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Poesie di Nello Vittorio Maruca

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  • sabato alle ore 23:07
    (38) La bisaccia di Banaro

    La santa mano del possente  Santo,
    di sacca pane fresco trae di forno,
    e lo porge pria ‘n cielo e poi di torno,
    mentre lodi a Creatore innalza canto.
     
    D’immenso bene, Tu, ci dai cotanto,
    sia lindo cielo o nebuloso giorno,
    ed ogni dì lo dai sempre più adorno
    che le tristizie le copre  il Tuo manto.
     
    Indi da pane spezza undici tozzi,
    senza che in esso sia alcuna mancanza,
    a fine, tutto quanto pane avanza.
     
    La comitiva di quei  nove rozzi
    poi di Francesco  non fa più distacco,
    e l’accompagna fin dov’è l’attracco.
     
     
    Dalla bisaccia vuota di Banaro,  Francesco trae un pane caldo come
    se uscisse dal forno. Ne stacca un pezzo per ognuno e riempie, quindi,
    lo stomaco degli affamati. ( Si rinnova il miracolo fatto da Gesù). A questo
    punto la comitiva dei bontemponi segue i monaci fino all’ attracco  per la partenza delle navi per direzione città di Messina.
     
     
     

  • martedì alle ore 11:00
    (37) Al Metrano

    Scansa Mileto, sede vescovile,
    ed a Ionadi restasi a pernottare,
    e lì, per tutto il tempo sta a pregare.
    Quindi, di poi, a Metrano è all’arenile
     
    all’ora che il pastor saluta ovile.
    Per penitenza di nulla mangiare
    sono le gambe a forte vacillare,
    quando compare brigata virile.
     
    Date un tozzo di pane, brava gente,
    a noi che nulla abbiamo da mangiare,
    date, di  grazia, un po’ di desinare.
     
    Di  che sfamare non teniamo niente;
    vuote le tasche, e vuote le bisacce,
    patite, vedete, son nostre facce.
     
    Volto ‘l parlare a Nicola Banaro:
    tieni di certo, tu, con te  del pane,
    cerca ‘n bisaccia: rovistare  è inane
    pane non ho, ei dice, e manco denaro.
     
    Dona la tua bisaccia che cerch’io;
    vedrai: qualcosa largirà ‘l buon Dio.
    Della vuota bisaccia non è avaro,
    ma di quel parlante Nicola è ignaro.
     

  • 02 maggio alle ore 13:58
    (36) Arrivo a Zaccanopoli

    Sale di Bormaria lungo ‘l torrente,
    per giungere di Poro ‘n cima a monte,
    là, nel loco che il mar resta di fronte,
    ‘n terra di Zaccanopoli fiorente.
     
    Di casa gente nobile e fervente
    felice che di Santo son l’ impronte,
    e vede, ‘n quel corpo, lustro orizzonte
    cena gustosa lestisce e cocente.
     
    Prima ancor  che sua luce doni Oriente
    già pronti sono i tre per lor cammino,
    e vorrebbe la sacca empir Pasquino * Pasqualino
     
    onde avessero almen meno soffrire.
    Non vuol Francesco: norma non consente.
    Sarà il Divino gli stenti a coprire.
     
     
    Francesco e due Suoi compagni arrivano a Zaccanopoli,
    dove sostano per la notte  in casa di Mazzeo/Pasqualino.
    Si rifocillano perché stanchi e debilitati per la fame e il lungo
    cammino. Il mattino seguente ripartono, ma si attengono alla
    Regola e non accettano alcuna bevanda.
     
     

  • 26 aprile alle ore 19:50
    (35) Verso lo stretto

    Davanti iva Francesco a comitiva,
    salendo monti, guatando torrenti,
    incurante di caldo, pioggia o venti
    che niuna cosa gli era impeditiva.
     
    Nell’andar, Sua certezza era incisiva
    per l’alma dei devoti due assistenti,
    che di timore in toto erano assenti
    dacché Lui,‘n sicurtà, fratte, seguiva. 
     
    Mancanti di qualsiasi sussistenza,
    come di Minimi è regola usanza,
    si ciban d’erbe e bacche di cespugli.
     
    Non avendo per letto manco paglia
    sostavano, di notte, infra boscaglia,
    accovacciati ai piè d’alberi spogli.
     
     
     

  • 22 aprile alle ore 10:43
    (34) Volere divino

    Celebrità del Teurgo fondatore
    oltrepassa i confini di regione
    perciò, voluto da città Crotone,
    incarica suo fido coadiutore.
     
    In fede e devozione alto cultore,
    viene Paolo Randacio a fondazione,
    onde  presto elevare costruzione,
    come nunciato lustre Precursore.
     
    S’alz’imponente quinto Monastero,
    s’alza la Santa chiesa ad esso accosta,
    e, tutto par  sogno, ma è tutto vero.
     
    Se non fosse di Dio Mano possente,
    qual mortale sarebbe sì potente
    a tale grande imper dare risposta?
     
    “Ubbidienza fida, e che non puoi?
    T’ubbidisce natura  e il Foco gela
    A la Virtù, che al tuo fervor si svela;
    E’ mirabile Iddio ne’ Servi suoi.”

  • 07 aprile alle ore 19:01
    (33) Ricorso a Francesco

    Pensier di desolati genitori
    corre a Francesco, nobil grande mastro
    che d’appianare  guai è sommo pilastro 
    capace di lenir tutti i dolori.
     
    Estimator di nobili valori,
    con dentro cesto figliuolo biancastro,
    smunto padre s’avvia, pensier ver l’Astro
    certo d’aver di Quei d’amor bagliori.
     
    A vista sconcio sì cotanto grande
    prende il gran Santo ‘n braccio ‘l piccoletto,
    e con calor lo stringe sul Suo petto;
     
    al posto d’occhi santo sputo spande,
    e vivaci brillano  due pupille.
    Un segno ancora  sopra quella pelle
     
    ed ecco splender bocca a bel sorriso,
    mentre Francesco l’alza al Paradiso.
     
     
    “A stupir qui, Natura, Egli t’invita,
     Informe volto a disegnar s’accinge:
     Ad imagine sua, qual Dio, lo pinge;
     Sputo è ‘l color, e son pennel le dita”
     
    (San Francesco dà forma al volto del bimbo nato mostro.)

     
     
     
     

  • 05 aprile alle ore 13:13
    (32) Il bimbo mostro

    Giovane  blasonato di casato
    Rocchi,  potente stirpe di Cosenza,
    sposa donzella di bella presenza
     a compimento d’amore bramato.
     
    La coppia attende bel frutto  pregiato
    per loro unione che di fede è essenza, 
    e sempre più pressante è l’esigenza
    stringere al petto ‘l figlio già adorato.
     
    Ma qual stupor! Qual immenso dolore
    in creatura veder figur di mostro,
    da viso informe, che ne dest’ orrore.

    Annientati di grande sì disastro
    petto di pena e lacrime trabocca,
    che non son occhi in egli e manco bocca.
     
    Tiene parvenza sol d’informe mostro.
     

  • 30 marzo alle ore 12:47
    (31) Tutt'uno

    Scindere avrei voluto opera  desta
    d’infiniti miracoli cui è avvolto,
    però m’accorgo  d’essere  assai stolto
    ché  ‘n Lui è  tutt’ uno, miracoli e gesta.
     
    Dov’ Egli  posa  è fuor cosa funesta,
    e  tutto sta  di grand’ amor’  involto,
    che di  presenza  Dio mostra Suo volto
    portando pace donde c’è tempesta.
     
    Torno, perciò, a dire di miracolo,
    e, poi, a mano ch’avanzo,  altri ne illustro
    compresi quelli cui si libra in astro.
     
    La prece non conosce  l’ostacolo,
    con Dio, pertanto, è continuo il colloquio,
    e  a Suo volere Egli rende l’ossequio.
     
    Di bimbo narro appresso nato mostro,
    e come Ei lo sana, da grande Maestro.
     
     
     

  • 26 marzo alle ore 21:58
    (30) Fondazione Corigliano Calabro

    Ei non sosta, Ei non conosce posa,
    e stabilmente rimane l’ impegno,
    pur se da lungi richiesto è ‘l Suo ingegno
    compito assolve con alma amorosa.
     
    Chiamato da moltitudine ansiosa,
    per ingrandire ancor Suo bel disegno,
    senza che chieda, Lui, alcun sostegno
    viepiù concorre folla più copiosa
     
    ad innalzare  nuovo Monastero,
    affinché Minimi siano a soggiorno,
    onde d’anime essere di governo.
     
    Lo vuol Bernardino di Chiaromante
    con di Rossano moglie governante
    che sia il Frate, nobile messaggero,
     
    ad educare lì, dove ei è signore,
    certo che Frate lo farà col cuore.
     
     
     

  • 23 marzo alle ore 9:07
    (29) La carestia

    Rifulge ancor di più figur del Santo,
    in quel periodo cui fame è sovrana
    che gente storpia, povera e malsana
    ha cuor trafitto ed occhi sempre in pianto.
     
    Loco ferace che in primizia ha vanto,
    or arso e spoglio, par secca fontana
    che ha perso il getto per rottura strana,
    perciò  la speme è di Francesco il manto.
     
    E notte e giorno, a Dio Sue preci Ei volge,
    perché a cotanta  povertà dia taglio,
    e che a tutti nulli tale travaglio.
     
    Ode l’ Eterno l’accorata prece, 
    e a stanche membra dà ristoro e pace
    e di Sua carità ciascuno avvolge.
     
     
     
     

  • 18 marzo alle ore 11:23
    (28) Monastero di Spezzano

    Poscia da Paterno eccolo a Spezzano,
    chiamato ad altra casa dar di piglio,
    ed essere di popolo consiglio
    col Suo parlare docile e nostrano.
     
    Principia Monastero su altopiano
    loco coperto d’odoroso tiglio,
    e accosti innalza chiesa e Suo giaciglio,
    ove accudisce nobile e villano.
     
    Nel poco tempo che nessun credeva
    ultima chiesa e pure monastero, 
    largando Sua Figur viepiù mistero.
     
    L’ampia chiesa, consolo di Suo cuore,
    consacra all’Altissimo  con l’ardore
    cocente, che ‘n docile petto ardeva.
     
    Di beni in quel periodo è carestia,
    e di indigenti a Lui ne sono tanti;
    ha poco: ma consola tutti quanti,
    mentre a Dio volge appello d’amnistia.
     

  • 12 marzo alle ore 22:01
    (27) L'abbraccio

    Quando che padre chiude l’invettiva,
    con nobil’atto e far servizievole
    s’alza Francesco, viso amorevole,
    e riempie sante Man di brace viva
     
    e più s’accosta, più brace s’avviva
    e con espressione assai benevole:
    venia, Padre, per mio far spregevole,
    ma ora si scaldi a questa fiamma viva
     
    che il troppo freddo par l’abbia  avvilito.
    Ai piè si butta il frate inebetito,
    non più altero, ma dimesso e pentito.
     
    L’alza Francesco, a sé lo stringe forte:
    spesso ‘l buon Dio ai miseri apre le porte,
    e di schietti si serve per Sua Corte.
     
    E d’allora, finché restossi in vita,
    fu padre Antonio fautor d’ Eremita.
     

  • 08 marzo alle ore 22:54
    (26) Padre Antonio Scozzetta

    Il monaco dei Minori Osservanti,
    predicatore di sciolto linguaggio
    va dicendo, dai pulpiti, a svantaggio
    dell’Eremita, che uguagliava i Santi.
     
    Malvagio esempio monaci pedanti
    seguono, ma prediche son vantaggio
    a Romita che  non vive disaggio,
    anzi vengono a Lui ancor più viandanti.
     
    Tal fallimento più irrita Scozzetta,
    indi di asceta si porta a celletta,
    per il grand’Uomo di Dio biasimare.
     
    Crudo censor rinfaccia l’ignoranza,
    e deplora l’assenza di prestanza,
    e lo diffida giammai  a predicare.
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 06 marzo alle ore 0:12
    (25) Eremita dal tenero cuore

    Parea solo di spirito impastato
    che d’esigenza poco in corpo aveva,
    e in fervor trasluminosi eccelleva,
    pertanto d’umiltà vantava stato
     
    Merito di bontà 'n alma ha stipato,
    ma a vista d’altri spesso mal poneva,
    Lui che di Dio cospicuo amor viveva,
    che a Egli da sempre e solo avea bramato. 
     
    Furono  tanti e monaci e medici,
    che con bassezza d’animo e di mente
    vollero angariare quel cuor fervente.
     
    I primi a causa di più gelosia,
    mentre gli altri per denar  frenesia.
    Lui non tocco, largiva benefici.

     
     
     
     

  • 03 marzo alle ore 17:48
    (24) Santuario di Paterno Calabro

    Chiamato dai fedeli paternesi,
    avvia  erezione di seconda chiesa
    e non ha tema per tal’alta impresa
    che Sua parola tiene i cuori accesi.
     
    Dond’è dirupo, son pianori estesi,
    e con vigore l’opera è intrapresa,
    ciascun concorre senz’alcun’intesa,
    compresi cittadini d’altri paesi.
     
    D’ostico impegno che a tanti pareva
    lesto ultimossi, per divin volere,
    in lasso che l’umano mai poteva;
     
    Soltanto fede tien tale potere
    ad elevare chiesa e monastero,
    in tempo ch’alimenta ancor mistero.
     
     
     
     
     
     
     

  • 01 marzo alle ore 21:19
    (23) La grandezza di Francesco

    Chi e quale scienza potrà illuminare
    intreccio de l’intrecciata cosmica
    Vita, se Dio è a dettar tale pratica?
    Stolto colui, pur grande luminare,
     
    che mente d’uomo volesse alienare
    ducendo fisica ed anco chimica,
    ignorando realtà scienza  mistica,
    e, sì, Autor natura soverchiare.
     
    Per quanto scienz’umana si tormenti,
    mai giungerà toccare quel confino,
    i cui paletti l’ha posti il Divino.
     
    E per Francesco mai saran più menti,
    a districar grandezza d’avvenimenti,
    che solo Iddio conosce tal cammino.
     
     

  • 26 febbraio alle ore 11:13
    (22) Risurrezione di Nicola

    Tra lo stupor di quanti son presenti,
    stretta a Nicola,  mano, avanza Santo,
    e quando giunge di Brigide accanto,
    sono ver loro i guardi tutti attenti.
     
    E’ tornato  tuo figlio tra i viventi,
    di tanto solo Iddio ne tiene vanto
    con Angeli che hanno levato il canto
    e che hanno di peccato  pulimenti.
     
    Ella è confusa, pallida e impietrita,
    come colpita da violento strale,
    gran sussulto la coglie e a terra cade.
     
    Dipinta in volto la bontà infinita
    alza Francesco ‘l Suo braccio possente:
    abbine cura Tu, Dio Onnipotente.
     
    Scompar, ciò detto, ed ella penitente
    stringe adorato figlio riverente.
     
     
    “Francesco, al Mondo Morto, i Morti avviva,
      E con la Vita sua Morte discaccia;
      Che mentre questa col suo Gelo agghiaccia,
      Arde quegli ognor più con Fede viva”
     
     
     

  • 25 febbraio alle ore 21:32
    (21) Francesco e sorella

    Ed è Francesco accanto la sorella,
    che afflitta si dispera e si dimena,
    e ginocchioni  piange sua gran pena
    e invoca di Maria la buona stella.
     
    Tu Madre nostra, Tu grande sorella
    fai che Nicola ai santi piè convena,
    porta con Te pur me che cor m’aliena,
    pria che del dì lo scuro luce svella.
     
    Negheresti la veste monacale
    se tra viventi tuo figliol parisse?
    Mai! Se tal carità Gesù largisse.
     
    Va allor Francesco ‘n verso la Sua cella,
    seguito  da tristi  occhi di sorella,
    mentre tremore il corpo tutto assale.
     
     

  • 24 febbraio alle ore 21:41
    (20) Morte di Nicola

    E poco dopo, sì, Nicola  muore,
    e l’indomani all’or di sepoltura
    ecco maestoso, nella Sua Figura
    Francesco, con la salma stretta al cuore.
     
    E piano Ei la trasporta con amore
    d’ umida, stretta cella, infra le mura,
    tra le braccia la regge con premura.
    Quel ch’è dopo, nessun conosce fore.
     
    Il  seguente mattin  l’afflitta madre,
    così sconvolta prega Eccelso Dio:
    fa’, mio Signore, che muoia anche pur io
     
    che mio cuor strazia e pur quello di padre.
    Portami ‘n Cielo, Iddio, portami teco,
    fa’ che figliolo sempre resti meco.
     

  • 24 febbraio alle ore 21:07
    (19) Malattia di Nicola

    Passano i giorni, vanno pure i mesi,
    il buon Nicola sempre assenta e tace,
    ma dentro il cuore lui non tiene pace
    che nieghi madre ‘n mente sono pesi.
     
    A voler d’ella son suoi mali appesi,
    pur conoscendo ‘n Dio sol bene e face
    d’opporsi a nutrice però è incapace,
    frena perciò  ‘n petto tormenti accesi.
     
    Poi che anno corre lo coglie malore,
    e non è leniente a scemar dolore, 
    né medico sa dir qual sia cagione.
     
    Corre Brigida da fratel, sconvolta,
    e tanto a Lui  piangente dice volta:
    ti prego! Dai a figliolo  guarigione.
     
    Volgi lo sguardo a Lui! Ed abbia pietà,
    non meriti cotanta carità!
    Non poss’io dare aiuto ad immeritata,
    ch’ innanzi a Creatore non s’è prostrata.
     
     

  • 24 febbraio alle ore 19:09
    (18) Avversione di Brigida

    Narrar di prodigioso  San Francesco
    sarebbe dar vita a libro d’effetto,
    però dir mio vuol essere sonetto;
    d’assunto * questo sol conto, poscia esco.  * argomento
     
    Brigida a Santo di sorella ha mesco,
    lo Zio ha, indi, per nipote grande affetto
    e dacché nasce lo tiene ‘n Suo petto,
    e nitido gl’ appare  infra Suo affresco.
     
    D’ amor divino Nicola è  voglioso,
    indi pure di tanto è assai desioso,
    ma madre tale idea soffoca e nulla.
     
    Lui manco fiuta qual  motivazione
    spinga nutrice a sì tale avversione,
    tanto che grande desio avversa e annulla.
     
     
     
     
     
     
     
     
     

  • 22 febbraio alle ore 20:49
    (17) Apparizione

    Ai piè di monte indi compare il Santo,
    e volto al masso con soluto dire:
    donde tu credi di potere tu ire?
    Fermati! Ch’oltre non avrai alcun vanto.
     
    In un momento cheto è tutto quanto,
    che il masso smorza quel furioso ardire,
    e cuor di gente s’è cheto al patire,
    sicuri che del Santo è lì suo Manto.
     
    Nella vallata son case e mulino,
    quanti ‘n essi saria triste destino
    se avesse il masso corsa seguitato.
     
    Potere di Francesco lo ha imbrigliato,
    né mai potrà di loco  essere tolto
    se Man divina non l’avrà disciolto.

  • 13 febbraio alle ore 10:18
    (16) Il masso

    Terso è bel cielo nel bel dì d’estate,
    il sole posa sull’umane cose,
    e torno odora di fiorite rose,
    e le campagne son già colorate .
     
    Cantano nubil donne e maritate,
    che di dar mano al Santo sono gioiose,
    e d’elevare chiesa assai vogliose,
    canco tanto d’amor pel Dio assetate.
     
    Ma d’improvviso s’incupisce ‘l cielo,
    giacché imponente masso smosso in sede
    dona terrore a chi lo sente e vede.
     
    Ei rotea a valle, scuote la montagna,
    e pei dintorni trema la campagna;
    tutto annerisce di polvere velo.
     

    “ Ferma piombante da l’aeree cime
    Di scoscesa montagna, immensa balza,
    E sul dorso de’ venti, ancor sublime,
    Pendula a’ suoi trionfi arco s’innalza!”
     

  • 09 febbraio alle ore 10:53
    (15) Poteri soprannaturali

    Vuole Iddio vesta l’abito di Santo,
    indi di tale tien comportamento,
    e lo dimostra sempre, ogni momento,
    né alcuno  più di Egli può farsi vanto.
     
    Una fornace ardente è posta a un canto,
    che produce la calce per l’evento
    di costruendo, importante monumento,
    onde osannar d’Assisi il grande Santo.
     
    Un dì, mentre le bianche pietre ardenti
    cuociono, muro di fornace cede
    e appena il Santo di tanto s’avvede
     
    entra infra le rosse, infuocate fiamme
    per aggiustare le mura  cadenti,
    con fermezza, ma fare lemme lemme,
     
    tra lo stupor di quanti son presenti.

     
     
    “ Di fameliche fiamme, avido il Core
      D’Incendio, sol può rintuzzar l’orgoglio:
      Scherza de l’atro Rogo entro al gorgoglio,
      Perché l’accende Iddio, Foco maggiore.”
     
     

  • 05 febbraio alle ore 13:08
    (14) Il miracolo delle fave

    Entra Francesco assieme al capomastro,
    ed a difficoltà del confratello,
    ed informato qual di lui è il fardello,
    rivolge il guardo ‘n alto, a fulgente astro:
     
    gran Dio, che sei dei mastri eccelso Mastro
    vieni ‘n soccorso a nostro monachello,
    e leva il disappunto dal cervello
    per il suo involontario far maldestro.
     
    Il segno di croce in su la pentola,
    tra lo stupore di tutti i presenti
    sono le fave cotte in due momenti. 
     
    Indi il baggiano buon padre Giovanni,
    cassa da petto tutti li suoi affanni
    e lesto la sua prece ‘n Cielo vola,
     
    mentre pago le cotte fave scola.