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Autore

Luca Brusati

in archivio dal 13 feb 2007

13 dicembre 1979, Vigevano (PV)

segni particolari:
Nessuno degno di nota.

mi descrivo così:
Amante della Spagna, dei viaggi e delle culture estranee all'Italia.

11 aprile 2007

Spiaggia

Intro: Un monologo che è un dialogo. I pensieri, le tormente sentimentali che solcano anima e paesaggi si ritrovano ancora una volta lì, vicino al mare, per provare a capirsi un po' di più...

Il racconto

“Se c’è un posto dove puoi essere te stesso quello è qui”. Ora si trova a pensarlo.
Sono solo in due: Lui e lui. Il mare e quel piccolo granello. Di sabbia. Di vita.
Alla fine del viaggio pensava a cosa poteva trovare: lo sapeva, ma appariva nella sua mente come una verità ovvia ma celata, nascosta, indefinita.
L’azzurro e il verde davanti a lui gli parlano. -“Di cosa hai bisogno?”-
In realtà di tutto. Si tratta di pensare che cosa è il tutto. Amore , gioia, felicità, sole. Oppure tutto il contrario.
Ride.
-“Sono davanti a Lui e c’è il sole”-. E l’amore?
L’onda porta una ventata di salato e di gelo. Il rumore delle pietre. La risacca.
Pensa.
Non aveva mai pensato che potesse esistere una solitudine piena. In realtà non esiste, solo che oggi c’è Lui. Una sola entità che però gli si pone sempre davanti. Sempre. Gira lo sguardo ma è sempre davanti. Verde azzurro prima e blu intenso più in là. Al largo.
Allora è questa la solitudine? Se così fosse eliminerebbe la stirpe umana, si siederebbe per un attimo lungo un sempre davanti a Lui e comincerebbe un dialogo infinito. O meglio, un monologo.
E parlerebbe e ascolterebbe.
E non si stancherebbe mai.
Guarda gli scogli.
Sono lì da secoli, sono sempre con Lui eppure non se ne vanno. Conoscono tutti i segreti degli uomini e del sale. Non soffrono di solitudine, loro.
L’acqua lambisce i suoi piedi ora.
Fredda, tagliente, eppure per un momento…
Ora chiude gli occhi: la può vedere. Non serve averla davanti. Ha la sensazione che lei sappia, che lei conosca, che lei veda tutto ciò che sta facendo. Non lui, ma Lui. Il mare. Il mare.
Ne ha la certezza.
E ora vorrebbe un po’ di tempo per lui. Quel tempo che si sta rubando giorno dopo giorno. Qua lo può ritrovare. Ha davanti a sé l’opportunità di fermarsi, di fermare l’andare delle cose e del tempo. Il suo tempo.
Il tempo non ha un significato: qui non si misura in minuti o in ore ma in onde. E nel loro rumore.
Forse anche nelle barche che tagliano l’orizzonte.
Ma poi si ferma un attimo: e l’amore?
Può esistere l’amore in un posto come questo? Non sarebbe sminuito da ciò che ha davanti agli occhi?
Scuote la testa.
Non ha risposte per questa domanda.
Forse non vuole chiederselo.
Forse qualunque sia la risposta ne sarebbe spaventato. Perché dovrebbe scegliere. E non può scegliere ora. Ne ha paura. E poi cosa succederebbe se si alzasse ora e levasse il suo sguardo da Lui?
No, ora no.
Rimane seduto o forse è in piedi, non importa.
Le onde continuano a scandire il tempo. Il suo tempo.
Il sole illumina ancora  il suo palcoscenico. Si sente il primo attore. Ma non ha paura di guardare la sua platea.
Ha solo paura di un applauso falso o di un sorriso forzato. Da Lui, da lei.
Ma più le onde risuonano e colpiscono e più lui è tranquillo.
Il suo ambiente è quello, la sua storia è lì. Ha tutto per lui.
Ha trovato l’amore.
Ora deve solo raccoglierlo.

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