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Poesie di Nello Vittorio Maruca

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  • 07 maggio 2011 alle ore 18:13
    Preghiera

    Quell'essere cattivo, pestilente
    come canna al vento è fluttuante
    alfine di ferire l'umanità
    dall'una passa all'altra malignità.
    Gode nel vedere dell'altrui le pene
    chè il male in petto tiene non il bene;
    la dignità per esso è cos'insulsa,
    come l'umanità gli è di ripulsa.

    Ascolta! Mio Signore, non far l'ingrato:
    Trasportalo dov'è pace e sia " beato ".
    Se posto più non è ch''è'esaurito
    fa che in inferno arda all'infinito.

  • 07 maggio 2011 alle ore 18:04
    Strazio

    Dolce per l'aria un suono va vagando
    l'orecchio armoniosamente deliziando,
    come d'azzurro mare l'onda fluttuante
    or'anelante ,or più pacatamente.

    Carezzevole un canto l'accompagna
    dal villagio, pei boschi, alla campagna
    da zeffiro, piacevolmente, sostenuto
    come Angelo in ali convenuto.

    Vecchio canuto dagl'occhi penetranti,
    barba a peli bianchi, mani tremanti,
    faccia triste e stanca, espressione mesta,
    la testa tra le mani, pensoso, resta.

    Ripensa al tempo andato, per l'anima
    sprecato, torna agl'anni d'oro, rivive
    le ballate che più, ora, non sublima,
    i dolci canti e suoni, le passion'estive

    Suo comportar calato l'ha nel fondo,
    i dolci suoni che in aria mena i venti
    gl'animi dolcendo,orecchi carezzando,
    per gl'anni ch'ora compie,sono strazianti.

    Chi l'anima ha deterso d'ogni ruina
    e dell'altrui bene fatto ha sua dottrina
    sol'egli letificare può del festeggiare
    giacchè in petto è amore a spazieggare.

    Altri non può: L'animo n'ha rigetto;
    percorso non ha la via dal passo stretto
    che dritto mena al benevolo cospetto
    di Chi, per noi, tafitto ha il Santo Petto.

  • 07 maggio 2011 alle ore 17:47
    Uguaglianza

    Sento da sempre dir con insisteza
    di somiglianza con altrui presenza;
    da tempo studio, io, ciascuna usanza
    e incontrato mai ho l'uguaglianza.

    Quel che qui dico può sembrar non vero
    e senza scambiare il bianco per il nero
    vagliamo bene assai la circostanza
    ed alla cosa diamo giust'importanza.

    Consideriamo il dotto e lo sciancato:
    Il primo se la fa con l'avvocato
    l'altro con le personeabbominate,
    seguono, perciò, vie divaricate.

    Or l'umile guardiamo e l'orgoglioso:
    Il primo in un cantuccio resta pensoso
    l'altro, a testa alta, baldanzoso
    passeggia col suo fare spocchioso.

    Prendiamo ad esempio la marchesa,
    con chi, secondo voi, ha la sua intesa?
    Certo non con l'onest'uomo di paese
    ma col suo pari rango: Nobile marchese.

    La nobildonna dai guantoni bianchi
    malaticcia, occhi cerchiati e stanchi
    porta il suo velo sia per eleganza
    quanto mostrare agli umili importanza.

    Di sul calesse dal mantice nero
    trainato  da nobile destriero
    non un sorriso spento, non uno sguardo
    manc'all'inchino di stanco vegliardo.

    Luminoso diviene il cereo viso
    e la sua bocca è tutta gran sorriso
    se solo scorge da lontano il ricco
    anche se nell'andare è smorto e fiacco..

    Il capuffio, poi, lo ben sapete
    mostrare preminenza ha grande sete.
    I dipendenti inchioda a scrivania
    a spregio e dell'amore e d'armonia.

    Ancorquando innocenza in aria affiora
    niuno accostamento vedo,poi, ancora
    tra il magistrato e il malcapitato
    chè poco o tanto resta bacchettaro.

    La pari dignità tanto cantata
    da quest'umanità già traviata,
    misconosciuta in ogni umano gesto
    solo giustifica è d'enorme guasto.

    al fine che al finire di vita terrena
    sminuita possa essere la pena
    al cospetto del Giudice Divino
    come se a giudicar fosse un padrino.

  • 04 maggio 2011 alle ore 22:12
    Gemme

    D'Epifania, d'incerto sole,in tiepida giornata,
    giunge la prima Gemma tant'amata.
    Brillano i suoi occhi di bontà ed amore,
    di tenerezza mi riempie il cuore.
    Suo lamento è dolce nota,
    bel carattere denota.

    La seconda, ch'è seconda in tempo,
    di luce brilla più del firmamento;
    lunghi capelli,grand'occhi, luminoso viso
    a giugno mi perviene all'improvviso.
    Tutto piglia,tira, strilla,
    tutt'intorna ad ed ella brilla.

    In un febbraio tetro,freddo e gelo
    la terza, poi, calata m'è dal cielo;
    di gioia sussultar fa l'alma mia
    mentre m'appresto a dir l'Ave Maria.
    Occhio piccolo, lucente,
    sguardo fermo, intelligente.

    Nell'odoro di fiori e biancospino maggio
    mi giunge all'improvviso il grand'omaggio
    di quarta gemma splendida, lucente che tra le Gemme
    è Gemma delle Gemme.
    Tosto pare assai carino.
    un tantino birichino.

    A capodanno la quinta mi compare
    venuta all'improvviso a illuminare
    la nera notte di fulmini percorsa,
    di vento e tuoni forti molto scossa.
    Di furbizia mente fina
    lesto offre lo spuntino  *

    Cinque di Gemme splendide ho nel cuore,
    ognuna d'inestimabile valore.
    La vita che pur tanto m'ha deluso
    in fin sì tanti beni m'ha profuso.

    * La pipì in bocca all'Ostetrica.

     

  • 04 maggio 2011 alle ore 18:54
    La Preghiera dell'Orfanella

    Quando ch'ancora il latte mi donava
    persi l'aggrappo a lauta mammella
    di quella nobile figura dolce e bella
    che sopra al core suo mi dondolava.
    Un dì, per smisurata malasorte
    in fretta si partì per luminosa
    via lasciandomi di nettere desiosa
    alfin di Dio venire a maestose Porte.

    Inver com me voleva ella restare
    ma divin Forza al ciel la fa carpire
    e a nulla valsero lo suo reagire
    nè le suppliche mie per fer voltare.
    Troppo piccina per attaccarmi a Te,
    Madre Divina, che se possanz'avessi
    avuto per' amor Tuo, e cogl'eccessi
    pianti, per caritate,mi sarei gaudente.

    Qual uccelletto io ancora implume
    restar volevo nel mio caldo nido
    ma lo destino tristo quant'infido
    non volle lì mettessi le mie piume.
    PregarTi,allora, Madonna, non potevo
    chè ancor lo cervel mio non connetteva
    nè la mia lingua verbo ancor diceva
    nè di mie gambe passo alcun movevo.

    Ma or che lo cervello s'è ingrandito
    e lo cuor mio per malor si è spanso
    e molto a ragionar riesco e penso
    a questa preghiera l'ascolto Tuo invito:
    Se darmi non vuoi ancor l'amata mamma
    perchè poss'io toccarla e abbracciarla,
    Se in Ciel vuoi Tu ancora trattenerla
    privandomi ognora della mia fiamma

    fa ch'io giunga almeno ai Tuoi piè santi,
    fa che alla scala dell'empirio approdi,
    lascia almeno lì che la mia mamma godi
    e di sospiri la copri e di miei pianti

  • 30 aprile 2011 alle ore 18:14
    Fanciulla

    Par voglia entrare tu pria ancora
    che scocchi l'ora al tempo dell'amore,
    d'esso a scoprire passione e ardore
    lasciando primeggiar l'ingenuo cuore.

    Alla tua etate, bambola, son sogni
    ch'anno parvenza di sincer'affetto
    ma spine, tosto, sono,poi, in petto
    avverso sentimento nobile ch'agogni.

    Fermati pria che tardi anor poi sia,
    non dare sferza a tempo che già corre,
    sii pulit'acqua che a ruscello scorre
    lenta, cristallina:Tale tua puerizia sia.

    Non si può dire a notte: corri ch'io giorno
    rivovoglio che risposta sola essa darebbe:
    Colui che pria mi fece e poi mi crebbe
    lo tempo dell'andar ridona a torno.* * Ritorno

    L'acqua che scorre da montagna a mare
    spumeggiando serpeggia infra pietrame
    e sponde e, se corso ha deviato infame,
    dritta prosegue e va, comunque, in mare.

    Fanciulla,indi, da retta via non deviare
    che pur se cammino par più lungo e storto
    é, invece, il più diritto e lo più corto
    e consente al proseguir lo dolce andare.

    Non precorrere il tempo, lascia che passi:
    Parti ch''è fermo ma corre a lunghi passi.
    Verrà lo giorno che aprirai lo core
    per consacrarlo al tuo unico amore.

    Saltando, fanciulla, non si tocca luna
    e nelle lande periesce bionda e bruna.

  • 26 aprile 2011 alle ore 12:45
    Arrivismo

    Pusillanime, miserevole don Abbondio
    dell'opera manzoniana turpe figuro,
    alla vista dei bravi, dal guardo truce e duro
    fu, tremante del proprio io, dimentico di Dio.
    Poscia, ancor fremante di rabbia e di paura
    cavalcare dovette la dispettosa mula
    che rasentando sen'iva l'orlo dell'altura
    con la testardagine degna d'essa mula.

    Di sua paura colpa nessuna avea,il poverello,
    giacchè cavalcato mai avea mulo o asinello.
    Mai, prima, di brutti ceffi fu a lor cospetto
    perciò il freddo trafissergli carni e petto.
    La sua dimestichezza era il breviario
    che al libro accompagnava del lunario;
    marchiato, purtuttavia, fu di vigliaccheria
    cui mescolanza avea a risaputa tirchieria.

    Col segno a fuoco sulla front'impresso
    per la codardia,vittima fu di se stesso;
    qual'uomo da nonnulla fu additato
    e da ciascuno schivato e allontanato.
    Misero più d'egli é il cavalier'esperto
    che di bestie da soma fu domatore certo,
    dacchè teschio é vuoto e di cervello senza
    per perdita d'onestà,scienza e coscienza.

    Grand'uomini furonvi d'onori e d'armi
    che per amore ridussero lor'intellett'inermi;
    l'Orlando per  Angelica perse il cervello
    ma egli, per poco o nulla, perse il fardello.
    Quegli nobile sentimento seguitava
    per cui la sua pazzia giustifica trovava;
    questi, l'amata lasciava per materia 
    quando già dava, da trent'anni, onori e gloria.

    Perso , con l'abbandono ha amori,grazie,onori
    e scomparsi sono i prati seminati a fiori;
    d'irsute spine la via tortuosa prende
    mentr'ogni giorno più in basso scende.
    In quel che don Abbondio credea infausto giorno
    reggere, della stupida mula, seppe il governo
    e tra preghiere, lamentele, suppiche e lagne
    agl'applausi,alla fine,passò dalle vergogne.

    Il cavaliere credendosi sommo del meglio
    da furente il destriero lancia allo sbaraglio
    menter, lemme,l'arciere scaglia la freccia
    che il cavalier nuotare fa nella feccia.
    Ora s'affligge sull'operato suo nefasto
    cercando dar riparo al provocato guasto;
    al coccodrillo s'accosta a somiglianza
    che piange su distrutta figliolanza.

     

  • 25 aprile 2011 alle ore 21:15
    Appello

    In rimembranza del passat'affanno
    da mente mai trascorsa ricordanza
    ricordoti le pene d'anno in anno
    e che l'amor per te mai m'è abbastanza.

    Perciò restiamo l'uno all'altra accanto,
    non disdegniamo nostr'opinioni,
    stiamo stretti ancora avanti andando,
    a tutti d'affetto diamo dimostrazione.

    Altri trasporta ogn'alito di vento
    a giungo somiglianti fluttuante;
    di quercia siamo fusti d'anni cento
    ogn'uragano  è sol, per noi, fuggente.

    Loro sen vanno ad altro focolare
    dimentichi chi soffre e chi sospira;
    così é da sempre: E' storia secolare;
    ignorano chi li ama e chi l'ammira.

    Portiamo pure affetto ad ogni caro:
    Figli, nipoti, generi e quant'altri
    mai sia, però, tra noi boccon'amaro,
    mai pene a noi per secondare altri.

    Aperti sian agl'altri i nostri cuori,
    con slancio diamo senza null'avere
    godino d'affetti e nostr 'amori
    e procediamo oltre quel ch'è dovere.

    Però, ciò fatto, noi si pensi all'io
    senz'egoismo e pur nell'atruismo,
    dopo profuso bene a macchia d'olio
    doniamo a noi un poco d'egocentrismo.

  • 25 aprile 2011 alle ore 20:57
    Abbondanza

    Ricchezza di cose, case e palazzi,
    abbondanza di roba e di denaro
    da sempre questo gl'uomini cercaro;
    per questo furo eternamente pazzi.

    Per essi cedono affetti,bimbi ragazzi,
    calpestano sovente la coscienza,
    ripudiano la propria figliolanza.
    Son porci rozzi, luridi e pur sozzi.

    Questo e ben altro é la vil ricchezza
    che in vero è solo squallida miseria
    in quanto al male volta e a cattiveria;
    assai lontana d'Egli àncora di salvezza.

    Vera ricchezza é quella che in cuore
    si tiene, che di spirito é, non materia
    e all'animo più apporta miglioria
    e sa donare con ardore amore.

    Quest'ultima tu abbia d'abbondanza
    e a uso dell'altrui mettila in atto,
    per gli altri l'amor tuo sia loro motto,
    non sia timor, se in altri discrepanza.

    Quell'altra lascia l'abbiano gli avari,
    miscredenti, ipocriti ,triviali.
    Destino loro é sol bocconi amari
    chè di lor cattiveria traboccano gl'annali.

    Tu sei gioiello d'altissimo valore;
    restati bella nel tuo bel candore,
    non offuscare, mai, per l'altrui l'amore,
    lasciati guidare dal nobile tuo cuore.

  • 24 aprile 2011 alle ore 22:44
    L'abbondanza

    Quando in casa poco c'era
    si giocava e si rideva,
    or che zeppo é ogni loco
    nè si ride nè si gioca.
    Tutto quanto appare poco
    e sia il riso sia il giuoco
    tramutati sono in fuoco.
    Le bevande e vettovaglie
    fan salire altre voglie
    e niuno é più contento
    di benessere cotanto.
    C'è, perciò, solo lagnanza
    per la scelta e l'abbondanza.
    Sol li nonni e li bisnonni
    con gli zii già ottantenni
    dirimpetto sono al fuoco
    ben contenti di quel poco
    chè rammentano che c'era
    gran miseria da mane a sera.
    Ricordano il passato,
    sanno quanto ch'è costato,
    sanno quanti patimenti,
    san le pene e i tormenti.
    E, perciò, quel caldo fuoco
    per quant'appare poco
    dona loro giovamento
    e al corpo e alla mente.
    Ogni tanto un guardo sbieco
    come dir,dico e non dico.
    state attenti, o voi scontenti
    che potreste ai vostri denti
    sol'offrire un pò di pane
    senza pranzi e scarse cene
    come quando per luce c'era
    la candela di scarna cera.

  • 24 aprile 2011 alle ore 22:15
    IV - quarto -

    T'affacci al mattino, e splendi bella
    Aurora (*)ma al Sole, (**) tosto, il posto
    cedi e come la mattutina Stella
    ti ritrai e aita porti a chi ha posto

    speranza e amore in Te, dolce Beata.
    Niuno,giammai, alla prece lasci deluso,
    a ognuno mostri d'essere fidata
    e il Paradiso doni a chi confuso. (***)

    Di casa in casa vai portando pace
    non stanca mai di benedire il Padre,
    Tu sei la Madre e Lui é Figlio e Padre,
    entro il Tuo grembo il Figlio tenne pace

    Tu Colei ch'a generato il Padre,
    sei di Tuo Figlio figlia e di Tuo Padre.

    (*Vergine) (** Dio)  (*** Stordito)

  • 24 aprile 2011 alle ore 20:36
    III - terzo -

    Vecchio sono e bianco sono di testa
    ma devo ancora fare l'ultima corsa,
    pur la famiglia resta negl'occhi desta
    pensando qual sarà l'ultima morsa.

    Stanco sono, avanti son negl'anni,
    volenterose restano,però, le spalle
    a sopportar lo peso degl'affanni,
    esplorare la cima , il piano e valle

    alla ricerca del dolce Sembiante.
    Certo ch'altrove l'avrò: Nel Paradiso,
    distrutto vo a scovarlo col sorriso
    nella presunzion di cercatore fervente

    poichè vogliolo, pure quì, sopra la terra
    con la passion di chi guerriero é in guerra.

  • 24 aprile 2011 alle ore 20:30
    II - Secondo -

    Padre Celeste, Iddio che in Cielo
    alberghi leva, per Tua grazia, me meschino
    dagl'occhi l'affumicato, nero velo
    che lasciami intraveder poco vicino.

    Se innanzi guardo, più oltre non vedo
    e par che il sole non luce ma oscura,
    il bianco, pure, sempre nero vedo
    e di cadere credo ed ho paura.

    Ma portami, Signore, su quella strada
    che dici ciottolosa, stretta, scivolosa
    chè l'alma diviene sempre più vogliosa
    di pervenire pulita alla Contrada.

    Voglio l'accosto al Volto dolce e sano
    non farmi più percorrere quella a piano.

  • 24 aprile 2011 alle ore 20:15
    I - Primo -

    Sol nel guardarTi, Altissim'Aurora,
    vedere i bei capei arricciolati
    e gl'occh'azzurri, ch'a guardare onora,
    color che t'hanno a cuor sono beati.

    Doni da bere a tutti gl'assetati,
    nessuno lasci fuori dalla Porta,
    dentro, al sicuro meni i figl'amati
    per grazia, per fede no: E' assai corta.   *

    Vorrei aver l'onore d'invocarTi,
    essere degno accedere a Tua Corte
    ma a sufficienza non so ancor' amarTI.
    Quando mi ghermirà la certa Morte

    e inerti rimarranno i miei arti
    sol'allora piangerò la triste sorte.

    * Poca  - debole

  • 24 aprile 2011 alle ore 20:05
    La gioventù

    Come il tempo che va e lesto fluisce,
    come fiume che in mare presto finisce,
    come l'erba che nasce e tost'appassisce,
    come una pianta di rosa che fiorisce
    e in vita poco resta, indi perisce
    così é la gioventù: Presto svanisce.

  • 24 aprile 2011 alle ore 20:00
    La fiammella

    Con lo sguardo del pensiero
    il remoto ho visitato
    del tuo cuore innamorato.
    In un angolo sta scritto
    quel ch'è noto nel di fuori:
    Il bel sogno ho coronato
    con l'amico e con l'amato.
    Son felice, son contenta,
    sono piena di speranza:
    E' profonda del mio amore
    la radice nel mio cuore
    e mai alcuna circostanza
    tal'affetto incrinerà.
    Solo l'ultimo respiro
    la fiammella spegnerà.

  • 24 aprile 2011 alle ore 19:54
    La consapevolezza

    Allorquando lo corpo di vigore iva
    percorso e mai mancar sentii le forze
    in esso, la Morte mi parea solo
    uno scherzo e ne facea, perciò, fonte
    di scherzo e ci ridevo e di battute
    tante ne facevo. Or che lo corpo
    é debole e floscio e alla vecchiezza
    s'incammina essa m'appare
    qualcosa di possente che pria del corpo
    schiacciami la mente. Ora la temo,
    più che temer la tremo, e ogni dì  
    ver me venir la vedo. S'avanza
    e non arresta neppur per un momento
    brandendo tra gl'artigli falce tagliente.
    Paura di guardarla in faccia tengo,
    la scarna sua figura m'appare mostro
    e ad ogni passo più mi dà tremore.
    Vorrei poter sparire, nuvola divenire
    per dare pace alla mia spaurita mente
    e allontanarla dal tremor di morte
    e riportarla ai gioiosi dì di giovinezza
    quando al rimembrar di cotanto mostro
     scherzavo e ridevo di gaiezza.

  • 24 aprile 2011 alle ore 19:34
    Il ritorno

    In un cocente dì d'un assolato agosto
    milite, in mano di campo un fiore e due viole,
    sotto il vermiglio, luccicante sole
    avanza verso noi a piede lesto.

    Vest'uniforme chiara, coloniale
    e casco in sughero di bianco colore.
    Piange nel rivedere il casolare
    dopo assenza più che quinquennale.

    Alla commosa mamma un fort'abbraccio,
    un bacio in fronte, una dolce carezza,
    sii serena: Finito é il pasticciaccio.
    Tra le robuste braccia cingemi con gaiezza:

    Mai più tristezza: Or quì é il tuo papà:
    Allegro, non lacrimar: Giammai parte papà. 

  • 24 aprile 2011 alle ore 14:40
    Il rimorso

    Ogni mattina allo spuntar del giorno,
    all'apparire dell'attesa aurora
    sorgesse il sole o spirasse bora (*)
    o ch'estate fosse o piovos'inverno

    senz'alcun'indugio al campicello
    sperando mettere qualcosa nel paniere
    t'incamminavi per la cerca giornaliera,
    con chissà qual'altri pensieri nel cervello;

    quante volte ,però, fu la ricerca vana,
    quante volte il ritorno fu triste e deluso
    che vuota fu la cerca quotidiana
    e altro giorno in fame s'è concluso.

    Nel  desolato, teterrimo abituro,
    sfumata la speranza del mattino
    tutt'intorno t'appariva ancor più scuro
    ma la speranza non avea confino.

    In quegl'anni di epidemica carestia
    puranco d'affetti, nonna , fosti scarsa.
    Povera in tutto, nonna, io nol capia
    perciò lo cuore me lo stringe morsa.

    Grande, se solo avessi riflettuto
    t'avrei qualche sospiro, forse, lenito.
    Nol feci, più nulla or posso, t'ho perduto!
    Il rimorso mi rode all'infinito.

  • 24 aprile 2011 alle ore 14:30
    Il perdono

    Pur quest'anno sono disceso 
    per recarti il dono atteso;
    ma se pensi che son scemo
    perchè ancor mi sforzo e remo
    t'assicuro: O men capricci
    o mi chiudo come i ricci
    e, ahimè, per te son guai
    perchè schiaffi prenderai.
    Se, invece, ti correggi
    baci avrai e tant'omaggi.

  • 24 aprile 2011 alle ore 14:23
    Il pentimento

    O Genitori che state sotto ai pini
    udite la mia prece o miei divini,
    sentite quanto grande é il pentimento
    di me che non ho colto il buon momento.

    Di stupidità pervasa la mai mente
    indegnamente fui da Voi assente
    ed or che più rimediar non posso
    il danno rimpiango e il tempo lasso

    e me compiango di quanto non fui lesto
    e per quanto vile fu ogni mio gesto
    nel trascurare per bramosia i Vostr'affanni
    arrecandoVi assai molti più danni.

    Per i dovuti e mancati omaggi
    perdono: La mia prece é per Voi oggi,
    finchè vivrò nel profondo del petto vi terrò
    e sempre nei pensier reconditi Vi avrò.

    Del male fatto assai molto mi dolgo
    e a Voi anime elette mi rivolgo:
    Alfin ch'io trovi la perduta calma
    raggiunga il perdon Vostro la mia alma.

  • 24 aprile 2011 alle ore 14:06
    Il garofano

    Era un giugno luminoso
    che compare rigoglioso,
    nell'orto del mio ostello,
    il garofano assai bello.
    Nasce accosto alla rosa
    che da poco s'era  posa
    là, nel mezzo alle viole,
    per far splendere più il sole.
    Ma il garofano all'istante
    rende il sole incandescente
    giacchè in faccia gli riflette
    come in esso alle alte vette.

  • 24 aprile 2011 alle ore 10:54
    Il dono della vita

    Da quando Iddio tutto creò d'un fiato
    é risaputo che la vita umana
    per dono l'ha donata Madre Natura
    e concepita l'avrebbe sì perfettamente
    che di difetto esser dovrebbe assente.
    Constato, invece, ahimè, amareggiato
    che il dono é dono sì ma osteggiato
    e che non é in toto, indi, compiuto
    ch'appare albero spoglio e mal pasciuto.
    Qual dono esser può la vit'umana
    se nasce gente storpia e senza mano?
    Se gente muore di stenti e carestia,
    in guerre, pestilenze e malattie?
    Se tanto definirsi é esser dono
    mi si risponda :Cosa c'è di buono?
    Forse di buono é che all'altro mondo
    d'ogn'imperfezione arriva mondo
    ed é elevato a dignità di santo (*)
    per non avere in terra avuto vanto

    (*) buono - paziente.

  • 24 aprile 2011 alle ore 10:36
    Il denaro

    Mai grand'amore per il denaro ebbi
    tanto che poco e male lo conobbi;
    m'accorgo ora,però, che mancand'esso
    nemmanco il necessario é concesso.
    Vero che la felicità non la precetta
    ma di piaceri,sì, fa grand'incetta.
    Indifferente gli resta la morte
    ma dona garanzia di buona sorte.
    Non assicura, no, la vita eterna
    ma dona ricchezza ed aggio sulla terra.
    Certo, beato non é chi lo possiede
    ma il misero in ginocchio, lui in piedi.

  • 24 aprile 2011 alle ore 10:28
    Il coro

    E' già notte: Un rintocco. E' passata
    mezzanotte, mi stiracchio e sbadiglio
    m'alzo lento,pian pianino per non dar
    risveglio al nido; gongolante odo
    un coro nell'accosto alla finestra
    che dal basso del fossato sale in volo
    e si espande lentamente per le vie
    del ciel turchino.Sono grilli,son cicale,
    raganelle o grigi ghiri? Ci son gufi
    e pipistrelli o son sole le raganelle?