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Poesie di Iris Vignola

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  • 23 settembre 2015 alle ore 20:04
    VORREI... VORREI UN PETALO DI ROSA, FARFALLA CARA

    Di corallo, ho le gote arrossate,
    di color della fiamma, i capelli.
    D'esser bella, son certa,
    la mia pelle d'ambra s'è tinta.
    Quel riflesso che brilla sull'acqua,
    emanando barlumi del sole,
    sta attirando, in maniera smodata,
    il mio sguardo curioso.
    Torno a galla sovente,
    a coprirmi di luce e calore.
    Nella notte che cala dal cielo,
    sullo scoglio m'adagio, all'invero,
    scrutando la luna che, quieta, m'osserva.
    nel contempo che m'asperge d'argento.
    Sono nata nel mare,
    provvista di coda, per cui non so camminare.
    Nel mio mondo acquoso e sommerso,
    ci son tanti fiori, seppur privi di odori.
    Oh, me tapina,
    vorrei possedere la fortuna di volare.
    Beata te, dolce farfalla,
    dall'ali svolazzanti, d'iridescenti toni colorate,
    con cui posarti sopra ad ogni fiore,
    in modo da inebriarti del suo odore!
    Che sogno irraggiungibile!
    Se tu volessi, però... lo potresti esaudire!
    Vorrei... Vorrei un petalo di rosa, farfalla cara...
    Se tu lo portassi tra le zampe,
    rosso, rosa, giallo o bianco,
    del colore non m'importa,
    affinché possa odorarne la fragranza...
    Te ne sarei eternamente grata.
    Se di rosa non t'è dato procurare,
    non ti devi preoccupare,
    m'accontenterò d'un altro fiore...
    In onor d'un'amicizia vera, come pegno sincero d'amore.

     

  • 23 settembre 2015 alle ore 20:01
    EPPUR TI VOLLI

    Fantomatica fantasia,
    nel vederti e pensarti mio.
    Mi sentivo già circuita dalle braccia tue.
    Assaporavo, sulle labbra, un bacio ardente,
    astrusa sensazione,
    atta a travisare la realtà fatale,
    onde fuggir da solitudine opprimente.
    Niente, intorno.
    Non eri l'uomo mio!
    Neppure ti sfiorava la certezza ch'esistessi,
    in qualche posto!
    Trascendentale, era l'attesa che t'accorgessi
    dell'esistenza mia.
    Ma dubbia alquanto!
    Eppur ti volli!
    Ti volli, a discapito di tutto!
    Il mio destino, percepivo, che tu fossi,
    in quel subcosciente ch'appare mai cosciente,
    inconsapevole del potere proprio, occulto.
    M'avrebbe ingannato, anziché rivelar arcano,
    se non avessi osato,
    se carpito, dalla mente, non avessi un non so che.
    Il sesto senso?
    Ma osai, l'unica volta, probabilmente!
    Venni a te!
    E poi t'amai, 
    mio uomo della sorte,
    venisti a me come l'ape sul fiore,
    come rugiada sul petalo assetato,
    come farfalla, attirata dal colore.
    L'amor cantò il suo cantico sublime.
    Mio dolce presagio della mente,
    scrittore del mio cuore,
    dov'hai impresso il tuo nome.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:58
    PER SEMPRE, FU DETTO, UN TEMPO

    Strano incontro,
    d'ermetici presagi, foriero,
    d'un taglio netto, l'arduo fautore,
    a sigillar la fine d'un amore per la vita.
    Alla deriva, tutto il resto.
    Inneggi alfin sfuggir a scheletri nascosti,
    ch'han, l'esistenza tua, dannato.
    “Per sempre”, fu detto, un tempo.
    Fuggevole “per sempre”, annientato dalle colpe.
    Bieco dileggio.
    Girone dell'inferno.
    Malevole la sorte, t'ha assoggettata.
    L'avresti rifiutata, infausta prigioniera.
    Gioie.
    Dolori... sì superiori.
    L'arbitrio è libero, ma non la forza.
    Per altri, non per te stessa, è stata usata.
    Rinunci...
    Al nulla...rassegnata.
    Destino gretto, s'è ravveduto, nel tuo sperare.
    In un solo momento...avviene il tutto.
    Dei dì trascorsi, appare scoglio spigoloso
    e impenitente
    ch'abbia a scontrarsi con l'infrangersi dell'onda d'un risveglio.
    Disgrego esasperato.
    Coraggio d'una scelta,
    nell'affrancarsi dal peso d'una croce.
    Tal fu passato, a gravar su spalle delicate.
    Interezza d'una mente fiera e ardita, 
    ch'ha mutato il suo tragitto, 
    nel conoscer il valore di se stessa.
    D'un uomo, certezza d'un amore.
    Magia dell'avvenire.
    Percepir l'amore per la vita, ancora e ancora.
    Strana è codesta, ch'ha a percuoterti sovente.
    Mai sa domarti,
    se, nel pensiero, sei vincente.
    Mai s'affondarti, se d'evitar l'onda furiosa,
    scorrendo sul crinale, t'appresti ad ingegnarti.
    Maestra di piegar, ma non ti spezza,
    se l'amor proprio si fa indomito e sagace.
    Urla, la mente, ch'è in te la forza innata.
    S'ha da esser usata e non impropriamente.
    Ricompor le ceneri e rinascer, mai s'attarda.
    S'adagia, la tenacia, fra le mani.
    S'ha d'essere colta, con saviezza e astuzia,
    all'uopo del tornar a viver con maggior destrezza.
     

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:54
    ALBORE D'AUTUNNO

    All'albore d'autunno, sovviene il mio pensiero.
    Fragranza della terra, che l'acqua impregna,
    profumo e sapor di caldarrosta,
    olezzo esilarante di mosto testé ultimato.
    Colore intenso, sì caldo e sobrio,
    s'è alimentato, tra le piante, il morir d'estate,
    sovvengono a cader, mute foglie ingiallite,
    formando un manto, di cui, il terreno si sta coprendo.
    Il rosso, in cui lo sguardo s'é perduto, sospende il fiato,
    dello spettacolo suadente s'aggrada il cuore,
    cos'inclemente, impazza il vento, su fronde seminude
    e sulle foglie morte, spesso e mesto tappeto freddo.
    Scorre, il torrente rigoglioso, nel bosco ombroso,
    cantando e gorgheggiando, nel trasportar le acque
    che giocano, tra i sassi, a zampillare,
    di cui s'é alimentato, dapprima secco ed assetato.
    Uccelli canterini, col loro canto, salutano l'autunno,
    nell'emigrar a soleggiate terre,
    cercate per evader dal rigore,
    nell'attesa di tornare a costruire un nido nuovo. 

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:53
    FOLLIE D'AMANTI, DALL'ETERNO SAPORE

    Evanescente, quel letto sospeso fra le stelle,
    ricoperto dal riverbero lunare.
    Trapunta impreziosita da diamanti.
    Etereo talamo per due amanti.
    Gemiti prolungati, nel scindersi in sospiri.
    Sussurri, che non guastino il silenzio della notte,
    fin'a divenir corali, nel cantico stellare.
    Un cantico d'amore.
    Un cantico di gioia, che s'elevi al firmamento.
    Discese e risalite, d'avvallamenti ignudi.
    Palpita, il cuore, con forza ardita e ritrovata.
    I semi del piacere han dato i frutti e ci han sorpresi.
    Noi, disillusi di non poter amare,
    tasselli con cui il fato gioca a puzzle molto spesso.
    Tepore, le membra attorcigliate,
    connubio indissoluto come petalo col fiore.
    Com'edera, al muro, abbarbicata, se no muore.
    Cotanto ardore, nelle nostre brame.
    Sterpaglia d'apatia ha preso fuoco,
    nel crepitio ancestrale del fuoco dell'amore.
    Sei qui...nel tuo sospiro nasce il mio respiro...
    Carezze lievi, baci appassionati.
    Due cuori uniti, vite che si son cercate.
    Follie d'amanti, dall'eterno sapore.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:50
    FRAMMENTI DI RICORDI

    Echi del passato rimbombano nel silenzio,
    frammenti di ricordi,
    racchiusi tra asticelle di legno stinte,
    dietro un vetro sottile e trasparente,
    che lascia trasparir sorrisi o sguardi cupi.
    Cornici trafitte da chiodi,
    su vecchie immagini talvolta scolorite,
    dove s'è fermato il tempo.
    Passato che ritorna a travolgere il presente,
    inchiodato nel pensiero,
    porzioni di momenti felici,
    rimpianti accantonati ai confini bui della mente,
    rimorsi abbandonati in quel passato, per dare ancora un senso al vivere.

  • 23 settembre 2015 alle ore 19:48
    AMOR RUBATO AL TEMPO E AL CASO

    Rigagnoli d'umore, scrosciano.
    Letto d'un fiume in piena,
    acque straripanti, senz'argini e barriere.
    Spiaggia al tramonto,
    mare che s'increspa al divenir dell'onda.
    Fresca oasi dei miei deserti assolati,
    dove mi posso dissetare.
    Costante desiderio delle mie notti insonni,
    per non sentirmi smarrita e sola.
    Lenzuola umide d'amore,
    distese sulle stelle,
    ad asciugare al riverbero di luna.
    Infuocato, il sangue irrora la carne fattasi rovente,
    preda accondiscendente del potere dell'amore.
    Amor che, a grandi lettere, imprime il suo marchio
    indelebile sul cuore.
    Amor sovrano, che tutto vuole e prende, senza inganno.
    e sa donare, a piena mano.
    Amor rubato al tempo e al caso,
    come pensiero che pecca d'innocenza.
    Chiede clemenza per esser nato.
    Implora grazia per esistere tutt'ora.
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 21:47
    VERRAI CON ME, MIO AMOR

    Verrai con me, mio amor, là dove nasce il sole,
    ti porterò con me, sulla Via dell'Amore,
    con te, mi fermerò ad ascoltare il mare,
    perdendoci, plagiati, nell'ostentato suo splendore.
    Verrò con te, sul tuo veliero antico,
    navigheremo uniti, sui mari dell'ignoto,
    al fine di scoprirne se esista di speranza.
    Con te, io volerò, come gabbiani, in alto,
    planando ad ali stese, sulle correnti d'aria,
    ridiscendendo al rifugio d'uno scoglio sicuro.
    Ci recheremo insieme nel cielo promettente,
    cosicché baciar la luna e far man bassa di stelle,
    in modo da donarle a chi non ha più sogni
    ed è senza pretese, per cui crede soltanto all'assoluto niente.
    Ci lasceremo andare, fra le braccia dell'Amore,
    ci affideremo a lui, affinché possa capire,
    ci condurrà senz'altro dove poterci amare.
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 21:46
    RIMEMBRO ANCOR

    Rimembro ancor, delle campane a festa, rintocchi altisonanti,
    nel coral suono, richiamante gente, vestita a nuovo,
    nel giorno del riposo,
    fra case un poco fatiscenti, ma aperte all'anime di molti,
    di ognun che avea bisogno.
    L'umile vita sapea donar ancora all'infinito,
    sapea apportar conforto allo stentar del prossimo.
    Altri tempi ed altri sentimenti, ch'appaiono scomparsi.
    Il dì di festa tanto atteso, nella contrada amata, avea sapor diverso,
    di pacche sulle spalle e di sorrisi amici,
    di abbracci e baci e solidali pianti veri.
    Gruppetti nella piazza, a ravvivar le ore mattiniere.
    Le donne affaccendate, le tavole imbandite, gremite da parenti,
    ch'amavan condividere il desco saporito.
    Pietanze prelibate, alfine e non la solita minestra giornaliera,
    facean contenti i tanti astanti, riuniti al calor della famiglia intera.
    Riunirsi, nel desio d'un comune abbraccio.
    L'indifferenza non ne faceva parte, non si sapea che fosse,
    vocabolo talmente sconosciuto e atipico,
    ancor rimpianto, nel rimembrar quel tempo.
     

  • 10 agosto 2015 alle ore 21:45
    C'E' UN GALLO, NEL POLLAIO...

    Il cielo, nero a inchiostro, palesa una sorgente,
    la notte, partoriente, si prepara a scomparire,
    senza aprir le porte al sole.
    Nel dì, di poche ore, infuria un temporale,
    i cumuli son plumbei e sono gonfi,
    rovesciano un torrente straripante,
    fors'anche un fiume in piena, senza argini alle sponde.
    C'è un gallo, nel pollaio, che s'appresta, al quotidiano buon mattino,
    a dar la sveglia al vicinato ancor dormiente,
    tuttavia quel frastuono ha turbato assai l'udito suo
    ed il lampo, ch'ha squarciato testé il bosco,
    ha ferito, col bagliore, come scheggia, il suo occhio semiaperto.
    Era lesto, ier mattina ma, stamane...è ancor presto!
    La tempesta sta investendo tutto intorno,
    son canali, nel terreno, che si formano ad oltranza,
    sarà a letto, il contadino, rannicchiato nella coltre.
    Pensa il gallo, rigirandosi, nervoso:
    "Sono desto, ma assonnato, stamattina, forse il tempo?
    Che, son matto?
    Son sicuro: tutti dormono a quest'ora,
    ché la pioggia assicura il buon dormire, col suo scroscio incentivante.
    Ed io seguo la corrente della massa, stamattina faccio festa!
     

  • 09 agosto 2015 alle ore 18:16
    IN QUEL MORIR DEL GIORNO E NEL NASCER DELLA SERA

    Quieta e immane, 
    la distesa d'acqua che s'offre al rimirare,
    s'è pregnata di pace, 
    alla fin dell'infuriar dell'uragano.

    S'è spento il vento, nel cogliere la brezza
    che sa come calmare l'onde, 
    nella carezza lieve,
    placantesi dal fustigar gli anfratti 
    e levigar le rocce,
    in quel morir del giorno e nel nascer della sera.

    Va, il tramonto, eclettico pittore, 
    a tinteggiar di toni caldi, 
    nel magico splendor di tal momento,
    nel raccontar al vento l'amor suo per la notte ignuda,
    in procinto d'arrivare, a portar il suggestivo incanto.
    Sa d'anelar che tutto sia pronto, al suo apparire.

    Luce solare, 
    più tenue nell'aspetto, 
    appare innaturale,
    nel natural disegno ornamentale
    del proscenio ricco di scenografia, 
    d'inimitabile armonia.

    Il mare è stanco d'incrementar rumore,
    in simbiosi con il cielo, s'è striato di colori variegati.
    Carismatico, il suo fascino,
    vuol che s'oda solo il canto annunciante le Sirene,
    in quell'aria fresca e mista di fragranze,
    come dolce serenata, per risacca.

    La battigia solitaria è silenziosa,
    mentre l'eco si riposa, nel sorprendersi silente.
    Sol garrito di gabbiano, sull'affusolato scoglio,
    per un attimo fugace e poi... più niente...

    Tutto tace, nell'ore ch'accompagnano l'amore,
    in quel morir del giorno e nel nascer della sera.

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:54
    CAVALLO SELVAGGIO

    Selvaggio e libero,
    il suo galoppo impazza sulla rena bagnata,
    è l'unico suono che s'ode, oltre al sussurro del mare.
    Vistose impronte, dove la schiuma s'insinua,
    danno per certo che non stia volando,
    a sguardo estraneo che lo stia rimirando.
    Folta criniera e coda saettante,
    della salsedine, han preso l'odore,
    mentre il cavallo sfiora le onde,
    in quel suo correre ardito e sfrenato;
    schizzato a tratti il suo lucido manto,
    dall'irriverente acqua salata.
    Un galoppar senza precisa meta,
    in quel tramonto pregnato d'immenso
    pazzo destriero in lotta col tempo,
    dalla beltá di un dio vigoroso
    e del colore d'un demone truce.
    Superba visione d'uno sguardo sì fiero,
    d'un portamento regale e altero,
    nell'animale scattante, pressoché surreale,
    volta a intonar un cantico al mare.
    Un inno alla natura, in quell'atmosfera
    a metá tra fantastica e reale.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:52
    STANZA A ORE

    Con le dita delineo la curva delle labbra tue,
    accompagnandole dove s'uniscono;
    con la punta della lingua le accarezzo,
    suggendone il dolcissimo nettare.
    Ingorda della bocca dal sapore prelibato.
    Il respiro si fa corto.
    Lingue che guizzano ruotando, ritraendosi e tornandosi a cercare,
    in un gioco stimolante i sensi.
    Uno ad uno, slacci i bottoni della mia camicetta, mostrando i seni.
    Poi lo sguardo cade...
    Lenzuola linde di bucato, stanno lì, ben stirate,
    sopra un letto anonimo e intriso di storie,
    pronte ad esser stropicciate da corpi in cerca di piacere.
    Se potessero parlare...
    Quante volte han visto gente rotolarsi fra di esse,
    per colmare quella voglia di sfrenato sesso e di null'altro,
    magari con qualcuno sconosciuto.
    Troppe volte s'è sdraiato chi ha comprato falso sentimento,
    cosicchè vivere un incontro assurdamente squallido e diverso,
    rifugiandosi tra bieche braccia amorose,
    di prostitute, in vuoti amplessi fugaci.
    Letto intatto, seppur sfregiato
    dal tradimento d'incalliti mentitori
    o dal falso pudore di viziose, in vesti virginali.
    Coppe in vetro, in bella mostra
    e, nel ghiaccio, bollicine.
    Siamo noi...che ci amiamo e urlare lo vorremmo, amanti innamorati.
    Non ha senso d'esser qui, in questa stanza a ore,
    non ha senso per noi che aneliamo, respiriamo, viviamo del nostro amore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:49
    POLICROMATICHE FARFALLE

    Policromatiche farfalle,
    in quell'ora del levarsi dell'aurora,
    allo spuntar del sole, s'apprestano a volare,
    nell'aria intiepidita da soave primavera,
    poggiandosi leggere sul calice dei fiori,
    per suggere il nettare succoso,
    dagli dei ambito, sul mitologico Olimpo.
    Di fiore in fiore, balzando ad ali stese,
    di colori variopinte, su corolle dischiuse,
    anch'esse di mirabili tinte.
    Profumo lieve l'olfatto investe,
    beltá prorompente la vista riempie,
    reale quadro, meraviglia del creato,
    bea il passante, nell'istante in cui lo osserva
    e si satura di esso,
    nel profondo dello spirito un pò spento.
    Volano e danzano, policromatiche farfalle,
    fino al calar del sole, quando al tramonto,
    di porpora arricchito,
    s'accingono al riposo, attendendo il nuovo giorno.
    onde riapparire a rallegrar lo sguardo.
    Levarmi in volo, immersa nel mio sogno,
    come farfalla tra farfalle,
    baciata da primavera in fiore,
    nel mentre apro l'ali iridescenti,
    vorticando nell'eterea danza lieve,
    al suono della musica degli Angeli.
    Scortata dai venti,
    mi sollevo nel blu del cielo,
    fin dove nasce il sole,
    avanti scendere su un fiore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:41
    PROFUMO DI PRIMAVERA

    Un melodico canto,
    di soave usignolo,
    sui rami accovacciato,
    dal mio dormiveglia,
    dolcemente, mi risveglia,
    nell'alba profumata,
    da angelica Primavera,
    testé arrivata...
    Laboriose api,
    di pregiato polline, golose,
    in corolle dischiuse,
    di fiore in fiore, balzanti,
    mi appaion davanti...
    Strabilianti ali,
    di aggraziate farfalle,
    tra alberi, di pesco, in fiore
    lo sguardo mio, allietano,
    rallegrando l'umore...
    Petali di Iris,
    dai variopinti colori,
    nel mio giardino,
    disseminato di fiori...
    Petali di rose,
    appena sbocciate,
    su lunghi steli,
    con spine appuntite,
    a cui
    fresche gocce di rugiada,
    come iridescenti,
    preziosi cristalli,
    fulgida aurora, ha donato
    e, su cui, gentilmente, ha posato...
    Inebriante fragranza,
    attraverso il mio olfatto,
    di mera delizia, mi sovrasta,
    giungendo in fondo,
    a catturare l'anima
    e ricondurla, per mano,
    a quell'epoca beata,
    di un tempo, ormai lontano,
    di fausti giorni all'aperto,
    d'infantili giochi, empiti,
    tra profumi di campestri fiori,
    al pari del corpo, tenero e sottile,
    riscaldati,
    dai primi bagliori
    del tenue sole di aprile.
    Leggiadra, arrivi,
    sulle ali del vento,
    che, per amor tuo, si fa brezza
    e, cavalier cortese,
    l'effluvio tuo, diffonde,
    nell'aria che attendeva,
    smaniosa, il tuo ritorno,
    acciocché, la gioia, assaporare,
    di cui, immantinente, omaggiare
    Madre Natura, ancora nel sonno,
    innanzi risvegliare...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:39
    ANCORA... ANCORA...

    "Ancora... ancora...
    perché io da quella sera
    non ho fatto più l'amore senza te...
    E non me ne frega niente senza te...
    Anche se incontrassi un Angelo direi
    non mi fai volare in alto quanto lui"...
    Sola...
    Nodo alla gola...
    e lo sregolato cuore,
    che urla di dolore,
    ogni giorno, ad ogni ora...
    Privo di lacrime, oramai,
    il mio pianto...
    E ancora...
    mi lascio trascinare
    finanche coinvolgere, dissennatamente,
    dall'onda travolgente,
    che, rompendo gli argini,
    si ripercuote nella mente,
    delle melodiose note congiunte
    ai poetici versi fomentanti
    lo strazio dell'anima mia,
    che, in vesti mendicanti,
    oltrepassa, del tempo, i meandri,
    affinché tornare
    ad infuocati momenti,
    d'intensa intesa,
    degli sconvolti sensi
    che si perdevano
    e, dal mondo, si estraniavano,
    storditi da appassionati baci
    ed intime carezze,
    strappati alla realtà,
    per divenir sbalzati
    nell'indescrivibile atmosfera
    degli irruenti amplessi,
    nella fusione ancestrale
    dettata dal viscerale amore,
    al momento, da tempo, perduto,
    tuttavia mai dimenticato,
    che, dannatamente,
    fa soffrire il cuore in tumulto,
    che chiede ancora...ancora...
    tutt'ora...
    ma, questa volta, per sempre...
    solamente...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:37
    QUANDO POTRO'

    Quando, la mia, potrò posare,
    sulla bocca tua,
    dolce magnete,
    che il mio pensiero,
    nonché i sensi miei,
    calamita ed incatena,
    smaniosa di trarne il sapore
    di sicura delizia,
    che scateni l'ardore
    del desiderio fervente
    che sento nascere
    ed in me, crescere, esondante...
    Quando potrò, il mio sguardo, tuffare
    nella profondità dei tuoi occhi
    che, come turchini abissi marini,
    inesorabilmente, lo avvincono
    e lo incantano,
    con prorompente malia,
    senza alcuna via di scampo...
    Quando stringermi, a te, potrò
    facendo il corpo mio, sinuoso,
    aderire al tuo, maschio e voglioso
    e, da eccitante ebbrezza, estasiata,
    da immemorabile tempo,
    non più avvertita,
    quasi da essere dimenticata...
    Quando potrò, a te, donare
    totalmente, me stessa,
    per ritrovar la donna,
    in me, racchiusa,
    sotto carezze, delle mani tue,
    sapienti e bramose,
    che donano e prendono,
    nel solito momento...
    Quando potrò, all'orecchio tuo,
    proferire, d'amor, parole,
    che, in mormorii, s'addentrano,
    fino al cuore, approdare
    ed all'anima tua, giuliva
    che, compiacendosi, si eleva,
    prendendo la mia, per mano
    per, dolcemente, sussurrarle:
    amore mio...ti amo...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:35
    RAMINGO SPETTRO

    Scialbe nuvole...
    su questo cielo che non ha più colore...
    e, sotto di esse,
    acqua incolore...
    nel mare che, del ciel, è il liquido riflesso...
    Prati discinti...
    a valle, da cui sono svaniti i toni variopinti...
    e laggiù...
    triste arcobaleno...
    su cui l'iridescente luce si è affievolita...
    al pari della mia anima opaca...
    soggiogata dal peso della vita
    di solitudine...carente dell'amore
    che, con la sua forza,
    riacceso, avrebbe il cuore
    nonché lo sguardo
    che i colori, intorno a sé,
    avrebbe riscoperto...
    di cui nutrir lo spirito...
    divenuto, ognor, ramingo spettro...
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:33
    LA DANZA DEI COLORI

    Grigio assoluto, nel nascente mattino...
    Tenebra oscura, nel pieno del giorno...
    Di neutro colore, il mondo mio si è appropriato,
    rispecchiante le spente tinte
    di cui si pregna il mesto silenzio...
    Tetra spirale, carpente lo spirito avvilito,
    già, da mera solitudine, circuito...
    Ma...per incanto...di colori, un'esplosione,
    intorno e dentro me...
    nello scoprire il tuo sorriso
    che, d'improvviso,
    da spira carceriera, mi ha strappata,
    disgregatasi all'istante, magicamente.
    L'avvolgente magia, che nasce dall'amore,
    che colora la mia vita
    e fa risplendere, per me, il sole...
    di oro splendente, infervorante la Terra
    che gli si concede,
    sua anima gemella...
    Di conseguenza, il verde dei prati, accende,
    come dei fiori, i pigmenti
    e, dell'acqua marina, il blu turchino,
    sottratto al cielo, in un saccheggio continuo.
    Rosso passione colora le mie labbra,
    quando, alle tue, si avvicinano,
    in un bacio divino
    che, la nostra anima, trascina in volo
    sull'iridescente arcobaleno,
    dove, la danza dei colori, ci attira,
    dai policromatici toni, di cui ci inebriamo,
    attendendo la notte
    e lo spuntare della luna...
    che, giunta, imperturbabile, ci scruta,
    forse fingendo,
    visto che pare sorriderci...
    quando ci inonda d'argento
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:29
    ARIA

    Aria...
    Come brezza,
    sfiori, del quieto mare, l'onda spumosa;
    gentilmente, agiti delle fronde, le verdi foglie
    e, dei fiori, le variopinte corolle.
    Vieni a me, te ne prego...
    Accarezzando la mia pelle,
    al pari delle forti,
    seppur, nel contempo, lievi mani del mio amore.
    Come vento,
    sobilli, del superbo mare, il moto ondoso,
    fomentandone l'onda,
    che diviene, sotto di te, maroso;
    scuoti, del grano, le spighe dorate;
    del cielo, trasporti le nuvole bianche
    e finanche, di acqua piovana, le gonfie.
    Vieni a me, te ne prego...
    Sotto spoglia di dolce tormento,
    scompigliando i corvini capelli,
    onde portare e sussurrare, al mio orecchio,
    d'amore, le calde parole,
    dettate, per me, dal lontano cuore.
    Come bufera,
    impazzi su mesta Terra ed impalpabile cielo,
    ostentando aguzzo artiglio,
    del terribile demone inquieto,
    sfogante l'ira improvvisa,
    in cui, per malefico incanto,
    muti l'essenza inumana.
    Vieni a me, te ne prego...
    Rapendo, dapprima, il mio amore,
    acciocché condurlo, in volo, con te,
    senza fargli alcun male,
    da me, quale Angelo superiore,
    nonché tentatore,
    che, con miracolo sapiente,
    s'è impadronito del mio cuore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:27
    LION

    M'inchino rispettosamente
    alla tua strabiliante beltà,
    pari alla naturale maestosità,
    che traspare
    dall'indomito tuo sguardo,
    straordinariamente intenso e regale.
    La tua folta criniera,
    circondante il capo possente,
    quale innata corona,
    che ti elegge a sovrano
    della savana
    e della grande foresta equatoriale,
    splendido leader
    del mondo animale.
    M'inchino, riverente, a te,
    nel medesimo modo in cui
    m'inchinerei ad un re.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:22
    LA NOTTE

    La notte,
    come la lucente luna,
    m'illumino del sole,
    quando sei con me,
    perdendomi, perennemente,
    in te, amore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:08
    DEMONE E ANGELO

    Demone tentatore, son nel pensiero tuo,
    fuggito da fumosa tenebra, dell'infernale fossa
    gremita, dell'anime dannate, da lacrimante bolgia
    in sempiterna, miseranda, orribile espiazione
    per vili, mortal peccati
    e, dall'Onniscente Creatore, per sempre, allontanate.
    Fuggito e, per magnetico influsso del seducente sguardo,
    dai tuoi cerulei occhi, ognor sprigionato,
    son giunta a te,
    giacché l'anima tua, tentare, onde carpire
    e fare testé mia, indissolubilmente,
    legata a me, strettamente, da invisibili e indivisibili catene,
    a cui di sottrarsi, non possiedi alcun potere
    e finanche alcuna forza.
    Angelo Protettore, son nel pensiero tuo,
    scaturito da luminoso ed immacolato varco,
    limitante, del Paradiso, dimensione celestiale,
    di puri spiriti, anelante e traboccante,
    su cui, terrene colpe, non han lasciato macchia,
    come gaudenti pargoli, al cospetto del Signore.
    Scaturito e, per magnetico influsso del seducente sguardo,
    dai tuoi cerulei occhi, ognor sprigionato,
    son giunta a te,
    dacché l'anima tua attrarre, onde rapire
    per unirla alla mia, inscindibilmente,
    con mera sintonia, armonica e vitale,
    che, come evanescente laccio, ti lega a me,
    da cui volontà non possiedi, d'affrancamento,
    né tanto meno di abbandonare la mia mano,
    poiché soltanto in me, tesoro mio, so che hai trovato
    l'unico tuo vero amore, lungamente cercato.
    Infernale demone e, nel contempo, etereo Angelo, sono per te,
    ma, ugualmente, sei tu per me.

     

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:02
    SE COGLIERAI

    Se coglierai, per me, una rossa rosa,
    prima o poi, diverrò tua fedele sposa.
    Dal suo stelo, toglierai tutte le spine,
    affinché il nostro percorso
    non abbia mai d'aver fine.
    Se mi offrirai una bianca margherita,
    in cambio, ti apparterrò finché avrò vita.
    La pianterò e la curerò, onde non farla sfiorire
    e, osservandola sovente,
    percepirò la forza del tuo amore.
    Se un ceruleo iris, mi donerai,
    tutto il mio amore, eternamente, tu avrai.
    Ogni petalo, il mio nome avrà impresso
    e, all'orecchio tuo, lo sussurrerà,
    mio dolce diletto.

  • 06 agosto 2015 alle ore 18:01
    NON TI LASCERO'

    Non ti lascerò, nella notte oscura,
    solo, al freddo,
    a tremare, a piangere e sognare
    quel che esiste, di sicuro,
    dietro la porta del mio,
    anzi, del nostro futuro.
    Tra le mie braccia, t'accoglierò,
    pur sempre che sia veritiera
    quella purezza d'anima
    da cui, tracce d'un passato doloroso,
    paion davvero scomparse,
    se mentitrici non sono,
    le labbra tue bramate.