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Poesie di Nello Vittorio Maruca

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  • 14 maggio 2013 alle ore 13:57
    XCIII

    In aula sono sempre molto attento
    chè ciò al referente ridonda orgoglio,
    e di cure dando altre materie il meglio
    ogni spiegazione diviene evento.

    Se nel donare egli resta contento
    chi acquisisce deve restare  sveglio
    ch’altrimenti potrebbe usare il taglio
    per l’incurante che lo segue a stento.

    Donato ho quanto in mente  ben fissato 
    sperando portare lustro ai docenti
    e ripagar, così ,  loro operato.

    Dell’illustrazione son soddisfatti
    per quanto di materia  ed argomenti;
    di quanto a conoscenza , stupefatti.

     

  • 01 maggio 2013 alle ore 10:39
    Lacrime di sangue

    Il cuore piange lacrime di sangue
    chè più chi gli è in amore a esso punge,
    l’animo, anch’esso, tristemente langue
    chè non è segno d’amor che a esso giunge.

    Pria che su terra lor fossero in vista
    per lor animi e cuor furo in sussulto,
    quando che furo, poi, discesi in pista
    spesso per loro in gola fu singulto.

    Or da quercioli son cresciute querce,
    ma pur stamane ho fatto l’altro sforzo
    ver loro ch’anno per noi anime lerce
    e mio livore ancor contengo e smorzo.

    L’amor ch’è in petto, si, subisce pene,
    ma non arretra, no, perché vessato
    canco  pure  maggior sprigiona bene
    anche per chi per lui è crudo e ingrato.

  • 14 aprile 2013 alle ore 18:37
    LXXXVII

    Avendo sciorinato esperta dottrina
    pago e lesto s’accinge  a rincasare
    che di buona nuova vuole spalmare
    colei ch’arrabatta in campo e cucina:

    Per quiete vuole dir come cammina
    e non  cantare  di  se  e  se vantare
    e manco per poco pettegolare
    ma serenar di casa sua regina.

    Sicura, figlio, del tuo buono andare,
    forte serpeggiami un presentimento
    che dire vorrei ma non so spiegare.

    E’ come  se al finire di dritta via
    calasse un improvviso oscuramento
    e tu  perissi, indi,  nell’oscura via.

  • 14 aprile 2013 alle ore 18:30
    LXXXVI

    Cinque interruzioni furon mirate
    quasi ad ingarbugliare la matassa,
    ma dolcier’ esperto rammenta glassa
    pur se mille di torte ha impasticciate.

    Così le sospensioni indirizzate,
    a modo ed arte, restare repressa
    lingua e turbare del cranio la massa
    non han le braci spento m’attizzate.

    La continuazione è da lì ripresa
    trovando il professore sbalordito
    di tanta dottrina sì tant’appresa.

    La bronzeo vilucchio all’andito appesa
    avverte che lo tempo s’è partito,
    e attività verrà doman riaccesa.

  • 10 aprile 2013 alle ore 19:15
    LXXXV

    E’ come se quell’aula fosse vuota,
    nessuno sogna di dare disturbo
    a rispetto ai docenti di gran garbo.
    Comincia, allora, a dir donde ti ruota.

    Con la perspicacia che lo connota
    dice di Garibaldi, senza conturbo
    e ogni cosa racconta a tutto verbo
    e in particolari si tuffa e nuota.

    Indi comincia col Rinascimento
    e in civiltà letteraria e artistica
    sovrabbonda d’ ampio ragionamento.

    Qual’avvocato che accora l’arringa
    e nel dir tiene sciolta, stilistica
    forma, è così, d’egli, la sua lusinga.

  • 10 aprile 2013 alle ore 19:08
    LXXXIV

    Vorrei avere da te l’impressione
    di questi mesi dati a sgolamento
    sperando aver dato sostentamento
    ma ora dilla  tu, però, la  lezione.

    Comincia a dar di Storia ogni ragione
    di Garibaldi  e del Rinascimento
    parla dando, fin’oggi, il compimento;
    di tutto dona specificazione.

    La prima giornata è di torchiatura,
    ma ne saranno altre, ancora più dure
    acciocchè  non cadiate a bocciatura.

    Quanto, perciò, facciamo non è dispetto
    ma arricchire voi di doti e culture
    perché v’abbiamo a massimo rispetto.

  • 10 aprile 2013 alle ore 19:03
    LXXXIII

    Si dona, allora, quasi tutto a scuola,
    pone massim’impegno all’istruzione
    e, brevemente  fa ripetizione:
    materie rivede, setaccia e scola

    I’intelligenza  sveglia, in  alto  vola,
    indi ,  rinsalda l’ insita passione
    e ancor maggior’impegno in essa pone
    che gaudio dona ed animo consola.

    Preordinato  a  stretta  spremitura
    non meno spasmodicamente attende
    disciogliere aggroviglio all’orditura.

    Il cuore in petto lesto balza al suono
    del nome quando, da cattedra scende
    docente brioso, dall’aspetto buono.

  • 29 marzo 2013 alle ore 19:04
    LXXXI

    Intanto Votto dona di se il meglio,
    costantemente, in aula, attento resta,
    un sol pensiero nuota nella testa:
    Di mamma e del casato esser l’orgoglio.

    Nei fatti di campagna resta sveglio
    e in quello che allestisce mai fa sosta
    e a ogni necessità, tosto, s’appresta.
    In diligenza non paventa uguaglio.

    L’abil coltivatore poco invidia,
    conosce strame per formar letame
    e  di  coltura tutte cose  studia.

    Pur se piacevolmente d’esso ha fame
    il ritmo al lavoro deve scemare
    che la coscienza esige altro dettame.

  • 29 marzo 2013 alle ore 19:01
    LXXX

    Or son due mesi già d’intenso studio,
    certo che a breve sarà verifica
    quanto i docenti han dato con fatica,
    risultato indicherà, poi, il preludio.

    D’insegnamento non si dà compendio
    che qual chirurgo bisturi  pratica
    e  ferma  decision  male  districa
    sì di materia non si vuol dispendio.

    L’impegno nell’ascolto è assoluto;
    non un trambusto, non un sol bisbiglio.
    Il tutto  è  fermo, tutto resta  muto.

    Il  silenzio vien rotto  solamente
    da quella voce che con grand’orgoglio
    sa d’essere ascoltata attentamente.

  • 08 marzo 2013 alle ore 18:45
    CVII

    Tra le quante  necessitate in loco
    e  tristi  notizie  volate in cielo
    che l’alma hanno avvolto in nero velo,
    fermo riacchiappa lo sfuggito gioco.

    E ricomincia  a  riattizzar lo foco
    al  senno  ch’è  calato al  freddo gelo
    mentr’altro pensier severo n’ha involo
    e  preparazione  è posta in alloco.

    Per quant’importanti ed  altre  ragioni
    non  puote  né  vuole più oltre fuorviarsi
    ch’ogn’altra  cosa  è minore  tenzone.

    Al Cielo spesso rivolge orazioni
    chè sugl’amori  cui vuol rincontrarsi
    cali  pia , divina benedizione.

  • 08 marzo 2013 alle ore 18:42
    CIV

    Il dì di poi, nel primo pomeriggio,
    anti lo spiazzo del casato antico
    la conosciuta voce d’uomo amico
    lenta strascica il solito messaggio:

    Mi tocca visitare altro villaggio:
    stanco son’io che pria alba già fatico
    lascio, indi, la busta sotto il portico
    e corro ad affrontare l’altro viaggio.

    Son gli zii che danno palesemente
    l’intenzione d’essere per ottobre
    a vivere con noi costantemente.

    Trema la mamma come fosse in febbre,
    invece il cuor trabocca d’allegrezza
    e l’ansia si dissolve nell’ebbrezza.

  • 08 marzo 2013 alle ore 18:37
    CV

    Cinque le lettere ch’abbiamo inviato
    e nessuna  risposta ricevuta,
    peggio, manco una loro è pervenuta;
    un non so che greve è certo capitato.

    Episodio luttuoso è trapelato:
    Un generale da favella  muta
    avverso l’Assemblea ch’era in seduta
    coll’ armi, del Paese s’è impossessato.

    L’esercito, in toto, è ammutinato
    e nel  Paese tutto c’è  coprifuoco
    e ogni discorso inverso è censurato.

    Pare, pure, che il nostro Consolato
    abbia edòtto le Autorità del peso
    ch’ ancora su Argentina s’è calato.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 21:05
    CXXXVII

    E’ solito viaggiare su calesse
    che di motore tien corsiero bianco,
    che al galoppo non pare mai stanco
    e le movenze son di grande classe.

    Ama tenere  briglie a dolci mosse
    che di tanto cadere fa su fianco
    ora lato destro, ora lato manco
    che a leggere movenze son. connesse.

    Seguita da docil dama stimata
    e palafreniere d’alto lignaggio
    ma sovente la s’incontra  isolata

    A passeggiare pel strada sassata  ** selciata
    e arrampicarsi fin sopra lo poggio
    A  danno di cerimoniale regio.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 21:00
    CXXXVI

    S’accosta descrizione a Marchesina
    e voglio pensare ch’ella proprio sia,
    giacchè  verso noi custode  cortesia
    potremmo contattarla domattina.

    Ruota in testa capei di signorina
    e potrebbe non esser causa d’ansia
    chè  capei da  biondi resi  l’ha  fucsia
    ma biondi l’ha Duchessa sua cugina.

    Duchessina vive in Terra toscana
    cui  papà  tiene  potere  ducale
    e regal presenza in terra nostrana

    compare sol sotto fulgente sole
    quando nubi, acqua, grandine e maestrale
    cedon posto a rose e splendide viole.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 20:57
    CXXXV

    Ragazza bionda da cerulei occhi,
    senza ch’ella n’abbia alcuno torto
    da dritto ch’era  lo mio senno ha storto
    e i  pensieri  resi sterili  e  secchi.

    Un mese di ricerche, senza sbocchi
    e più m’avanzo più cerchio è ritorto
    e vieppiù lo core  cede a sconforto
    chè nulla san di lei giovani e vecchi.

    Unica  speme è lei,  suora Teresa,
    ch’altri non sanno onde siede e posa
    né se vergine ancora oppure sposa.

    Indi la grande ed impervia mia impresa
    ai suoi piedi poso, essa qui riposa
    chè non è cosa cui a santona è ascosa.

  • 13 gennaio 2013 alle ore 20:56
    CXXXIV

    Ancor prima che in mare il sole cali
    lato ponente al loco di preghiera
    siamo, assai tremante io e con l’alma nera
    pei pensier che senno stipa suoi annali.

    Due stanze superiam da volte ovali,
    ed ecco a noi d’innanzi donn’austera
    indosso grembiule da cameriera
    guidaci a piedritti monumentali.

    In stanza scarsamente illuminata
    è  suor Teresa,  dal  lungo talare,
    supplice innanzi all’Immacolata.

    Al calpestio dei lenti nostri passi,
    a braccia aperte e tono familiare:
    Quale l’affanno che vi rende lassi?

  • 06 gennaio 2013 alle ore 17:53
    CLXI

    Quando l’animo riconquista pace
    la mente fine dell’uomo divino
    spacciandomi qual figlio del vicino
    Cile m’affida  a capitan’audace

    di  peschereccio di bandier mendace
    affinchè mi sbarchi, poi, oltre confino
    e m’accompagni, sua persona, infino
    in  Montevideo, a  villa  Treverace.

    Tempesta ci sospinge in alto oceano
    sferzando violente onde su fiancate
    ch’ogni nostro  sforzo riducon vano.

    Tre giorni dura, ahimè, l’immane lotta
    e vicina è ormai nostra sconfitta;
    che speme e nostre forze son’andate.

  • 06 gennaio 2013 alle ore 17:50
    CLX

    A conoscenza del vile misfatto, 
    per nostra casa innata simpatia
    e anche perch’io caduto  in apatia
    danno d’amicizia grande rispetto.

    Tre mesi resto steso dentro un letto
    e solamente Dio sa quant’io patia
    che mente da dritta e storta si dipartia
    non rispondendo più alcun concetto.

    Dì e notte m’accudiva la buona donna
    e mi cantava pure la ninna nanna
    come  faceva la dolce mia nonna.

    Per otto mesi mi danno lor cure,
    finchè mia mente sconfigge condanna
    ridando riso a quell’anime pure.

  • 06 gennaio 2013 alle ore 17:48
    CLIX

    Sette vite ritrovo accanto a me
    spezzate, inzuppate del loro sangue
    innocente; dall’or lo cor mi langue
    e mente mai scosta nefanda trame.

    Ma qui non sono a raccontare di me
    né di mia casa che sciagura estingue
    ma di due anime di bontate pingue
    ch’an vinto trame, nefandezza e fame.

    Dello  zio Gianni dico e zia Sisina
    e reco di loro a voi ambasceria:
    Sono sfuggiti a disumano eccidio,

    scampati, pure, ad un vile incendio,
    hanno perduto casa e pur cascina
    compreso vacche e tori e masseria.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 16:08
    La Tignola

    A che ti serve la casa regale
    se in cor ti serbi la vecchia tignola?
    Se ogni boccon ti resta nella gola
    allora per te il soldo a cosa vale?

    Fa che il tuo petto più  verme non roda
    ed al suo posto custodisca amore
    così più non avrà nessun dolore
    e l’afflitt’alma alfin di quiete goda.

    Non vedi ancor la fine di sentiero?
    Girati e guarda quanto n’hai percorso,
    conoscerai, così, quanto n’hai corso.
    Al sommo Iddio allora vada il pensiero,

    china dinanzi a Se volgi la prece
    onde cassi i mali dacchè ti fece;
    sii sincera, però, non trarne alcuno
    che sol per uno ti lascia a digiuno.

    Digli che di mestiere fai l’alchimia
    e che nel petto tuo regna l’infamia.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 16:03
    Attesa

    Quando partisti mi dicesti: A presto,
    ma già passato è un lustro dacché aspetto
    e al morir del dì più deluso resto
    per non potere al mio stringer tuo petto.

    Al tuo distacco non mi dicesti :Addio
    e tante speme mi lasciasti accese,
    invece sono rimasto solo, sol’io
    come chi manna aspetta a braccia tese.

    Ognun che acquista paga le sue spese
    e a casa porta in busta le sue attese,
    non io che da anni pago senz’acquisto
    sperando nell’ausilio  del buon Cristo.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 15:49
    L

    Crebbi in questa umile casa solatia
    e lieta vissi in sì cotanta quiete
    e d’altro dentro non tenevo sete,
    ma sol’idea leale, in mente volatia.

    Finchè lo cuor d’amore non si patia
    tranquille fur giornate dolci e quiete;
    e già toccato avea tutte mie mete
    chè mai serenità fu avversa e restia.

    Ma poi che lo buon uomo mi fu tergo
    e nel suo petto lo cuor mio traslava
    caddi in dolce,  musicale letargo

    trovandomi repente in quella valle
    là dove l’alma tutta  incatenava,
    scosta tenendola d’amato colle.

    Poi la speranza, in fumo, s’è dissolta
    per qui condurmi triste un’altra volta.

  • 30 dicembre 2012 alle ore 15:42
    XLIX

    Dall’ora mattutina all’ora tarda
    senza sosta, manco a dare di bocca,
    segue il giovane l’asina alla barda
    che la forte erta affretta e l’ombra arrocca.

    L’ultimo raggio il sol nel mar ritarda
    e dona luce all’imperiosa rocca
    mentr’egli l’occhio all’orticello attarda,
    l’asina si foraggia dalla sacca.

    Quasi un saluto volge al caseggiato
    mentre ogni cosa affretta pel ritorno,
    chè già lo sole in mare s'è annegato.

    Da domani più solo non rimarrai
    che giorno e notte ti staremo intorno
    e di nostra compagnia sempre godrai.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 21:02
    LXXIX

    Nella materia che segue: Geografia
    la dissertazione non muta faccia,
    simile a precedente d’acqua è goccia,
    le altre discipline son radiografia.

    L’insegnamento è rigido, in cortesia
    e a voce calma, ferma ed a braccia
    conserte i docenti seguono traccia
    chiedendo connotazione a discrasia. (1)  mescolanza

    Durante i minuti di ricreazione
    i commenti tra noi volano in cielo,
    ch’ognuno pone una supposizione.

    Se la mente frugasse il nostro intimo
    squarcerebbe da li nostri occhi  il  velo
    ricordo dir del Preside per primo;

    chè quel primiero giorno ben lo disse
    di non  tenere  velo ch’offuscasse.

  • 28 dicembre 2012 alle ore 20:56
    LXXVIII

    E , giunge, intanto, l’ora dedicata
    a storia , senza spazio e riflessione
    già le Guerre d’Europa e Napoleone;
    per noi, però , è già storia recondita.

    L’illustrazione avuta è arricchita,
    potete dare buona spiegazione
    che non sussiste tema d’intensione;  (1) Significato ulteriore
    se vigili, sarà buona riuscita.

    Dinnanzi venti giorni a migliorare
    poi avrete che dire di Spagna e Francia,
    Belgio, Germania e loro guerreggiare;

    pure di Rivoluzione francese
    dall’inizio alle  Napoleone ascese.
    esame  dei fatti, pure, di Grecia.