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in archivio dal 20 apr 2011

Nello Vittorio Maruca

03 dicembre 1937, Falerna - Italia
Segni particolari: Nessuno
Mi descrivo così: L'umiltà è la mia forza.

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  • 11 luglio alle ore 22:33
    Amarezza di Coloso

    Poi di Francesco,  pur Coloso attracca,
    e non curante de l’occhi curiosi
    cheta li sensi suoi, tutti vogliosi,
    s’appressa al Santo, e mesto ad Ei s’attacca. 
     
    Col dire mogio, con la voce fiacca:
    I miei peccati, o Padre, assai copiosi
    ripongo ai santi tuoi piè viniziosi  * divini
    che di ginepro han più odore di bacca.
     
    Perdono invoco per mia crudeltà,
    che cupidigia mi sconvolse mente
    e al bene mi sottrasse assai vilmente.
     
    Non ti crucciar pel scarsa umanità;
    cambia modo di fare, e finalmente,
    di bene soltanto diverrai sciente.
     
    Ciò detto s’incammina verso spiazzo
    da donde parte  viuzza  per Milazzo.
     

     
  • 27 giugno alle ore 12:31
    La traversata

    Lembo di manto lega Egli a bastone,
     che risoluto stringe in manca mano,
    indi si pone su mantello a piano
    immoto in acqua, qual fosse pietrone.
     
    Rendacio di Francesco a spalle pone,
    e col timore congenito all’umano
    par divenuto piccoletto nano,
    mentre disteso sen sta il mattacchione
     
    di frate Giovanni, che per il santo
    confratello non conosce dubbiezza,
    perciò gode il trasporto in sopra il manto
     
    che carezzato da la tranquilla onda
    legger galleggia verso l’altra sponda,
    sospinto da tenue ed amena brezza.
     
     
    “ De’ latranti mastin, Cariddi e Scilla,
    Varca con due seguaci il mar’ingordo:
    Lo sdrucito mantel gli forma il bordo,
    Stella polare in ciel Dio gli sfavilla”
     
     

     
  • 23 giugno alle ore 23:58
    Francesco quieta le onde

    Steso  Suo manto su l’acque rabbiose,
    accheta ‘l mare d’ imperioso gesto,
    così il furente  moto cessa lesto,
    e ferme restan l’onde turbinose.
     
    Chi altri potrebbe, sì, grandiosi cose
    se non Colui dal volto dolce e mesto,
    che l’Universo creò con un sol gesto
    e veste eletti d’opere  copiose?
     
    Stupefatti  pel mare dormentoso
    miran gl’astanti il gran Servo di Dio,
    alto e glorioso, umil, quanto  maestoso.
     
    A Sua maestà non vorrebbe risalto,
    ma personaggio è a dismisur molt’alto
    tanto che mai potrà scrollare l’ io.
     

     
  • 11 giugno alle ore 21:56
    Peghiera di Francesco

    A brusco niego di barcaiol Coloso,
    si scosta il Santo circa venti passi,
    su spiaggia s’inginocchia sopra i sassi,
    e a testa china prega Dio  glorioso:
     
    Tu ch’ài  diviso il  Mare tempestoso
    ed hai concesso a popolo che passi,
    nullando  schiera di guerrier gradassi
    fa, ch’avanzi  pur’io tal stretto ondoso.
     
    S’accosta,  nuovamente  a turbe ansiosa:
     venite, frati, su nostro veliero,
    lasciamo andar solo fratel straniero.
     
    Sale  ciò detto su le mobili  acque
    e segue quanto a Dio dettare piacque:
    stendere il  manto su l’onda furiosa

     
  • 05 giugno alle ore 10:19
    Diniego di Pietro Coloso - barcaiolo -

    Stanco di lungo e faticoso andare,
    mancante del nutrir di qualsivoglia,
    maggiore sempre più è in Lui la voglia
    l’altra sponda di mar tosto toccare.
     
    Pronta su l’onde è già per veleggiare,
    barca, che ‘n sé assai legna convoglia,
    ch’attendon di Messina, a  l’altra soglia,
    l’operai già pronti  per trasbordare.
     
    S’accosta, allor, Francesco al capitano:
    dacci fratello posto sul tuo legno,
    alfine che di Dio solviam disegno.
     
    Se di denaro mi farete pegno,
    posto  avrete pure su questo legno,
    e san vi poserò su l’altro piano.
     
    Manco teniamo un becco di quattrino,
    e non possiamo dar manco un carlino,
    mostra  fratello, mostra  carità
    che, certo, ‘l buon Dio di te avrà pietà.
     
    Solamente i soldi io conosco invero,
    e all’infuori di essi mai accendo cero.
    Il Frate, non turbato, indi, si scosta
    e poco dopo dà muta risposta.
     
     
     

     
  • Quando che albore su, per ciel compare,
    e a Dio rivolto il lor segno di fede,
    viandanti,  lestamente, muovon piede
    per esser lesti al loco a traghettare.
     
    Dura due giorni il faticoso andare,
    ma comitiva a stanchezza non cede,
    e vuol che Santo grazia essa concede
    a saporare  ancor mite parlare.
     
    Pane che lievitò ed ‘n bisaccia cosse,
    furo tre  giorni che Santo ne tolse
    per satollare ben undici bocche.
     
    Qual ricco albero  più levi più bacche,
    e non t’avvedi d’esse le mancanti,
    così è quel pan che lievitaro i Santi.
     
    Le briciole, Francesco, a Lui serbava,
    che la preghiera,  non ‘l pan lo saziava.

     

     
  • 19 maggio alle ore 23:07
    La bisaccia di Banaro

    La santa mano del possente  Santo,
    di sacca pane fresco trae di forno,
    e lo porge pria ‘n cielo e poi di torno,
    mentre lodi a Creatore innalza canto.
     
    D’immenso bene, Tu, ci dai cotanto,
    sia lindo cielo o nebuloso giorno,
    ed ogni dì lo dai sempre più adorno
    che le tristizie le copre  il Tuo manto.
     
    Indi da pane spezza undici tozzi,
    senza che in esso sia alcuna mancanza,
    a fine, tutto quanto pane avanza.
     
    La comitiva di quei  nove rozzi
    poi di Francesco  non fa più distacco,
    e l’accompagna fin dov’è l’attracco.
     
     
    Dalla bisaccia vuota di Banaro,  Francesco trae un pane caldo come
    se uscisse dal forno. Ne stacca un pezzo per ognuno e riempie, quindi,
    lo stomaco degli affamati. ( Si rinnova il miracolo fatto da Gesù). A questo
    punto la comitiva dei bontemponi segue i monaci fino all’ attracco  per la partenza delle navi per direzione città di Messina.
     
     
     

     
  • 15 maggio alle ore 11:00
    Al Metrano

    Scansa Mileto, sede vescovile,
    ed a Ionadi restasi a pernottare,
    e lì, per tutto il tempo sta a pregare.
    Quindi, di poi, a Metrano è all’arenile
     
    all’ora che il pastor saluta ovile.
    Per penitenza di nulla mangiare
    sono le gambe a forte vacillare,
    quando compare brigata virile.
     
    Date un tozzo di pane, brava gente,
    a noi che nulla abbiamo da mangiare,
    date, di  grazia, un po’ di desinare.
     
    Di  che sfamare non teniamo niente;
    vuote le tasche, e vuote le bisacce,
    patite, vedete, son nostre facce.
     
    Volto ‘l parlare a Nicola Banaro:
    tieni di certo, tu, con te  del pane,
    cerca ‘n bisaccia: rovistare  è inane
    pane non ho, ei dice, e manco denaro.
     
    Dona la tua bisaccia che cerch’io;
    vedrai: qualcosa largirà ‘l buon Dio.
    Della vuota bisaccia non è avaro,
    ma di quel parlante Nicola è ignaro.
     

     
  • 02 maggio alle ore 13:58
    Arrivo a Zaccanopoli

    Sale di Bormaria lungo ‘l torrente,
    per giungere di Poro ‘n cima a monte,
    là, nel loco che il mar resta di fronte,
    ‘n terra di Zaccanopoli fiorente.
     
    Di casa gente nobile e fervente
    felice che di Santo son l’ impronte,
    e vede, ‘n quel corpo, lustro orizzonte
    cena gustosa lestisce e cocente.
     
    Prima ancor  che sua luce doni Oriente
    già pronti sono i tre per lor cammino,
    e vorrebbe la sacca empir Pasquino * Pasqualino
     
    onde avessero almen meno soffrire.
    Non vuol Francesco: norma non consente.
    Sarà il Divino gli stenti a coprire.
     
     
    Francesco e due Suoi compagni arrivano a Zaccanopoli,
    dove sostano per la notte  in casa di Mazzeo/Pasqualino.
    Si rifocillano perché stanchi e debilitati per la fame e il lungo
    cammino. Il mattino seguente ripartono, ma si attengono alla
    Regola e non accettano alcuna bevanda.
     
     

     
  • 26 aprile alle ore 19:50
    Verso lo stretto

    Davanti iva Francesco a comitiva,
    salendo monti, guatando torrenti,
    incurante di caldo, pioggia o venti
    che niuna cosa gli era impeditiva.
     
    Nell’andar, Sua certezza era incisiva
    per l’alma dei devoti due assistenti,
    che di timore in toto erano assenti
    dacché Lui,‘n sicurtà, fratte, seguiva. 
     
    Mancanti di qualsiasi sussistenza,
    come di Minimi è regola usanza,
    si ciban d’erbe e bacche di cespugli.
     
    Non avendo per letto manco paglia
    sostavano, di notte, infra boscaglia,
    accovacciati ai piè d’alberi spogli.
     
     
     

     
  • 22 aprile alle ore 10:43
    Volere divino

    Celebrità del Teurgo fondatore
    oltrepassa i confini di regione
    perciò, voluto da città Crotone,
    incarica suo fido coadiutore.
     
    In fede e devozione alto cultore,
    viene Paolo Randacio a fondazione,
    onde  presto elevare costruzione,
    come nunciato lustre Precursore.
     
    S’alz’imponente quinto Monastero,
    s’alza la Santa chiesa ad esso accosta,
    e, tutto par  sogno, ma è tutto vero.
     
    Se non fosse di Dio Mano possente,
    qual mortale sarebbe sì potente
    a tale grande imper dare risposta?
     
    “Ubbidienza fida, e che non puoi?
    T’ubbidisce natura  e il Foco gela
    A la Virtù, che al tuo fervor si svela;
    E’ mirabile Iddio ne’ Servi suoi.”

     
  • 07 aprile alle ore 19:01
    Ricorso a Francesco

    Pensier di desolati genitori
    corre a Francesco, nobil grande mastro
    che d’appianare  guai è sommo pilastro 
    capace di lenir tutti i dolori.
     
    Estimator di nobili valori,
    con dentro cesto figliuolo biancastro,
    smunto padre s’avvia, pensier ver l’Astro
    certo d’aver di Quei d’amor bagliori.
     
    A vista sconcio sì cotanto grande
    prende il gran Santo ‘n braccio ‘l piccoletto,
    e con calor lo stringe sul Suo petto;
     
    al posto d’occhi santo sputo spande,
    e vivaci brillano  due pupille.
    Un segno ancora  sopra quella pelle
     
    ed ecco splender bocca a bel sorriso,
    mentre Francesco l’alza al Paradiso.
     
     
    “A stupir qui, Natura, Egli t’invita,
     Informe volto a disegnar s’accinge:
     Ad imagine sua, qual Dio, lo pinge;
     Sputo è ‘l color, e son pennel le dita”
     
    (San Francesco dà forma al volto del bimbo nato mostro.)

     
     
     
     

     
  • 05 aprile alle ore 13:13
    Il bimbo mostro

    Giovane  blasonato di casato
    Rocchi,  potente stirpe di Cosenza,
    sposa donzella di bella presenza
     a compimento d’amore bramato.
     
    La coppia attende bel frutto  pregiato
    per loro unione che di fede è essenza, 
    e sempre più pressante è l’esigenza
    stringere al petto ‘l figlio già adorato.
     
    Ma qual stupor! Qual immenso dolore
    in creatura veder figur di mostro,
    da viso informe, che ne dest’ orrore.

    Annientati di grande sì disastro
    petto di pena e lacrime trabocca,
    che non son occhi in egli e manco bocca.
     
    Tiene parvenza sol d’informe mostro.
     

     
  • 30 marzo alle ore 12:47
    Tutt'uno

    Scindere avrei voluto opera  desta
    d’infiniti miracoli cui è avvolto,
    però m’accorgo  d’essere  assai stolto
    ché  ‘n Lui è  tutt’ uno, miracoli e gesta.
     
    Dov’ Egli  posa  è fuor cosa funesta,
    e  tutto sta  di grand’ amor’  involto,
    che di  presenza  Dio mostra Suo volto
    portando pace donde c’è tempesta.
     
    Torno, perciò, a dire di miracolo,
    e, poi, a mano ch’avanzo,  altri ne illustro
    compresi quelli cui si libra in astro.
     
    La prece non conosce  l’ostacolo,
    con Dio, pertanto, è continuo il colloquio,
    e  a Suo volere Egli rende l’ossequio.
     
    Di bimbo narro appresso nato mostro,
    e come Ei lo sana, da grande Maestro.
     
     
     

     
  • 26 marzo alle ore 21:58
    Fondazione Corigliano Calabro

    Ei non sosta, Ei non conosce posa,
    e stabilmente rimane l’ impegno,
    pur se da lungi richiesto è ‘l Suo ingegno
    compito assolve con alma amorosa.
     
    Chiamato da moltitudine ansiosa,
    per ingrandire ancor Suo bel disegno,
    senza che chieda, Lui, alcun sostegno
    viepiù concorre folla più copiosa
     
    ad innalzare  nuovo Monastero,
    affinché Minimi siano a soggiorno,
    onde d’anime essere di governo.
     
    Lo vuol Bernardino di Chiaromante
    con di Rossano moglie governante
    che sia il Frate, nobile messaggero,
     
    ad educare lì, dove ei è signore,
    certo che Frate lo farà col cuore.
     
     
     

     
  • 23 marzo alle ore 9:07
    La carestia

    Rifulge ancor di più figur del Santo,
    in quel periodo cui fame è sovrana
    che gente storpia, povera e malsana
    ha cuor trafitto ed occhi sempre in pianto.
     
    Loco ferace che in primizia ha vanto,
    or arso e spoglio, par secca fontana
    che ha perso il getto per rottura strana,
    perciò  la speme è di Francesco il manto.
     
    E notte e giorno, a Dio Sue preci Ei volge,
    perché a cotanta  povertà dia taglio,
    e che a tutti nulli tale travaglio.
     
    Ode l’ Eterno l’accorata prece, 
    e a stanche membra dà ristoro e pace
    e di Sua carità ciascuno avvolge.
     
     
     
     

     
  • 18 marzo alle ore 11:23
    Monastero di Spezzano

    Poscia da Paterno eccolo a Spezzano,
    chiamato ad altra casa dar di piglio,
    ed essere di popolo consiglio
    col Suo parlare docile e nostrano.
     
    Principia Monastero su altopiano
    loco coperto d’odoroso tiglio,
    e accosti innalza chiesa e Suo giaciglio,
    ove accudisce nobile e villano.
     
    Nel poco tempo che nessun credeva
    ultima chiesa e pure monastero, 
    largando Sua Figur viepiù mistero.
     
    L’ampia chiesa, consolo di Suo cuore,
    consacra all’Altissimo  con l’ardore
    cocente, che ‘n docile petto ardeva.
     
    Di beni in quel periodo è carestia,
    e di indigenti a Lui ne sono tanti;
    ha poco: ma consola tutti quanti,
    mentre a Dio volge appello d’amnistia.
     

     
  • 12 marzo alle ore 22:01
    L'abbraccio

    Quando che padre chiude l’invettiva,
    con nobil’atto e far servizievole
    s’alza Francesco, viso amorevole,
    e riempie sante Man di brace viva
     
    e più s’accosta, più brace s’avviva
    e con espressione assai benevole:
    venia, Padre, per mio far spregevole,
    ma ora si scaldi a questa fiamma viva
     
    che il troppo freddo par l’abbia  avvilito.
    Ai piè si butta il frate inebetito,
    non più altero, ma dimesso e pentito.
     
    L’alza Francesco, a sé lo stringe forte:
    spesso ‘l buon Dio ai miseri apre le porte,
    e di schietti si serve per Sua Corte.
     
    E d’allora, finché restossi in vita,
    fu padre Antonio fautor d’ Eremita.
     

     
  • 08 marzo alle ore 22:54
    Padre Antonio Scozzetta

    Il monaco dei Minori Osservanti,
    predicatore di sciolto linguaggio
    va dicendo, dai pulpiti, a svantaggio
    dell’Eremita, che uguagliava i Santi.
     
    Malvagio esempio monaci pedanti
    seguono, ma prediche son vantaggio
    a Romita che  non vive disaggio,
    anzi vengono a Lui ancor più viandanti.
     
    Tal fallimento più irrita Scozzetta,
    indi di asceta si porta a celletta,
    per il grand’Uomo di Dio biasimare.
     
    Crudo censor rinfaccia l’ignoranza,
    e deplora l’assenza di prestanza,
    e lo diffida giammai  a predicare.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 06 marzo alle ore 0:12
    Eremita dal tenero cuore

    Parea solo di spirito impastato
    che d’esigenza poco in corpo aveva,
    e in fervor trasluminosi eccelleva,
    pertanto d’umiltà vantava stato
     
    Merito di bontà 'n alma ha stipato,
    ma a vista d’altri spesso mal poneva,
    Lui che di Dio cospicuo amor viveva,
    che a Egli da sempre e solo avea bramato. 
     
    Furono  tanti e monaci e medici,
    che con bassezza d’animo e di mente
    vollero angariare quel cuor fervente.
     
    I primi a causa di più gelosia,
    mentre gli altri per denar  frenesia.
    Lui non tocco, largiva benefici.

     
     
     
     

     
  • 03 marzo alle ore 17:48
    Santuario di Paterno Calabro

    Chiamato dai fedeli paternesi,
    avvia  erezione di seconda chiesa
    e non ha tema per tal’alta impresa
    che Sua parola tiene i cuori accesi.
     
    Dond’è dirupo, son pianori estesi,
    e con vigore l’opera è intrapresa,
    ciascun concorre senz’alcun’intesa,
    compresi cittadini d’altri paesi.
     
    D’ostico impegno che a tanti pareva
    lesto ultimossi, per divin volere,
    in lasso che l’umano mai poteva;
     
    Soltanto fede tien tale potere
    ad elevare chiesa e monastero,
    in tempo ch’alimenta ancor mistero.
     
     
     
     
     
     
     

     
  • 01 marzo alle ore 21:19
    La grandezza di Francesco

    Chi e quale scienza potrà illuminare
    intreccio de l’intrecciata cosmica
    Vita, se Dio è a dettar tale pratica?
    Stolto colui, pur grande luminare,
     
    che mente d’uomo volesse alienare
    ducendo fisica ed anco chimica,
    ignorando realtà scienza  mistica,
    e, sì, Autor natura soverchiare.
     
    Per quanto scienz’umana si tormenti,
    mai giungerà toccare quel confino,
    i cui paletti l’ha posti il Divino.
     
    E per Francesco mai saran più menti,
    a districar grandezza d’avvenimenti,
    che solo Iddio conosce tal cammino.
     
     

     
  • 26 febbraio alle ore 11:13
    Risurrezione di Nicola

    Tra lo stupor di quanti son presenti,
    stretta a Nicola,  mano, avanza Santo,
    e quando giunge di Brigide accanto,
    sono ver loro i guardi tutti attenti.
     
    E’ tornato  tuo figlio tra i viventi,
    di tanto solo Iddio ne tiene vanto
    con Angeli che hanno levato il canto
    e che hanno di peccato  pulimenti.
     
    Ella è confusa, pallida e impietrita,
    come colpita da violento strale,
    gran sussulto la coglie e a terra cade.
     
    Dipinta in volto la bontà infinita
    alza Francesco ‘l Suo braccio possente:
    abbine cura Tu, Dio Onnipotente.
     
    Scompar, ciò detto, ed ella penitente
    stringe adorato figlio riverente.
     
     
    “Francesco, al Mondo Morto, i Morti avviva,
      E con la Vita sua Morte discaccia;
      Che mentre questa col suo Gelo agghiaccia,
      Arde quegli ognor più con Fede viva”
     
     
     

     
  • 25 febbraio alle ore 21:32
    Francesco e sorella

    Ed è Francesco accanto la sorella,
    che afflitta si dispera e si dimena,
    e ginocchioni  piange sua gran pena
    e invoca di Maria la buona stella.
     
    Tu Madre nostra, Tu grande sorella
    fai che Nicola ai santi piè convena,
    porta con Te pur me che cor m’aliena,
    pria che del dì lo scuro luce svella.
     
    Negheresti la veste monacale
    se tra viventi tuo figliol parisse?
    Mai! Se tal carità Gesù largisse.
     
    Va allor Francesco ‘n verso la Sua cella,
    seguito  da tristi  occhi di sorella,
    mentre tremore il corpo tutto assale.
     
     

     
  • 24 febbraio alle ore 21:41
    Morte di Nicola

    E poco dopo, sì, Nicola  muore,
    e l’indomani all’or di sepoltura
    ecco maestoso, nella Sua Figura
    Francesco, con la salma stretta al cuore.
     
    E piano Ei la trasporta con amore
    d’ umida, stretta cella, infra le mura,
    tra le braccia la regge con premura.
    Quel ch’è dopo, nessun conosce fore.
     
    Il  seguente mattin  l’afflitta madre,
    così sconvolta prega Eccelso Dio:
    fa’, mio Signore, che muoia anche pur io
     
    che mio cuor strazia e pur quello di padre.
    Portami ‘n Cielo, Iddio, portami teco,
    fa’ che figliolo sempre resti meco.