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Racconti di Gianfranco Pacco

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  • 16 novembre 2009
    Il signore della montagna

    Come comincia: “Mi basta fissare una montagna, con il riflesso del sole che la colora come fosse un pittore con il suo pennello… e mi rilasso…”
    Per arrivare al Dreischusterhutte abbiamo azzeccato una splendida giornata: sole splendido e cielo terso; la stradina che porta al rifugio ti permette di attraversare panorami che sembrano usciti da una favola: abbiamo camminato e ci siamo anche fermati lungo il sentiero ad ammirare il paesaggio.
    I bambini non perdevano occasione per cantare e sorridere e a turno suonavano (a modo loro…) l’armonica che porto sempre con me: poi la verde distesa che affianca il rifugio in mezzo ad un girotondo di vette che toccano il cielo e lì in mezzo una folla sparsa sul prato: non capivamo…. poi, avvicinandoci, una lieta sorpresa: la Santa Messa che veniva celebrata in quest’atmosfera insolita e caratteristica, con la cima Tre Scarperi che vigilava sui fedeli.
    Ci siamo fermati anche noi in preghiera e, ad un certo punto, mio figlio ha esclamato: “Guardate! Il signore delle montagne!”… e in quel mentre ho visto nei pressi del rifugio, seduto su una panchina, un anziano signore con la barba lunghissima che sorrideva ai miei bambini… A questo punto, è bastato chiudere gli occhi ed immaginare una favola… che naturalmente riporto così come l’ho raccontata ai miei figli…
    “Il vecchietto era diventato a sua insaputa il signore delle montagne: occhi scuri e sguardo rassicurante, un po’ folletto e un po’ leggenda, porta sempre sul capo un cappello rosso con una piuma verde: egli vigila su tutta la montagna, i ruscelli, le cascate, gli alberi e le rocce, e durante la notte, controlla che il paesaggio sia tutto in ordine per l‘indomani decidendo come sarà il tempo (altro che previsioni meteo…); vive in alta quota e ogni tanto scende a valle a parlare con i bambini per spiegare loro il rispetto per la natura, per la montagna e per il prossimo: a volte vorrebbe custodire anche le città, ma finché la tranquillità non prenderà il posto della frenesia metropolitana degli uomini di oggi ha deciso di rimanere lassù sulle vette più alte della Val Pusteria con gli animali del bosco che gli fanno compagnia e con la speranza che i bambini di oggi riescano a farlo scendere nelle città quando loro saranno diventati uomini…”
    Apro gli occhi e scopro che il signore della montagna (quello seduto realmente sulla panchina che sorrideva ai miei figli) non c’era più e in lontananza scorgo un uomo simile ad un folletto del bosco, con la barba lunga, che sta salendo in cima ad un monte… forse il signore della montagna esiste davvero… il dubbio mi è sorto osservando meglio l’uomo che stava salendo sul monte: portava sul capo un cappello rosso con la piuma gialla…

  • 03 ottobre 2009
    Il segreto della montagna

    Come comincia:

    Sto scrivendo mentre fuori nevica, la famiglia dorme beata ed è notte fonda, i tetti e gli alberi che riesco a distinguere sono bianchissimi, solo un lontano lampione mi permette di capire in controluce che la nevicata è di quelle abbondanti.
    Le cime dei monti attorno mi guardano e mi parlano: basta saperle ascoltare e loro sono lì pronte e chiacchierone, per raccontarti tante fiabe e per farti conoscere i loro segreti.
    Mia madre da poco si è trasferita qui in montagna, dove le altezze ti portano vicinissimo al Signore e da qualche settimana anche vicino a lei.
    Con un velo di malinconia e guardando la pista da fondo, mi sono girato verso la Croda Rossa e finalmente ho sorriso: ciao mamma ora sei un segreto della montagna.
    Sorrido ancor di più pensando che tutti si sono sempre stupiti che la paura più grande di mamma fosse sempre stata proprio la neve.
    Oramai è quasi l'alba, nevica ancora e non si ode alcun rumore: è tutto bellissimo e soprattutto mi solleva, mamma, saperti qui tra i monti che abbiamo sempre amato, tra i folletti che spesso ho descritto e tra le mie poesie di montagna che hai sempre letto.
    Sei volata qui serena perché qui la serenità ci abita: ti puoi sistemare sulla Croda vicino alle renne di babbo Natale e magari un giorno o l'altro imparerai a sciare e la paura per la coltre bianca svanirà come per incanto. Verremo a salutarti spesso, ciao mamma.


    Febbraio 2008