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Autore

Maria Pia Damiani

in archivio dal 19 mar 2007

14 febbraio 1964, Genova

segni particolari:
Visita il mio sito e lo saprai.

mi descrivo così:
Non lottizzata, non raccomandata.

19 marzo 2008

Magnifica ossessione

Intro: Un vecchio film sulle fatiche di Ercole e un attore bellissimo, imprimono nella mente di una ragazzina di otto anni dei sentimenti sconosciuti. Crescerà con la visione di Ercole accanto, che la guiderà attraverso l'adolescenza consigliandola.

Il racconto

Elisa giocava a nascondiglio assieme ad altri bambini sulla piazzetta antistante casa sua, quando i genitori la chiamarono.

- Vieni su a cambiarti, che andiamo al cinema.
- Uffa! - sbuffò lei, interrotta proprio sul più bello. Ma ubbidì.

In breve, tutti si incamminarono verso la meta. Lei certo non immaginava come l’esperienza di quella domenica pomeriggio le avrebbe condizionato la vita.

- Che andiamo a vedere? – domandò loro.
- Un film storico, “Le fatiche di Ercole”.

Sì, aveva sentito parlare di quel tizio, a scuola. Uno che aveva affrontato ben 12 fatiche!
Quando il film iniziò, la grandezza dello schermo ed i colori delle immagini cominciarono da subito ad attirare la sua attenzione. I personaggi avevano qualcosa di fiabesco con quei costumi caratteristici. Tutto nella norma, però, finché… non entrò in scena lui.
Mio Dio quanto era bello! Superava ogni fantasia. Colui che interpretava Ercole era magnifico, mai in nessuno aveva scorto una tale bellezza. Rimase senza fiato. Avrebbe voluto che quell’immagine si fermasse, o facesse parte di ogni inquadratura.
Lui era alto e statuario con una muscolatura soda , tornita e proporzionata. Sul volto abbronzato i lineamenti erano perfetti, maschi e dolci al tempo stesso. Vi spiccavano due occhi di un azzurro profondo e degli aristocratici baffetti con pizzetto nero . I capelli, anch’essi neri, erano piuttosto corti , lucidi e folti.
L’immagine di quell’uomo non si era bloccata nella pellicola, ma dentro il suo cervello, si. E da quel giorno appartenne a se stessa e alla sua esistenza. Lo pensava così tanto che ad un certo punto se lo vide distintamente vicino, quasi le si fosse  materializzato. Lui spesso la seguiva e la consigliava. Chi era quell’uomo, il suo angelo custode?  No. Aveva solo otto anni e non riusciva a spiegarlo, ma sapeva che quelle strane sensazioni che la prendevano non appena lo pensava o vedeva, non potevano riguardare un angelo custode.
Elisa divenne adolescente e quando un amichetto la corteggiava e fingendosi indifferente le cingeva le spalle, immediatamente si voltava per cercare il suo Ercole e chiedergli il parere. Lui non si faceva attendere, dolcemente le sorrideva e le accennava di no col capo. Aveva ragione. Nessuno poteva competergli.
Non raccontò mai a nessuno di quelle strane esperienze. Non sarebbe stata creduta o l’avrebbero scambiata per pazza e derisa. D’altronde ne era anche gelosa. Le voleva tutte per sé, intonse nella loro sacralità.
Passò ancora il tempo ed Elisa incontrò diversi ragazzi. Ci si divertiva, scherzava, senza che nessuno mai riuscisse a toccarle il cuore. Chi poteva reggere il confronto con il suo Ercole, unica e preziosa pietra di paragone?
Divenuta una giovane donna, si ritrovò sola. Alcune delle sue amiche erano fidanzate, altre sposate.

- Possibile che non ci sia nessuno che ti piaccia? - le diceva sua madre.
- Lasciala stare. Prima o poi, anche lei incontrerà la sua anima gemella, - aggiungeva suo padre.

Ma lei l’aveva già incontrata la sua anima gemella, anche se nessuno la vedeva. Nel suo mondo segreto, non c’erano ostacoli di sorta: né di anni, né di ceto. Nel suo mondo segreto, tutto andava come desiderava.
Un giorno accadde che incontrò Paolo. Lei aveva 25 anni, lui quattro di più. Per la prima volta riuscì a provare interesse per un altro che non fosse LUI, e LUI in quel periodo non lo rivide più.
Paolo la chiese in moglie. Lei, senza interpellare nessuno, accettò.
Nel giorno del matrimonio Elisa era raggiante e più bella del suo abito da sposa. La chiesa gremita da parenti ed amici.

- Vuoi tu Elisa prendere in sposo Paolo… - le domandò il sacerdote.

Paolo la guardava estasiato ed emozionato.
Anche lei lo fissava, con troppa insistenza per essere una risposta alle stesse emozioni, tanto che il sacerdote ripeté la domanda tra il brusio della gente circostante.

La ragazza si sentiva come ipnotizzata. Un grande calore la pervase, mentre il suo Ercole le si materializzò accanto. Forse avrebbe nuovamente detto no col capo e lei se ne sarebbe andata lasciando tutti a bocca aperta per fuggire via chissà dove e per sempre.
Ma il miracolo accadde. L’immagine di LUI si poggiò su quella di Paolo, trasfigurandolo.

- Sì, lo voglio, - rispose Elisa. L’aria che sembrava sospesa si liberò, togliendo un peso a tutti i presenti.

Poco dopo il matrimonio vennero i figli e con loro il silenzio di quelle antiche emozioni. Lei, tuttavia, ne fu sollevata. Comprese come la follia l’avesse pervasa per tanti anni, staccandola dalla realtà.
Finché il nuovo castello costruito non crollò come quello di carte.
Su di un giornale lesse della morte di LUI avvenuta il 1° Maggio del 2000, esattamente un mese prima.
Descrivere il delirio di dolore che la donna provò è impossibile. Il suo consueto dinamismo svanì e si lasciò andare.

- Depressione, - sentenziò il medico. - Tipica in una donna che si avvicina ai cinquant’anni.

Da quel periodo in poi le sue visioni ricominciarono. Di ciò lei era consapevole, ma ne aveva bisogno per continuare a vivere. Ora, però, non erano il frutto della sua mente. Qualcosa di più… oggettivo, pur non appartenendo a questo mondo. LUI pareva leggerle il pensiero e conoscere il segreto del tempo.

- So quanto di te mi hai donato, nemmeno Dio può amare tanto, - le disse.

Può uno spirito amare come carne? Ad Elisa successe. Proprio accanto al marito dormiente.

- Due anni. Tra due anni ti verrò a prendere e ti porterò via.

Fu l’ultima frase di LUI. Era una fredda notte d’ottobre del 2000.
In seguito Elisa si ammalò gravemente e due anni dopo lui mantenne la promessa. Ritornò per portarsela via.
La donna prima si voltò. Vide suo marito piangere e adagiarle le mani sul petto ormai senza respiro.
Evidentemente non sapeva che quel corpo era per lei come un vestito smesso. Né che ora si sentiva felice.
Ercole la esortò a seguirlo e le tese una mano. Lei gliela strinse ed insieme, varcarono la porta del tempo.

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