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Autore

Iris Vignola

in archivio dal 11 mar 2015

La Spezia - Italia

segni particolari:
Autrice di libri fantasy e poesie.

mi descrivo così:
Ho pubblicato il primo volume della mia trilogia "La stirpe di luce" in versione italiana e inglese (Dinasty of light), tre libri poesia e presto la terza edizione del mio libro di fiabe in inglese "Into the fantastic world of fairy tale".

29 settembre alle ore 17:46

Era bella

Natia stella del borgo arroccato,
era bella,
Principessa di tutto e di niente,
nel calcare il declivio sinuoso,
per bagnare candore di piume.
Agognava un incontro regale,
come in tutte le fiabe sognate.
Dalle membra d'un cigno aggraziato,
in flessuose movenze,
sbocciava l'incanto del fascino innato.
Sprazzi d'arcobaleno, nell'iridi screziate,
acquose pietre trasparenti,
nel resto dei suoi occhi rilucenti.
Lo sguardo suo, spavaldo,
assorto negli squarci d'orizzonte,
volava in alto,
intanto che chinava,
altera e fiera, qual vestale immacolata,
abbigliata di purezza, nella veste castigata,
allorquando,
strappandole le vesti e il sorriso,
rudi mani 
le sottrassero il mondo intero,
fomentando urla e pianti disperati,
i cui echi
rimbalzavano sull'acque gorgoglianti,
prima di morir annegati.
La sua virtù annaspava,
intanto che implorava, 
per non subir il demoniaco sopruso,
di quell'immonda bestia su due piedi;
repressi tabù, fors'erano alla fonte,
incrementanti ossessioni
e perpetranti infamie ossessionanti,
in squallidi momenti depravati.
Viscerale desio d'istantanea morte,
il triste suo pensiero, 
a implementar rimedio 
allo spettro d'un futuro strazio,
vivo, senza scampo 
e ineluttabilmente eterno.
Rea impenitente di pudore, 
violato e immolato sull'altare dissacrato,
riversa, sulla riva imbrattata di sangue,
la mente perduta nel nulla,
riflettendo se stessa nello specchio fluviale,
vide il cigno
trafitto e sporcato dal bieco peccato
e osservò le sue piume 
non più bianche, ma nere, 
sotto il cielo ammantato di male.
Al pensiero funesto, era sordo!
L'imbrunire, che intanto era sorto,
oscurando le acque sornione 
del letto del fiume,
ponderato "appropriato all'eterno riposo",
scatenò la coscienza confusa, 
nel suo sguardo ormai spento,
similmente a esistenza dissolta, 
come fiamma d'un mozzicone
annientata dal lago di cera.
Rizzandosi in piedi, a fatica,
risalì il sentiero sterrato, 
con il cuore vilmente spezzato.
Un'ombra attendeva, dubbiosa...
La sua falce impietosa era pronta,
ma non ebbe ragione d'alzarsi 
sul giovane capo reclino,
per mieter la vittima, arresa alla sorte.
E la morte perdente riprese il cammino.

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