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Autore

Francesco Tenucci

in archivio dal 01 mag 2018

27 luglio 1969, Siena - Italia

segni particolari:
Nato a Siena, ove mi son laureato in Scienze Politiche, vivo nella salveggia Maremma, terra di misteri e di leggende a non finire. Amo viaggiare sia per il mondo che nell'animo dei simili e, sopra tutto, nel mio. Dalla fusione di simili impressioni scaturisce il vissuto e da esso ogni mio scritto.

mi descrivo così:
Romanzi editi: “Il Paese delle Nuvole” (Lucio Pugliese Editore).
"Tutti mi dicon Maremma" (Leucotea Edizioni).
"Anselmo dei Boschi" Pilgrimi Edizioni ed ora in uscita con Lettere Animate.
"I Tre Regni" GDS Edizioni.
 

01 maggio 2018 alle ore 10:13

L'Alba in Mare

Al bruzzolo Nello uscì a pesca con Cesare.
Una bassa, spessa fumea aleggiava sui colli, come trasognata, e la spera non dava che scarse notizie di sé, annunciandosi appena con un vago, latente biancore. Lo stesso mare aveva perso il suo colore, divenuto pallido e smorto nel riflettere quella parvenza di luce.
Senza parlare, seguendo un suggerimento non dato, Cesare liberò il gozzo dagli ormeggi e si apprestarono a dirigere verso il mare aperto per recuperare il pescato. L’aria fresca risultava bagnata e l’intero Creato appariva immerso in un surreale dormiveglia.
Se, nel silenzio assoluto, un abissale mostro marino fosse emerso e si fosse affacciato dal frangiflutti, nessuno se ne sarebbe stupito poi molto, così come se un uccello dei primordi avesse spiccato il volo da un’ancestrale anfratto per carpire l’enorme preda.
La Terra sembrava nascere allora.
Seguendo la costa e dissolvendosi, man mano, le impronte dell’umana civiltà, l’impressione spettacolare ingigantiva, ed il promontorio della cala detta dei Sassi Ombrosi figurava come un immenso dolce conico, la cui base appariva sbocconcellata da un gigantesco roditore anfibio.
Finalmente, allorché uno sbuffo più leggero si disfece, apparve la fugace visione d’un perfetto cerchio incandescente, presto subissata da un ombroso banco, lento ed impenetrabile, raffigurante un grosso cetaceo.
Ora il mare appariva statico, una sconfinata tela di raso di velluto, lievemente damascata a disegnare sulla chiglia della barca la trama di una rete dalle maglie larghissime, tessuta, forse, per ammaliare le belle sirene in quell’atmosfera di nemesi in cui la terra pareva essersi protesa sulle acque, riplasmandole a propria immagine.
In cielo nessun gabbiano, alcun movimento lungo la riva. Nemmeno i pesci parevano esistere più. Cosa ne era stato del Tempo? Esisteva solo lo spazio e pareva infinito, incolmabile, inarrestabile: sembrava avesse carpito la potestà al fratello Tempo, spodestandolo.
Poi… una bolla in superficie, un’altra ancora, e basta.
Di nuovo il nulla, la vita inanimata: cosa accadeva?
I colori si erano fusi tratteggiando un’orrida sfumatura: l’opaco.
Improvvisamente la tensione crebbe. La lotta, priva di contendenti apparenti, divenne spasmodica e lo sforzo di ribellione parossistico; quindi…, ancora una bolla, seguita da una seconda e poi da altre, molte altre. I pesci sbollavano: la vita animale stava avendo la meglio sulla vegetale, l’equilibrio stava per rimpossessarsi del suo regno. Il tessuto delicato, ma indifferente delle acque, si contorse e si butterò. Cosa poteva aver contagiato e sfigurato quell’antico specchio?
D’un tratto, quei solchi, quei buchi ciechi mostrarono il loro reale scopo: erano alvei, castoni, ed in ognuno il sole vittorioso depose una una gemma sfavillante. Adesso che l’aggrondata caligine era stata sconfitta e squarciata, tutto il mare sfolgorava di meraviglia. Il grido di vittoria d’un gabbiano, che si librava su una brezza maestralina, rassicurò e convinse i due uomini d’essere desti.
Ma allora avevano sognato? Altrimenti, cos’era accaduto? Si guardarono stupiti e dubbiosi, e alfine Nello disse: “Meglio così! A me, senti, non m’andava mica di tramutarmi in un’alga!”.
 
 

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