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Autore

Monica Fiorentino

in archivio dal 09 set 2016

03 ottobre 1976, Napoli - Italia

segni particolari:
Membro dell’Associazione Italiana Haiku.
"Vorrei che tutti leggessero non per diventare letterati o poeti ma perché nessuno sia più schiavo".
[G. Rodari]

mi descrivo così:
Scrivo haiku e racconti in versi. Miei haiku sono stati in giro per il mondo (Francia, Germania, Spagna, Svizzera,  Australia, America, Belgio, Bosnia Erzegovina, Grecia). Sul mio blog Lettera Ventuno è disponibile la raccolta “Haiku Sparsi - Versi in giro per la rete".

06 ottobre alle ore 14:45

Il lupo Ermes

Intro: “Ciò che è destinato a te, troverà sempre il modo di raggiungerti!” batté le zampine la lontra Ofelia “E’ detto che due creature non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro. Mature, non secondo le loro preferenze, bensì nell’intimo, secondo i dettami!” strinse i denti in preghiera.

Il racconto

C’era una volta, un giovane lupo dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Ermes.
Dal carattere nobile e altruista, grande sognatore, adorava lui dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante della festosa danza dei fiori, del lieve respiro delle nuvole, del brillio della luna, perennemente col muso rivolto vero l’alto, perso nei suoi pensieri.
Acquazzone/ruotano nei campi/le margherite ricamava i propri haiku, animo sublime, cullando il sogno di portare la sua poesia fino al cielo.
Ferito da alcuni cacciatori di passaggio, che puntatogli contro un fucile l’avevano fatto ammutolire sotto i loro spari, perduta una zampa, Ermes non si era mai arreso e anche se zoppo, rialzandosi a fatica, non aveva mai smesso di cantare la sua poesia, ugualmente orgoglioso di riempire coi suoi versi il creato.
“Così ridotto!” ciarlava il cicaleccio intorno “Quella zampa fa voltastomaco!” “Nessuno gli si accosterà!” “Come potrebbe?  è  lapalissiano!”
“La Vita è il dono più prezioso, perché fare questo?” si era chiesto addolorato “Perché puntarci contro un fucile se non abbiamo fatto alcunché? Se non ci conoscono? Perché agire senza un briciolo di rispetto?” e docile e mite, lui sorrideva alle loro parole senza remore.
E una notte girovagando per la Foresta intento a comporre nuovi haiku, il suo cuore trasalì nell’udire un grido fendere l’aria, e muovendosi caracollante verso il punto da cui era scaturita l’accorata richiesta di aiuto, il suo stupore fu enorme nello scorgere una farfalla da un’ala sola, aggrappata ad una ciliegia, gongolare nel letto del Fiume Fresco, attenta a non cadere in acqua.
La creatura, affamata, scorta una grossa ciliegia, aveva fatto per mangiarla, quando, staccatosi dal ramo, il frutto era caduto nell’acqua sottostante e con esso incollata anche lei. 
“Annegherò!” gridava spaventata la sventurata, che priva di un'ala per volare, non sapeva neppure nuotare “E' la mia fine!”
“Non ha scampo!” trotterellò il cervo Temistocle, sparendo in un sol salto.
“Chi l’aiuterà mai?!” borbottò il merlo Telemaco volando lontano.
Ed Ermes scorgendola in serio pericolo, arrancò “Non aver paura! Quando sarò abbastanza vicino tu salta sulla mia zampa! Ora la tendo verso te, forza!”
“Ma storpio com’è cadrà in acqua!” “E’ pazzo!”  “Sta rischiando per lei!”
“No, vai via!” sbraitò la farfalla “Tu che porti una ferita dovresti capirmi, va via!”
“Non ti lascio sola!” rispose lui “In-sie-me…cerca di afferrare la mia zampa!”
Ma udendo le parole di lui attutite, ormai stravolta, la farfalla si strinse alla ciliegia ancor più stretta “Tu sei un lupo ed io una farfalla!”.
“E cosa cambia? Non ti muovere o potresti peggiorare la situazione!” l’ammonì il lupo da una zampa rossa.
“E’ matto?” “Perché sta aiutando Tersicore, la farfalla da un’ala sola?” “E’ brutta, storpia!”  “E’  meglio che si estingua!”
Ma il lupo cosciente del rischio che lei stava correndo, senza porre tempo in mezzo si lanciò nel Fiume con tutte le sue energie.
“Lupo!” gridò l’alce nero Patroclo “Con una zampa zoppa non puoi farcela, è una zavorra troppo pesante, devi liberartene!”.
Ma Ermes continuò, bevendo acqua a sorsi “Sono qui! Sono qui, Tersicore!” chiamandola per nome.
“Ciò che è destinato a te, troverà sempre il modo di raggiungerti!” batté le zampine la lontra Ofelia “E’ detto che due creature non possono incontrarsi neanche un giorno prima di quando saranno mature per il loro incontro. Mature, non secondo le loro preferenze, bensì nell’intimo, secondo i dettami!” strinse i denti in preghiera.
“Amor Vincit Omnia, acciderbolina!” frullò le belle ali d’ebano il corvo Dalì “L’Amore Vince Tutto. Et taedet et amore ardeo, et prudens sciens. Non ne posso più e brucio d'amore, e lo so.”
“Salta!” ringhiò il lupo col fiato corto “Salta sul mio muso! Fidati!”
“Non potrà salvare quella Tersicore!” “Sbuffa acqua dalle zanne!” “E’ pazzo!”
“Il destino è incontrare una creatura che non stavi cercando, per poi renderti conto di non aver mai desiderato niente di meglio al mondo!” balzò la volpe Calliope.
“Fidati!” deglutì Ermes “Fiducia una parola nellissima, dal latino fides: indica il riconoscimento dell'affidabilità dell’altro. Simile a fidelis, fedele: chi risponde alla fiducia di cui gode nell’amore!” ululò “Tersicore, le spine che possiedi sono le tue ferite e servono per proteggerti, lo so, soltanto chi avrà la volontà e l’ardire di attraversare il tuo sangue potrà entrare nel tuo cuore e tu fidarti!” lui che zoppo, conosceva bene la stessa sorte.
“Lui sta mettendo la tua Vita prima della sua!” trottò il baio Castore “La tua fame e la tua sete, prima della sua fame e della sua sete! Il tuo respiro prima!”
“Ma non mi vedi?” strepitò la farfalla “Sono storta, brutta! Nessuno pronuncerà mai parole di lode nei tuoi confronti!”.
“Ogni mare è ramingo. È una frase polidroma!” asserì l’orso Oliviero “Una frase perfetta da leggere in entrambi i sensi! Che a pensarci bene, sembra significare solitudine ma quanta compagnia, immensità, invece porta dentro!”.
“Non crederti mai inadeguata!” soffiò il lupo “Non sentirti brutta, la tua ala rotta non farla divenire un ostacolo insormontabile, sii in armonia con te stessa, è la cosa più importante. Non lasciare che la paura ti zittisca, hai una voce, usala! Non ascoltare il chiacchiericcio intorno, sii sorda al giudizio altrui, quando è malevolo.
La sensibilità è un pregio, quando non trovi le parole perché la timidezza ti fa abbassare lo sguardo, non farlo divenire una carenza, come fosse un difetto. Sensibilità: dal verbo “sentio” (sentire) e da “habilitas” (disposizione, attitudine). La sensibilità è la capacità di sentire, è stato detto. E per i latini questa era un’ habilitas, un’abilità, una dote, un talento, un qualcosa di positivo che si possiede (habilitas deriva a sua volta dal verbo habeo), quasi una consapevolezza di sé. Ma se la sensibilità diviene agli occhi altrui una debolezza, e anziché essere un’abilitas viene considerata il contrario, una sorta di “in-abilità”, vuol dire che l’arcobaleno si sta oscurando. Se sei obbligata a un’andatura malconcia, cosa dovrebbe cambiare rispetto a quella che sei? la tua forza, voluta tenacia, il sorriso che conservi nonostante tutto, sono questi a renderti ancora più speciale! Sei bellissima, così potente, eppure piccola e fragile. Il mosaico del tuo cuore dai mille pezzi infranti, ricomposti uno ad uno, è il più bel capolavoro che io abbia mai visto! Canta, canta forte, canta sempre, angelo caduto in volo, punta in alto, non fermarti mai, la tua Voce è la tua anima! Cerca di vedere dentro me, dolce bruja! Fidati! Non desidero altro che portarti a riva, salire sull’altura della Foresta di Vallefoglia e ammirare assieme cento, mille, milioni di lune! Quando ti porgo la mia zampa voglio dire: seguirò il tuo passo per lento o accelerato che sia, nella buona e nella cattiva sorte, in salute ed in malattia!”
“Ma cosa ti spinge? Sono inguardabile!” ansimò lei.
“Farfalla ‘o ssaje comm fà ‘o core quann s’è annammurato? Lo sai come fa il cuore quand è innamorato?” asserì la lontra, ricacciando indietro il pianto “Maior lex amor est sibi. L’amore è al di sopra di tutte le leggi!”.
“Ciò che è destinato a te, troverà sempre il modo di raggiungerti! Nonostante tu possa fare di tutto per sfuggirvi, anche quando tutto ti sembrerà impossibile, improbabile, lontano! L’Amore non conosce misure, né restrizioni! Tersicore cerca di esautorare le tue errate convinzioni!” fece eco la nottola Cassiopea.
“Salta!” sforzò la sua zampa storpia il lupo per mantenersi a galla.
“Ma è così brutta!” “Cosa potrà mai dargli?” “Lui è un lupo e  lei una farfalla!”
E la farfalla scorgendo il muso di lui vibrare irremovibile, inspirando forte l'odore del lupo, riconoscendolo buono, comprese come in quegli occhi fossero scritte le parole più belle e percependo il cuore avanzare, retrocedendo in un tumulto di emozioni incontenibili, balzò sul naso di Ermes nel clack del suo animo a schiudersi, scevro d’ogni paura, ogni protervia, facendosi portare a terra.
“Grazie per avermi salvata!” sussurrò raggiante, protetta.
“Tersicore!” mugghiò lui osservandola come nessun altro “Non devi ringraziarmi! Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia: se tu sei Felice, io sono Felice! Ora, lentamente molto lentamente scuoti la tua ala così che possa asciugarsi! Per fortuna ero nelle vicinanze e ancor più per fortuna, sei riuscita a fidarti di me! Il mio nome è Ermes!”
“Ermes!” riprese lei “Non ero mai stata qui ed ho sottovalutato i pericoli che un lungo viaggio può procurare! In volo dalle Terre dell'Uzbekistan, dove sono nata, stanca e in preda alla fame, vedendo tanto buon cibo, non ho indugiato, e…sai come è finita!”.
“E’ breve la Vita delle farfalle!” “Resterà solo!” “Non potranno mai avere una prole!” “Se ne pentirà!”
E la luna spuntando adagio oltre le pale delle montagne, raccogliendo nella sua veste di gigli e fior d’arancio ogni singolo ansito di rugiada, racchiudendolo nei lembi delle sue gonne, tenendo fra le dita ben saldo un ramo di ulivo, illuminò lo sperone di roccia al suo passaggio, sorridendo al pipistrello Schopenhauer a portare lo splendore dell’alba dopo la notte.
“Sogno/dondola fra i rami/una piuma” cantò la farfalla “La poesia che è un atto d’amore, Ermes! L’Amore che abbiamo dimenticato, l’Amore gratuito! L’Amore a prescindere, l’Amore che è l’unico respiro dell’Amore! Lupo, con la tua immagine e con il tuo amore, tu mi sei presente, sei qui ai margini dei miei pensieri senza andar via, io sono con te e tu con me, io ti porto dentro di me, ovunque io vada tu ci sei!”
E lui annuì “Ubuntu: come potrei essere felice se tu non lo sei? Ubuntu nella cultura africana sub-sahariana vuol dire: "Io sono perché noi siamo”
“Il destino è quel filo rosso, quell’incontro voluto dalle anime, prima ancora che i corpi possano incontrarsi!” trillò il pettirosso William, scoprendo all’orizzonte disvelarsi l’aurora “I legami voluti dal destino sono indistruttibili!”.
E da allora Tersicore ed Ermes non si separarono mai più, e vissero per sempre felici e contenti.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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