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in archivio dal 09 set 2016

Monica Fiorentino

03 ottobre 1976, Napoli - Italia
Segni particolari: Membro dell’Associazione Italiana Haiku.
"Vorrei che tutti leggessero non per diventare letterati o poeti ma perché nessuno sia più schiavo".
[G. Rodari]
Mi descrivo così: Scrivo haiku e racconti in versi. Miei haiku sono stati in giro per il mondo (Francia, Germania, Spagna, Svizzera,  Australia, America, Belgio, Bosnia Erzegovina, Grecia). Sul mio blog Lettera Ventuno è disponibile la raccolta “Haiku Sparsi - Versi in giro per la rete".
Mi trovi anche su:

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  • 30 dicembre 2017 alle ore 16:51
    Jerusalem di luna

    Jerusalem di luna.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.
    ***
    Contro il muro
    le nostre biclette -
    s'alza il vento
    ***
    Acquazzone_
    nude le mie labbra a vestirsi
    della tua bocca

     
  • 12 dicembre 2017 alle ore 19:20
    L'uomo con la chitarra

    Venezia di luna.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.

    ***
     
    Foglie rosse,
    fra i versi di Neruda
    i nostri sensi     

     ***
     
    Neve.
    La tua bocca a sfogliare
    le margherite 

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 27 novembre 2016 alle ore 11:38
    Interno Undici

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    ***
     
    Jerusalem di luna.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.
     
    ***
     
    Complice
    di passione, nel silenzio
    la tua bocca
     
     
     

     
  • 03 ottobre 2016 alle ore 11:19
    Treno per Lisbona

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    Treno per Lisbona.
    La mia finestra sul mondo.
    I grilli e le rose.
     
    Scomposte_
    fra le mie gonne foglie d’acero
    le tue mani
     
    Fiori di pruno.
    Sulle Memorie di Adriano.
    Una libellula.
     
    Urla la luna_
    umido, si capovolge il cielo
    del nostro piacere
     
    Una farfalla
    sul bianco marmo.
    È colore

     
  • 09 settembre 2016 alle ore 10:30
    Ho conosciuto un angelo che si chiama Godot

    Acquazzone.
    Dondolano sottili
    i pensieri
     
    ***
     
    Luna_la guerra
    a piedi nudi un angelo
    piange le sue ali

    ***

    Complice
    di passione, nel silenzio
    la tua bocca
     

     
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  • 20 ottobre alle ore 17:28
    Il lupo Costes

    Come comincia: C’era una volta, un giovane lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Costes.
    Dal carattere nobile e altruista, grande sognatore, adorava lui dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante del festoso scorrere dei ruscelli all’aria aperta, del danzare lieve dei fiori nei campi, del brillio della luna in cielo, fiero nel suo incedere, perennemente col muso rivolto verso l’alto, perso nei suoi pensieri.
    Acquazzone/sgocciola fra i mandorli/la luna piena ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, ritenuto proprio per questo suo modo di fare, un tipo allorché stravagante, dagli altri componenti del branco, che non vedevano di buon occhio questo suo poetare, apprezzando ben altre virtù in un lupo della sua età, adatte alla continuazione della specie, ed il proliferare del gruppo, quali l’adoperarsi per trovare una buona compagna e crescere insieme dei bei cuccioli sani, lasciandolo per questo motivo spesso solo, ed in disparte.
    Ma docile e mite, lui sorrideva alle loro parole, senza remore.
    “Ma deve pur trovare una compagna!” “Deve avere dei cuccioli suoi!” “Una compagna giusta e fedele!” lo imbottavano le Voci intorno vedendolo tornare da solo alla sua grotta, ogni notte “Una compagna che sappia essere al suo fianco” “Sostenerlo!” “Creare una famiglia!”
    “E magari innamorarmene!” rispondeva Costes a tono ogni volta, di rimando, lui che ancora non aveva  trovato quella magia, pura e forte, adatta a fargli battere il cuore.
    E tornando per l’ennesima notte alla sua tana, componendo nuovi haiku, sorpreso di colpo da un tremendo temporale, cercando alla svelta un riparo, saltando su di una roccia, il lupo scivolò di peso impedito, lanciando un guaito straziante, rovinando al suolo, con una zampa ferita.
    “Non ti muovere o potresti finire col peggiorare la situazione!” gli si accostò una lupa dagli stupendi occhi d’ambra ed il pelo zuppo, che incurante della tempesta, in fuga col suo branco, nel vedere il lupo cadere, non aveva esitato a lasciare i suoi compagni per corrergli in aiuto “Non ti muovere!”
    E udendo le parole di lei, attutite e lontane, ormai stravolto dal dolore, la bestia, inspirando forte l’odore della bella lupa, riconoscendolo buono, perse i sensi stremato.
    Ma la creatura consapevole del rischio che lui stava correndo, ridotto in quello stato, senza porre tempo in mezzo, chinandosi sullo sventurato, lo addentò morbidamente per la collottola, trascinandolo con tutte le sue energie, cercando disperatamente di portarlo al sicuro, sfidando la furia degli elementi.
    “Scappa bella lupa!” “Non pensare a lui!” le urlavano all’orecchio le Voci nel parapiglia generale “Non riuscirai a salvarti da questa bufera, se porti con te anche lui, riverso in queste condizioni!” “Lascialo!”
    Ma lei senza porre alcuna attenzione al cicaleccio intorno, continuò a fatica, portandolo fino ad una grotta di fortuna, seppur sfinita e col fiato corto.
    E raggiante, adagiando il lupo sopra un giaciglio di foglie secche ed asciutte, leccandogli la ferita sanguinante, disinfettandola, restò a scaldarlo col calore del suo fiato “Puoi farcela! Forza! Ci sono qui io!”.
    E riaprendo adagio gli occhi, il lupo, percependo lieve il dolore alla zampa, scoprendola intera, scorgendo la bella lupa al suo fianco, intuendo quanto fosse successo, sentì il cuore balzargli in petto, come mai gli era successo.
    “Sei sveglio?” le chiese lei, accorata, col cuore a mille.
    E sorridendo Costes, levandosi con sforzo, strusciò d’istinto il suo muso contro quello di lei, facendola arrossire, provando per la prima volta un sentimento mai sentito prima “Grazie per quello che hai fatto per me! Mi hai salvato la Vita!” soffiò “Come sei bella!”  tossì ancora fradicio “Come ti chiami?.
    Indietreggiando a quel gesto così puro e forte, la lupa chinò il capo smarrita, senza riuscire a proferire parola, e grattando la nuda pietra con gli artigli, lo guardò con tenerezza, ricordando le parole che avevano accompagnato anni addietro, la sua venuta al mondo  “Che tu possa trovare  il compagno che ti renderà felice! Lui e lui soltanto!” era stato l’augurio “Il lupo che ti amerà sopra ogni cosa! Sin dal primo istante! Senza il bisogno di conoscere nemmeno il tuo nome! Il lupo che ti porterà già con sé nel cuore alla nascita!”
    E Costes guardandola negli occhi con amore infinito, scodinzolò.
    “Nana!” asserì lei “Il mio nome è Nana” guaì,  ed il lupo attirandola a sé, accogliendola sul suo cuore le sussurrò “Io mi chiamo Costes!”
    Nana a quella scoperta, stranita, sgranò gli occhi “Il poeta? Chi lo avrebbe mai detto?” e riscoprendosi nel medesimo battito, i due restarono a scrutarsi impacciati.
    E dividendo lo stesso giaciglio quella notte, al riparo dalla bufera, i due scaldandosi col reciproco respiro, si scoprirono innamorati, stringendosi l’uno all’altra colmi di gioia “Me lo reciteresti un haiku?” chiese Nana, timida, e lui tirandole giocosamente l’orecchio con le zanne annuì “La poesia è un atto d’Amore, piccola Nana! L’Amore che abbiamo dimenticato, l’Amore a prescindere, l’Amore che è l’unico compenso dell’Amore!”, le soffiò la sua poesia più bella “Luna di pioggia/dondola nel cuore/ una piuma” 
    E da quella notte Costes e Nana non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.