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Poesie di Nello Vittorio Maruca

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  • 30 maggio 2011 alle ore 15:28
    Il Natale

    Suono giunge indistinto in lontananza
    e poco a poco parmi che s'avanza.
    M'accosto lentamente alla finestra,
    le flebil note annunciano un'orchestra.
    Dal cielo a fiocchi lenta cade la neve
    e su ogni cosa posa piano, lieve
    mentre l'orchestra sempre più vicina
    di Cristo ci ricorda e di Maria Regina.
    Le dolci note sono della zampogna
    che a valle scende giù dalla montagna,
    accompagnata dal suon della chitarra
    ci dice che Gesù è sceso in terra.
    Il manto bianco a vista si disperde
    e tutt'intorno ha ricoperto il verde.
    Il vento porta il mugolio del cane,
    il tocco festoso delle bronzee campane.
    La mamma ruota in casa indaffarata
    a preparar frittate e pignoccata,
    a friggere baccalà nella padella
    e lenticchie a condir nella scodella.
    Per la famiglia questa è la gran festa;
    tutti siam dentro:Il nonno in testa.
    Nella modesta casa a due stanzette
    siam tutti intorno al fuoco:I diciassette.
    Ora si sente il sibilo del vento
    quasi fosse dell'orchestra altro strumento;
    la zampogna prosegue il suo cammino
    e noi contenti intorno al tavolino.
    Quel che di questa festa è più importante
    è la serenità che intorno spande.
    Nel cuor d'ognuno cessa ogni doglianza
    poichè pervaso di dolce speranza.
    Di tutte le ricorrenze è la più grande
    ed è per l'Universo la più imponente
    giacchè di quest'oggi è la lieta novella
    del Redentore nato in una stalla.
    Richiamati dai delicati canti
    degli Angeli del cielo scesi gaudenti
    lo venerano i pastori trepidanti
    e i re magi del lontano oriente.

  • 28 maggio 2011 alle ore 18:45
    Felicità

    Non  persona che non l'abbia pronunciata,
    non persona che non l'abbia ricercata
    e non persona cui non faccia gola
    ché né umam né cosa può, se non essa sola
    donare contentezza e appagamento
    giacché sol'essa di tanto può far vanto
    e di quanto  più belle essere cose
    superando la dolcezza delle Muse.

    Per sett'ant'anni io l'ho ricercata
    e manco un poco d'essa ho mai trovato.
    Forse è manchevolezza tutta mia
    o forse vive solo in fantasia.

  • 28 maggio 2011 alle ore 18:38
    La donna impudente

    Se all'inizial pudore ritornasse,
    se alle virtù perdute risalisse,
    se di bellezza minor sfoggio facesse,
    se minor uso della lingua avesse,
    se insita l'umanità in essa fosse,
    se il senso di famiglia più alto tenesse
    e se quando altri parla lei tacesse,
    se fulcro in tutto esser non volesse,
    se non per se ma più per gli altri fosse,
    se dei malori suoi poco dicesse
    e con l'amore i dissapori superasse,
    se il sorriso sulle labbra più tenesse
    e se le sue fattezze meno mostrasse
    e mente a maggior rflession ponesse,
    se nel guardare le minuzie trascurasse
    e se l'altrui duolo suo lo facesse
    e delle sue miserie men conto tenesse
    e non i difetti altrui ma i suoi vedesse
    e all'umanità più amor mostrasse,
    se tutte queste doti racchiudesse
    della casa regina ad essere tornasse.

  • 28 maggio 2011 alle ore 14:39
    La Vita

    La vita comincia, così,  con un vagito,
    pianto diviene nel corso e poi tormento,
    finisce,desolata, in triste lamento.

  • 28 maggio 2011 alle ore 14:36
    L'Onnipotente

    Ebbi contatto con Apollonio il dotto
    così nomato per il suo intelletto,
    in men di una ora resemi assai edotto
    di quanto l'uomo debbagli rispetto.

    Spiegommo della Luna, Marte e Venere,
    dei ritrovati della scienza in genere,
    della grandezza del suo ingegno disse
    e d'uomo, quasi, a cencio mi ridusse.

    Esterrefatto fui, non ebbi voce:
    A sentir lui Gesù è niente in croce
    ch'è più grande lui, il perspicace,
    che non Colui ch'è morto per la pace.

    Avvilito, perplesso e conturbato
    nell'ascoltar l'orrendo postulato
    la testa china, il cervello andato
    m'accosto pian pianino all'altro lato.

    Era sereno il cielo, il sol splendeva,
    la vegetazione verde, il fior rideva;
    era la primavera ormai presente
    tempesta alcuna non prevedea veggente.

    All'improvviso lampo squarcia il cielo,
    coperto tosto vien da nero velo,
    pioggia scrosciante a catenella scende,
    fragor di vento, nullo altro rumore rende.

    E' buio tutt'intorno, è notte fonda,
    freddo sudore dalla fronte gronda;
    m'aggrappo ad Apollonio sommo dotto
    che perso ha la baldanza nell'aspetto.

    A Dio il pensiero vola ed è consolo
    chè sento d'essere forte,non più solo.
    Su Apollonio è fobica espressione
    ch'è compianto a misero testone.

  • 28 maggio 2011 alle ore 14:16
    Ninnananna

    Sul trenino dell'amore
    viaggia un pezzo del mio cuore.
    Il trenino stanco, stanco
    or s'appresta al suo traguardo
    mentre il mio furtivo sguardo
    cade all'orologio lento
    che par dica: Non è ora;
    ci vuol tempo: Un poco ancora.
    Con tripudio dentro al petto
    resto lì, resto ed aspetto,
    ogni tanto avverto il tocco
    corro, cerco qualche balocco,
    lo ripongo a un angolino
    in omaggio al mio piccino
    che con gli occhi della mente
    già lo vedo, finalmente,
    nel suo caro piagnucolare
    mentre leggo al focolare.
    Poi gli parlo, nell'orecchio
    gli sussurro dolce canto
    che al petto resta incanto
    del materno grande amore 
    ch'è tutt'uno col mio cuore.

  • 24 maggio 2011 alle ore 18:04
    Disgrazia

    Quest'oggi il nervosismo è culminato,
    per questo ogni fatica ho trascurato,
    dopo avere girovagato alquanto
    entro deluso nella stanza accanto..
    Quel cjhe quest'oggi quì è capitato
    è avvenimento che va raccontato
    alfin che sappia chi ci ruota intorno
    della confusion che regna e del frastorno.

    Abbia pietà di nuova circostanza
    e prenda dell'ambiente nuova coscienza
    onde non abbia lui ad adirarsi
    e non costringa altri a morsicarsi.
    Approda, cheto cheto a dirigenza
    uomo discreto dai capelli senza;
    non un mugugno mai, non una lagna,
    convive la miseria e si rassegna.

    Al contrario, però, vive quest'io
    che pur con nostalgia,fuori d'astio
    mi contorcio,mugugno e pur mi lagno
    tanto che cancrena l'ho financo in sogno.
    Guardo, lì, seduta a tavolino
    donna vestita d'abito di lino
    che al posto di cercare d'operare
    dilettasi sulla sedia a dondolare

    Lumacone somiglia a movimenti:
    Lenta nel fare, lenta in spostamenti.
    Con il lavoro pare ci si culla.
    a fine giorno non conclude nulla.
    Delle tante disgrazie è la più magna
    che capitata m'è tra nuca e collo,
    meglio se assente fosse alla bisogna
    ch'è personaggio di corto cervello.

    L'è di coronamente buon compagno
    che in tela incagliato pare sia di ragno.
    Prende, pone, riprende e poi ripone,
    s'arrovella si strugge e non compone.
    Dai gesti, dal parlare dal comportare
    i due al mio cervello fanno pensare:
    Bisognerebbe metterli in struttura
    ove potere offrire sicura cura.

    Stanco di permanenza in sì squallido
    loco mestamente m'avvio allo stanzone
    donde mi par proviene una canzone;
    accanto alla finestra è uomo gelido
    che al collo cinghia tiene penzoloni
    mentre reggesi con mano i pantaloni.
    M'accosto, al saluto mi risponde:
    Hai visto al monte che bell'alte onde?

    Brillano gli occhi tremano le mani;
    presto men vo dicendo: Addio, a domani.
    Nel corridoio restano tre, in crocchio,
    che prima mai incontrato avea mio occhio.
    Uno in altezza supera la norma
    e dall'aspetto parmi non sia in forma,
    mi dà conferma di mia impressione
    al saluto, la sua truce espressione.

    Dei rimasnenti due uno s'inchina,
    l'altro lancia coriandoli e farina;
    in aria li sparpaglia e volan via
    mentre gli astanti invocano Maria.
    Sbigottito del far di quei signori
    accedo alla sala di lettura
    ove di doglianza carca e malumori
    trovo persona di scarsa cultura.

    In serbo tiene solo sconoscenza,
    superbia, arroganza ed indignanza
    d'intemperanza tien comportamento,
    e mostra di suo volto abbrutimento.
    Delle manchevolezze mie non dico:
    Quello che faccio spesso lo modifico.
    Dico soltanto che non son quel ch'ero
    mi scordo quel ch'ò detto e se pur c'ero.

    Arricchito di sì tant''indigenza
    lesto mi torno all'usuale permanenza
    convinto che l'ambiente mio disabile
    è, comunque, degli altri più agibile.

  • 20 maggio 2011 alle ore 22:46
    Potenza

    Sono credente , sì, ma non fervente
    e sublimante vedo il prepotente.
    Se fossi più credente e più fervente
    in alto vedrei solo l'Onnipotente.

    Più in basso, meno forte e simil niente
    vedrei l'essere duro e imponente;
    saprei per certo,ch'è essere indigente
    e che mai fu importante nè potente.

    La fede incerta, poca e barcollante
    volge lo sguardo mio all'arrogante
    assiso in vetta grande troneggiante,
    la mente a tal pensiero va vagante.

    Scritto in pagina di Libro rilevante
    è che l'essere umano è barcollante,
    il trono cui è assiso è traballante,
    nullo è,quello che pare essere gigante.

    Torna il pensiero mio alle passate cose,
    torna ove veduto avea boccciol di rose;
    rincontra il pensier mio l'allegre spose
    ch'or le vede stanche e assai nervose.

    Quelle figure d'allor meravigliose
    agli occhi sono immagini dogliose,
    qualcosa son che cercano vogliose
    e di trovarla appaiono ansiose.

    Muta cani scorta cavaliere egregio
    a cavalcioni d'un destriero bigio,
    ognuno s'inchina a detto personaggio
    mentre sul suo cavallo è di passaggio.

    Rintocco di campana s'ode mogio
    in quella sera del mese di maggio;
    annuncia la fine del signor'egregio
    e dice che grandezza è sol miraggio.

    Significa che di Grande ve n'è Uno
    e la potenza Sua non l'ha nessuno;
    chiunque può pensare esser qualcuno
    ma in fondo resta solo come ognuno.

  • 20 maggio 2011 alle ore 22:23
    Porcara

    Vuoi per mola, per faccia ed andatura,
    per volgarità d'animo e costumanza,
    per trivialità di far la sua pastura** Vive
    da porcara,dei porci ha stessa usanza.

    Il puzzo che sprigiona è di puzzola,
    più di vipera ha dente avvelenato;
    subdolo insetto al pari di tignola
    cui l'operare il male è gusto innato.

    Di cattiveria pregno il suo giaciglio,
    tutt'intorno l'aria puzza del Maligno
    e nemmen l'incenzo dato a gran sparpaglio
    riesce a profumare quel volto arcigno.

    Spregevole più di Circe per tranelli
    ch'avea, però,corpo snello e bello
    e tramutava in porci questi e quelli
    onde tenere Ulisse nel suo ostello.

    A differenza ha vita orripilante,
    maestra nel ferire esseri in norma,
    nessun per essa mai fu spasimante
    mancante essa di modi ,d'arte e forma.

    Indegna d'aver uomo per amante
    il corpo rotolò nella fanghiglia;
    sol qualche porco fu suo biascicante
    essendo nell'interno tutta poltiglia.

    Se maggior uso dello specchio avesse,
    se riuscisse a contemplarsi dentro,
    se sol di coscienza a conoscenza fosse
    vedrebbe la lordura cui sguazza al centro.

    Or parmi serio dire di che qui dico:
    Il suo mestiere è quello di porcara
    ma per i porci non è periodo amico
    e, fatta soprintendente resta porcara.

    D'umano parmi sì, ch'abbia qualcosa:
    E' un grav'atteggiamento a lavandaia;
    No! Per la categoria è offesa a iosa
    in quanto oggetto dell'immondezzaio.

  • 20 maggio 2011 alle ore 22:03
    Randagi

    Fummo perch'eravamo quand'ancor
    eran vitali, focosi e fermi Lor;
    or più non siamo perchè saremmo solo
    se confissi rimasti fossimo in suolo
    e fosse in noi presenza vista di Loro
    e nostre ovazioni al Ciel fossero coro;
    contenti ancor vivremmo com'allora,
    quel ch'eravamo allor saremmo ancora.

    Ma più non è e più mai potrà
    ch'ognun disperso s'è dritto sentiero,
    colui che s'accompagna mai vorrà
    che si ritrovi quel sentier primiero.
    China la fronte a ciò che allor  piace,
    imbelli seguitiam l'altrui volere,
    ad altra volontà noi si soggiace
    non intelleto uman ma sol di fere.

  • 20 maggio 2011 alle ore 12:23
    Parole chiave.

    Tre le parole chiave dell'umanità:
    Fede, speranza, carità.
    La fede è virtù prima di cristianità
    cui convinzione è divinità;
    indica fiducia la speranza
    e nell'impossibilità resta presenza;
    la carità è amore per ciascuno,
    disponibilità per tutti e per ognuno.

  • 20 maggio 2011 alle ore 12:05
    Ricordi

    Rosa il tuo nome e rosa eri di viso
    ricordo, Mamma, il tuo bel sorriso;
    ricordo quell'incedere tuo lesto,
    ricordo radunati i capei a cesto.

    Ricordo gl'occhi tuoi castano scuro,
    ricordo del tuo amore sempre puro;
    ricordo il tuo bel ment'ovaleggiante
    su quel bel viso splendido, raggiante.

    Ricordo, Mamma, quando al casolare,
    raccolti accanto al grande focolare
    raccontavi per noi fatti e romanze
    di principi e duchesse in grandi stanze.

    Principato, ducato e marchesato
    quante fiabe per noi ha Tu inventato!
    altro dare di più non si poteva:
    In miseria di guerra si viveva.

    Ricordo i tempi degl'oscuramenti,
    i razzi a notte fonda rilucenti,
    ricordo le nottate fredde, io ignudo,
    quando il Tuo corpo a me facea da scudo

    per quei rumori forti ed assordanti
    di velivoli in cielo roteanti.
    Di gran paura si stringeva il cuore
    ma Tu coprivi tutto col Tuo amore.

    Allo scoppio di bombe a noi vicino
    stringevi a Te più forte il corpicino;
    lo facevi, così, con tant'ardore,
    che risentirlo lo vorrei a quest'ore.

    E, mi ricordo, Mamma, le speranze
    che in quelle tristi, brutte circostanze
    trasmettevi nel debol cuoricino
    dell'arrivo di Papà così vicino.

    Lo facevi con sì tanta fermezza
    che dissolvevi in me forte l'ebbrezza
    nella certezza di veder domani
    il Suo bel volto e le Sue grandi mani.

    Or più non sei, dolce mia Mamma
    cara, di Te solo ricordi in alma
    serbo,ricordi che mi servono a pensare,
    ricordi che mi portano a sperare.

  • 18 maggio 2011 alle ore 22:04
    CLXXIV

    Fatti non chetano, si susseguono,
    per quanto cerchi di restarmi quieto
    e mente e cuore impongono divieto
    chè molte cose l'una  all'altra seguono.

    Queste vicende molto mi conturbono
    e in luogo di tenermi l'animo lieto
    mi resto notte e dì tremante e inquieto
    e dentro il teschio ruota gran frastuono.

    Se  risolver potessi mio dilemma
    l'alma riavrebbe la perduta flemma  *         * Calma
    e cor scaccerebbe tremendo dolo;

    il vivere sarebbe gran consolo,
    slegato dall'ingarbugliata massa
    le redini terremmmo di matassa.

  • 18 maggio 2011 alle ore 21:45
    CLXII

    La nave che m'accoglie in alt'oceano
    degli USA è l'Ammiraglia militare
    al cui comando, aspetto nobiliare,
    è elegant'uomo di possente mano.

    Nemmanco avea, mai, visto da lontano
    naviglio sì grande mare squarciare,
    nè sua complessità potea pensare,
    e m'appariva tutto imponente e strano

    Al trentesimo s'erge San Francisco
    tra la patente gioia dell'equipaggio
    pago che nave si resti all'ormeggio.

    Pur'io il mio mutismo lì finisco
    che la mia mente s'apre a largo raggio
    e mi vien netto l'esser mio randaggio.

  • 17 maggio 2011 alle ore 22:18
    V

    Pure quest'anno il bimbo è premiato
    chè  l'intero periodo s'è distinto,
    allo studio, con passione, s'è applicasto
    e sempre di attenzione è stato cinto.

    Pur sendo dai compagni ricercato
    giammai da distrazioni  è però vinto,
    agli altri per aiuto resta avvinchiato
    chè dar manforte ai deboli è convinto.

    Chiude nell'elogio della sua maestra
    tra applausi e grida dei compagni;
    modesto, di bravura non dà mostra.

    Lento gira torno festosa giostra
    sviando le pozzanghere e gli stagni
    e a casa sen torna per la via maestra.

  • 17 maggio 2011 alle ore 22:09
    IV

    E ricomincia, poi, da capo, l'anno
    e sveglio ragazzo senza ritrosia
    s'appresta a scuola come tutti fanno
    ma lui con gioia e molta bramosia.

    Alcuni vogliosi, altri meno vanno;
    vogliovi tutti,quet'anno, in gelosia
    e i meriti vedere a chi andranno
    e chi mostrerà maggiore frenesia.

    Comincia, indi, la corsa alla lettura,
    moltiplicare numeri, dividere,
    addizionare, sottrarre e far scrittura.

    Ognuno vuol mostrare sua statura
    e in petto amore alla maestra accendere
    e dimostrare agli altri la bravura.

  • 17 maggio 2011 alle ore 21:58
    III

    Un mattino mamma meglio lo veste:
    oggi, figlio, compi il tuo primo passo,
    di grande peso mamma t'investe
    coglilo oppure, ahimè, sarai lasso.

    Al volto natio alza le ciglia meste
    come dire: Cos'è questo gran sasso
    e le responsabilità quasi tempeste
    e questo dire che pare  processo?

    Termina il primo anno con successo
    e l'ultimo giorno torna a casa presto,
    con allegrezza grida: Sono promosso.

    L'abbraccia mamma con fare commosso,
    stretto lo tiene al caldo petto mesto,
    piangono gl'occhi e il bel viso è rosso..

  • 17 maggio 2011 alle ore 21:50
    II

    Buona tiene la mamma formazione
    cresciuta, com'è, in casa patriarcale,
    per l'Onnipossente ha venerazione;
    d'indole docile, cuore regale.

    Pur nel rispetto di Dio ha afflizione,
    certo non più presente la gioviale
    costumanza seppur nell'orazione
    trova sollievo di linfa vitale.

    Cresce il bimbo sano e robustello
    e tra privazioni e qualche stento
    sopporta la famigliola il suo fardello.

    Indi, il ragazzin ch'è florido e bello
    raggiunge il suo primo bell'evento
    varcando di scuola soglia e cancello.
     

  • 16 maggio 2011 alle ore 10:34
    La Rosa

    Ha una rosa il mio giardino
    dall'arbusto senza spino;
    germogliata è in gennaio,
    primo fiore del mio vivaio.
    Dalla nascita che fu
    quarant'anni e poco più
    l'orticello è impreziosito
    di quel fiore assai pulito
    ch'a l'odore e lo splendore
    più di altro ogni bel fiore.
    Non è fiore nel mondo intero
    più verace e più sincero.
    Non è fiore in primavera
    tali odori da maane a sera.
    Dalle Ande agli Appenninini
    degli Urali ai confini
    per quanti siano fiori
    non trovi quegl'odori.
    Scarso l'orto è d'averi
    ma tal ricco è il suo vivaio
    che copre ogni divario.

    A ROSY

  • 16 maggio 2011 alle ore 10:22
    La Partenza

    Quel che raggiante pria ora  uggioso
    è viso chè corpo al veleggiante
    legno è presso, pensiero altro loco
    posato già sua passione vede
    indi i begl'occhi a lacrimare cede
    mentre a lento andar scompar naviglio.
    Per dir dolore ch'opprime all'altrui è pari
    dappresso al boccaporto invia segnale
    chi straziato al mol posato ha cuore.
    Strazio restato è su molo freddo,
    strazio galleggia su schiumos'onda.

  • 10 maggio 2011 alle ore 16:17
    Il Quadro

    Forgiata da Mastro che dei maestri è Mastro
    di nobili metalli in uno fusi cornice pende,
    di fiori ricamata. Non di minore pregio nastro
    la regge che,ad avorio appeso,più regal la rende.

    Da sfondo, luminoso come sole,appare cuore
    che a caratteri di fuoco ha inciso: Amore.
    Dal dio Vulcano indelebile la stampa è apposta
    che alle cure affidata l'ha della dea Vasta

    che al focolar dei buoni è attenta e lesta.
    nel mezzo, la cornice,un quadro la sovrasta
    ch'à le immagini di tre racchiuse in una
    da divinità bendata, detta Fortuna.

    Una, grande e possente è la figura
    che alle altre due profonde dolce cura.
    Dal petto emette solo dolci suoni;
    dolce lo sguardo, occhi belli e buoni.

    Gentile nel suo far, cortese in tutto
    grand'albero v'appar cui pende buon frutto.
    Il frutto coprodotto è dolce e fresco
    ch'anco il pianto per l'anima è rinfresco.

    Altra dolce e buona figura l'accompagna
    ch'è degamente degna sua compagna;
    reso felice ha lui col pregiato frutto
    mentr'ella felice è mamma e moglie in tutto.

    Assai più bello è il quadro quì descritto
    ma riportare su carta non m'è concesso
    che ai Grandi ascritto è tal diritto:
    Sol loro, a cose belle,han riservato accesso.
     

  • 10 maggio 2011 alle ore 15:58
    Il Giglio

    T'ha generato Fiore profumato;
    beato sono io che t'ho incontrato.
    E' risaputo che chi coglie il Giglio
    della natura è fortunato figlio.

  • 10 maggio 2011 alle ore 15:52
    Carogna

    Frutto di un emerito burattino
    circola per le vie un volantino;
    scritto l'ha con mano malandrina
    persona disgraziata, burattina.

    Verme strisciante, misera carogna
    l'essere tuo è tutto una vergogna;
    sei un vile mascalzone puzzolento,
    essere abietto, indegno e virulento.

    Mente maligna, produttore di male
    la lordura scritta, dimmi, a cosa vale?
    Il profano al divino hai mescolato
    per questo, farabutto, sarai schiacciato.

    Mente malata, instabile e corrotta;
    l'opera infame segna la tua condotta;
    peggio di Giuda sei e di Caino
    impiccati, bastardo, sei un assassino.

    Di giovani hai violato i sentimenti,
    perchè non hai attaccato altr'elementi?
    Rispondi, lestofante, vieni avanti
    mostra tua faccia, i toni tuoi arroganti.

    Aguzzino, miscredente, delinquente
    degno non sei di stare tra la gente
    giacchè rifuggi  dal civil confronto
    e dell'anionimato tieni conto.

    Vergognati! anima vile di peggiore 
    specie, bestia feroce,trefiggitor di cuore,
    al posto delle mani ha degl'artigli
    dimmi, carogna,tu ne hai di figli?

    Hai conosciuto mai dei sentimenti?
    Sai dirmi quanto sono sublimanti?
    O rettile sei nato tu striscante
    ed odio alberghi per la buona gente?

    Hai segnalato del Vangelo dei versi
    ma i tuoi scritti ad essi sono inversi:
    Hai giudicato senz'alcun diritto
    possa in eterno piangere il tuo scritto.

     

  • 10 maggio 2011 alle ore 15:32
    Caducità

    Infra tanti boccioli è un sol giglio
    a simboleggiar l'amore che ti voglio.
    Caducità di rosa indica quanto
    esser privo di te potrei,non più di tanto.

  • 08 maggio 2011 alle ore 21:46
    Il Grande

    Se vuolsi propalar d'animo eccelso
    produrre non convien ch'à scarna mente
    chè in tal labirinto sarebbe insulso
    di districar mancando lo previdente.

    Qui m'appropinquo a dir di galantuomo
    sfrontato qual son'io, senza ritegno,
    lungi da foggia di forzuto uomo
    così, dell'insigne che scrivo,non son degno.

    Lo cor ch'è d'alto rango, in gentilezza,
    spinge la mente reietta a darsi vanto
    che bassa non è ma di mezzana razza;
    scuotesi, indi, e al cor pretende conto.

    Poscia la mente corre al prim'incontro,
    rivive i prim'attimi e al ricordo
    s'affaccia del viso al sorriso pronto,
    alla dolcezza del sincero guardo.

    Accline alla bisogna, protettivo,
    negazione mai proferisce verbo
    chè per altrui l'amor che porta è vivo;
    nel dir di sentimento nutre riserbo.

    Convive le tre virtù teologali:
    La Fede, la Speranza, la Carità,
    gli uomini, per lui, siam tutt'uguali,
    e l'alma ha pregna di magna bontà.