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Autore

Francesco Paolo Gambino

in archivio dal 22 gen 2008

27 agosto 1983, Palermo

27 settembre 2011 alle ore 22:55

Variazione sul tema

Il racconto

<Dimmi un numero, il primo che ti balza in testa...>>
<<Otto!!>>
<<Dimmi una parola, adesso, la prima che ti viene in mente...>>
<<Cazzo!!!>>

Le nostre conversazioni erano questi razzi che svanivano presto.
Bhò. E dire che di tempo assieme ne trascorrevamo.
Pomeriggi a drinkare gazzose e riproporre stupidità.
Il resto poi era un fascio di pensieri che ognuno rincorreva per conto proprio, giungendo persino a coltivare dei sogni tanto lucidi che parevano veri.
<<Sai che sono diventata hostess? Ho il primo volo alle sette...che fai vieni?>>
<<Non lo so, dipende a che ora finisco l'ultimo turno. Oggi ho avuto diciotto pazienti, pensa un po'>>
Cosi scorticavamo la noia, e più di qualche paura.
Siamo stati nell'atelier di un nostro amico pittore una mattina,  ci piaceva fare gli scemi davanti a quei quadri di spose addormentate.
<<Ma quanti anni hai Gibo??!!>>
<<Eugenio sempre più di te che continui a stare chiuso in questo buco..>>
Me l'ero persa. Ho pensato subito che fosse andata al bar di fianco, e di li magari dritta a casa.
Invece Eugenio mi aveva fatto segno di avvicinarmi al balconcino che guarniva quello spazio di bottega.
Lei stava li, al centro esatto di un cerchio dipinto in terra, e faceva quelle che mi sembravano delle smorfie, incavandosi gli occhi e allungando le linee della fronte.
<<Ma che sta facendo? Hai spruzzato qualcosa di là?>>
<< Io niente..forse è solo emozionata>>
Lo era per davvero. Aveva provato qualcosa di insolito per lei, la sensazione di potere fluttuare distante, distante dalla sua età che le diceva come comportarsi, da tutte le ragazze noiose e sbrigative.
Quella sera lasciai che rimanesse da me. Appena chiuse gli occhi per addormentarsi, mi confidò di non avere ancora fatto l'amore...

<<Si, si ha finito la scuola...ma sai prima o poi doveva...adesso sta sempre fuori, non si vede mai..>>
Faceva la hostess a Milano. Sua madre non capì bene chi fossi io, la parola "amico" non l'aveva convinta.
Irene di amici non ne aveva. Così grandi poi. Aveva solo un'amicizia cui teneva più di se stessa, una sorella quasi. Marta.
Riuscii a pescare l'indirizzo della ragazza, non che ci credessi più di tanto, ma forse lei poteva dirmi esattamente dove trovare Irene.
<<Prendi il primo volo da Roma per Linate, no? Pirla>>.
Ho fatto cosi, mi sono messo in viaggio alle otto del mattino, nella mia testa avrei raggiunto l'aeroporto di Linate per le nove e trenta massimo, e da lì cominciato la ricerca.
Irene, irene...possibile che non mi ricordassi il suo cognome?
Chiusi gli occhi giusto per riflettere più intensamente, ma anche perché il decollo non mi faceva stare tanto bene.
<<Dimmi una parola, la prima che ti viene in mente..>>
<<...C...iao.>>
Dire che mi aveva colto di sorpresa è dire poco. Era proprio lei, stava completando il giro di controllo, ma si, si ricordava...come avrei potuto fermarla adesso?
Provai a fregarmene delle cinture e alzarmi, ma l'altra hostess mi schiacciò con una presa a rovescio.
<<Resta seduto signore, non farmi arrabbiare>>

Ripresi il mio unico bagaglio e l'aspettai al varco della prima caffetteria.
Provavo un'emozione gelida, come se improvvisamente non fossi più pronto a rivederla.
<<Allora...viaggiato bene, spero>>
Ancora una volta mi aveva preso in contro tempo; si era tolta la pesante divisa ufficiale, adesso somigliava alla ragazza che mi ricordavo,  in maglietta fucsia e le immancabili Etnies.
<<Prendiamo un caffè...anzi no qua fanno dei divini mocaccini>>
Parlava sempre lei, si comportava con la stessa naturalezza del passato, sembrava cosi a suo agio che mi domandai se il tempo trascorso non avesse fatto dei giri strani, e ci avesse riportato indietro di dieci anni.
<<Allora, la parola poi non me l'hai detta>>
<<Si invece>>, provai a controbattere nonostante un'inspiegabile timidezza, <<ho detto ciao, ciao è la parola..>>
<<Si, si, quante te ne inventi...ti ha dato problemi?>>
<<Ma chi?>>
<<Faria, la mia collega..ti guardava in un modo>>
<<Beh, di certo non le sono simpatico, volevo alzarmi e..>>
In quel momento notai che Irene si era girata verso il gruppetto delle altre hostess pronte per il viaggio di ritorno.
<<Vanno a Roma loro?>> domandai gentilmente.
<<Si, ma sono delle stronze di prima categoria..camminiamo non voglio vederle>>

<<A parte Faria non vai d'accordo con nessuno?>>
Non sapevo che argomenti affrontare. Eravamo seduti da una buona mezzora a Parco Sempione, e più o meno fissavamo tutti e due la gente fingendo di essere concentrati.
<<Veramente si...mi vedo con un tipo intrigante, è fissato coi tatuaggi, dice che anche sulla mia pelle starebbero bene..>>
<<No, per niente>>
<<Dici di no? Pensavo a una croce piccola, tipo>>
<<Ma no, sei tosta e accattivante già cosi>>
<<Parli come se ti piacessi>>
Non dissi nulla.
<<Andiamo a guardarci qualcosa>>
<<Non mi hai neanche chiesto come mai mi trovo a Milano>>
<<E tu? Mi hai forse chiesto come mai mi sono presa un giorno di permesso?>, fece lei , indicandomi la pineta dove esponevano dei brillanti quadri d'autore.

...allora la strinsi a me, maledettamente coinvolto nell'angoscia di volerla toccare di più, di assaporarne gli angoli di pelle che non conosceva nessuno. Forse dormiva, o forse no, non potevo saperlo, il suo volto era quieto ma vigile, e allora mi accorsi che la stavo tenendo per mano, in maniera soffice e premurosa.
Misi due dita nell'apertura del suo reggiseno, aveva il cuore che le pulsava veloce, ma il suo petto era fermo, senza un brivido, con un leggero rossore appena.
<<E' tardi Irene, quasi quasi vado a dormire, tanto ci rivediamo.. >>, la baciai sulle labbra un po' confuso, e me ne andai senza fare rumore.

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