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Poesie di Iris Vignola

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  • 02 agosto 2015 alle ore 15:59
    VIENI CON ME

    IRIS VIGNOLA

    VIENI CON ME

    Dell'onda, infrangente il caldo arenile,
    carezzevole sussurro, giunge a me,
    immerso nella tua seducente voce
    che, sotto spoglia di aitante rapace,
    l'ha fatto suo,
    al fine di condurre, d'amore,
    diafane parole
    che, l'anima mia, lusingano,
    passando per il cuore.
    "Vieni con me...mio dolce amore...
    Ti prenderò la mano,
    acciocché portarti lontano,
    esplorando nuovi mondi,
    fra immense stelle e buchi neri,
    dentro cui inoltrarci,
    per scoprirne l'eterno ignoto.
    Vieni con me...mio dolce amore...
    Dammi la mano,
    qui, sola, non ti lascio,
    in questo triste mondo sciagurato;
    dagli Angeli, mi farò donare
    eteree ali, con cui poter volare
    o ribelle unicorno scoverò
    e saprò domare
    per condurti con me, anima mia,
    verso l'azzurro cielo e ancor più su,
    tra lucente energia dell'infinito divino,
    in cui ci perderemo,
    ma tu sarai per sempre mia".
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:58
    NON SOGNO E NON REALTA'

    IRIS VIGNOLA

    NON SOGNO E NON REALTA'

    Sogno o realtà, fantasia o follia,
    sono qui sveglia, o nel dormiveglia,
    o, ancora, profondamente addormentata
    e, d'improvviso, percepisco una malia:
    un refolo di vento, dal letto, mi rapisce
    e su, sempre più in alto, veloce, mi trasporta,
    la sua carezza lieve, il viso mio, ora avvolge,
    intanto che il suo sibilo, all'orecchio, mi fa udire,
    acciocché il sussurro suo, suadente, far, a me, arrivare.
    D'un mondo ignoto e costellato,
    m'accingo a varcare il confine di mistero,
    scalzi, i miei piedi non tastano il terreno,
    intanto che, dagli occhi strabiliati, alquanto,
    sgorgan lacrime d'emozionale pianto
    e lo spirito si satura d'immenso.
    Riecco il vento
    e la folata, nuovamente, mi solleva,
    fino al sentiero impervio, su cui, stranita,
    m'inerpico, a fatica, onde arrivare al cielo.
    Blu, la notte, di cui percepisco il soave respiro,
    mentre un canto stellare s'eleva, nel firmamento
    e la via lattea, pare osservarmi, sapiente,
    per indicarmi la giusta via dell'incanto.
    Straordinario, morbido manto, irradiato di luce lunare,
    puro, come, della neve, il supremo candore,
    saettante criniera, liscia e fluente, come scudiscio,
    sferza l'aria, tutt'intorno,
    e il portamento altero, da giovane destriero,
    maestoso e visibilmente fiero.
    Troneggia, sull'affusolato muso, il corno,
    che, scintilla, all'apparir mio sulla scena,
    l'ali imponenti, intrise di bellezza, scorgo
    intanto che, attirata dal fluido fatato,
    all'unicorno, monto sul dorso,
    volando, finalmente, a rimirar le stelle da vicino,
    ad osservar la luccicante scia delle comete,
    a contare le galassie lontane ed infinite,
    a scoprir, dell'universo, la grandezza,
    in quella notte unica e incredibile,
    non sogno e non realtà, ma inenarrabile.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:56
    NEBBIA

    IRIS VIGNOLA

    NEBBIA

    Quel sentiero sterrato e isolato,
    che delinea il campo, ormai congelato,
    s'inoltra, senza indugio,
    sotto quel fosco mantello appariscente,
    che l'assale e lo copre,
    quasi a renderlo scomparso,
    sottraendolo alla vista del passante.
    Gli alberi, sfioriti e rassegnati al tempo,
    s'ammantano di quella triste bruma,
    amica del silenzio e della brina,
    del freddo e dell'inverso inverno grigio.
    Offuscato, l'orizzonte appare immateriale,
    evanescente e, altresì, irreale,
    l'atmosfera traditrice della nebbia
    sale da terra,
    insinuandosi, impietosa, in ogni cosa,
    ghermendo ogni singolo colore,
    gettando un velo, biancastro ed inodore,
    che si dissolve all'apparir del sole.
    Tristezza porta e bigio,
    a chi fa da carceriera, l'umor rende,
    anelante di vederla scomparire
    nel più breve,
    per ritornare ad apprezzare il cielo terso
    ed il carpito colore
    e la beltá di ciò che, intorno, è consistente e reale.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:56
    TE NE SEI ANDATO

    IRIS VIGNOLA

    TE NE SEI ANDATO

    Te ne sei andato, così all'improvviso,
    in quel silenzio che, giá, ci aveva diviso,
    noi due che, un tempo,
    c'eravamo amati così tanto
    ma quell'amore, hai distrutto,
    con il tuo comportamento.
    Io, il tuo perno,
    tu, a me, abbarbicato,
    come fossi albero,,
    con robuste radici, ben radicato.
    M'amavi e, per contro,
    troppe volte, m'hai umiliata,
    dall'insana gelosia,
    la tua mente, era traviata e tormentata.
    Le torbide paure, scaturite dal vissuto,
    si son rivolte, a te, contro
    facendo in modo
    che, chi amavi, maltrattassi,
    comandato da certi biechi impulsi,
    screditati con richieste di perdono,
    arrivate sovente,
    a tamponare il mio cuore sanguinante.
    Solo a me, hai giurato eterno amore,
    solo a me, hai dedicato le tue ore d'una vita,
    perché dunque hai fatto sì che fosse giá finita?
    Tu m'amavi, ma il mio amore hai disgregato,
    la passione che ci univa, hai annullato.
    Lacrime, d'amaro pianto,
    i tuoi occhi hanno sgorgato,
    quando, al fin, ribellata, mi sono, al fato,
    quando, in un momento,
    la tua donna avevi perso
    e il mondo intero t'è crollato addosso.
    Te ne sei andato,
    nella dimora di quell'altra vita
    ma, la tua casa, non hai mai lasciato,
    sei andato via in silenzio, di soppiatto,
    lasciando tutti noi nello sgomento.
    Ed il mio pianto,
    che, mai, avrei creduto di asciugare,
    per te, s'è materializzato,
    nel ripensar all'amore che, tra noi, c'è stato,
    in un'unione che, a parer di Dio,
    lassù, nel Cielo,
    dovesse essere perpetua e indivisibile,
    solo, da morte, resa scindibile.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:54
    ALBERO ANTICO

    IRIS VIGNOLA

    ALBERO ANTICO

    Fra grovigli di ricordi, messi alla rinfusa,
    riacciuffo quello che fa al mio caso, or ora,
    che sovviene alla mia, ancor vispa, mente,
    nell'osservar la foto dell'albero presente.
    Rimembro l'albero mio, alla vigilia natalizia
    che, da bambina, mi pareva una delizia.
    Ed era vero, maestoso e gigantesco,
    con il puntale, arrivava a toccare il soffitto,
    come fosse stato il cielo.
    Profumo d'abete, a festa, agghindato,
    di svariati e colorati gingilli, addobbato,
    catene dorate, di forge e decori adornate,
    dolcetti di zucchero e fine cioccolato,
    palle di vetro, vero e luccicante,
    che non rotolava, né rimbalzava,
    altresì frantumava, se, a terra, ahimè, cadeva.
    Albero antico, che donava euforia e gaiezza
    in quella casa di gente sì umile e senza pretese,
    che, a Natale, di luce, s'arricchiva veramente,
    rendendo una piccola bimba ansiosa e felice
    d'aspettar la Notte, dell'anno, più speciale,
    sì magica e festante, quella del Santo Natale.
    Famiglia riunita intorno al focolare,
    ad appagarsi soavemente il cuore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:53
    AMARE L'AMORE

    IRIS VIGNOLA

    AMARE L'AMORE

    Un soffio d'aria, che odora di mare,
    scompiglia i lunghi capelli, che sanno di sale...
    La spiaggia dorata, al calare del sole,
    deserta mi appare, nel suo caldo splendore.
    Attendo fremente, sotto l'immane orizzonte,
    disteso beato, nel cosmo infinito.
    Amare l'amore.
    Le nubi s'insinuano e poi si rincorrono,
    giocose s'accoppiano, evanescenti figure...
    M'inebrio di vento salmastro e del sole,
    che sta scomparendo per, altrove, abbagliare.
    Amare l'amore.
    Le ombre m'avvolgono, la buia notte s'avventura,
    travolge, il silenzio, l'anima mia, imperitura...
    Il male non paga, mai adepta s'è forgiata
    dacché, del bene, amante perpetua, s'è rivelata.
    Amare l'amore.
    Intrisa di luce, della suadente luna,
    respiro, in profondo, l'atmosfera nascente...
    Fremiti assalgono il corpo mio, che assapora
    l'eterno istante d'immenso piacere,
    traboccante dal cuore, che ama l'amore.
    Amare l'amore, in ogni singolo istante,
    per qualsivoglia natura...
    sentirmi rapita dall'estasi d'amare,
    unico e univoco propellente,
    nello scambio congiunto
    dello spirito emozionale del prendere e donare.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:52
    CIGNI DANZATORI

    IRIS VIGNOLA

    CIGNI DANZATORI

    Due cigni bianchi, s'apprestano a danzare,
    sul dolce lago, al tramontar del sole,
    nella movenza, soave e raffinata
    che, l'eleganza, ispira, maestra innata.
    L'astro dorato, or rosso è diventato
    e, mesto e stanco, s'accinge a riposare,
    lasciando, all'orizzonte, il saluto suo regale,
    per donar luce e il posto,
    da degno galantuomo,
    alla silente luna, che se ne appropria,
    come farebbe un'altera regina.
    Alcun rumore, infesta quelle ore,
    intanto l'orizzonte ha mutato il suo colore,
    riempitosi, inquietante, di quello della notte,
    scesa a vestir di nero la Terra ed il cielo,
    nel mentre che sul lago, ora d'argento,
    risuona ancora il melodioso canto,
    che fu preludio, accompagnante il coro
    dei cigni danzatori, nell'estasi d'amore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:51
    STELLA COMETA

    IRIS VIGNOLA

    STELLA COMETA

    Stella cometa,
    che vaghi su, nel cosmo,
    senza mai meta,
    andando, le altre stelle, ad eclissare,
    per via della tua scia,
    irrorata da luminescente polvere stellare.
    Il tuo girovagare senza tregua alcuna,
    al richiamo divino, in quella fredda notte bruna,
    non s'è sottratto,
    dirompente luce, rischiarante il cielo, hai emanato,
    tracciando il percorso che i fedeli hanno seguito,
    al fine di giungere alla Grotta, destinata al piccolo Bambino,
    e glorificarne la venuta in Terra, quale Dio fattosi Uomo.
    Gli Angeli cantavano le lodi,
    intanto che arrivavano le greggi ed i pastori
    e, dopo ancora, sopraggiungevano i Re Magi,
    calcando anch'essi la rotta già segnata,
    col naso al cielo, da te illuminata.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:50
    PRINCIPE DEL SOGNO

    IRIS VIGNOLA

    PRINCIPE DEL SOGNO

    Tenebroso Principe del sogno,
    intrepido guerriero,
    che nella notte, vaghi,
    da nebbia, erompendo,
    dell'irreale mondo,
    fatto di oscurità
    che, perpetuamente, accompagna,
    in unione al silenzio,
    lo spirito tuo, ramingo,
    privo di pace, alcuna.
    Bruno mantello,
    mostrar, lascia, il petto e il dorso,
    del corpo tuo, aitante... nonché attraente,
    sotto quel volto...intensamente austero,
    bensì colga, di perle nere,
    negli occhi tuoi,
    come la notte, tetre e profonde,
    sguardo avvincente...
    e, al rimirar mio... altresì provocante,
    come passionale carezza,
    che avvolge tutta, me stessa,
    in, straripante, ebbrezza.
    Giungi a me...
    calcando terre, silvestri,
    o, altre volte, brulle,
    impervi valichi, di elevate montagne,
    impenetrabili, poiché intricate, foreste
    e deserte rive, di fine e bianca sabbia,
    sul solenne, tuo, cavallo,
    di immane forza, vigoroso,
    che, lanciato, ad un galoppo folle,
    quanto glorioso,
    si scontra col vento, irruente,
    dal mare, proveniente,
    soffiante, tra fiera e fluente criniera,
    che oscilla, selvaggia,
    affine alla lunga tua chioma,
    che luce, mai, vede,
    apparendo brunita,
    anziché, d'aureo, creata.
    Arresta l'imperituro tuo sfrecciare,
    mio bel Principe errante,
    affinché io possa, a te, venire,
    nel sogno mio, struggente,
    e, nei tuoi occhi, affondare,
    per cogliervi agognato ardore...
    e, le tue labbra, lambire,
    cosicché,
    la tua mera essenza, scoprire...
    e capire...se mi sapresti amare...
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:49
    LA SLITTA DI SANTA KLAUS

    IRIS VIGNOLA

    LA SLITTA DI SANTA KLAUS

    Felice è il cielo, di veder passare,
    durante la vigilia del Santo Natale,
    la lunga slitta, trainata dalle renne,
    stipata di sacchi con dolcetti e balocchi,
    la solita di ogni anno,
    quella del Babbo mondiale,
    Santa Klaus, per intenderci meglio,
    con il vestito rosso, maggiormente aderente,
    a causa della pancia più vistosa,
    per la sua gola, che non si riposa
    e la barba bianca, ancor più lunga e folta.
    Freccia, la slitta, allo scoccare della notte,
    che l'attende, trepidante,
    indossando la sua veste più lucente,
    di morbido velluto nero,
    cosparso di miriadi di stelle, che pulsano, festose,
    onde apparir più bella e affascinante,
    facendo un cenno alla luna,
    ch'abbia ad apparir più gioiosa,
    accendendosi di luce più fulgente,
    per rischiarar la tenebra scontrosa,
    come fa il sole, al primo mattino, con l'aurora.
    Comet, Dancer, Dasher,
    Prancer, Vixsen, Donder,
    Cupid, Blitzen,
    paiono in eccellente forma
    e si librano lassù, sempre più in alto,
    poiché magica polvere, han mischiato,
    al lichene, gli elfi, ch'hanno loro portato.
    Nella magica atmosfera natalizia,
    l'arduo compito, s'appresta ad esplicare
    il Babbo tanto buono e singolare,
    giacché, la felicità dei piccoli, è il suo scopo
    per cui lo compie con la massima solerzia,
    solo, con le renne al suo comando,
    in una sola notte senza tempo, d'assoluto incanto.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:47
    BAMBINO DIVINO

    IRIS VIGNOLA

    BAMBINO DIVINO

    La scia luminosa della stella cometa
    induce a raggiungere l'ineguagliabile meta,
    del luogo beato, quaggiù sulla Terra,
    sul quale oggi è nato Colui che, il profeta,
    annunciava qual portatore di pace e d'amore.
    Nell'antro di roccia, sotto la coltre di candida neve,
    che, ancora discende, in soffici falde,
    c'è il Redentore, nostro Signore,
    in misera spoglia di umile pargolo,
    disteso su nuda paglia, dal freddo, tremante,
    e riscaldato soltanto dall'alito caldo
    del quieto bue e dell'asino pietoso.
    D'una radiosità infinita, il suo tenero viso,
    d'una dolcezza inaudita, il suo bel sorriso.
    Cantano gli Angeli in cori giocondi,
    cantano in cielo per credenti e pastori,
    devote laudi al Bambino Divino,
    il piccolo Gesù, venuto in questo mondo,
    in una notte fredda, illuminata da una stella.
    Santo Natale, gioia ed amore, doni
    e pace, in ogni singolo cuore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:46
    MARIA

    IRIS VIGNOLA

    MARIA

    Di luce abbagliante,
    appari splendente,
    più fulgida ancora
    della radiosa aurora
    e dell'accecante astro solare.
    Maria che, nel Tuo vagare,
    lasci la Dimensione eterea,
    Celeste Intermediaria,
    di Divino Assenso rivestita,
    per giungere qui,
    tra artefici e vittime
    di un mondiale declino,
    affinchè consegnare messaggi, impregnati di mistero
    ed infine richiamarci alla pace,
    alla preghiera e all'amore.
    Madre eletta, dal Dio Vivente prescelta,
    fra tutte le madri del globo terrestre,
    affinchè generare
    il Suo Unigenito Figlio,
    inviato, a noi vicino,
    per il proprio Disegno Divino.
    Maria, che al sublime compito
    fosti richiamata,
    seppur l'assegnato Tuo destino, d'atroce sofferenza,
    non t'abbia risparmiata,
    d'assistere al tormento,
    all'agonia e poi alla morte
    del Figlio Tuo, adorato, perito sulla Croce,
    per essere venuto al fine di sanare
    lo spirito e la carne
    e dal mortal peccato,
    l'umanitá, mondare, nonchè portare, del Padre Suo, l'amore,
    che potesse colmare
    ogni singolo cuore.
    Maria che, della serpe,
    il sacro piede Tuo,
    il capo, ha schiacciato, viscido e immondo demone, dall'inferno scaturito,
    rivolgi sempre lo sguardo benevolo alla gente che, a Te, s'affida,
    per vivere una terrena vita,
    che debba valer la pena d'essere vissuta,
    nell'attesa dell'altra,
    eterna, pur senza tempo,
    in quel mondo beato ed infinito,
    il Paradiso, dove Tu risiedi,
    dai più immensamente agognato.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:45
    HO BISOGNO DI TE

    IRIS VIGNOLA

    HO BISOGNO DI TE

    Ho bisogno di te e del tuo amore,
    ho bisogno che tu mi faccia battere più forte il cuore.
    Ho bisogno d'esser stretta nel tuo abbraccio sincero,
    ho bisogno di carezze e d'un tuo bacio vero.
    Ho bisogno di toccarti e di guardarti, mentre dormi e sogni,
    ho bisogno che tu m'ami e di far l'amore con te, tutti i giorni.
    Ho bisogno che tu mi dica "T'amo" e di dirti "Anch'io, amore mio, ti amo."
    Ho bisogno, con te, nel cielo di volare,
    ho bisogno di passeggiare, mano nella mano, al calore del sole, o al chiarore della luna, lungo il mare.
    Ho bisogno che tu sia il mio futuro destino,
    ho bisogno d'intraprendere, con te, il mio cammino.
    Ho bisogno di creder che tutto ciò s'avveri,
    ho bisogno di creder che, tu ed io, diverremo noi, per sempre, insieme.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:44
    LA MIA VESTE S'E' INTRISA DI SILENZIO

    IRIS VIGNOLA

    LA MIA VESTE S'E' INTRISA DI SILENZIO

    La mia veste s'è intrisa di silenzio,
    nell'ovattato silenzio
    d'un qualsiasi giorno di dicembre.
    Alcuna voce, pietosa e impenitente,
    che lo dissacri, l'udito mio non ode,
    portante quel sollievo e quella pace
    che a bramar m'appresto, inutilmente.
    Né un raggio di sole, a riscaldare le mie membra...
    Al momento sento, intenso, un freddo indifferente,
    circondata dalla triste e nebbiosa atmosfera,
    che sovrasta e annulla tutto ciò che mi circonda,
    proiettandomi in un mondo che, alla vista, appare inesistente,
    di materia privo e plasmato d'assoluto niente.
    Irreale dimensione, divenuta pressoché impalpabile e muta,
    che conduce la coscienza a fare i conti con se stessa,
    ascoltando saggi versi della mente,
    che narrano di me,
    di quanto ho dato o, errando, omesso di dare,
    di quanto ho amato e son riuscita a farmi amare.
    Profonde riflessioni, intanto che percorro, lenta,
    il sentiero di dubbi, lastricato e disseminato di ricordi,
    a volte delicati fiori, altre ostiche ortiche,
    vagando casualmente, com'errante anima,
    in un percorso, allo sguardo mio, nascosto in parte,
    qui, nel silenzio amico, che sento appartenermi
    e non disdico,
    seppur talvolta esageri e sia greve,
    la sua presenza,
    che mi vuol vestir di sé, perennemente.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:43
    IL SENSO DELLLA VITA

    IRIS VIGNOLA

    IL SENSO DELLA VITA

    Tu mi domandi:
    che senso ha la vita?
    Io ti rispondo:
    capirne il senso è, pressoché, impossibile.
    Tante sono le teorie, troppe le sicurezze di possedere la prerogativa di conoscerlo, seppure non esista alcuno in grado di saperlo, nonostante ciò
    possa soltanto immaginarlo, seguendo il proprio pensiero, secondo la propria volontà.
    Posso dirti, però, che vale la pena di viverla, solamente percorrendo la
    strada dell'Amore.
    Un cuore arido, che non ami più o non abbia mai amato, non può sperare
    di vivere o di avere vissuto, poiché l'amore è vita e la vita è l'amore.
    Guardati intorno e lo troverai nel cielo, nel sole, nel mare, nel cuore di
    un amico, negli occhi di un bambino, nello sguardo adorante di un cane, nelle stanche mani di un vecchio, che ha amato la madreterra quanto la
    propria madre. Nei baci di un figlio. Tra le braccia di un uomo, che sappia
    sussurrarti suadenti parole, d'amore. Nel volto di Dio, l'Amore Assoluto.
    Ama, per sempre e cerca di evitare che il tuo cuore sia infestato dall'odio.
    Forse, da sola, lo troverai ma, sicuramente, esso troverà te.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:41
    LUNA PRIMADONNA

    IRIS VIGNOLA

    LUNA PRIMADONNA

    La luna chiese al cielo:
    "Sono bella?"
    Ed esso le rispose:
    "Sì, mia stella".
    "Come stella?
    Io sono la luna,
    non mi confonder con le altre...
    che sono tutte... nessuna!
    Io sono primadonna!" disse la luna, offesa.
    Al che, il ciel rispose, prontamente:
    " Senza alcun dubbio, tu sei avvenente,
    amata e venerata, dalla gente,
    ma sei irradiata da luce riflettente,
    quella del sole, di cui vai così fiera
    ed elargisci a iosa sulla Terra,
    affinché sentirti la divina dea
    ed attirarti appassionati amanti,
    che possano adularti, nell'amarsi.
    Le stelle, inver, brillan di luce propria,
    sono gioielli iridescenti, nel vasto firmamento,
    ma non per questo, altere, stanno a lodarsi,
    son umili e non s'accordano col vento,
    come fai tu, per spargere il tuo argento!
    Perciò se io ti dico "Sì, mia stella",
    accetta il complimento mio, sincero,
    senza voler sentirti unica e più bella".
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:40
    L'INASPETTATA DECISIONE DI BABBO NATALE

    IRIS VIGNOLA

    L'INASPETTATA DECISIONE DI BABBO NATALE

    Il Santo Natale è alle porte,
    siam tutti contenti,
    nell'aria c'è un clima festante,
    in ogni località prendon vita i fermenti.
    Strenne, abeti decorati, luminarie, Presepi,
    ogni casa si addobba per la festa
    e i bambini rimangono in fervente attesa
    del buon babbo dalla bianca barba lunga e folta.
    Ma quest'anno il saggio e vecchio Klaus
    ha un ripensamento, che porta lo sgomento
    in quel del Polo Nord, all'artico glaciale,
    negli Elfi, che già tutto han preparato.
    Stilata giù la lista dei bambini buoni
    e gettata via quella degli altri, diciamo dei “cattivi,”
    si trovano a doverla ristilare,
    in quanto han testé appreso che or Babbo Natale,
    questi ultimi intende anche premiare.
    Ed è così che porterà piccoli doni ai bimbi buoni
    e quelli più carini, donerà ai birichini!
    Vi chiederete il motivo di questa decisione
    che appare pazza, come il suo padrone.
    I piccoli saranno insoddisfatti,
    pensando di aver fatto, tutto l'anno, gli ubbidienti,
    sempre e dovunque, per esser riportati
    nella lista bianca e non in quella nera,
    che, or ora, appare meritiera.
    Ma Babbo Natale, all'inverso,
    quest'anno ha ragionato con il cuore
    e si rivolge ai bambini, richiamando l'amore che il Santo Natale dovrebbe portare
    e chiedendo loro se han mai sentito parlare di perdono.
    Così facendo, il saggio e buon vecchietto
    riflette che sia d'uopo premiare tutti quanti,
    di modo che i cattivi di farli ravvedere,
    per cui l'anno venturo, nella lista dei buoni,
    esser sicuro di riuscire finalmente ad inserire.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:39
    MURI

    IRIS VIGNOLA

    MURI

    Tratti di spessi muri scrostati,
    strati di tinte colorate pastello,
    a rimembrare squarci di tempo vissuto,
    riconducendoti dolci momenti,
    quando amorevoli braccia ti circondavano
    e sguardi, sì amati, t'accarezzavano,
    di cui l'oblio, ladro matricolato,
    mai, s'è impossessato.
    Casa natia, ancor palpitante,
    piccolo mondo, a sé stante,
    dov'hai racchiuso desideri d'infante,
    che ha recepito il tuo pianto e il tuo sorriso,
    bagnando, il primo,
    altresì portando luce, l'altro,
    al tuo giovane viso.
    Vita vissuta, nella gioia e nel dolore,
    persone amate,
    che t'hanno abbandonata a malincuore,
    sì troppo presto, invero,
    spegnendo qui i battiti del proprio cuore,
    al fine di tornare
    alla celeste dimora del Padre.
    Occhi, che scrutano nel buio,
    cercando ombre, tra ombre reminiscenti.
    L'udito attento a captar sussurri,
    nell'immane, ovattato silenzio,
    di voci ancora vive nella mente.
    Strascichi d'un tempo andato,
    in questa casa, fatta di passato e di presente.
    Muri, d'una casa di cemento,
    percepita viva, dentro.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:37
    LO STRANO EVENTO DI CUORE E MENTE!

    IRIS VIGNOLA

    LO STRANO EVENTO DI CUORE E MENTE!

    Un dì, al risveglio, il cuore, a malincuore, sussurrò, alla sua amica mente alata:
    "Il tempo m'ha ingabbiato e sono stanco, testè ti tocca di condurre il gioco".
    "Condurre il gioco al posto tuo?
    Ma è assurdo. Per chi m'hai presa?
    Per vera deficiente?
    Dimentichi che io sono la mente
    e, mai, potrei essere il motore.
    Al che, nel massimo sconforto, replicò il cuore:
    "Io sono in gabbia, mai mi potrei liberare, in nessun momento,
    neanche sotto sforzo sovrumano e... costui sta perendo,
    perchè ormai, come vedi, anch'io son morto".
    La mente rispose, saggiamente cosciente:
    "Se muori tu, muoio anch'io e, se devo dirlo, non mi piace per niente.
    Qui, tra le chiavi, ci sará quella sicura,
    che aprirá quest'odiosa serratura,
    in modo da divellere il cancello della gabbia".
    "Brava mente, tu sì che sei intraprendente e, adesso, la vita mi stai dando!"
    "Ne dubitavi, cuore?
    Non solo sei il motore, ma altresì la casa dell'amore.
    T'immagini a farti ragionare?
    La mente, il motore e il cuore, a ponderare...
    Ci sarebbe da rider a crepapelle,
    riderebbero il cielo, il sole, la luna, e le stelle...
    poichè ne vedrebbero di belle!
    In fondo, però, non mi sarebbe poi così spiaciuto
    di far ragionar la gente con il cuore, anzichè con me, l'alata mente,
    che, a volte, tra le nuvole, si perde!
    Scomparirebbe il male, una volta per sempre,
    poichè diverrebbe il Paradiso dell'Amore.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:35
    ESITI DI VITA

    IRIS VIGNOLA

    ESITI DI VITA

    Muri dell'inconscio
    mi separano dal mondo,
    relegandomi in un ovattato limbo,
    unicamente mio.
    Scheletri d'un tempo andato,
    memori del passato ormai svelato,
    si proiettano ancora nel futuro,
    come zombi affamati e putrefatti,
    fuoriusciti dai meandri della mente,
    per nutrirsi delle carni vive e intatte.
    E sprofondo nel silenzio d'oltretomba.
    Esiti di vita inaridita,
    un cancello di ferro, han costruito,
    robusto e indistruttibile,
    che non so aprire, nè scavalcare,
    condannata a restar sola
    e ad essere dimenticata,
    quasi non fossi nata.
    Rosso tramonto, sul mare dell'ignoto,
    irti aculei trafiggono lo spirito,
    anelante d'oblio caritatevole.
    Lottare e vivere, vincendo amara sorte,
    o rinunciare, dandosi per vinta,
    lasciandosi andare,
    nell'imboccar il triste viale del destino.
    Trovar la forza, è questa la sapienza,
    che può divellere l'insormontabile inferriata,
    per ricercar la vita.

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:33
    SIAMO SOLI?

    IRIS VIGNOLA

    SIAMO SOLI?

    Quante volte mi son posta la domanda:
    "Siamo soli?"
    Ergo... c'è qualcun, nell'universo, oltre a noi?
    Non può esister l'evenienza del contrario!
    Intanto penso...
    alla strana sensazione di non appartenenza,
    trattenente la mente chiusa,
    ancorata al suolo terrestre,
    a rifiutar l'ipotetica idea d'altre esistenze,
    come se il cosmo fosse,
    in esclusiva, il nostro mondo!
    Per assurdo, l'umana presunzione
    vuol far credere d'esser, noi,
    l'universo intero.
    Ataviche paure del mistero,
    che cela la presenza di pianeti,
    infestati da alieni feroci,
    da mostri disumani,
    rimuovono il terribile pensiero,
    al fine d'evitar realtá paurosa
    e perorar ch'esista solo il niente.
    La gente ama credere sovente
    che sia MadreTerra il nucleo centrale
    dell'infinito cosmo,
    non particella infinitesimale
    d'una piccola galassia stellare,
    fra tant'altre, maggiori e lontane.
    Opprimente è l'enigmatico pensiero
    dello spazio siderale,
    tuttavia affascinante la mente,
    se intende inducere a riflettere
    sulla straordinarietá del creato,
    straricco di vaste galassie,
    stelle splendenti, strani pianeti,
    profondi buchi neri
    e comete dalle scie luminescenti.
    Chi l'ha detto che, tutto questo ben di Dio, debba esser solo nostro?
    Me lo chiedo sempre, io!

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:32
    COME...

    IRIS VIGNOLA

    COME...

    Come Aria
    creerò
    l'atmosfera
    della tua anima
    e
    ti darò
    il mio respiro.
    Come Terra
    mi calcherai,
    lasciando
    le tue orme
    e
    ti nutrirai
    dei miei frutti.
    Come Acqua
    berrai
    alla mia sorgente
    e
    riempirò
    il mare
    delle tue emozioni.
    Come fuoco
    riscalderò
    le tue membra
    e
    infiammerò
    il tuo cuore.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:31
    TEMPESTA

    IRIS VIGNOLA

    TEMPESTA

    La tempesta sta arrivando,
    violenta,
    devastando tutto,
    nella sua folle corsa.
    Sconvolge il cielo
    e, infida,
    infuria sul mare,
    destandolo dal suo riposo,
    gettando acqua
    su acqua,
    in questa notte
    appena nata
    e tranquilla.
    Il vento sibila,
    soffiando all'impazzata
    su di esso che,
    irato,
    si rivolta,
    sobillando
    e gonfiando
    le sue onde placide,
    coronandole di cresta,
    bianca e schiumosa,
    che va ad infrangersi
    sugli scogli,
    immobili
    e impettiti,
    come sentinelle sparse.
    Miriadi
    di particelle di salsedine
    si effondono nell'aria.
    L'odore del mare
    si fa più intenso.
    Spuma candida
    si riversa sulla battigia,
    ancora calda
    e la riempie,
    come grembo di donna,
    per poi ritirarsi,
    in un andirivieni
    armonicamente ritmato.
    Il mio spirito tormentato
    osserva,
    invidiando
    la fine sabbia
    che si lascia trascinare
    nel fondale buio.
    Oscuro come il mio pensiero.
    Lampi istantanei
    irradiano di luce,
    squarciando
    ogni tenebra,
    ogni ombra,
    fuorché
    tenebre e ombre
    che albergano dentro di me.
    Luce fredda,
    luce vana.
    Altra è la luce che agogno,
    che mi salverebbe.
    Boati fragorosi,
    come fuochi d'artificio,
    esplodono nella testa,
    rimbombando.
    La tempesta si allontana,
    improvvisa,
    così come è arrivata
    e il mare si calma,
    riprendendo
    il sonno interrotto.
    Il silenzio
    regna nella notte,
    tutt'intorno.
    Ma, nel mio cuore,
    c'è ancora tempesta.
     

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:30
    SEDUZIONE

    IRIS VIGNOLA

    SEDUZIONE

    Il velo del pudore
    cade dinanzi a te,
    amor mio.
    Io,
    timida fanciulla di ieri,
    oggi,
    donna appassionata
    e vibrante,
    come corda di violino,
    nelle tue mani.
    Il rogo d'amore
    che i miei sensi hanno acceso,
    ti brucerà.
    Le mie mani
    vogliose
    percorreranno il tuo corpo,
    la mia bocca
    diverrà
    insaziabile dei tuoi baci,
    la mia pelle,
    avida
    di voluttuose carezze.
    Sarai
    dentro la mia carne,
    dentro la mia anima.
    Sarò,
    per te,
    donna e bambina,
    se tu lo vuoi.
    Sarò
    preda e cacciatrice,
    nel solito istante
    e ti amerò
    come nessuna
    ti ha amato mai.
    Lascerò
    un marchio indelebile
    nel tuo cuore,
    che ti imprigionerà
    a me...
    ...per sempre!

  • 02 agosto 2015 alle ore 15:28
    CHE FARE...

    IRIS VIGNOLA

    CHE FARE ...

    Che fare...
    Quando il cuore batte all'estremo,
    urlandomi dentro che sta soffrendo,
    implorando di non rinnegare l'amore.
    Contare le ore che divengono eterne
    e mi trattengono,
    lacci intrisi di sgomento, in cui resta solamente la voglia del pianto.
    Che fare...
    Quando la mente s'oppone,
    insinuando pensieri dubbiosi,
    su ciò che sia d'uopo fare o non fare,
    quando il desiderio m'assale,
    d'averti mio per sempre,
    contrariamente alla voce del buonsenso,
    che, la speranza, vorrebbe cacciare,
    con il convincimento
    che stia vivendo di mere illusioni.
    Che fare...
    Quando, da te, vorrei venire,
    magari cantando e volando,
    sull'ali del vento,
    per poterti vedere, parlare, amare,
    respirare il tuo respiro,
    stringermi al tuo nudo petto,
    come pianta rampicante
    ed ascoltare il tuo cuore,
    che sa parlarmi d'amore.
    Che fare...
    pensando al triste passato
    che or ora vorrei scordare,
    riflettendo seriamente,
    favorendo l'austera mente,
    se trascinare un'esistenza ingrata,
    rinunciando a vivere d'amore,
    oppure no, prenderlo al volo,
    ascoltando il mio cuore.