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Poesie di Iris Vignola

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  • 06 agosto 2015 alle ore 17:59
    SENZA DI TE

    Voglio declamare per te
    questo poema d'amore,
    per farti capire che cosa sei per me.
    L'aurora nascente, che da Oriente dilaga,
    non mi dona chiarore, se non sei con me.
    Sei luce splendente, per gli occhi miei
    e senza di te, esiste il buio, solamente,
    intorno a me.
    Il sole rovente, che in cielo troneggia,
    non mi dona calore, se non sei con me.
    Sei fuoco divampante che, le mie membra, riscalda
    e senza di te, il freddo pervade l'anima e la mente,
    completamente.
    La notte silente, che incute timore,
    non mi dona ristoro, se non sei con me.
    Sei pace bramata che, il corpo mio assale,
    e senza di te, l'aborrita ansia si fa dirompente,
    dentro di me.
    La luna argentata, che il cielo impreziosisce,
    non mi dona incanto, se non sei con me.
    Sei magica spirale, che mi ruota intorno
    e senza di te, perde senso la vita,
    irrimediabilmente, per me.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:58
    DOLORE

    Dolore, che cosa fai qui,
    in questa casa, dove già abita il sole?
    Vattene via, giacché posto, per te, in mezzo a noi,
    non c'é, dove ognor regna l'Amore.
    La chiave, non ti daremo, della porta del cuore
    e sarà vano bussare,
    poiché, mai e poi mai, d'ora in avanti,
    ti lasceremo entrare.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:11
    CANTICO D'AMORE PER TE

    Un cantico d'amore,
    sono qui a scrivere per te,
    dolce poeta, che palpiti per me.
    Nel mentre che la mente mia
    cerca amorose parole,
    m'avvedo defluire versi d'amore,
    concepiti da fervente turbamento,
    dettati dal vibrante tuo cuore,
    nei quali, all'interno, mi sto ritrovando.
    Armoniose parole, impresse in quell'ore,
    anticipanti chiare aurore,
    avanti immergerti nel sonno ristoratore,
    nel quale Morfeo, sempre, ti ha accolto,
    in modo d'accompagnarti nell'irreale sogno,
    dov'io, mio poeta, t'attendevo
    ed il sussurro mio, com'eco, rimbalzava,
    affinché, a me, condurti,
    tua Musa ispiratrice di liriche sublimi,
    in cui ami cantare immenso ardore,
    che ognor provi per me, tuo eterno amore.
    Ed ora sto pensando a quanto andrò narrando,
    per descrivere di te, mio amato,
    possente ed intrigante, come piace a me,
    seppur dolcezza e tenerezza, l'anima tua, hanno colmato.
    Sei fresca acqua che, l'arsura, disseta, nell'assolato mio deserto.
    Sei rovente fuoco che, le membra intirizzite, riscalda, nel mio gelido inverno.
    Sei brillante raggio di sole che, nell'impetuosa mia tempesta, prorompente, s'insinua.
    Sei magica luna che, le tenebre oscure della mia mente, rischiara, raggiante.
    Sei l'Angelo Custode che, dall'Alto, disceso, celeste protezione, a me, concede.
    Sei il maschio uomo che, l'anima mia, unita al mio cuore, solo per sé, hanno preso.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:05
    DIPINGERO'

    Dipingerò quest'alto muro di cinta,
    impastato di cemento e di fatica,
    affinché permuti il grigiore di cui è pregno,
    come ogni giorno mio,
    in cui vivo mesta e avvilita.
    Colorarlo dovrò col pennello della vita,
    bagnandolo con lacrime di sogno infranto,
    intingendolo nel secchio del desio,
    empito del color del buonumore, rubato al sole.
    Indi dipingerò le foglie stinte,
    che il vento gelido, con raffiche, ha sferzato,
    come il mio viso, altresì, ha schiaffeggiato,
    nell'ore che s'è fatto ancora più brutale.
    Giacché rinnovar forza e colore,
    del verde di speranza, le dovrò coprire,
    nel mentre che tinteggerò l'abito mio, spento
    in questo stesso modo congeniale
    a confortar lo spirito ed il cuore
    nel ritrovar la fede nell'amore.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:04
    A RENATA, CON IL CUORE

    Nei tuoi occhi ho scrutato la vita,
    le hai aperto la porta dell'anima
    ed essa ha spalancato la propria,
    che semichiusa t'appariva.
    Tu, come rosa,
    in procinto d'esser strappata via
    da un refolo di vento,
    che s'è placato, davanti al tuo diniego,
    lasciandoti al tuo posto,
    su quello stelo trafitto dalle proprie spine,
    ma risanato, per miracolo divino.
    Tu, come aurora,
    rinasci dopo la lunga notte oscura,
    rifulgente di luce soffusa
    e dispensatrice di rugiada,
    come le preziose lacrime
    che solcano le guance,
    mentre sorridi, felice, alla vita.
    Tu, come luce,
    d'una tremula e indomita candela sempre accesa,
    effondi il tuo chiarore e la tua pace,
    che nasce dalla fede e dall'amore che hai nel cuore
    per Gesù, nostro amato Signore.
    In fondo,
    il Paradiso può anche attendere un Angelo.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 17:03
    CICALA E FORMICA

    IRIS VIGNOLA

    CICALA E FORMICA

    Un bel dì la formica laboriosa,
    affaticata dalla calura estiva,
    incontrò una cicala canterina
    che, felice del suo canto esasperante,
    strimpellava una chitarra assai grande.
    Stanca e mogia la formica
    s'apprestava a rincasare,
    col suo carico di roba da mangiare,
    prevedendo un sì lungo rigore invernale
    e lo scarseggiar del cibo
    sul terreno ricoperto dalla neve.
    Uno sguardo sorvolò quella cicala,
    che suonava e cantava a più non posso,
    sotto un pioppo, al riparo delle fronde,
    a godersi ampiamente la frescura.
    "Lascia stare di sudare e camminare,
    vieni qui vicino a me, t'insegnerò a cantare":
    "Canta, canta, che l'inverno è alle porte,
    suona e canta quel tuo canto petulante,
    poi non starti a lamentare,
    se la pancia resta vuota, senza nulla da mangiare".
    Replicò la formica, alquanto risentita.
    E il gelo venne infine molto presto,
    a rivestir la terra d'un candido mantello.
    La formica se ne stava nella tana,
    al calduccio, con la scorta di provviste,
    a svernare, in attesa del bel sole.
    La cicala canterina,
    non cantava dalla sera alla mattina,
    visto che la pancia vuota
    reclamava e borbottava perlomeno una cena.
    Ma, ahimè, senza esser previdente,
    nulla aveva messo in serbo,
    in attesa dell'inverno così freddo.
    Triste e in pena, chiese aiuto alla formica,
    che da ospite la prese, per saziare la sua fame,
    poi un consiglio elargire,
    affinché smettesse un poco di frinire
    e più saggia, in futuro, divenire.
     

  • 06 agosto 2015 alle ore 16:55
    IMMORTALATA DAL CANTO DELLA LUCE

    IRIS VIGNOLA

    IMMORTALATA DAL CANTO DELLA LUCE

    Si schiuderan le porte del trapasso ignoto,
    seppure la coscienza abbia diniego a tal divenire.
    Un salto nel buio, in quell'oscura morte,
    dal sapore aspro d'assoluta fine,
    bensì la vita aspiri a vita permanente,
    acciocché non perire veramente,
    in un contiguo niente, creante timore al pensiero stesso.
    Di rifiutarmi non ho potere alcuno, la vita mia non m'appartiene.
    L'anima mia, smarrita, vorrà scappare alla perenne falce,
    al suo cosmo futile e svuotato,
    in cui solo il nulla rimane inchiodato,
    sol tinteggiato d'ombra, che più scura non esista.
    Vorrà rinascer all'esistenza nuova, che sa d'antico.
    Spirito frastornato, sol per un momento, vittima del caos ramingo,
    dopodiché s'avverrà ad ataviche memorie,
    di cui s'avvalerà, onde affacciarsi sul desiato destino,
    immortalata dal canto della luce,
    tornerà la sua aura a brillar, ancora, nel mondo, a sé, affine,
    tornerà alla casa natia, dimora celestiale,
    al cospetto dell'eterno Padre.

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:29
    SO CHE

    IRIS VIGNOLA

    SO CHE

    Entrambi immobili, come statue di cera...
    A lungo, ti osservo, disteso nel sepolcro,
    prima di venir coperto, dal sudario misericordioso
    che avvolgerà le sacre membra,
    lavate, unte e profumate,
    martoriate da meschini, spregevoli assassini
    che hanno infierito e trucidato l'Innocente Agnello
    del Padre Tuo e nostro,
    nonché far sgorgare sangue prezioso,
    dal Corpo Tuo Divino
    e, seppur umile, Maestoso,
    mentre il cielo s'incupiva e rimbombava
    e la terra tremava,
    per l'infame delitto perpetrato,
    al legno della Croce bloccato
    da ogni chiodo
    che, la trascendente carne, ha violato.
    Il pianto mio, per Te, discende copioso
    dagli occhi e dal cuore,
    che mai avrebbero voluto
    vedere te, di Dio, il Figlio predestinato
    ad un truce destino,
    al quale non ti sei ribellato,
    bensì hai accettato,
    obbediente e remissivo,
    perire, per colpe non commesse,
    per amore dell'Onnipotente,
    che, tra noi, Ti ha inviato
    per sanarci e liberarci
    dai mali dell'anima e dal peccato.
    So che, dal mondo delle tenebre, risorgerai,
    come innanzi hai asserito
    e d'abbagliante luce, ti ricoprirai,
    avanti risalire alla Tua Casa,
    dell'universo, l'etereo ed eterno dominio.
    So che ci amerai fino alla fine del tempo
    ed anche oltre
    e ci accompagnerai in ogni nostro momento.
    Gesù Redentore, nostra Via, Verità e Vita,
    nostra salvezza e nostra luce infinita.

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:27
    RISORTO

    IRIS VIGNOLA

    RISORTO

    Sei risorto, mio Signore,
    sconfiggendo la morte,
    alle cui tenebre oscure,
    lo Spirito Tuo,
    di Luce Divina, concepito,
    come profetizzato, si è sottratto.
    A Te, si è inchinata
    e, fattasi da parte,
    umile e confusa,
    Ti ha reso il giusto onore,
    spettante all'Universale Redentore
    di cui, il sacrificio, è stato immane,
    quale messaggio d'Amore e di Pace,
    verso noi, figli del Tuo Eterno Padre,
    al quale Ti sei ricongiunto,
    nella Celeste Dimensione,
    dalla quale sei stato generato,
    guardando e amando noi,
    come Tuoi fratelli,
    ai quali, ogni peccato,
    hai, con misericordia, perdonato.

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:26
    SPIRITO INQUIETO

    IRIS VIGNOLA

    SPIRITO INQUIETO

    Vento...vedo le foglie fremere, sotto l'alito tuo,
    bensì, all'udito, non percepisca sussurro,
    leggero, quasi silente
    e sulla pelle...niente...
    non sensazione di sfioramento,
    provo, del tuo lieve tormento...
    Mare...vedo, dell'onda tua, la schiuma biancastra,
    pigramente arrivare e farsi risacca,
    seppur flebile sciabordio, non oda, che l'accompagna...
    né, tantomeno, dall'acqua salata, mi sento accarezzata...
    Brivido...copioso freddo pervade lo spirito stesso,
    qui, su questa riva, da dove staccarmi, non posso...
    mentre lo sguardo s'allunga all'orizzonte ,
    dove cielo e mare paion volersi toccare...
    Intanto...ancora, sono immersa ad osservare
    questa Terra che, a lasciar, m'accingo...
    per costrizione, seguente
    al gesto mio, folle e incosciente...
    Radici profonde mi legano, tutt'ora,
    difficili, da spezzare,
    sebbene sia arrivata l'ora,
    per me, Spirito inquieto, di dover andare
    e lasciare lì, nel gelido liquido, immerso,
    il corpo mio...
    a cui, nessuno, male ognor può fare,
    in quell'acquosa tomba,
    nell'immensa profondità del mare...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:25
    MI MANCHI

    IRIS VIGNOLA

    MI MANCHI

    Respiro a fondo, scrutando il cielo,
    che, allo sguardo mio sognante,
    or ora appare tessuto nero,
    un manto vellutato,
    trapuntato d'energie pulsanti,
    preziosi brillanti,
    che l'intarsiano di scie luminescenti,
    gettato su,
    a coprir la terrestre volta,
    quasi sinuosa signora,
    andata, al cielo, in leggiadra sposa.
    Nel mentre, penso che mi manchi.
    Nella sua fase attuale,
    com'essa ama quando si degna d'apparire,
    di radiosa luce, abbellita,
    per dare il tocco finale,
    al quadro sublime, quasi irreale,
    del cosmo che, una mostra, ha allestito,
    risplende l'argentea luna
    in questa notte,
    d'agognata pace ammantata,
    che, intensamente, mi sta prendendo,
    rilassando la mente,
    fino ad attenuare il dolore presente,
    dal momento che mi manchi.
    Smetti mio cuore...
    Smetti di urlare...
    La muta voce fai tacere,
    nella magia dello splendore che hai davanti...
    Ma intanto, penso che mi manchi.

     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:21
    LA DANZA DEI FILI

    IRIS VIGNOLA

    LA DANZA DEI FILI, UNO STRABILIANTE SPETTACOLO TEATRALE IN CUI SI UNISCONO LE ARTI DELLA DANZA, DELLA PITTURA, DELLA SCULTURA, DELLA MUSICA, DEL CANTO, CON FILI ETEREI D'UNIONE COSMICA.

    ALL'AMICA ALESSANDRA, CON AFFETTO. (Realizzatrice del progetto e regista) 

    A MIA FIGLIA  EMMANUELLE, CON AMORE (Coreografa dei balletti e fondatrice e Direttrice dell'Accademia La Maison de la Danse di La Spezia)

    LA DANZA DEI FILI

    S'apre il sipario sul concerto di suoni,
    i riflettori rincorrono fantasmagoriche figure che sbucano dall'ombra,
    una ad una, nella coreografica sequenza costruita.
    Quadri qua e là appesi, dai policromatici colori,
    di fili intarsiati nelle tele, quasi pregiati tessuti
    atti a coronare il senso dell'unione,
    inequivocabile cosmica concezione.
    Simbolici fili, nella scenografica danza
    che assembla l'arte in tutta la sua essenza,
    venerata e d'ogni forma plasmata.
    Veri valori per i posteri a venire.
    Volti nascosti da strabilianti maschere forgiate nella cartapesta,
    corpi coperti da simboliche vesti, rappresentanti gli opposti
    e, nel contempo, l'eterno, inscindibile vincolo,
    della materia e dell'antimateria,
    della carne e dello spirito.
    Vita e morte, così diverse,
    seppure conseguenti e indivisibili.
    Fili, fluenti e trasparenti,
    unenti tutto ciò che ruota intorno a noi,
    in quello spazio che ci è stato dato,
    empito da un artefice geniale.
    Danza dei fili, creata da chi ha saputo usare il cuore,
    a richiamar coscienza e a prender consapevolezza,
    straordinaria e incomparabile danza singolare
    inneggiante alla vita e all'amore.

     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:14
    BRIVIDI D'AMORE

    IRIS VIGNOLA

    BRIVIDI D'AMORE

    Lascio cader la veste troppo usata
    dell'indifferenza, da troppo tempo acquisita.
    Nuda la pelle, al chiarore delle stelle,
    offro il mio corpo al cielo,
    sottraendogli il lunare manto bagnato d'argento,
    col quale potermi coprire,
    nel mentre invoco il perdono
    alla donna che ero,
    colei ch'era nata per amare,
    prima di lasciarsi, dentro, morire.
    Rifiutar l'amore non ha alcun senso,
    l'aver sofferto non giustifica questo,
    l'ho capito solamente adesso.
    Ed or mi trovo qui a fare pace con me stessa,
    a togliermi di dosso questa veste d'apatia
    che mi andava troppo stretta,
    percepire il canto del mistero,
    udir le melodiose note di un'arpa celestiale,
    suonata da un Angelo dalle dita affusolate,
    traente, dalle corde, una musica soave che rapisce il cuore.
    E piangere di gioia, mentre nasce il mio sorriso,
    immaginar quel che può essere il Paradiso
    e riscoprirsi a provare brividi intensi ed improvvisi.
    Brividi d'amore che salgono e percorrono la pelle,
    sensazione d'esser nata a nuova vita,
    d'essere amata e di voler di nuovo amare,
    sotto quel cielo trapuntato di stelle
    ed inondato di fulgida luce lunare.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:12
    SOSPIRO D'ETERNO, SUSSURRO D'IMMENSO...

    IRIS VIGNOLA

    SOSPIRO D'ETERNO, SUSSURRO D'IMMENSO...

    Sospiro d'eterno, sussurro d'immenso...
    S''immerge lo sguardo, perdendosi
    nel perpetuo, ancestrale movimento.
    Immobilitá statica avvinghia le membra divenute gesso,
    parvenza d'una statua in attesa d'esser smossa,
    come foglia immobile sul ramo
    ch'attende un alito di vento,
    al fin di divenir fremente
    e riprender l'energia vitale.
    Frotte di stelle, nascenti ogni notte,
    barlumi che s'accendono nell'ombra,
    come fiammelle tremule
    che non si smorzano nel buio.
    Spicchio di luna pallido,
    baciato dal sole, nel sacrale silenzio,
    nel suo calare imperituro, che la sottrae alla vista,
    per poi farla riapparir, timidamente,
    crescente, fino al rotondo plenilunio,
    al pieno del suo massimo splendore.
    Assorbe, lo spirito, tale capolavoro.
    Innegabile delirio,
    in cui precipita la mente,
    onde comprendere l'ignoto.
    Atavico timore ch'attrae a sé, innegabilmente,
    d'un'inimmaginabile immensitá, dal sapore sconvolgente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:10
    L'ALTRA

    IRIS VIGNOLA

    L'ALTRA

    Peccato generato dal tuo io, solo e sofferente,
    a cui è mancata quella parte della mela appagante la vita.
    Bieco fato maledetto, che ha giocato con te stesso,
    raggirandoti ed offrendoti una vita alternativa,
    una scelta dal sapor di libero arbitrio, forse imposta,
    a cui ti sei concesso erroneamente,
    sottraendoti colei, per te, creata, l'alter ego femminile,
    a giudizio del tuo cuore e della mente.
    Spirito in simbiosi assoluta, lungamente atteso
    e al fine arrivato, a saziar la completezza che mai c'è stata.
    Nascosta nel sito della tua anima in fervore,
    forse la tua condanna infernale, se poco vale amare,
    or relegata nel tuo solo paradiso.
    La donna che avrebbe dovuto appartenerti, per diritto esistenziale,
    quella che avresti tua voluto e amato per la vita.
    Vite parallele, sconosciute alle altrui coscienze,
    che, ad un tratto del cammino, vanno a scindere il connubio preesistente,
    finendo a intersecarsi con l'altra opposta,
    per unirsi finalmente, come probabilmente era scritto, dall'inizio.
    Il destino vile si è stancato di giocare,
    dà l'idea di volersi riscattare.
    Che sia un demone oppur Dio, non sai asserire,
    ma di certo sai che non intendi rinunciare ancora all'altra,
    che sa leggere il tuo cuore e la tua mente,
    che ti è entrata dentro l'anima, come mai alcuna prima.
    Come pure hai fatto tu, per farti amare,
    da lei che ti appartiene adesso e resta lì, paziente, ad aspettar col cuore in mano,
    che tu spezzi le catene del passato, liberando il tuo presente,
    acciocché renderti giustizia per un viver trascinato ed insensato
    maturando la coscienza del diritto ad essere felice.

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:08
    TEMPO DEL SILENZIO

    IRIS VIGNOLA

    TEMPO DEL SILENZIO

    L'orologio sta indicando il trascorrere del tempo del silenzio,
    ticchettio impietoso del secondo, che vuol essere martirio.
    Il delirio dell'addio!
    Quanto male, defraudandomi di te!
    Sabotati, i sogni miei, frantumati ora sono come bolle di sapone.
    Sono a terra!
    Odio il fiore che hai lasciato sul balcone,
    odio quell'odore sensuale e amaro che hai lasciato sul lenzuolo.
    Odio te che sei fuggito...e odio me che ancor ti voglio...
    Odio me perché ti amo e vorrei fosse il contrario.
    L'orologio sta indicando il trascorrere del tempo del tormento,
    che s'incrocia con il battito del cuore.
    Sono sola...
    Tutte l'ore mi ritrovan disperata, senza amore
    e vorrei divenir maga per fermare quello scorrere oltraggioso,
    dacché farlo camminar ora a ritroso,
    fino a farti ritornare...e distrugger l'orologio.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:07
    PRIMAVERA DI LIBERAZIONE

    IRIS VIGNOLA

    PRIMAVERA DI LIBERAZIONE

    Suono di campane a festa,
    in quel 25 aprile, di primavera.
    Libertà ritrovata, dal predominio nazista,
    per chi aveva la fortuna d'essere ancor vivo.
    Folle gremivano le piazze, sorrisi agli alleati
    ch'entrarono spavaldi,
    dispensando sorrisi e cioccolato.
    L'accoglienza fu trionfale e frenetica,
    baci ai soldati e lanci di fiori.
    Tra il pianto, gli abbracci e le grida,
    commozione ed entusiasmo
    affrancarono la vita di migliaia d'individui
    dal barbaro oppressore.
    Sofferenze, bombardamenti,
    rastrellamenti, deportazioni,
    onore ai martiri, che si contavano a milioni,
    la libertà aveva pagato il suo alto prezzo
    sacrificandoli sull'altare della pace.
    Il tricolore svettava, ammantando città e paesi,
    da qualche parte ancor si combatteva,
    la scia di sangue, macchiante la terra,
    non era ancor finita.
    Incendi, rovine, funestavano la patria.
    La storia girava un'altra pagina,
    fatta di rinascita e di vita,
    in quell'anno del '45.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:05
    SCONVOLGENTE DOLCE OSSESSIONE

    IRIS VIGNOLA

    SCONVOLGENTE DOLCE OSSESSIONE

    Che hai da guardarmi così?
    Vorresti intimorirmi?
    Son turchesi gli occhi tuoi,
    del colore del cielo
    e non posson far male davvero!
    Son venuta da te,
    per amarti per sempre
    e non volgerò lo sguardo indietro.
    L'ho lasciato, se ti preme questo,
    questa volta, definitivamente.
    Non mi credi?
    Il tuo sguardo mi dice: "tu menti".
    Stai farneticando,
    intanto sento che preghi, in cuor tuo,
    che il tuo io non sia in grado di giudicare
    e che stia sbagliando.
    Quel tarlo s'è infiltrato nel cervello,
    arrovellando le budella.
    "Sei sicura?" Allorché mi domandi.
    Al che non rispondo...
    continuando a fissare il tuo sguardo tinto di mare.
    Forse m'ami...ma non ne son certa...
    "Spogliati... ti voglio mia".
    Soggiogata al piacere tuo mi sento.
    Altresì al mio.
    Mi denudo, mentre mi osservi.
    L'ossessione di me ti sconvolge la mente,
    possedermi t'esalta e pare saziarti...
    ... per poco...
    fino a riprender lo strano gioco.
    Forse è amore...ma non ne son certa...
    Sconvolgente ossessione!
    Sto donandoti il mio corpo,
    fino allo sfinimento.
    D'esser tua non posso fare a meno.
    Forse t'amo...ma non ne son certa...
    Tuttavia percepisco che il nostro amplesso
    non sia forgiato di solo sesso.
    Forse è amore...ma non ne son certa...
    Mera ossessione che toglie il respiro,
    allontanando il sonno,
    proiettando incubi ad occhi aperti,
    vero delirio di finire a i perderci l'un l'altro.
    Paura d'amare,
    tralasciando le ragioni del cuore...
    Ossessione insistente,
    che, talvolta, diviene dolce come miele.
    Che sia il preludio dell'amore vero?
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:04
    LUNARE TRIADE DI DEE ANTICHE

    IRIS VIGNOLA

    LUNARE TRIADE DI DEE ANTICHE

    Caduche foglie, disposte a spirale,
    sui rami penduli del salice piangente,
    che si riflette nello specchio lacustre,
    a rispecchiar le lunghe fronde,
    agognanti del vivido calor solare.
    Scendono a terra l'innumerevoli braccia legnose,
    acciocché sposare l'acqua dell'acquitrino stagnante.
    Pare soffrire, malinconica e maestosa mole,
    per la sua vita breve,
    all'imbrunire della notte che è in attesa di arrivare
    a disperder la pur flebile luce crepuscolare,
    che ancor s'avvede, nel suo errare vagabondo,
    scendendo sulla folta chioma
    del salice che piange,
    dacché porger conforto,
    col suo profondo abbraccio, che circondarlo intende.
    Altresì baciato dal chiarore della luna,
    appare insostituibile cornice
    d'un paesaggio fiabesco,
    a rammentar mitologica credenza
    che sia lì a dar vita alla lunare triade di Dee antiche.
    Splendido manto ornamentale, di verde tinteggiato,
    dal portamento che pare pianger lacrime amare,
    nel generar ombra,
    nella fugace ombra appropriante della luce,
    nel consueto, sempiterno epilogo del giorno,
    nel qual cercar riposo alla stanca vista,
    ch'ha amato saturarsi d'una bellezza armonica ed infinita.
    avanti cedere al rigenerante sonno,
    per aver modo di vivere nel sogno.

     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:02
    SPASMODICA ATTESA

    IRIS VIGNOLA

    SPASMODICA ATTESA

    Ansiosa attesa di te,
    tra le rose del mio balcone,
    sospiro e spero
    che tu non tardi ad arrivare.
    Ne aspiro le fragranze, dolcemente,
    a deliziar l'olfatto e catturar la mente,
    ne colmo gli occhi, bramosi dei variopinti colori,
    a sollazzar lo spirito fremente.
    Intanto scruto il tuo giungere,
    inoltrandomi, fin dove arriva il mio sguardo,
    nell'orizzonte, dove il firmamento va ad accarezzare il mare.
    E mi perdo nel sognare ad occhi aperti,
    fuga, a me consona, dal reale,
    giacché ricercar la fantasia perennemente accesa,
    in cui addentrarmi per realizzar quei sogni,
    talvolta pressoché irreali.
    Quand'ecco la mia mente riaffiorare al presente,
    vedendoti arrivare, notando il tuo solare sorriso,
    mio amore, mio angolo di Paradiso,
    mio sogno realizzato,
    che vieni a dissipare la mia spasmodica attesa,
    col tuo sapermi amare.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 18:01
    LA FORZA DELLA VITA

    IRIS VIGNOLA

    LA FORZA DELLA VITA

    Restano i silenzi, a farti compagnia,
    nel momento in cui tutto sembra andato.
    Nessun ideale è rimasto,
    lungo un percorso di noia e di stenti,
    da quando stai barattando l'esistenza,
    in cambio di quell'odiosa sostanza,
    che fa di te uno schiavo assuefatto,
    che si trascina nel tunnel dell'inferno,
    fatto di tenebra,
    oscurante la tua mente confusa e farneticante,
    fuori della realtá,
    ma sita in una miserabile parvenza di vita.
    Inerme burattino, manovrato da altri,
    che su di te han fatto conto,
    che ti saresti perso.
    Se solo riuscissi, dal tunnel, ad uscire,
    per guardare il sole e sentirne il calore,
    scrutare il cielo ed odorare un fiore,
    come eri solito fare
    quando, bambino, t'accingevi a giocare.
    Se tu capissi che, in questo frangente,
    avrai, nelle mani, null'altro che il niente,
    preda innocente d'una triste sorte,
    che t'ha condannato e, ben presto,
    si concluderá nelle grinfie della morte.
    Se ti guardassi un istante allo specchio,
    oltrepassando colui che vedi riflesso,
    cercando, in quello sguardo spento,
    lo spirito incerto, occultato dentro...
    Forse, proprio in quel momento,
    scopriresti, infinita, la forza della vita,
    che, in te, è nascosta, ma non andata persa...
    Ed ora sta sfiorando le tue dita...
    Allor potresti, a lei, aggrapparti,
    con la rabbia ed il tormento,
    per dire basta, all'esistenza senza senso.
    Riscopriresti quell'energia che ti lega,
    al di lá d'ogni altra cosa,
    a voler proseguire e ricercare, in te,
    quel piccolo bimbo che amava sognare
    e, tanto, sperava in un mondo migliore.
    Tu lo sai che non è ancora finita,
    poichè, finchè vivrai,
    avrai, con te, la forza della vita,
    che ti sussurra, intenerita:
    "Guarda ancora quanta vita c'è".
    E per questo ti dico:
    "Verrei all'inferno con te,
    se sol potesse servire a darti forza
    per tornare a riscoprire il senso di vivere
    e ricondurti al Paradiso,
    figlio mio, mio amore infinito!"

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:56
    TUNNEL SILENZIOSO

    IRIS VIGNOLA

    TUNNEL SILENZIOSO

    Silenzio, nei sentieri della mente,
    in cui gl'impenetrabili pensieri,
    vanno disperdendosi nel niente,
    giacchè evitar d'escogitar risposte,
    al farneticare occulto e insano
    che, del muto pensiero,
    amante di mutarsi in parole,
    in lamenti, in gridi d'aiuto,
    non ha nulla a che vedere...
    ...e restano solamente i silenzi.
    In vicoli bui e angusti, ti sposti, ciondolante fardello
    d'una vita di noia e stenti,
    in perenne attesa d'un essere vigliacco,
    burattinaio infame dell'esistenze altrui,
    inermi burattini, svenditori di se stessi,
    in cambio d'artefatte dosi,
    che arrechino parvenza di vivere
    e non di sopravvivere.
    Ore e minuti volano a tua insaputa,
    nel mesto fare niente, in un'ansiosa attesa,
    impaziente d'annoverare un altro buco,
    affinché tu possa rimanere
    nel tunnel silenzioso e
    oscuro, ricolmo dei tuoi fantasmi e delle tue paure,
    vincolanti l'anima tua e la mente,
    per mezzo d'invisibili catene, pur non indivisibili,
    che spezzare potresti,
    se trovassi il coraggio di cercare pace
    e d'uscire finalmente alla radiosa luce.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:55
    QUANTO...

    IRIS VIGNOLA

    QUANTO...

    Quanto delle favole è rimasto nei bambini d'allora,
    che amavano ascoltarle, a bocca aperta,
    attraverso le flemmatiche parole della nonna loro.
    Quanto dei giochi infantili, all'aria aperta,
    perpetrati nei cortili,
    dove smisero di credere alle favole,
    divenendo adolescenti
    e cercando i sentimenti ed un diverso piacere,
    scoprendo la propria identitá nell'amare.
    Quanto sta perdendo chi non ha vissuto quel tempo,
    degli improvvisati nascondigli
    e dei segreti,
    condivisi strettamente con alcuni amici,
    dei festini, in cui incontrare il primo amore,
    della crescita interiore ed individuale,
    lontana dall'odierna educazione sessuale,
    in etá consona, essenziale,
    ma non quella predisposta agli albori della vita,
    da chi cerca d'insegnare anatomia dell'altrui sesso all'asilo.
    Quanto toglie loro, a mio avviso,
    nel mentre sta lì a guardare,
    pensando d'agire per il meglio,
    negando ai piccoli l'esperienza di scoprirlo
    in modo personale e naturale,
    solamente crescendo,
    come madre natura vuole.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:54
    RIFUGIARSI NEL PECCATO

    IRIS VIGNOLA

    RIFUGIARSI NEL PECCATO

    Ardore, come fuoco nelle vene,
    sublime estasi d'un bacio appassionato
    e di un abbraccio senza fine,
    incontro rubato a un giorno infinito e vuoto.
    Voglia di stare insieme,
    per rifugiarsi nel peccato,
    quale sinonimo d'amore,
    quando lo spirito è preda del desio
    d'appartenere all'altro.
    Amarsi all'ombra del pretesto,
    sviando veritiera luce,
    porsi in connubio con l'ignoto,
    tetra condanna abissale
    che, maleficamente e malamente,
    osar scindere pretende due corpi,
    di cui le anime, in simbiosi indelebile
    paiono inver unica e indivisibile.
    Speranza divenuta audacia,
    affinché non abbia da esister dubbio alcuno
    che l'amore si proclami vincitore,
    non cedendo al timor d'un passo errato.
    Battaglia antica tra bene e male che fa pensare.
    Perennemente insonni ad aspettar consiglio dalla notte,
    anteponendo pia coscienza al proprio io,
    riflettere se rinunciar a questo amore vero,
    di cui nutrirci per sentirci vivi,
    sia bene... o anzi male,
    se fosse d'uopo soccombere al dover, quale martirio infame,
    barattando l'inestimabile diritto a rispettar se stessi.

  • 02 agosto 2015 alle ore 17:43
    DALL'ALTO DELLA GROTTA, SCORGEVO IL MARE

    IRIS VIGNOLA

    DALL'ALTO DELLA GROTTA, SCORGEVO IL MARE

    Quella fragranza pregna di salmastro,
    portata dal vento,
    racchiudente l'odore del mare,
    in un ricordo, fra i tanti,
    che sopravvive allo scorrere implacabile del tempo.
    Satura, la grotta, di quel profumo ineguagliabile ed intenso,
    accarezzante il piccolo mio olfatto,
    nel mentre calcavo, incerta,
    gradini un po' sconnessi, scavati nella roccia,
    per mano di chi amavo,
    onde approdare alla turchina distesa salata
    che, giá, m'attirava e che, lentamente, s'avvicinava.
    Dall'alto della grotta, scorgevo il mare.
    Si faceva imponente l'effluvio dell'onde
    fustiganti gli scogli bruniti,
    che riuscivano a frenare l'impetuoso ardire,
    verso un fazzoletto di sassi e anfratti,
    tra gl'impervi e scoscesi dirupi
    che si tuffavano fino al fondale.
    Rumoroso, quel moto ondoso,
    di cui l'eco, che ancor odo,
    se pensiero mi riporta,
    rimbombante nella conca
    e maggiormente fragoroso nella grotta,
    risuonava nel mio esile orecchio di bambina
    che s'accingea a bagnar tenere membra,
    saltellando, come pazza, tra l'abbondante spuma bianca,
    sui sassi, senza provar un minimo dolore.
    felice d'esser lì, ancora al mare.