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Autore

Monica Fiorentino

in archivio dal 09 set 2016

03 ottobre 1976, Napoli - Italia

segni particolari:
Membro dell’Associazione Italiana Haiku.
"Vorrei che tutti leggessero non per diventare letterati o poeti ma perché nessuno sia più schiavo".
[G. Rodari]

mi descrivo così:
Scrivo haiku e racconti in versi. Miei haiku sono stati in giro per il mondo (Francia, Germania, Spagna, Svizzera,  Australia, America, Belgio, Bosnia Erzegovina, Grecia). Sul mio blog Lettera Ventuno è disponibile la raccolta “Haiku Sparsi - Versi in giro per la rete".

27 novembre alle ore 7:56

La lupa Aurora

Intro: “Pure se quel giorno non vi foste incontrati tutto sarebbe andato nello stesso modo. Vi siete incontrati perchè doveva succedere, e anche se non fosse stato quel giorno, prima o poi vi sareste sicuramente incontrati da qualche altra parte! Amor Vincit Omnia!”

Il racconto

C’era una volta, una giovane lupa dagli occhi di una cangiante tonalità viola scuro, di nome Aurora.
Dal carattere nobile e altruista, grande sognatrice, adorava lei dipingere il mondo attorno con la sua poesia, amante dei colori variopinti dei fiori nei campi, del respiro lieve dei ruscelli all’aria aperta, del brillio della luna, perennemente col muso rivolto verso l’alto, persa nei suoi pensieri.
Acquazzone/luccica fra i ciliegi/la primavera ricamava nel suo cuore i propri haiku, animo sublime, cullando il sogno di portare la sua poesia sempre più in alto, fino al cielo.
Perduta una zampa ancora cucciola, caduta in una tagliola nascosta da mano umana sotto una grande quercia, salvatasi grazie all’aiuto del Cervo Bianco che ascoltato il suo guaito straziante, era corso a soccorrerla riuscendo a tirarla fuori dalla trappola, ritrovatasi riversa al suolo sanguinante e storpia, Aurora si era trasformata in una creatura muta e solitaria, sempre un passo dietro gli altri, cercando di non essere un peso per il suo branco.
“La Vita è il dono più prezioso! Perché fare questo?” si era chiesta rialzandosi “Perché volerci uccidere? Perché se nemmeno ci conoscono? Perché non provare alcun briciolo di rispetto?” .
Ma seppur con una zampa storpia, malferma e impacciata, non si era mai persa d’animo e arrancando a fatica come la sua condizione le imponeva, senza poter salire la roccia, non aveva mai smesso di cantare la sua poesia, ugualmente orgogliosa di riempire coi suoi versi il creato.
“Sono viva e non mi fermerò di certo! Posso muovermi anche se con lentezza, e portare ugualmente in alto il mio canto, come ho sempre sognato e non smetterò mai di farlo!”
“Ma con una zampa storpia!” echeggiavano le Voci intorno “Poverina!” “Non può affrontare lunghi tragitti così ridotta!” “Nei periodi di magra come farà a cercare cibo in altri luoghi?” “Ma non può guarire?” “Mi sembra che alla festa della primavera non sia mai stata invitata!”
E docile e mite lei sorrideva alle loro parole, senza remore, girovagando per la Foresta senza prestarvi troppa importanza.
“Sembra che lei componga haiku!” “Una poesia di tre versi!” “Cosa?” “Fa poesia per sentire meno il peso del suo stato!” “E’ così sicuramente!” “Crea poesie perché non può fare altro!” “E’ sempre sola!”
“Questo haiku è meraviglioso!” la sorprese Picasso, lupo bellissimo dagli occhi d’ambra, affascinato nell’ascoltarla scandire sillaba per sillaba con lo sguardo brillante di luce, accostandosi a lei con le sue movenze agili e scattanti “La poesia è un gesto d’amore! Ricordi il giorno in cui mi parlasti degli haiku per la prima volta? Io non riuscivo a capire granché, mentre tu sceglievi le parole con così tanta accortezza da lasciarmi stupito, quasi con timore reverenziale!”.
E lei frullando le orecchie a punta tornando indietro con la memoria a quei giorni, sorridendo arretrò intimidita “La poesia è un gesto d’Amore! L’Amore che abbiamo dimenticato! L’Amore gratuito! L’Amore a prescindere! L’Amore che è l’unico respiro dell’Amore!” mugghiò avanzando, retrocedendo in un tumulto di emozioni incontenibili, lupa selvaggia, addolcendo la voce nel parlare della sua poesia.
“Non sai quanto io mi senta felice nello stare al tuo fianco ad ascoltarti Aurora!” asserì Picasso, fermando il cicaleccio intorno “Il lupo più felice della Foresta intera!”
“Eppure vicino a me sei costretto anche tu a vivere storpio!” soffiò la lupa “Non puoi salire la roccia, né godere della bellezza del tramonto dal punto più alto della montagna!” scosse il capo.
Ma lui conosciuta Aurora poco dopo la perdita della zampa, cresciuto insieme a lei divorando more mature dai cespugli vicini, seguendola col suo passo più lento, condividendo lo stesso indomito amore per la poesia, non sentiva affatto come un peso starle accanto, anzi coglieva nel modo che aveva lei di muoversi, goffo e incerto, qualcosa di unico e speciale.
E seppur alle prese col carattere della lupa scontroso e  solitario, conoscendone l’animo e le ferite, non aveva mai smesso di accompagnarsi a lei.
“Pure se questo ti costringe a vivere solo a metà?!” ringhiò la lupa “Tu che adesso puoi attraversare per intero il mondo libero e felice!” 
“Si, certo!” scrollò lui la testa “Nemmeno immagini come io sia felice accanto a te!” grattò la nuda pietra con gli artigli “Quanto poco mi importi della velocità di ogni metro, se compiuto insieme!” le tirò giocosamente l’orecchio con le zanne, comprendendo quanto la sua condizione la facesse soffrire  “Ciò che adoro di te piccola Aurora è il tuo cuore, il suono della tua risata, la tua compagnia, il tuo odore! Mi piace quando sei felice, il tuo entusiasmo, il modo che hai di reagire, capire quanto sei forte e determinata, il tuo poetare! E se l’incedere è lento cosa importa? Ciò che voglio non si raggiunge certo con la corsa sfrenata…come ad esempio accarezzare il tuo cuore! Tu mi fai sentire compreso Aurora, in te capisco di avere una complicità,  un’intesa che rende il mio mondo più bello!” soffiò “Ogni giorno sono immensamente felice che le nostre Vite si siano incrociate, unite! Cosa mi interessa se non posso salire l’altura? Ciò che temo invece è non poter ruzzolare con te sull’erba e divertirci, ridere come matti, fare poesia scegliendo i versi più aulici, mangiare frutta fino alla nausea perché ci piace e non sappiamo controllarci!”
“Ma Picasso tu non puoi vivere privandoti della corsa, del cibo migliore che cresce nei luoghi più lontani per me inaccessibili!” abbassò lei lo sguardo contrita.
E lui guardandola sbuffò “Ma posso coglierla e dividerla con te, così da  mangiare bene anche nei periodi di magra, e sapere che stai ottimamente in salute e in forze! Perché ciò che mi fa realmente paura, se vuoi saperlo, è il solo pensiero che tu potresti star male,  che durante una tempesta tu non possa trovare in tempo un riparo, che i cacciatori possano puntarti contro un fucile e tu non sia abbastanza lesta da fuggire, che i semi in inverno possano non bastarti e tu non riesca a raggiungere altri posti dove trovarne…e non essere là in quei momenti, questo mi terrorizza! Io voglio esserci Aurora, sempre! Tu sei l’unica che mi fa arrabbiare, perdere la pazienza e con la stessa velocità riesce a farmi dimenticare tutto!” la guardò con premura infinita.
“No così non va bene!” “Deve trovare una compagna adatta a lui!” “Una bella lupa giusta e fedele!” “Deve cercarla con più impegno!” “Non è certo Aurora!” “Ogni notte torna sempre solo al suo rifugio!”  “Non può far così!” “Una cucciolata dovrà pur averla!” “Mettere giudizio!”  
“E magari innamoramene!” rispose lui a tono al vociferare attorno, drizzando le orecchie “Pure se tu non mi credi Aurora, io voglio questo! Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia: dove tu, oh Gaio sei, lì io, Gaia, sarò! Dovunque tu sia, io sarò! Dovunque tu sarai Felice, io sarò Felice! Le cose che ti rendono Felice, rendono Felice anche me! Se tu sei Felice, io sono Felice!"
“Eppure lui è così bello!” “Ha un fisico scattante, magro, veloce!” “E’ di un fascino esaltante!” “Ha dei colori bellissimi!” “Come può essersi invaghito di lei?” “Quello che dice è inverosimile!” “Come potrebbe mai accompagnarsi a quella lupa?” “Lei è così selvaggia!” “Qualcuno lo faccia ragionare!” “E’ brutta!” “Storpia!” “Quella zampa maleodorante!” “Fa voltastomaco!”
E Aurora a quelle parole  fuggì via zoppicante, scuotendo il capo “Sei confuso Picasso, tu non mi ami! Forse mi vuoi bene, molto, ma non è amore! Tu meriti di meglio! Meriti la gioia di corse all’aria aperta assieme ad una lupa che sappia darti cuccioli forti e sani! Ed io no sono quella!”
“Mi credi così stupido, Aurora? Tu offendi la mia intelligenza!” strinse lui le fauci tra l’adirato e l’esterrefatto “Io non so cosa sia l’amore, so solo che appena mi dici devo andare, sento un nodo alla gola e mi inizi a mancare!”
“Tu sei talmente perfetto, hai dei muscoli così guizzanti! Io sono storpia, il mio pelo puzza ancora di sangue, dopo che la tagliola dei cacciatori mi ha stretta, mi muovo adagio e compongo poesie girovagando raminga! Cosa potrei mai darti? E se dovessi accorgerti malauguratamente di provare qualcosa per me, dimentica!” ululò lei al colmo del livore “Un giorno lo capirai! Io continuo il mio percorso! Fare poesia è il mio sogno, ciò che mi rende libera, leggera, viva! Quando compongo non sento più il peso del corpo, ma lieve riesco a volare lassù dove il blu dipinge ogni mio verso! Sono viva e anche se zoppa, non fermo il mio cammino! I miei haiku non sono un passatempo come tutti credono o un palliativo al mio stato! Cantare la mia poesia è quello che mi fa sentire felice!”.
“E non sai quanto io ti adori per questo!” annuì  lui, senza riuscire a fermarla.
Quella notte Picasso esausto, si accucciò sotto una quercia senza salire l’altura,  quando d’improvviso il gelo prese a ricoprire col suo manto la Foresta, e Aurora scorgendolo solo e infreddolito cercare di darsi calore accoccolato, sorridendo gli si accostò “Ma cosa ci fai qui lupo?”
“Fa troppo freddo Aurora!” batté lui le zanne, intirizzito.
E lei senza aggiungere parola, portando nello sguardo il dono della tenerezza gli si rannicchiò accanto, stringendolo al suo calore “Lo so, Picasso ma insieme possiamo farcela!” scaldandolo al tepore del suo fiato, percependo il suo animo aprirsi per accoglierlo, carezzandogli la fronte col muso “Picasso…amore mio” soffiò al suo orecchio una poesia, ascoltata tempo addietro da un umano di passaggio fra le montagne “Restami vicino quando il giorno si spegne e l’oscurità fa scivolare il suo drappo di stelle. Tienimi stretto quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto. Resta con me, portami dove il tempo non esiste”
“In-sie-me!” annaspò lui, dividendo le sillabe per gioco, sfiorandole la zampa ferita con delicatezza infinita, scoprendo in lei la via per la Felicità “Ma tu stai rischiando la tua Vita per me Aurora, con tutto il carico che già ti causa la tua zampa zoppa, sei qui al gelo per scaldare me!”
E la lupa osservandolo con dolce ammonimento tossicchiò “Proprio tu mi ricordi che sono zoppa adesso? Che ho un peso che grava su di me?”
E sciogliendosi in una sonora risata Aurora, percependo il suo cuore fuori dal petto nell’inspirare forte l’odore di lui, chiudendo gli occhi cullata dal respiro del lupo a chetarsi, annuì “Scusami per quello che ho detto! Per tutte le corbellerie che sono stata capace di gridarti contro! Non sai quanto anch’io sia felice di averti incontrato nella mia Vita! Ubi tu Gaius, ibi ego Gaia: dove tu, oh Gaio sei, lì io, Gaia, sarò! Dovunque tu sia, io sarò! Dovunque tu sarai Felice, io sarò Felice! Le cose che ti rendono Felice, rendono Felice anche me! Se tu sei Felice, io sono Felice!" sussurrandogli il suo haiku più bello “Sogno/dondola fra i rami/una piuma” proteggendolo con la sua poesia.
“Sei una testona Aurora! Una testarda! Cocciuta! Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento!” farfugliò il lupo addormentandosi nel cuore di lei “Come fai a pensare di essere brutta, piccola Aurora se sei semplicemente incantevole! L’Amore ha bisogno di coraggio! Coraggio è una parola che viene dal latino coratĭcum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis, 'cuore' e dal verbo habere 'avere': avere cuore! Grazie di averne avuto per me, cucciola!” insieme, custodito dal suo amore: melodia d’amore d’impareggiabile bellezza.
“Lo sta scaldandolo con il suo calore!” “Ma così sta rischiando la Vita per lui!” “Fa troppo freddo!” “Lo ama?” “Si, ma è così brutta!”
“Sssst!” salì la luna in cielo oltre la vetta della montagna, laddove le pale si aprivano in una luce argentea d’immenso splendore a rischiarare la notte “Ssst! adesso basta!” zittì le malelingue, posando i suoi lattei raggi tutt’intorno “Picasso, Aurora, anche se quel giorno non vi foste incontrati tutto sarebbe andato nello stesso modo. Vi siete incontrati perchè doveva succedere, e anche se non fosse stato quel giorno, prima o poi vi sareste sicuramente incontrati da qualche altra parte! Amor Vincit Omnia!”
E da quella notte i due lupi non si separarono mai più, ed in poco tempo la pancia di lei crebbe piena del loro Amore, dando alla luce il piccolo Ercole, lupacchiotto giocoso e pieno di Vita, continuando insieme a far poesia, ricamando il creato con le trame dei loro versi, per sempre felici e contenti.
 
 
 
 
 
E’  possibile  leggere   gli  haiku   della  lupa   Aurora  facenti parte  la Raccolta 
“10 dicembre 1995”  alla Sezione Storiebrevi  –  poesia  del sito  Il mio libro
https://ilmiolibro.kataweb.it/storiebrevi/514812/10-dicembre-1995/
 

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