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Autore

Giulia (luigia) Tatti

in archivio dal 29 dic 2005

06 ottobre 1950, S. Gavino M.le (ca)

segni particolari:
Nessuno

mi descrivo così:
Semplice, istintiva, con una buona dose di ingenuità.

29 ottobre 2008

Schegge

Intro: Angoscia, rabbia, tristezza e tanta sofferenza nelle parole della protagonista. La fine di un amore, la voglia di parlare, di fare uscire questi sentimenti autodistruttivi che logorano. Sgorgano i pensieri e sono piccole lame di rasoio che lasciano ferite altrettanto piccole, che sanguinano senza rimarginarsi.

Il racconto

Scopro, che in me vive un ammasso di contraddizioni che mi sorprende così, all’improvviso:  irrompe prepotente e toglie il fiato, esplode come magma incandescente e adagia gelatinoso sulle ali di un ricordo greve, approdando naufrago su un mare in cui non intravedi salvezza. Sequenze di vita senza suoni, alla ricerca di cosa è stato. Ma cosa è stato? Ti regalo un sorriso, ti racconto di parole scritte nel vento, frugo nella mente alla ricerca di ricordi sbiaditi. Non esistono domande, non ci sono risposte. Vorrei essere… o forse non essere! Mi sorprendo a scavare nei recessi della mente, contrastando cuore e membra intorpidite, alla ricerca di un’ Armonia lontana che il tempo ha sbiadito. Riaffiora e prende forma, tra le dita, la magia di un momento in cui il tuo pensiero, guidato da inspiegabile alchimia si sia incontrato con il mio, in un punto indefinito dell’Universo. Flash improvvisi come lampi pregnanti di sconforto, di vuoto, di desolazione e sbalordimento che avvolgono in spesse coltri di rabbiosa insofferenza: quanta tristezza, o forse è solo rabbia furente, quanto è più grande la consapevolezza di ritrovarsi nudi, inermi, impotenti e imprigionati nelle trame di un groviglio di ingiustizie. Ho tracciato e cancellato mille volte un pensiero lontano: i profumi di un tempo incompiuto, la precaria fragilità di un soffice prato fiorito che, le prime piogge autunnali hanno irrorato. Cosa avevo, che ora non ho più ? L’ acqua ha lavato il sangue dai graffi della vita. Ho scostato la tenda e il sole entra nella stanza. Vorrei parlarti, vorrei tanto poterti parlare. Il mio pensiero, corre a quelle mille sere silenziose: silenzi adagiati sulla città calda e mi sembra di percepire qualcosa di molto importante da dire che brucia nel petto, intensa, e corre rapida verso il cervello con furia devastante e inarrestabile ma il pensiero è sfuggente … e resto muta! Ti ho offerto le mie mani, la mia vita, i miei pensieri e i miei occhi… Ho cercato l’Altrove in ogni luogo, ho preso treni e perduto coincidenze, abbandonato fogli su una scrivania. Ho smarrito appunti per un viaggio che non ho mai fatto. Annullo schegge di silenzio che si ripercuotono nell’aria, intorno, trattengo il respiro con la meravigliata sorpresa di chi torni a sentire la stabilità del suolo dopo un salto nel vuoto… Pensieri, si infrangono su pareti di cera e vetri frantumati. Cammino in fretta, sola, nella strada deserta. I passi sono rapidi, ansiosi, senza sapere dove stia andando, o non è del tutto vero, se percepisco di saperlo ed è qui, che mi fermo di colpo, con le braccia abbandonate, inerti lungo i fianchi e chiedendomi, che ne sarà di me. Voglio pensare che sia così: realtà che colma il mio sogno, presenza che mi fa compagnia, tenerezza che riempie i miei silenzi… Scorre nel suo letto, il fiume, e ti ho cercato ovunque incontrandoti in una terra senza nome. Ho tanto camminato alla ricerca di quello che volevo e che, ancora una volta non c’ è: attenderò che le mie gambe riprendano padronanza… sono la luna e senza il buio non posso stare, sono la tramontana e riprenderò il mio viaggio verso un sogno grande. Nostalgie autunnali, accentuano una malinconia latente e qualcosa prende forma nei miei pensieri. Mi rifugio, a volte, in una muta preghiera e resto in attesa: quella di un segnale, di una certezza che superi la soglia della mia vulnerabilità. E' grande la città, misteriosa e imperscrutabile, parossistica e assediata da una quotidianità opprimente e vacua. Strade di polvere che attanagliano la gola, parole perse, sogni smarriti e mai raggiunti. Rinnego un tempo corso via, che mi ha allontanato dalla mia vita e da tutte le persone che ho amato. Chi mi vuole, chi mi cerca, chi ha bisogno di me? Forse più nulla mi ferisce adesso: La barriera dipinta intorno a me, sia sorriso, sia silenzio, sia rimprovero, sia abbraccio, mi protegge dai mali. Ti ho guardato e tremo, poiché nei tuoi occhi ho riconosciuto i miei. Ricamo frasi che scaturiscono dal mio sudore, dai miei affanni. Silenziose statue che popolano la notte, mi passano accanto senza vedermi : fisso le stelle, cercando in esse le risposte ad un passato e al futuro, fluttuando al ritmo frusciante dei passanti inghiottiti in vicoli silenziosi e bui. Poco alla volta, cerco di sopperire alle perdite della mia vita trangugiando calici di amarezze, con la mera illusione che divengano dolce nostalgia, e la rabbia, energia positiva. Mi volto alla ricerca di tutto ciò ch’è stato scritto: scorre una folla d’ ombre che non produce nemmeno più dolore. Vissuti distanti, eppure, la storia è semplice: lampi di rabbia vividi, sovrastano i miei pensieri turbinando, scuotendo un passato serrato nella mente, richiamato alla vita, incombente come un temporale estivo che sia lì per scatenarsi, e non concede attimi di tregua. Farsi spazio nei giorni a venire,  ricacciare un singulto, silenziose lacrime amare che accompagnano una tristezza pesante come un fardello insostenibile che preme sulle spalle, e il mondo intorno, tace. Muto!

 



Settembre 2008

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