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Poesie di Nello Vittorio Maruca

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  • 17 giugno 2011 alle ore 16:33
    La Rosa Profumata

    Là, nell'angolo più bello
    dell'orto del mio ostello,
    sprigionata da una rosa
    che profuma ogni cosa

    un odore inebriante
    da più tempo è vagante.
    Son'ott'anni ch'è costante
    e non cede mai un istante.

    Al pari del suo odore
    è perenne pur l'ardore
    e così m'ha preso il cuore
    che ridonda pel suo amore.

    Tanti beni ho al cospetto
    e a ciscuno don'affetto;
    notte e dì, però, al mio petto
    uno solo ne tengo stretto.

    E' quel fiore inebriante
    che rubato m'ha cuore e mente,
    mai potrà esserm'assente:
    Morirebbero cuore e mente.

    Questa Rosa bella e fresca
    porta il nome di Francesca.

  • 16 giugno 2011 alle ore 21:54
    La Sfortuna

    Se di palazzi, case e appartamenti
    se di ville e terreni ubertosi
    e di estesi, proliferi prati erbosi,
    di greggi e mugghianti armenti
    avessi di tal possedenza poca contezza
    e se di seno fossi d'altra razza
    non potrei qui dire di mia stanchezza
    chè alcuno dire mai avrebbe osato
    cosa che male avrei poi sopportato
    e avrebbe al mio cospetto ebbrezza
    non certamente per sua contentezza
    ma per lo stato della mia altezza.
    Di ciò la dea bendata non mi fè dono
    indi sul dorso m'ho fulmine e tuono.

  • 16 giugno 2011 alle ore 21:46
    La Rondine e la Rana

    All'apparire del solstizio estivo
    vaga la rondine per il ciel sereno
    e tutt'intorno inonda del garrir festivo.
    Ora repenrte in alto, ora s'abbassa
    or brevemente librasi, ora il terreno
    volteggiando lambe con scattante mossa.
    Nella belletta posasi per la materia
    del costruendo nido e alla rana
    che nella fanghiglia sguazza solitara:
    Rotoli sozza e gracidi contenta
    e stai in cotanta puzzolente melma.
    In acqua , però, poi, mi rituffo ,attenta
    dice la rana; non tu che ne fai letto
    e giorno e notte ci rimani accolta.
    Mira il tuo sporco e ner'aspetto
    così t'accorgi che d'essa resti avvolta.

  • 16 giugno 2011 alle ore 21:31
    La Promessa

    Una barca gongolante 
    dalle vele biancheggianti
    è partita da levante
    tra le onde fluttuanti.

    A me viene lentamente
    a portare il pargoletto
    che aspetto trepidante
    di tenere sul mio petto

    per cantare la ninna nanna
    con l'amore d'una mamma,
    con l'affetto della nonna
    alla gemma, dolce fiamma.

    Quando, poi, il piccoletto
    addormito s'è sul petto
    nella cuna, caramente,
    lo distendo dolcemente.

    Stringo in mano la manina
    e contemplo il visino.
    L'accarezzo pian pianino
    e mi resto a lui vicina.

    Poi ripenso al vivo scritto
    indi giuro, indi prometto
    per il bene affisso in petto
    che sarà sorriso il pianto
    e allegrezza la tristezza.

  • 12 giugno 2011 alle ore 17:28
    La Preghiera

    A Te, Beata Madre, a Te che Figlia
    e Madre nel contempo sei, a Te Madre,
    a Te,stasera questa preghiera sia
    onde imminente al nostro Padre

    invii. Degno non sono d'invocarti,
    o Madre, ma so che carca di carità
    Tu sei e anche se più amarTi
    Ti dovrei sono certo che la mia viltà

    sotto l'Azzurro Manto svanirà.
    Ecco, Madre Celeste, la preghiera mia:
    Quando al buon Dio la morte piacerà
    donarmi non per uno ma per due sia.

    Ch'io a ritroso la strada, certo, faria
     se la compagna non fosse su mia via.
     

  • 12 giugno 2011 alle ore 17:07
    La Porcata

    Pria che ancor tre volte cantasse il gallo,
    senza d'aver motivo una sorella
    del consanguineo faceva  uno zimbello
    mentre la truce elevava a stella.
    Forse perch'egli tessere non conosce tela
    quella, di contro, tessere sa la trama.
    Indi, altra rotta ha fatto di sua vela
    donando alla magalda indegna fama.
    Il germano sciogliere tien difficil nodo
    perciò domanda aita ai tanti cari;
    ognuno gli risponde: Non è modo;
    ma tutti più di tanto son più che avari.

  • 12 giugno 2011 alle ore 16:52
    CLXXVIII

    In mezzo a due filari d'alti tigli
    diparte ampia strada pianeggiante
    di pietra calcarea biancheggiante
    che mena a gradini ampi e vermigli.

    Partonsi a lato due folti cespugli
    dal fusto e dal fogliame verdeggiante
    che al loco danno tono esilarante;
    torno sprigiona odor  labili gigli.

    Io son tremore tutto quant'intero
    giacchè mi trovo in quel post'austero
    che dire non saprei per qual mistero.

    Stretto per tremore al battistero
    m'accorgo sol'allor e parmi non vero
    d'essere in chiesa ai piè di un monastero.

  • 12 giugno 2011 alle ore 16:43
    CLXXVII

    In cima a un piccolo promontorio
    a lato di Piombino, là dove l'Isola
    del ferro par tocchi con mano, sola,
    imponente s'erge di bianc'avorio

    torre, magnifica opera scultoreo,
    cui arte somiglia Donatello scuola
    e di uomo che vita solo arte immola
    spicca, cui maestosità in circondario

    e nemmanco per miglia nessun altro
    perequa palazzo cui suo biancore
    di luminanza magnifica spessore.

    Piuttosto che tacer celera*cuore;
    come, altrimenti potrebbe, peraltro,
    se appresso sto a dolce, desiato amore?

    * Accelera

  • 07 giugno 2011 alle ore 22:44
    All'amato

    Quando su prato il fiorellin germoglia
    e il sole di primavera scalda e accresce
    così, per te, l'amore mio arde e si pasce
    e ingigantisce di te più la mia voglia.

    Il fiorellin che spoglio nasce su prato
    al sole che lo scalda, però, fa voto
    sciente che a carità  è da ignoto
    così lo calor ch'il nutre lo fa grato.

    Io t'ho dell'amor mio gratificato
    avendoti al cor la porta schiuso
    e l'essere tutto mi resta confuso
    e pure un poco, ahimè, amareggiato.

    Poichè lo foco ch'ò arde e consuma
    e ogni dì dì più s'innalza e avanza
    purtuttavia non scuote tua coscienza
    e al grand'amore mio non si costuma.

    L'amore m'ha invaso anima e corpo
    e gli occhi mi costringe a lungo pianto:
    Nemmanco tieni un poco di compianto
    e lasci incolto il rigoglioso orto.

    Non fare che si trasformi a malasorte
    e cingi l'amor mio a fort'abbraccio,
    non fare che un misero capriccio
    trasformi tant'ardare a triste sorte.

  • 06 giugno 2011 alle ore 22:07
    Reginella

    Eri piccola, eri bella
    eri tu la reginella.

    Or cresciuta sei più bella,
    resti sempre reginella.

    Poi, da grande sarai quella,
    sarai sempre reginella.

    Sarai sempre la più bella,
    resterai la reginella.

    Come fuori sei dentro bella
    fuori e dentro reginella.

  • 06 giugno 2011 alle ore 21:39
    Qualità del Cornuto

    La bontà, è risaputo, qualità
    è del cornuto che quand'anco la sua donna
    trova a letto con l'amico a sfregarsi
    l'ombelico, li osserva desolato
    e per mera umanità, avvilito,
    se ne va.
    Poi credendo che l'amico dipartito
    si sia già, come d'uso d'ogni dì,
    torna a casa al mezzodì; da sull'uscio
    fragoroso ode il riso degl'amanti
    e allora cosa fà? Scoraggiato
    se ne va.
    Attraversa il ponte grande, scende giù,
    verso la valle, si sofferma sulla sponda,
    guarda l'acqua gorgogliante: Si lo fò.
    Indi pensa la sua donna, indietreggia
    di un bel pò: Poverina! non lo fò.
    Ed allora cosa fa? Mogio,mogio
    se ne va.
    La campana dondolante dona l'ora
    della sera , il profumo delle viole
    sta a nunziare la primavera;
    Lui è solo nei suoi pensieri:A quest'ora
    ancor lo trovo? Certo no! è ora di cena.
    Farfugliando in questo dire verso casa
    s'incammina.
    Mentre il sole cala a ponente
    avanzando lentamente, con il cuore
    palpitante guarda in alto, ahimè!
    che vede?E' l'amico alla veranda
    che ridendo sta cenando. Si domanda:
    Mo che fò? Più lontano me ne vo.
    Poi, intanto, la campana dalla vetta
    al campanile lenta batte mezzanotte;
    con in cuor speranze vane fa ritroso
    il suo cammino, alla luce della luna
    della casa ai gradini stancamente
    s'incammina e la chiave nella toppa
    ruota lento, pian pianino e con fare
    quasi furtivo alla camera da letto
    tristemente s'avvicina. La sua donna
    con  la guancia è distesa sulla pancia
    dell'amante ch'è d'accanto. Indietreggia,
    va in cucina, un trinciante stringe
    in pugno e s'avventa alla consorte
    e dell'uomo fa stessa sorte.Poi s'accascia
    lentamente e riposa, finalmente.
    Pure questo è risaputo qualità 
    è del cornuto.

  • 06 giugno 2011 alle ore 21:27
    Piccola Stella

    Fulgido fiore al par di violetta
    candida più del candor di giglio,
    profumatissima qual fior di tiglio;
    e tant'altre qualità hai pargoletta.

    Quanto profumo e qual da giovinetta
    custodirai nel tuo diletto petto?
    Quanti steli piegheranno al tuo cospetto
    se già cotanta ricchezza hai piccoletta?!

    Se in terra ubertosa è allignato
    querciuolo che sviluppa dritto e robusto
    qual in altro terreno può dirsi arbusto
    meglio o al par di quello là maturato?

    In fronte a esso ognun s'affloscia
    e reggere non pote al suo cospetto
    chè se un arbusto già splendido nasce
    già tutte qualità racchiude in petto.

    Scarso è lo mio dir per te, o bella
    Ilenia, perchè dire di splendida Stella
    non può chiunque a tavolo s'accosta
    ma chi ha cervello assai e niente crosta.

  • 06 giugno 2011 alle ore 16:23
    Punti di Vista

    Scrive un Nobel che pur stando in punta
    di piedi mai vide il Signore Iddio
    passare per le vie.
    E allora bisognerebbe arrampicarsi 
    in cima al sicomero per vedere
    il Signore se mai passi.
    Di contro, posso dire, inchinandomi
    umilmente al Grande del novecento,
    che pur senza sforzarmi di stare in punta
    di pidi o arrampicarmi sugli alberi
    l'Onnipotente lo incontro tutti i giorni
    e in ogni luogo, nelle grandiose
    opere da Lui compiute e nei miracoli
    che perpetua, da sempre, ogni giorno.

  • 06 giugno 2011 alle ore 16:15
    Lo Zufolo

    Un suono che lontano m'è nel tempo
    odo vibrare, un dì, in lontananza,
    mi balza alla memoria come lampo
    la melodia, da bimbo, a con oscenza.

    Lento m'avvio e silenzioso alquanto
    lungo un sentiero ciottoloso e stretto
    donde perviene l'idilliaco canto
    del dolce, conosciuto zufoletto.

    Un pastorello appena quindicenne
    a ridosso sdraiato d'un folto cespuglio,
    all'ombra di frondosa quercia perenne
    meglio l'intona di pecoraio veglio.

    Per ogni suono che mi dona il vento
    energico a volte, altre debolmente
    nella mente dei bei ricordi sento
    che mi portano indietro, dolcemente.

    Mi sovvengono i momenti del pregresso
    tempo; giorni contenti, d'abbandono
    scorcio che non so il poco nè l'eccesso
    ma tutto è solo un pregevole dono.

    Rivedo l'innocente fanciullezza
    quando a piedi scalzi, sanguinanti
    s'insegue una rozza palla di pezza
    e dell'ingenuo gioco, s'è contenti.

    M'appare, poi, l'acceso focolare,
    la nonna con in grembo la conocchia
    che con garbo la lana sta a filare
    e che l'avvoltola al fuso in maestria.

    Suona , zufolo dolce! non cessare;
    fammi scaldare avanti quel camino,
    nel vetusto casolar fammi restare,
    non fare ch'io riprenda il mio cammino.

    Spandi le note ancor per la campagna,
    fammi addormire al suono del tuo canto,
    fa che  tua melodia mi sia compagna
    e che al risveglio trovoti al mio fianco.

  • 04 giugno 2011 alle ore 16:10
    La Speranza

    Se fortemente speri avere
    ciò che non hai,
    se con mente vagando vai
    sinceramente,
    se desiderio ch'è in te
    è puro e vero,
    se il vagheggiar
    rivolto è a Dio,
    aspettativa, desiderio
    tutto s'avvererà;
    chè questo sogno Dio
    mai eluderà.

  • 04 giugno 2011 alle ore 15:56
    La Rondinella

    Rondinella della prim'aurora
    che ilo hai piantato nel mio cuore
    nel tuo altro n'ho fissato con ardore
    e ancora d'allora,operano ognora.
    Della stagione fredda *al perdurare,
    lasciandomi nel nido, solo solo,
    spiegasti l'ali tue a lungo volo
    nella spema di presto ritornare.

    Volasti sopra burrascosi mari
    col groppo in gola, lacrimando gl'occhi,
    poi, a lungo combattesti con allocchi
    martire innocente di sicari.
    Cadendo, infine , sotto i colpi inflitti
    fosti traslata in nido di rapace
    là dove mai il tuo cuore ha avuto pace
    e i dolci sentimenti furon reietti.

    Rondine rimanesti, però, fida
    giacchè natura tua è dolce e buona,
    merita esser posta in una icona
    ch'amore porti anche a gente infida.
    Diventi reginetta di nidiata
    che pigola, ti chiama e tanto t'ama,
    al contro dell'allocco, lingua di lama,
    possiedi bontà grande, rinomata.

    Di anni ne tocco ora quasi trentotto,
    tu ne registri appena trentatrè,
    d'allora ne son trascorsi ventitrè:
    saremmo uniti, senza quel complotto!
    La divisione nostra è solo carnale
    chè dentro t'ho nel petto mio trafitto
    mentr'io men resto nel tuo petto eretto
    e l'immensa passione resta totale.

    Io t'ho presenre il giorno tutt'intero,
    la notte m'addolcisci col tuo sogno,
    ti resti giorno e notte nel mio regno
    come regante resta nel suo impero.
    Ricordi il finto nido? Era piccino.
    Uno n'ho costruito più grandetto
    onde capienza ha di grande letto
    nella speme d'averti un dì vicino.

    Al lato n'ho intrecciato uno più bello
    ch'aspetta ospitare tuoi rondinelli
    ch'anno, ho saputo, toni dolci e belli
    come il tuo viso delizioso e snello.
    I quattordici d'anni appena avea
    toccato quando spedisti il triste scritto
    che tutto tengo in mente quell'editto
    che imposto fu da gente vile e rea.

    Ed anelavi del mio certo aita,
    col pensiero di rondine sincera,
    speravi  che al giungere della sera
    la trepidazione fosse finita.
    La missiva, ahimè! tardi pervenne;
    ma s'anco giunta fosse immentinente
    niente potuto avrei, niente e poi niente
    tant'alte superare eran transenne.

    Dopo aver posto copia dentro al cuore
    l'ho bene in uno scrigno conservata
    e tutta in mente, tutta l'ho fissata:
    Ogni parola grida: Amore, amore.
    Con dolore grande e tanta volontà
    m'astengo dal venire fino laggiù
    potrei, la povertà ch'avea or non è più,
    non licemi, però, darti altr'ansietà.

    D'amarti, amore, non sarò mai stanco
    e aspetto sempre che mi vieni a fianco
    e nella speme vivo del ritorno
    alfin che cessi questo gran frastorno.

    * Della miseria

  • 02 giugno 2011 alle ore 10:10
    CLXIV

    Così m'appresso al medico di bordo,
    all'Ammiraglio dal viso radiante,
    a lor comincio a dir della mia gente
    e dei passati anni il mio ricordo.

    Racconto del rumoreggiare sordo
    di quella notte di vento ruggente
    dei natali, di me adolescenrte,
    del mio paesino presso Medfordo *        Medford

    Immediati corsero li riscontri
    e tutte cose furon veritiere
    e tosto, ancor prima dello scadere

    del dì di poi, tutto quanto dossiere  *  Dossier
    pronto pria dell'accender di lumiere,
    ebbi con l'Autorità ben tre incontri.

    Riconosciuto degli USA cittadino
    ricomincio il doveroso cammino
    per essere tra voi, onesta gente
    a notiziare di gent'eminente.

  • 02 giugno 2011 alle ore 9:55
    CLV

    Bel giovane d'aspetto signorile
    passo deciso, modo disinvolto
    a noi s'appresta e con dire sciolto:
    Chi tra voi è la signora Gentile?

    Dovevo essere quì già in aprile
    ma da tanto mala sorte m'ha distolto
    che sentier già corso è altra volta volto
    e da coste Uruguaiane sono in Cile.

    Ma son contento d'essere quà giunto
    che molt'altri passati sono per armi,
    altri seviziati in fetido recinto. *               * Carcere

    Quando,ormai, da stanchezza vinto
     e della triste fine già convinto
    una scialuppa giunge a ripescarmi.

  • 02 giugno 2011 alle ore 9:46
    CXLVI

    Nessuna nuova m'ha portato luce
    che quando parea ch'aurora era vicina
    e spiraglio apparia quale lucina
    disgrazia blocco a mezz'aria induce.

    Necessita tempo acchè pace adduce
    nell'anima di gente assai piccina*          * Umile
    che in bisogno a ognun resta vicina
    e loro operato più d'oro riluce.

    Or mi confà con mente sol'agire
    e tralasciar di petto ogni desio
    che senno a ragionar porta a capire.

    Meglio stare seduto a tavolino,
    aspettare ch'evento compia cammino
    restandomi a pregare Il Somm'Iddio.

  • 02 giugno 2011 alle ore 9:36
    CXLII

    Col cuore che trabocca fuor dal petto
    è di buon'ora in chiesa parrocchiale,
    sperando che ricorra buon finale
    vorrebbe trovarsi al prior cospetto

    che sol levare pote bubbon'infetto
    spargendo sua benedizion speciale,
    che rigenera e guarisce d'ogni male
    e che a senno leva ogni difetto.

    Quando pensieri viaggiano a galoppo
    pure per mente ch'è d'alt'intelletto
    puranco picciola cosa divien troppo.

    Così la mente del misero Votto
    che d'angoscia resta ora congesta
    diviene pigra al par che pria è lesta.

  • 02 giugno 2011 alle ore 9:23
    CXLI

    A passo leggero, cadenzato e lento
    monaco domenicano a veste bianca,
    barba lunga e andatura stanca
    movesi ver me in fruscio di vestimento.

    I lenti passi a mala pena sento
    e sol lo scricchiolio della mia panca
    fa sì che lo mio udito si rinfranca,
    così ravviva in core lo lenimento..

    Movenza delicata, fare cortese
    la mia tra le sue mani va carezzando
    e lievemente un sussurro manda:

    Il padre priore, il frate venerando
    che il peso vive delle tue attese
    domani appagherà la tua domanda. 

  • 30 maggio 2011 alle ore 22:24
    La Forza dell'Afflizione

    Se di male e di tormento nel percorso
    di sua vita non avesse conoscenza
    lui, di certo, l'uomo dico non saprebbe
    cosa e come è la pazienza, per mancanza
    d'essa, quindi, corto pure d'esperienza
     m'ancor peggio, maggiormente, di speranza.
    Or si sa, il patimento è qualcosa
    d'avvilente ma pur anco, e par non vero,
    dona in dono la virtù della pazienza.
    Indi, allor si concatena l'esperienza
    alla speranza che dà forza e resistenza
    nel periglio, nel tormento e nel travaglio.,

  • 30 maggio 2011 alle ore 22:13
    La Chiesetta

    Se prima c'era solo una madonna * * Statua
    uno stipo, un messale e un altare,
    una finestra a mò di campanile
    senza nè sclala, senza nè colonna
    or t'assicuro, letterato altero, **** Nobile
    molte di cose ha la chiesa, invero.

    Da Eccellenza, il Vescovo in persona
    fu consacrata il dì otto dicembre
    e affidata al popolo votato
    rappresentato dall'uomo fidato
    che sono certo, per innato istinto
    non abbandona caso pria ch'estinto.

    Indi gli spettri Catroppa e Pantano
    dalla chiesetta, ormai, restan lontano
    chè il loco sacrato è ai cristiani
    e nei dintorni più mai saran villani.
    Nè il demone potrà fare più presa
    giacchè il devoto con Gesù ha intesa.

    Presto il suono sudrà della campana
    che dal colle eco farà al monte e al piano.
    Presto saranno i fari illuminati
    così come volevi Tu e gl'antenati.
    Ancora il vento grida e si lamenta
    ma in chiesa troneggia la sua Santa
    che benedice noi ogni momento
    e i CADUTI del Sacro Monumento.

  • 30 maggio 2011 alle ore 15:52
    Il Vento

    Sia ch'è libeccio, grecale oppur levante,
    aliseo, scirocco oppure ponente
    o austro o maestrale o tramontana;

    che sia leggero, moderato o forte,
    violento, fresco, tiepido o freddo
    o ch'esso sia caldo, umido o asciutto

    nessuno può toccarlo nè vederlo
    ma ognuno n'ha presenza imposta
    e ne avverte l'ululato e il fischio.

    Ma mai persona sa dond'esso nasce
    nè mai persona sa dove perisce.

  • 30 maggio 2011 alle ore 15:41
    Il Tentativo

    Dimodochè su carta venga fissa
    pens'affidare incombenza a un esperto;
    chi meglio di un prossimo se rimessa
    potrebbe di più foggiarla a mio concerto?

    Quand'all'altezza sono al suo abituro
    facciomi scosto e lascio passare
    figura melensa dal vestito scuro
    che quatta su quell'uscio va a posare.

    Tosto la mente torna ai tempi andati,
    alle storture vicine, alle lontane,
    ai dispiaceri, agli anni amareggiati
    e folgorato son dell'azioni insane.

    Per quella melensa, perfida nobildonna
    ch'attizza il focolar del dissapore
    sol col riporto su cenciosa gonna
    di consanguinea che ne gust'odore.

    Così non entro più nella dimora,
    mi resto, come sempre, nel di fuora.
    Lungi dall'astio, l'ira e la perfidia
    lascio squassare loro nell'invidia.