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Racconti di Iris Vignola

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  • Come comincia: <Ahahahahah...> risuonando dal piano superiore, la risata argentina della bimba interruppe il corso dei suoi pensieri.

    <Maire, dove ti sei cacciata?>

    <Sono qui, mammina>

    <Amore, che cosa stai facendo nella mia camera? Dov'è andata Brigida?>

    <A sistemare la mia stanza, ma io sono rimasta qui per giocare con il bambino.>

    <Con il bambino!? Quale bambino? Qui non c'è anima viva, oltre a noi, tesoro.>

    <È lì mamma, guarda: è in braccio alla sua mamma. Vedi com'è piccolo e carino?>

    <Maire, adesso basta con questo scherzo. Hai forse intenzione di spaventarmi? Guarda che ci riesci molto bene!>

    <Davvero non lo vedi, mammina?>

    <Maire, ti ho detto che adesso è il momento di smetterla con questo stupido gioco!> sbottò, intanto che una strana ansietà la stava pervadendo.

    <Mammina, è la verità... Credimi, non ti sto dicendo una bugia>, le asserì, la piccola, piangendo.

    <Non piangere, cara. So che talvolta i bambini si inventano degli amichetti immaginari.>

    <Ma lui non è immaginario! Mamma, la signora adesso sta cantando una ninna nanna, per far addormentare il bambino. La senti?> le chiese, prima di iniziare a intonare la soave melodia che aveva fatto parte integrante degli assurdi incubi di sua madre.

    <Dove hai udito questa musica?> le domandò, vivamente perplessa.

    <Dalla signora. La canta sempre a suo figlio, quando piange.>

    Il panico percepito stava crescendo a dismisura dentro di lei, analogamente a un'onda improvvisa sul punto di sommergerla. Con immane fatica, cercò di contrastare la perdita del controllo della propria mente, nel non lasciar trapelare l'impulsiva reazione di terrore, di modo che questa non fosse trasmessa a sua figlia, seppure, al di là dei suoi sforzi, la voce non intendesse uscire dalla sua gola fattasi asciutta.

    <Ti è capitato di rivolgere la parola alla signora?>

    <Certamente, discorriamo spesso.>

    <Davvero? A che proposito?>

    <Mi ha confidato che è costretta a rimanere in questo posto, perché non ha possibilità di andarsene via. Però, non capisco bene il motivo... La porta è lì e non le resta che aprirla!>

    <Nient'altro? Ti ha riferito il suo nome?>

    <Sì, si chiama Caitlin e il suo bambino, Sean. Mi ha detto che vive lì dentro da tanto tempo... Però, non ho capito bene...>

    <Allora, non sai dove.>

    <Solitamente indica quel muro, quando ne parla. Forse intende nell'altra camera.>

    <Sì, potrebbe essere così>, le affermò, mentre un tremito violento si impossessava del suo corpo. A quel punto, possedeva la certezza che Maire non mentisse.

    <Sai, mamma, la conosci anche tu.>

    <No, amore, ti stai sbagliando.>

    <Ma no, mamma; è la ragazza che sorride, in uno dei quadri della biblioteca.>

    <Ne sei sicura?>

    <Sì. È molto bella, non è vero?>

    <Sì, bellissima, tesoro. Ma, adesso, andiamo un attimo di sotto. Dammi la mano>, la esortò, prima di dirigersi al piano inferiore a passo svelto, quasi correndo, in biblioteca di fronte al quadro menzionato dalla propria figlia.

    <Osservala bene... Non hai alcun dubbio che la donna a cui ti riferisci sia la stessa raffigurata nel ritratto?>

    <No, mammina. È proprio lei, anche se non indossa quel bel vestito, ma una tunica bianca che sembra una camicia da notte.>

    <Probabilmente, la è. Bene, amore, adesso vai pure a giocare. La mattina volge al termine ed è quasi l'ora di pranzo>, le comunicò, prima di tornare di sopra e sedersi un momento, attonita per qualcosa di impensato. La stanza le ruotava attorno, mentre cercava di riacquistare la propria razionalità senza peraltro riuscirvi.

    “Signore benedetto, ti scongiuro, fa che non sia ciò che la mia mente rifiuta di immaginare, fa che le mie deduzioni siano errate. Te ne prego... È oltremodo spaventoso, concepire una così orrenda fine... Amelia... Ho assoluto bisogno di lei e con la massima urgenza!” considerò, affrettandosi a chiamare l'anziana tata con un'angoscia che le toglieva il fiato.

    <Ailina, dov'è tuo marito?> le domandò, concitata.

    <Fuori in giardino, Vostra Grazia. Sta prendendosi cura delle piante e dei fiori.>

    <Non è essenziale, visto che siamo in procinto di andarcene. Ho bisogno di lui; vai a chiamarlo, presto.>

    <Subito, Signora Duchessa>, le rispose, accingendosi a eseguire l'ordine.

    Non appena arrivò l'anziano servitore, gli si rivolse con un atteggiamento per lui inconsueto: <Fearghus, devi recarti dalla Signora Higgins per pregarla di venire immediatamente. Comunicale che si tratta delle voci, lei capirà. Fai il più rapidamente possibile!>

    <Ai vostri ordini, Vostra Grazia>, le rispose, prima di allontanarsi senza indugio.

    Cercando di uccidere la snervante attesa, nel frattempo prese a camminare avanti e indietro nelle adiacenze del maniero divenuto ai suoi occhi maggiormente tetro.

    Un'ora e mezzo le parve interminabile, quando gli zoccoli dei cavalli e le ruote sul selciato annunciarono l'arrivo della carrozza, dalla quale Amelia, già discendendo, realizzò quanto la giovane duchessa fosse agitata.

    <Finalmente siete qui...>

    <Che cos'altro è accaduto, per sconvolgervi tanto?>

    <Venite, andiamo al piano superiore. Intanto, vi metterò al corrente di un fatto inimmaginabile; non crederete alle vostre orecchie>, le comunicò.

    Allorquando terminò la narrazione, concernente l'assurdo episodio, si mostrava maggiormente stupita per l'immutata espressione della sensitiva, di quanto la fosse stata costei nel corso di codesta.

  • Come comincia: Asaliah era l'unico Angelo Custode infelice del Paradiso, per questo chiede a Dio di favorire la sua parte umana, concedendole l'opportunità di tornare sulla Terra in tale veste, per poter vivere una vita terrena con il neurochirurgo conosciuto nella sala operatoria dove era stato operato il suo ultimo protetto e di cui si è perdutamente innamorata. Ottenuto il consenso divino, si sposa e dà alla ...luce Yezalel, la sua splendida bambina, piccolo mezzo Angelo, tuttavia la sua esistenza è oscurata dalla presenza di entità demoniache che la perseguitano, fino ad arrivare a rapirle sua figlia, alla tenera età di cinque anni, per condurla negli inferi. Catapultata nell'atroce dimensione demoniaca, le viene rivelata un'incredibile, quanto terribile verità.

  • Come comincia: Asaliah was the only unhappy Guardian Angel of Paradise, so he requested and obtained from God to return to their robes half-human, to live his life with the neurosurgeon who had known, in that operating room where he was last operated. He married and had Yezalel, his daughter, but, unfortunately, his life was overshadowed by the presence of demonic entities that haunted her, coming to abduct her ...child, at the age of five years, to lead her to hell, where learned a terrible truth.

  • 02 settembre 2015 alle ore 20:30
    Il più bello del paese

    Come comincia: HORION ENKY - IRIS VIGNOLA

    IL PIU' BELLO DEL PAESE

    Piccolo paese di provincia dove il tempo non sembra passare mai...
    Primi giorni di un’estate calda e afosa; per le strade non vedi un’anima viva.
    Le scuole e gli esami finiti da poco, i figli al campo scuola, il marito via all’estero per lavoro.
    Una professoressa annoiata non sa come trascorrere il tempo, si sente ancora viva per i suoi quarant’anni non dimostrati, bella donna sinuosa, con un fisico invidiabile.
    Quel pomeriggio non ha voglia di incontrarsi con le solite amiche in casa per spettegolare o giocare a carte. Oggi vuole vivere un pomeriggio diverso, che dia un po’ di vita a quei giorni spenti e sempre tutti uguali. Lasciando così la sua mente fantasticare, decide di uscire e andare al bar del paese, per comprarsi un gelato e bere un caffè.
    Come vi entra, nota solo due persone: il barista che gioca con un videogioco e un giovane ragazzo ventenne, che conosce poiché fratello di un amico di suo marito, che se ne sta leggendo il giornale.
    Un bel ragazzo, oggetto del desiderio di molte donne del paese, per la sua bellezza.
    Anche lei come tante altre ne è attratta.
    Facendosi coraggio gli chiede se gli sia possibile andare ad aiutarla a spostare dei mobili in casa, visto che da sola non riesce.
    Entrambi prendono la propria bicicletta e si dirigono a casa di lei.
    Appare un'abitazione di nuova costruzione, signorile, nel mezzo di un bel giardino verde e fiorito.
    L’interno è molto accogliente.
    Invita il ragazzo ad accomodarsi e gli chiede se desidera qualcosa, proponendogli varie opzioni di bevande. Mettendolo così davanti ad un'imbarazzante scelta, tanto da rispondere: va bene la prima cosa che le viene sotto mano.
    Lei, continuamente, parla con l’oggetto dei suoi desideri.
    Quel bel ragazzo lì con lei, soli, la sua mente diventa un turbinio di fantasie e desideri che vorrebbe concretizzare, riflettendo quando mai un’occasione così ghiotta le si ripresenterà.
    Fattolo accomodare davanti al tavolino del salotto, va in cucina a prendergli una bibita, che gli porta porgendogliela da dietro, intanto che gli si appoggia maliziosamente con il seno contro la testa.
    Essendo quella una giornata molto calda, indossa una canotta bianca, senza reggiseno, che mostra il seno traboccare dai lati.
    Il giovane rimane esterrefatto, ma la situazione che gli si sta presentando è particolarmente eccitante, per cui resta al gioco.
    Percependo la sua disponibilità, lei si sente più sicura, pertanto decide di dar vita ai suoi eccitanti sogni. Prendendolo per mano, lo porta ad accomodarsi su di un comodissimo divano, ponendosi di fronte a lui, si toglie la canotta, mostrando il suo abbondante seno ben sostenuto, campeggiato da due neri capezzoli, che sembrano due olive mature pronte per essere spremute.
    Lo invita, accompagnandogli le mani, ad accarezzarli e poi a prenderli in bocca per succhiarli, fino al punto da lanciare piccoli gridolini di piacere.
    Guidandolo ancora, lo porta a sfilarle i pantaloncini corti e le mutandine.
    Tutta nuda dinanzi a lui, corpo di bella donna, il quale avidamente la tocca, accarezzandola nelle sue intime sinuosità.
    Anche lei ora intende scoprire il corpo di questa sua giovane conquista, il ragazzo dal fisico atletico e ben costruito.
    Gli toglie la maglietta e accarezza quella giovane e fresca pelle tanto desiderata, gli toglie i pantaloni e gli slip, concentrandosi sull’oggetto delle sue brame.
    Con frenesia vi si appresta a giocarci, osservandolo così turgido e sentendolo caldo, nelle sue mani; inizia a baciarlo.
    Estasiato da tale maestria di questa dolce e bella signora, che lo sta conducendo nel paradiso dell’amore, si lascia andare, volendo godere appieno di quelle mani e quella bocca che gioca con lui, fino a fargli godere un amplesso tra le sue morbide labbra.
    Lei ci si pone sopra, ora vuole quel contatto di pelle, del suo tenero amante, strusciandoglisi sopra, tenendo l’eccitazione sempre alle stelle, dei due corpi frementi che si desiderano e si vogliono unire.
    Ora baci e carezze, che corrono per tutto il corpo di entrambi, rendendo più frenetica quella passione, portando lei a quella deliziosa e orgasmica emozione tramite una lingua che ha giocato.
    Manca solo la totale fusione.
    Lo vuole dentro di sé, l'ultimo atto per sublimare l'incontro, in un orgasmo viscerale di entrambi. Giovane amor di un noioso pomeriggio, tu mi hai fatto vivere un attimo di paradiso.

  • 02 settembre 2015 alle ore 20:25
    Tiepido pomeriggio

    Come comincia: HORION ENKY - IRIS VIGNOLA

    TIEPIDO POMERIGGIO

    Tiepido pomeriggio di primavera, poco prima che scenda la sera,
    camminando per le vie del centro,
    in te mi imbatto ed il mio sguardo, col tuo, si scontra.
    ...E' magnetico e mi prende il cuore. Ci unisce una magica follia.
    Quanto sei bella, ti voglio mia.
    Scambio di sguardi che ci incatenano e al desiderio d'amore, ci avvicinano.
    Dolce fantasia dei miei sogni, mai come adesso, diventi poesia.
    Le mie mani si stringono alle tue e sento arrivare come un sussultante fermento. Percepisco il calore che emani ed il battito del tuo cuore, tra i seni.
    Mi pare così strano, ero solo e non ci volevo pensare,
    quando ti ho incontrata per caso,
    sei tu la donna che attendevo e che mi ritrovo ad amare.
    La mia casa è poco distante, se tu vuoi il mio invito accettare,
    per un aperitivo o anche solo per gradire la mia compagnia,
    per cui ci incamminiamo per la via, come vecchi amici, cominciamo a raccontarci. Nella mia casa il divano ci aspetta.
    Mettiti comoda, ti preparo da bere, poi ti allungo il bicchiere.
    Sfiorandoti la mano, ne sento il calore,
    come quello dell'acqua d'estate, sotto il sole.
    Anch'io mi siedo e ti vengo vicino, ti guardo negli occhi,
    mentre le labbra avvicino per un dolce bacio, che si fa appassionato,
    intanto che, tra respiri ansimanti,
    le mani accarezzanti fanno sparire, piano piano, da te il mistero,
    facendosi sempre più pressanti, fino a scovare tesori nascosti.
    Ed il mio corpo con il tuo si fonde, divenendo un tutt'uno, fino in fondo,
    quando l'attimo d'estasi ci pervade, all'unisono.
    Divieni mia linfa vitale, mio nettare e alimento divino,
    per te e con te mi sublimo, quasi a sentirmi sovrannaturale,
    mio sconosciuto amore carnale.
    Dopodiché, sul letto, nudi, dove il gioco diventa un diletto.
    Immobile, guardo le tue forme perfette,
    sei mia regina e schiava d'amore, con te voglio regnare, nel gioco dell'amare.
    La tua pelle, morbida e profumata, accarezzo,
    bramando come la preda più desiderata.
    Intreccio di corpi.
    Sui tuoi seni, mi perdo, sono la perfezione del creato,
    li bacio come a volermi, al capezzolo, dissetare.
    Di te, tutto voglio toccare e lambire, non posso fermarmi, l'eccitazione impera. Dentro di te, scivolando, ancora una volta mi voglio immolare.
     

  • 02 settembre 2015 alle ore 20:21
    Sonnolenta e malinconica sera

    Come comincia: Sonnolenta e malinconica sera d'estate, dove l'afa veniva mitigata da una leggera brezza, che arrivava dal mare, rinfrescando l'aria nella terrazza che mi ospitava.
    Frastornato, ero uscito dalla sala, stanco di ascoltare la musica che un'orchestrina suonava per gli ospiti, rimasti a ballare.
    Mi sedetti sul dondolo seminascosto, per gustare la quiete di quella serena serata. Immerso nei miei pensieri e nei miei sogni ascoltavo il rumore delle onde del mare, quando all'improvviso, alle mie spalle, udii una dolce voce femminile: "Che fai qui, tutto solo?" Mi voltai verso la sconosciuta che, nel frattempo, si era avvicinata, pertanto mi alzai per presentarmi e invitarla a farmi compagnia.
    Cullati dal dondolo, iniziammo a raccontarci, intanto che non le toglievo gli occhi di dosso.
    Era molto bella, non molto alta, ma ben proporzionata; l'abbronzatura era color ambra dorata ed i suoi occhi nerissimi spiccavano, come due perle rare, sul viso, completando lo splendore della sua bellezza, uniti ai capelli lunghi corvini e setosi.
    Mi sentii chiederle se fosse una fata ed ella mi fece un sorriso, forse gratificata.
    Il magnetismo che mi trasmetteva, lo percepiva, per il desiderio di lei che traspariva ed il mio controllo, piano piano, mi stava sfuggendo di mano.
    Con sapiente maestria e malizia, si avvicinò, fino ad alitare le proprie parole quasi sulla mia bocca.
    Ci perdemmo in un lungo bacio, dopodiché salimmo nella sua stanza, decisi a vivere una notte d'amore. Quando arrivammo, fece scivolare dal suo corpo la leggera veste color turchese.
    Pareva la dea dell'amore, nuda, con solamente addosso il sottile perizoma bianco.
    I miei occhi, frastornati per quello che la vita mi stava donando, si stavano riempiendo di lei che si avvicinò come una gattina maliziosa, il suo turgido seno mi sfiorava, mentre mi sussurrava: "Lascia fare a me, ti voglio spogliare".
    Iniziò a sbottonarmi la camicia, mentre, immobile, la lasciavo fare, percepivo le sue agili dita correre per la mia pelle, quasi a volermi graffiare.
    L'eccitazione saliva, come una tempesta in mare.
    In sua balia, iniziò a giocare con me, mostrando di saper usare tutte le arti amatorie. Ci lasciammo cadere sul letto, con crescente passione e, tra carezze e voluttuosi baci, cominciammo a dimenarci.
    La baciai sulle labbra e sul collo, mordicchiandole i lobi delle orecchie, per poi scendere giù, accarezzando la sua morbida pelle, fino ai suoi seni, dove iniziai a bramarne i capezzoli, intanto mi invitava a non fermarmi. Sempre di più volevo esplorare il suo corpo, arrivando così al regno dell'amore.
    Il suo corpo eccitato rivelava il fervore e si lasciava andare in gemiti, mentre continuavo a giocare con la lingua, per portarla all'apice del godere. Mi chiese: "Entra in me, non resisto, mi sembra d'impazzire, ti voglio da morire.
    Ti voglio cavalcare", intanto che, sopra di me, andò a porsi, per dettare meglio i tempi del piacere, che ci condussero, stremati, fino al mattino.
    Da quella notte, non l'ho più rivista, ma ciò che è rimasto in me è la consapevolezza di aver amato una dea o una fata.