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in archivio dal 09 set 2016

Monica Fiorentino

03 ottobre 1976, Napoli - Italia
Segni particolari: Membro dell’Associazione Italiana Haiku.
"Vorrei che tutti leggessero non per diventare letterati o poeti ma perché nessuno sia più schiavo".
[G. Rodari]
Mi descrivo così: Scrivo haiku e racconti in versi. Miei haiku sono stati in giro per il mondo (Francia, Germania, Spagna, Svizzera,  Australia, America, Belgio, Bosnia Erzegovina, Grecia). Sul mio blog Lettera Ventuno è disponibile la raccolta “Haiku Sparsi - Versi in giro per la rete".
Mi trovi anche su:

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  • 30 dicembre 2017 alle ore 16:51
    Jerusalem di luna

    Jerusalem di luna.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.
    ***
    Contro il muro
    le nostre biclette -
    s'alza il vento
    ***
    Acquazzone_
    nude le mie labbra a vestirsi
    della tua bocca

     
  • 12 dicembre 2017 alle ore 19:20
    L'uomo con la chitarra

    Venezia di luna.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.

    ***
     
    Foglie rosse,
    fra i versi di Neruda
    i nostri sensi     

     ***
     
    Neve.
    La tua bocca a sfogliare
    le margherite 

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 27 novembre 2016 alle ore 11:38
    Interno Undici

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    ***
     
    Jerusalem di luna.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.
     
    ***
     
    Complice
    di passione, nel silenzio
    la tua bocca
     
     
     

     
  • 19 ottobre 2016 alle ore 18:17
    Il cielo sopra la guerra

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    Luna_la guerra
    a piedi nudi un angelo
    piange le sue ali

    Ospite -
    tra filari di more
    un pettirosso
     
    Venezia di luna. 
    Dopo l’ultima pioggia.
    L’eco del tuono.
     
    Lunascarlatta.
    La tua bocca indecente.
    Magnifica il cielo.

    Tulipani.
    Tra le pagine di un libro.
    Aspettando Godot.
     
    Nella pineta -
    di foglie la pioggia
    incolla i calzari
     
    Vento,
    a fare l’amore
    dentro me
     
    Una farfalla
    sul bianco marmo.
    E’ colore

     
  • 03 ottobre 2016 alle ore 11:19
    Treno per Lisbona

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    Treno per Lisbona.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.
     
    Scomposte_
    fra le mie gonne foglie d’acero
    le tue mani
     
    Fiori di pruno.
    Sulle Memorie di Adriano.
    Una libellula.
     
    Urla la luna_
    umido, si capovolge il cielo
    del nostro piacere
     
    Una farfalla
    sul bianco marmo.
    È colore

     
  • 09 settembre 2016 alle ore 10:30
    Ho conosciuto un angelo che si chiama Godot

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    ***
     
    Luna_la guerra
    a piedi nudi un angelo
    piange le sue ali

    ***

    Complice
    di passione, nel silenzio
    la tua bocca
     

     
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  • 30 dicembre 2017 alle ore 16:53
    Adriano il lupo

    Come comincia: Adriano il lupo
     
     
    C’era una volta, un bellissimo lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Adriano.
    Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, grande sognatore, adorava lui dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del festoso dondolio delle lucciole all’aria aperta, del danzare lieve dei fiori coi loro colori, del brillio della luna in cielo, fiero nel suo incedere, perennemente col muso rivolto verso l’alto, forte e coraggioso.
    Acquazzone/si vestono di luna/i papaveri ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, ritenuto proprio per questo suo modo di fare, un tipo allorché eccentrico, dagli altri componenti del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in un lupo della sua età, adatte alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare una buona compagna e crescere insieme a lei dei bei cuccioli sani, lasciandolo per questo motivo spesso solo, ed in disparte.
    Ma docile ed altruista, lui sorrideva alle loro parole, senza remore.
    Perduto il dono di poter mangiare frutta fresca, melone, ciliegie, more, e qualsiasi alimento contenesse zuccherini, il lupo, non si era mai perso d’animo, e anche se costretto a nutrirsi di semi e tanta, tanta acqua, non aveva mai smesso di comporre poesie da ululare alla luna, attento al suo stile di Vita, prediligendo altro cibo, cercando di muoversi un po’ in più, con regolarità, come la sua condizione gli imponeva, ugualmente orgoglioso di riempire coi propri ululati il creato.
    “Ma senza poter mangiare more!” giungevano voci al suo orecchio “Senza divorare noci croccanti!”, “Ma non si può guarire?”, “Mai?”
    “No…ed è bene invece, tenere sotto controllo lo stato degli zuccheri nel sangue, con continuità e usare buoni accorgimenti!” replicava lui per tutta risposta “Scegliendo il giusto di cui nutrirsi!” drizzava le orecchie “E continuare così a ululare!”
    “Ma se i semi un giorno dovessero scarseggiare?”, “Se tu non riuscissi  a trovare altro?” e lui a quelle domande, ringhiava grattando la nuda pietra con gli artigli, guardando loro straniti.
    “Ma come si fa a vivere?”, “Non puoi mangiane zucchero proprio mai, mai?”, “Non ti manca?” e lui ululava, facendo risplendere il cielo, rimarcando “Posso scegliere di tanto in tanto, magari di mangiare, la frutta che contiene minor quantità di zuccheri!”
    “Mi sembra che non sia mai stato invitato ad alcuna Festa, organizzata nella Foresta!”, “E come sarebbe potuto essere il contrario?”, “Deve fermarsi così di frequente per dissetarsi!”, “Ma beve proprio tanta acqua?!”, “E poi come avrebbe mai fatto ad affrontare un cammino così lungo?”, “Deve fare tanta pipì!”.
    E di colpo nel mezzo di quel ciarlare, salendo sulla roccia, con un solo salto, la bella Alba, lupa dagli occhi d’ambra, correndogli di fianco, storcendo il muso, tirandogli giocosamente l’orecchio, gli chiese scodinzolando “Me lo reciteresti un haiku, Adriano?”
    Compagna di giochi del lupo, conosciutisi ancora cuccioli, intenti a ruzzolare lungo la vallata, con le zanne non ancora aguzze, divertendosi insieme a nascondersi dietro gli alberi, i due non si erano lasciati mai più, restando uno accanto all’altra, con gioia infinita, condividendo lo stesso indomito amore per la poesia, componendo haiku, guardando ben oltre quel cicaleccio.
     “La poesia è un gesto di pace!” ripeteva lei, strusciando il naso contro quello di lui “Ricordi, il giorno in cui mi parlasti degli haiku per la prima volta? …insegnandomi a dividere le sillabe?” sorrise.
    E lui ricambiando la sua dolcezza, annuì “Tu non pensi all’acqua che mi fermo a bere?...allo zucchero che non divoro…alla tanta pipì…alle volte in cui esausto sto così male… e ti sono d’intralcio?”
    “Dovrei?...fa differenza?” si chinò lei a leccargli le zanne bianche, come piaceva ad entrambi “Vorrei tu mi recitassi un haiku…”
    E lui, guardandola con Amore infinito,  ululò alla luna “Vento/pensieri dal vecchio fico/a sgocciolare”
    “La poesia è l’Amore che abbiamo dimenticato...l’Amore a prescindere, l’unico compenso dell’Amore!” si accoccolò Alba, contro il pelo del lupo, senza considerarlo diverso, per il modo che aveva di dover mangiare, per il suo bere così frequente, per la quantità di zuccheri aggiunti che scorreva nel suo sangue, per i momenti di stanca. Sorda ai commenti altrui.
    “Fosse per me non ti cambierei di una virgola!” gli confessò, aprendogli il cuore, la lupa.
    Ed insieme Adriano e Alba, quella notte si diressero verso la grotta, uno di fianco all’altra, scoprendosi a dividere lo stesso giaciglio, innamorati. Ed al sorgere del nuovo giorno, i due lupi non si separarono più, e vissero per sempre felici e contenti.
     
     
     
     
     
     

     
     
     
     
     

     
  • 20 dicembre 2017 alle ore 16:03
    Romeo il lupo

    Come comincia: C’era una volta, un giovane lupo dagli occhi di una cangiane tonalità viola scuro, di nome Romeo.
    Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, grande sognatore, adorava lui dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del festoso scorrere dei ruscelli all’aria aperta, del danzare lieve dei fiori fra l’erba fresca, del brillio della luna in cielo, fiero nel suo incedere, forte e coraggioso.
    Acquazzone/sgocciola fra i rami/l’allodola ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, ritenuto proprio per questo suo modo di fare, un tipo allorché stravagante, dagli altri componenti del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in un lupo della sua età, adatte alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare una buona compagna e crescere insieme a lei dei bei cuccioli sani, lasciandolo per questo motivo spesso solo, ed in disparte.
    Ma docile ed altruista, lui sorrideva alle loro parole, senza remore, perennemente col muso rivolto verso l’alto, perso nei suoi pensieri.
    Cucciolo timido e introverso, quanto energico e vivace, ricevuto in dono alla nascita, sotto la zampetta sinistra, un disegno a forma di cuore, diviso  a metà, grande era stato l’augurio che aveva accompagnato la sua venuta al mondo “Che tu possa trovare la compagna della tua vita!” “E che tu possa riconoscerla attraverso questo cuore a metà, che al momento opportuno si congiungerà alla sua parte mancante, che solo la lupa per te avrà  sotto la stessa zampa! Riconoscendo in lei, e solo in lei,  la tua compagna!”.
    Ma divenuto adulto, perso nei suoi haiku, Romeo non aveva mai trovato in alcuna lupa, quella magia adatta a fargli battere il cuore, e trascorrendo i giorni a puntare la luna, componendo poesie nel suo animo, non aveva mai dato  più di tanto, importanza alla cosa.
    E una notte mentre era intento a girovagare per la Foresta, silenzioso, componendo nuovi haiku, di colpo fu sorpreso da una tremenda tempesta,  e spaventato, cercando alla svelta riparo, saltando una roccia resa precaria dalla pioggia, lanciando un guaito straziante scivolò, rovinando al suolo, con una zampa ferita, inerme, ormai perduto .
    “Non ti muovere o potresti finire col peggiorare la situazione!” gli si accostò una lupa dagli stupendi occhi d’ambra ed il pelo zuppo, che incurante della tormenta, in fuga col suo branco in cerca di asilo, nel vedere lui cadere dalla roccia, ferendosi malamente, non aveva esitato a lasciare i suoi compagni per corrergli in aiuto, raggiungendolo “Non ti muovere!”
    E udendo le parole di lei, attutite e lontane, ormai stravolto dal dolore, il lupo, inspirando forte l’odore della bella lupa, riconoscendolo buono, perse i sensi stremato.
    Ma la creatura consapevole del rischio che lui stava correndo, ridotto in quello stato, senza porre tempo in mezzo, chinandosi sullo sventurato, lo addentò morbidamente per la collottola, e trascinandolo di peso, cercò con tutte le sue energie, sfidando la furia degli elementi, di portarlo al sicuro.
    “Scappa! Scappa bella lupa! Non pensare a lui!” gli urlò contro, fuggendo, l’alce nero, anche lui in cerca di un rifugio, vedendola trascinare il lupo, impedita, con tutta la sua forza “Non riuscirai a salvarti da questa bufera, se porti con te anche lui, riverso in queste condizioni!” sparì lui, con un solo salto.
    Ma lei senza porre orecchiò alcuno alle sue parole, continuò a fatica, senza lasciarlo, riuscendo a trovare una grotta di fortuna, seppur sfinita e col fiato corto. E raggiante,  adagiando il lupo sopra un giaciglio di foglie secche ed asciutte, leccandogli la ferita sanguinante, disinfettandola, restò a scaldarlo col calore del suo fiato, senza muoversi dal suo fianco.
    Al suo risveglio lui, non percependo più alcun dolore dilaniargli la zampa, voltandosi adagio, scorgendo la bella lupa, sorridergli dolcemente, rapito dallo sguardo disarmante di lei, intuendo quanto fosse successo, sentì il cuore balzargli in petto, come mai gli era successo.
    E abbassando lo sguardo, lo stupore di lui fu enorme nello scoprire sotto la  zampa sinistra di lei, la stessa identica macchia a forma di cuore che aveva anche lui, anch’essa a metà, e prendendo fiato a tratti, articolando a fatica ogni sillaba, scosse la testa stranito. “Quella macchia… che hai sotto la zampa…” buttò in un sol respiro, tremante.
    E lei a quella domanda, gli sorrise timida “Questa macchia …” soffiò “Ce l’ho dalla nascita! Perché ti spaventa?” si meravigliò.
    E lui sorridendo a quelle parole, strusciò d’istinto il suo muso contro quello di lei incurante, provando per la prima volta un sentimento d’amore, mai sentito prima di allora.
    Indietreggiando a quel gesto così puro e forte, la lupa chinò il capo smarrita, senza riuscire a proferire parola, e grattando la nuda pietra con gli artigli, lo guardò con tenerezza “Questo cuore a metà, mi fu disegnato sotto la zampa sinistra alla nascita!” inghiottì, ricordando la sua venuta al mondo  “Che tu possa trovare  il compagno che ti renderà felice! Lui e lui soltanto! Il lupo che ti amerà sopra ogni cosa! Sin dal primo istante! Senza il bisogno di conoscere nemmeno il tuo nome! Il lupo che ti porterà già con sé nel cuore alla nascita!”
    E Romeo mostrandole a quelle parole, lo stesso pezzo di cuore, che aveva sotto la zampa sinistra, guardandola negli occhi con amore infinito, le chiese il suo nome. “Elettra!” arrossì lei “Il mio nome è Elettra!” guaì stringendosi a lui, ed il lupo accogliendola, a sua volta gli fece eco “Il mio è Romeo!”
    Ed Elettra a quella scoperta, stranita, scodinzolando, sgranò gli occhi “Il poeta? …chi lo avrebbe mai detto?” e riscoprendosi nello stesso cuore, i due restarono a scrutarsi impacciati, nel medesimo battito a formarne uno soltanto, melodia d’amore, assordante, d’impareggiabile bellezza.
    E dividendo il giaciglio quella notte, ritrovandosi innamorati, si strinsero l’uno all’altra, al riparo dalle intemperie, colmi di gioia “Me lo reciteresti un haiku?” le chiese lei, leccandogli le zanne bianche, come piaceva ad entrambi, e lui tirandole l’orecchio in modo giocoso, le recitò la sua poesia più bella “Luna di pioggia/a dondolare nel cuore/ una piuma”
    Ed al far dell’alba i due lupi, contemplando l’aurora più splendente che avesse mai svegliato la Foresta, facendo brillare il creato attorno, in mille bagliori di rugiada scintillante, finito il temporale, uniti, Romeo ed Elettra non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 26 novembre 2017 alle ore 16:29
    Inso il lupo

    Come comincia: C’era una volta, un bellissimo lupo dal manto bianco, e gli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Inso.
    Dal carattere dolce e sincero, nobile ed idealista, grande sognatore, il lupo  adorava dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del festoso ondeggiare dei fiori all’aria aperta, della danza delle foglie sui rami col loro respiro, del brillare candido della luna in cielo, fiero nel suo incedere, perso nei suoi pensieri, forte e coraggioso.
    Acquazzone/dondola nel vento/la luna ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, il bel lupo, ritenuto proprio per questo suo modo di fare, un tipo allorché stravagante, dagli altri componenti del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in un lupo della sua età, adatti alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare una buona compagna e crescere insieme a lei dei bei cuccioli sani, lasciandolo per questo motivo spesso solo, ed in disparte.
    Altruista e vivace, era lui sin dalla nascita, col candore abbacinante del suo pelo, a portare al suo passaggio, luce e gioia nella Foresta, creatura docile e solitaria, perennemente col muso rivolto verso l’alto.
    Ma un giorno, al far dell’alba, uscendo dal proprio rifugio, contemplando la natura attorno splendere di rugiada, come ammantata da mille piccoli cristalli di luce, il lupo, accorgendosi di botto di come lentamente il suo pelo stesse perdendo la propria lucentezza, sgranò gli occhi stranito “Il mio colore?! Cosa succede?…il mio bianco!?...” scuotendo la lunga coda.
    “Stai perdendo la tua luce! E con essa i tuoi colori!” lo sorprese una voce al suo orecchio, facendolo trasalire “I tuoi colori stanno sbiadendo …” l’ammonì “Il tuo bianco sta perdendo la sua luminosità! Il suo riverbero” sospirò accorata “Dimmi, per caso il tuo cuore, ha subìto un grave dolore, ultimamente?”
    A quella domanda il lupo guaì contrito, abbassando le orecchie appuntite “Si,! Giorni fa il mio cuore ha patito una grande sofferenza! Che porto ancora tuttora nel mio petto! Ma ciò cosa c’entra col mio colore?” bofonchiò, grattando la nuda pietra con gli artigli.  
    A quelle parole la voce, assentì “E’ stato questo a farti perdere il tuo  colore! Il tuo bianco ricco e festoso! Caro Inso! Ecco cosa è stato!”
    Ed a quella risposta, la creatura rizzò il pelo spaurito “E adesso come devo fare per ritrovarlo?” scosse il capo perplesso  “Devi cercarlo dentro di te!” gli rispose la voce prima di sparire, sfumando nel vento.
    E il lupo a quelle parole, sbigottito, solo, emise un lungo guaito..
    “Ci riuscirai!” lo esortò la bella allodola, frullando forte le ali, assistita alla scena, posata su di un ramo, amante da sempre del bianco niveo del suo manto “Ci riuscirai Inso!” cinguettò “Ne sono certa!”
    “Ma come…posso riuscirci? Come se non …” farfugliò il lupo, turbato, soffiando aria dalle narici concitatamente, arrancando.
    Quando d’improvviso, un urlo disperato, lo fece balzare di soprassalto, e seguendo subito la direzione, dalla quale era scaturita l’accorata richiesta di aiuto, correndo all’impazzata, senza porre tempo in mezzo, la sua sorpresa fu enorme, nel trovarsi dinanzi una lupa dai magnifici occhi color dell’ambra, imprigionata in una tagliola., posta da mano umana, con la zampa  ormai ridotta ad un grumo di sangue, boccheggiante.
    A quella scena il lupo, gonfiando il petto, con fare sicuro, si lanciò sulla sventurata, intimandole la calma “Non muoverti! Non aver paura! Ci sono qui io! Sta ferma! Oppure sarà peggio!” annaspò “Potrai solo farti ancora più male! Ferma!”
    E destreggiandosi con risolutezza infinita, fermo, adagio, con dolcezza, utilizzando al contempo le zanne e gli artigli ben affilati, docilmente, la liberò all’istante “Piano! Non muoverti! E’ quasi fatta!”
    E tolta la zampa dalla trappola, aiutandola a muovere i primi incerti passi, tenendola ben salda a sé, zoppicante, la condusse fin sopra un giaciglio di foglie morbide, in salvo.
    “Grazie! Grazie per avermi soccorsa! Lupo bianco! Il mio nome è  Nausicaa!” lo salutò lei, ricominciando a prendere vigore, accucciata sulle soffici fronde. “Sono caduta in questa trappola come una stupida, e sarei sicuramente morta, se non ci fossi stato tu a salvarmi!  Grazie!”
    “Il mio nome è Inso!” rispose lui, schernendosi intimidito, abbassando gli occhi, mentre di colpo, il suo pelo prese a rimandare la luce bianca di un tempo, in maniera così intensa da far sorridere la lupa, affascinata.
    E il lupo, a quella scoperta, sbarrando gli occhi nel riscoprire il proprio manto, recuperare il suo splendore, scosse il capo stranito, col petto in tumulto  “Ma come è…”
    “Inso! Ma allora tu sei il poeta! Ho sentito tanto parlare tanto di te in giro per la Foresta… Grazie! Non riesco a crederci! Grazie!”si sollevò, lei muovendosi adagio, scodinzolando raggiante,  col cuore a mille. “Grazie per tutto quello che fatto per me! Potrei ascoltare una tua poesia?…per favore, mi piacerebbe tanto…dicono siano bellissime!”. Lui a quelle parole, sorridendo, annuì, schivo, nel pieno splendore del suo pelo fulgente “Prima però promettimi, che ti lascerai medicare con le dovute erbe, senza ringhiarmi contro per il bruciore!” E ridendo, la lupa annuì, radiosa “Te lo prometto!”.
    Inso strusciando allora il muso contro quello di lei,  la invitò a star ferma, per permettergli di operare, dotto conoscitore, delle più rare erbe curative “Non sei ancora in gran forma, attenta! Hai bisogno di cure!” e chinandosi su di lei, le leccò la zampa per intero. “Non vedo l’ora di ascoltare i tuoi haiku!...devono essere davvero belli… ahi…ahi…” strinse gli occhi per il dolore la bella lupa, mentre lui la confortava con la poesia, medicandola Neve/ondeggia sul ramo una fronda/vesti di brina . E da quel giorno Inso e Nausicaa, non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.

     
     
     

     
  • 19 novembre 2017 alle ore 17:10
    Il lupo Enea

    Come comincia: C’era una volta, un giovane lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Enea.

    Forte e coraggioso, nobile e idealista, viveva lui all’interno del suo branco, nel rispetto della natura e dei suoi simili, cercando di divenire ogni giorno una creatura migliore. Dall’animo puro, grande sognatore, il lupo amava comporre poesie con le quali dipingere il mondo intero, cuore romantico, capace coi suoi versi di incantare il creato, riempiendolo di luce e di colore. Sempre col muso rivolto verso il cielo, perso nei suoi pensieri, amante delle nuvole col loro candore ad attraversare l’azzurro, il gorgoglìo dei fiumi, il profumo dell’erba bagnata, elegante nel suo incedere. Ritenuto dagli altri lupi del branco, un po’ troppo stravagante per i suoi sogni, e per questo non apprezzato da molti, i quali non vedevano spesso nelle sue poesie un valido esempio, preferendo di gran lunga il destreggiarsi con la caccia e il trovarsi una compagna adeguata, quali maggiori virtù per lo splendore della loro razza, e la continuazione della specie, lasciandolo spesso solo, attratti da ben altro che i suoi versi ululati alla luna.
    Amante della pace e dell’armonia, chiamato ad essere un giorno un buon capobranco, grato del dono della vita e della sua preziosità, lui non riusciva a capacitarsi del motivo che spingesse invece l’uomo alla guerra, e lo portasse col suo tonante bastone a dispensare fiamme e penuria ovunque, distruggendo tutto ciò che aveva intorno, sconvolgendo le esistenze altrui.
    Costretti da tempo nella foresta, sotto il giogo della guerriglia, a veder bruciare ogni zolla di terra a colpi di granate, ad aver razionato il cibo e l’acqua, senza poter conoscere che brevi, sporadici, momenti di quiete, sempre sotto la mira dei bombardamenti, nessuno fra gli animali riusciva a comprendere il motivo di tale efferatezza.
    “Ma la Pace arriverà!” ripeteva forte il lupo, contemplando il cielo aprirsi  sopra la guerra, coi suoi lucenti spiragli di luce, dividendo le sillabe,  giocando con le parole più belle “Acquazzone/Ospite fra filari di more/Un pettirosso” la magia colta con sentimento. “Arriverà! Il mondo è fatto di pace!”
    E quella notte Enea, sollevando il muso a puntare la luna, chiuse gli occhi avvolto dal silenzio, assaporando la pace, chiedendosi perchè non dovesse perdurare, e spegnere il fuoco dei mortai accesi senza sosta.
    E voltandosi adagio, il suo sguardo si perse in quello della giovane Cassandra, lupa dal pelo bianco e gli occhi color dell’ambra, avvicinatasi a lui in quel momento, scodinzolante.
    Nati in primavera, i due erano cresciuti praticamente insieme senza mai lasciarsi, fare amicizia era stato facile, era bastato uno sguardo, mentre iniziavano ancora cuccioli a bere dalla stessa fonte, cercando di  non cadere goffamente in acqua. Lei, lupacchiotta docile e curiosa, lui fiero con quel suo piglio dolcissimo, ed il suo modo unico di fare poesia. Era stato semplice aprirsi, volersi bene, ruzzolare fra le rocce, godere del sole e dell’aria pura, rincorrendo il vento, imparando a comporre insieme i versi, attenti a dividere bene le sillabe. Ed al sopraggiungere della prima gelata, scoprire la stessa identica voglia di restare vicini, dividendo il giaciglio invernale “Neve/dondola nella nebbia/la bianca altura” creando haiku.  “Perché la poesia, si dice, sia un atto di pace…e sono sicuro che la pace arriverà!” le prometteva lui “Arriverà!”
    E anche quella notte, Enea si accostò al muso della sua dolce Cassandra, carezzandola, al sopraggiungere del solstizio, indirizzandosi verso la loro grotta, l’uno accanto all’altra, quando di colpo l’urlo di un soldato, nascosto fra la sterpaglia, tagliò l’aria feroce, puntando il fucile contro di loro “Lupi!”.
    E lui, senza porre tempo in mezzo, coprendo la lupa col proprio corpo, chiudendo gli occhi in segno di tregua, fiducia, forza, amore ed armonia, drizzando le orecchie puntò il suo ringhio alla luna, ululando il suo canto soave di pace al cielo, lasciando esterrefatto il soldato.
    E l’uomo calando il fucile, dinanzi a quel gesto d’Amore, ritirò le sue truppe lasciando la foresta all’istante, fra la gioia e l’esultanza di tutti. Ed Enea strusciando il naso contro quello della bella lupa, ricambiato da lei, si strinse forte al suo pelo, rifugiandosi col cuore a mille, insieme nella tana.
    E da quel giorno Enea e Cassandra non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.
     
     
     
     

     
  • 07 novembre 2017 alle ore 16:20
    La storia del lupo Lapo

    Come comincia: C’era una volta, un bellissimo lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Lapo.
    Dall’animo sognatore, nobile ed idealista, il giovane lupo amava comporre poesie da cantare al mondo intero, cuore romantico, impavido, e forte. Capace coi suoi versi di incantare il creato, riempiendo di luce e di colore ogni cosa. Cantore sensibile della splendida luna, del gorgheggiare festoso dei ruscelli all’aria aperta, del delicato sbocciare di un fiore, della magia della neve a ricoprire col suo candido manto le colline più alte. Sempre col muso rivolto verso il cielo, elegante nel suo incedere. Ritenuto dagli altri lupi del branco, un po’ troppo stravagante per i suoi sogni, e per questo non apprezzato da molti, i quali non vedevano spesso nelle sue poesie un valido esempio, preferendo di gran lunga il destreggiarsi con la caccia, quale dote e maggior abilità per lo splendore della loro razza e la continuazione della specie, lasciandolo spesso solo, attratti da ben altro che i suoi versi ululati alla luna.
    Acquazzone/frullano vizze dal ramo/ le foglie componeva nel suo animo il lupo, al sovvenire dell’autunno attraversando il bosco, osservando il mutare lento delle stagioni, avanzando a piccoli tratti sulla terra brulla, quando d’improvviso giunto alle radici di una vecchia ed imponente quercia, il suo stupore fu enorme nello scorgere imprigionata in una tagliola, la zampa di una giovane lupa, riversa al suolo priva di sensi,  impossibilitata a muoversi, stretta nella trappola disposta per mano degli Esseri Umani al fine di catturare volpi e animali di pregio. Colpita, immersa nel sonno, un tempo creatura allegra e spensierata, sola e inerte adagiata in una morbida coltre di foglie, senza alcun segno evidente di vita, dal battito del cuore ad ogni  momento più flebile, lontano.
    Ed il lupo udendo quel ritmo farsi ad ogni istante più fiacco, senza porre tempo in mezzo, si scagliò con forza verso la tagliola, e usando al contempo gli artigli e le zanne ben appuntite, la liberò in un sol colpo.
    “Ma dorme ancora…” osservò contrito il povero Lapo, annusando il corpo immobile della sventurata, abbassando la coda “Il suo cuore è troppo debole per riprendersi…dopo tutto il tempo trascorso segregata in quel ferro!” ringhiò, scuotendo il capo, contemplando il viso di quella lupa, così dolce e disarmato, deciso a vederla tornare a sorridere di nuovo come una volta. E convinto di poterla riportare in vita, sospirò deciso “Il suo cuore è troppo debole! E senza di esso non potrà risvegliarsi!” latrò tremante “Io però ho un cuore!” ribatté fermo “E  potrei dividerlo con lei!” gettò di un fiato.
    “Ma questo è molto, molto pericoloso! Riflettici!” giunse con fare regale, alle sue spalle il bellissimo Cervo Bianco accostandosi a lui, bestia tra le più sapienti della Foresta. “Pensaci bene!”  tossì il Saggio “Non è facile dividere un cuore per due! E’ una cosa molto complicata! Affinché possa avvenire è necessario che i tuoi sentimenti verso quella giovane lupa siano veri e sinceri, e la tua volontà ferrea, altrimenti nel momento stesso in cui staresti operando il tuo volere, potresti essere tu a perdere il tuo cuore, e così morire!”
    “Lo so!” deglutì lui, fiutando fiero l’aria “Io ne sono cosciente!”
    E il Saggio sollevando lo sguardo verso un piccolo pettirosso, fermo su di un ramo col fiato sospeso, a contemplare la scena, gli strizzò l’occhio convinto “Allora, non esitare lupo, se è quello che vuoi! …” 
    E prima ancora che lui avesse terminato di pronunciare per intero quelle parole, Lapo chiuse gli occhi, e la giovane lupa riaprì i suoi, di un meraviglioso color dell’ambra, sana e salva, portando nel petto l’altra metà del cuore di lui, risvegliandosi per sempre dal suo torpore.  
    “Ti conosco…tu sei Lapo, il poeta! Il lupo che canta quei bellissimi versi alla luna! Grazie, grazie per quello che hai fatto! Il mio nome è Gaia, bellissimo lupo!” si levò lei sulle zampe, malconcia, zoppa, ma di nuovo viva e con tanta voglia di correre ancora.
    Riportata in vita dal sentimento di lui, vero e sincero, tanto forte e sconfinato da aprire un varco, oltre le barriere dell’oscurità, dietro cui era stata imprigionata, tanto potente, dal non conoscere il tentennamento dell’incertezza.
    E il lupo perdendosi nel dolcissimo sorriso della splendida Gaia, strofinando il naso contro quello di lei, le sorrise di gioia indicibile, fra il canto dei cervi in amore e il volo festoso degli uccelli oltre la Selva, poeta delicato, di quel portentoso miracolo chiamato Amore.
    E da quel giorno i due non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.