stanche e fiaccate da una stagione autunnale strana, che alternava giornate finto estive a umidità e pioggie monsoniche mai viste nel catino padano.
    Decido , forse in maniera affrettata che non è il caso di rimettersi in macchina , dopo la strada provinciale affollata; da post giornata di lavoro.
    Coraggiosamente e incoscientemente, a piedi con con passo sicuro da militare in pensione, mi avvio verso l'ufficio postale.
    Dopo un centinaio di metri, percorsi con sicurezza e cercando di non pensare all'ennesimo fatto scolastico che ha visto protagonisti quelle " simpatiche belve " dei miei alunni, le mie difese immunitarie incominciano pericolosamente e inesorabilmente a cedere il passo a starnuti sempre più frequenti e ad un mal di ossa, che in maniera subdola mi dice che forse era meglio coprirsi e ascoltare i consigli di mia moglie; che con la sua solita grazia mi ricorda che non ho più vent'anni.
    L'ufficio postale intanto si materializza all'orizzonte, io ed il mio bravo bollettino postale, targato Agenzia delle Entrate di Torino, ci infiliamo con passo sicuro in questo edificio risorgimentale ed austero, nella speranza di trovare conforto dopo la passeggiata " salutare " nella gelida nebbia padana.
    Da dietro la porta guardo speranzoso all'interno dell'ufficio, per capire se lo stesso, anche durante le ore che precedono la sera, fosse affollato da vecchietti/e speranzose  di incontrare qualcuno/a con cui intavolare un discorso sui destini del mondo, su quanto la gioventù odierna fosse maleducata, volgare e inconsistente; mentre ai tempi loro...
    Stranamente l'ufficio è semivuoto, due avvocati reazionari, animano l'atmosfera, stizziti dal fatto che le loro raccomandate non partono immediatamente ma la mattina successiva: -dipendenti pubblici del cazzo , seduti tutta la giornata a non far niente, l'Italia non può funzionare con questi lavativi- fanno finta di non sapere che il lavativo seduto su quella sedia è da una giornata che combatte, per la " congrua "  cifra di mille e duecento euro al mensili, con persone che vogliono cambiare le loro cinquanta euro a monetine da dieci centesimi, con altre che confondono mittente con destinatario nella compilazione di un modulo, con anziani arrabbiati che dopo minuti e minuti di spiegazione capiscono che la pensione sociale la si prende una volta al mese e non una a settimana- i comunisti, i sindacati, gli extracomunitari è notorio hanno rovinato l'Italia- il tempo scorre, guardo distratto queste scene, metafora di un paese sempre uguale a se stesso; intanto i sintomi influenzali da quarantenne finto giovane mi ricordano che forse è meglio sbrigarsi e tornare a casa .
    Si materializza a pochi metri il dipendente tardo hippie, che con un sorriso sincero mi comunica a suo modo che la meta è vicina, a questo punto dietro di me una vecchietta con occhi verde smeraldo e capigliatura ancora fluente, nascosta sotto un elegante cappellino sollecita la mia attenzione con un buffetto sulla schiena - mi scusi signore - ed io - mi dica - con quel briciolo di gentilezza rimasta- non mi dica che quello che ha in mano è il versamento per il canone della televisione - gli astanti esplodono in una grossa e grassa risata; la mia stanchezza si trasforma in uno sguardo ebete, in silenzio faccio il mio dovere, esco dall'ufficio postale, pensando che stasera qualcuno usufruirà di un film datato e scadente o di un documentario targato Istituto Luce, pagato dal sottoscritto.
    P. S. " La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile".
    Corrado Alvaro.    

  • 19 febbraio alle ore 11:50
    Diaspora, melanconia e speranza.

    Come comincia: Lo confesso io amo la mia terra, un amore quasi tragico e struggente, che solo i figli della diaspora possono provare.
    Sono andato via relativamente tardi, avevo da poco compiuto i trent'anni, con nel cuore la speranza di tornare e nel cervello la certezza che quel pensiero era sbagliato.
    Ho imparato con il tempo che il posto che ho scelto per costruire qualcosa di solido e duraturo ha sicuramente i suoi concreti meriti.
    Ho convissuto con quella malinconia che in alcuni momenti ti assorbe l'anima, nel ricordo di un'adolescenza e di una giovinezza vissuta a pieno, nonostante le molteplici manchevolezze di un territorio che passa in un breve lasso di tempo dall'essere padre a padre - padrone.
    Non ho mai odiato queste contrade , ma molte volte mi hanno fatto arrabbiare fino al punto di...
    E' per questo che registro con molta felicità timidi segni di miglioramento.
    Girando, oltre al mare stupendo di questi giorni, ho sentito  accendersi la fiamma mai sopita dell'orgoglio.
    L' orgoglio di chi ti propone il servizio della sua nuova attività, di chi pensa che un lido meglio attrezzato, un piccolo esercizio commerciale dove ti propongono detersivi alla spina, un ristorantino dai prezzi modici che propone la tradizione , un' associazione culturale che organizza serate di poesia, possano essere scintilla di rinascita e di una ritrovata comunità di intenti, che faccia uscire definitivamente questa cittadina da una devastante malattia nichilista che porta all'auto implosione.
    Che il mare cristallino di questi giorni,  divenga simbolo di una battaglia vinta da persone di buona volontà e sia bandiera di una cittadina che non merita gli stupri ripetuti di questi lunghi anni bui.
    Non sempre nella notte tutte le vacche sono nere.