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Poesie

“Uno sguardo vergine sulla realtà: ecco ciò ch'io chiamo poesia”
Edoardo Sanguineti


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  • 31 agosto 2011 alle ore 18:14
    TRATTO DAL LIBRO "su quella panchina"

    "Io mi perdo.

    Mi perdo, quando mi ritrovo a pensarti.

    Mi perdo, nei tuoi occhi, verde mare.

    Mi perdo, quando mi dici che mi ami.

    Io mi perdo e mi confondo come un bambino.

    Mi perdo nella tua bocca e nel tuo profumo quando ti annuso.

    Mi perdo, quando assaggio il tuo paradiso e respiro il tuo respiro.

    Mi perdo, nel tuo cuore e nei tuoi silenzi.

    Io mi perdo in te, anima mia."

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:29
    Della morte

    Entrate, amici miei, accomodatevi
    siate i benvenuti
    mi date molta gioia.
    Lo so, siete entrati per la finestra della mia cella
    mentre dormivo.
    Non avete rovesciato la brocca
    nè la scatola rossa delle medicine.
    I visi nella luce delle stelle
    state mano in mano al mio capezzale.

    Com'è strano
    vi credevo morti
    e siccome non credo nè in Dio nè all'aldilà
    mi rammaricavo di non aver potuto
    offrirvi ancora un pizzico di tabacco.

    Com'è strano
    vi credevo morti
    e voi siete venuti per la finestra della mia cella
    entrate, amici miei, sedetevi
    siate i benvenuti
    mi date molta gioia.

    Hascìm, figlio di Osmàn,
    perchè mi guardi a quel modo?
    Hascìm figlio di Osmàn
    è strano
    non eri morto, fratello,
    a Istanbul, nel porto
    caricando il carbone su una nave straniera?
    Eri caduto col secchio in fondo alla stiva
    la gru ti ha tirato su
    e prima di andare a riposare
    definitivamente
    il tuo sangue rosso aveva lavato
    la tua testa nera.
    Chi sa quanto avevi sofferto.

    Non restate in piedi, sedetevi.
    Vi credevo morti.
    Siete entrati per la finestra della mia cella
    i visi nella luce delle stelle
    siate i benvenuti
    mi date molta gioia.

    Yakùp, del villaggio di Kayalar
    salve, caro compagno,
    non eri morto anche tu?
    Non eri andato nel cimitero senz'alberi
    lasciando ai tuoi bambini la malaria e la fame?
    Faceva terribilmente caldo, quel giorno
    e allora, non eri morto?

    E tu, Ahmet Gemìl, lo scrittore?
    Ho visto coi miei occhi
    la tua bara scendere nella fossa.
    Credo anche di ricordarmi
    che la tua bara fosse un po' corta per la tua statura.

    Lascia stare, Gemìl
    vedo che ce l'hai sempre, la vecchia abitudine
    ma è una bottiglia di medicina, non di rakì.
    Ne bevevi tanto
    per poter guadagnare cinquanta piastre al giorno
    e dimenticare il mondo nella tua solitudine.

    Vi credevo morti, amici miei
    state al mio capezzale la mano in mano
    sedete, amici miei, accomodatevi.
    Benvenuti, mi date molta gioia.

    La morte è giusta, dice un poeta persiano,
    ha la stessa maestà colpendo il povero e lo scià.
    Hascìm, perchè ti stupisci?
    Non hai mai sentito parlare di uno scià
    morto in una stiva con un secchio di carbone?
    La morte è giusta, dice un poeta persiano.

    Yakùp
    mi piaci quando ridi, caro compagno
    non ti ho mai visto ridere così
    quando eri vivo ...
    Ma lasciatemi finire
    la morte è giusta dice un poeta persiano ...

    Lascia quella bottiglia, Ahmer Gemìl,
    non t'arrabbiare, so quel che vuol dire
    affinchè la morte sia giusta
    bisogna che la vita sia giusta.

    Il poeta persiano ...
    Amici miei, perchè mi lasciate solo?

    Dove andate?

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:27
    Ciò che ho scritto di noi

    Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
    è la mia nostalgia
    cresciuta sul ramo inaccessibile
    è la mia sete
    tirata su dal pozzo dei miei sogni
    è il disegno
    tracciato su un raggio di sole

    ciò che ho scritto di noi è tutta verità
    è la tua grazia
    cesta colma di frutti rovesciata sull'erba
    è la tua assenza
    quando divento l'ultima luce all'ultimo angolo della via
    è la mia gelosia
    quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
    è la mia felicità
    fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

    ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
    ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:26
    Quante donne belle

    Quante donne belle ci sono al mondo
    quante belle ragazze
    s'affacciano sulle terrazze della città

    contemplale vecchio
    contemplale e mentre da un canto i tuoi versi
    si fanno più tersi e lucenti
    dall'altro
    devi contrattare cercando di tirarla in lungo
    con la morte che ti sta accanto.

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:21
    Arrivederci fratello Mare

    Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
    arrivederci fratello mare
    mi porto un po' della tua ghiaia
    un po' del tuo sale azzurro
    un po' della tua infinità
    e un pochino della tua luce
    e della tua infelicità.
    Ci hai saputo dir molte cose
    sul tuo destino di mare
    eccoci con un po' più di speranza
    eccoci con un po' più di saggezza
    e ce ne andiamo come siamo venuti
    arrivederci fratello mare.

  • 31 agosto 2011 alle ore 16:15
    Sei la mia schiavitù

    Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
    sei la mia carne che brucia
    come la nuda carne delle notti d'estata
    sei la mia patria
    tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
    tu, alta e vittoriosa
    sei la mia nostalgia
    di saperti inaccessibile
    nel momento stesso
    in cui ti afferro.

  • 30 agosto 2011 alle ore 13:32
    Oltre il Vesuvio

    Aderisco agli scogli,

    passi di granchio sulle pietre.

    Poi l’immersione dovuta,

    intimo rito battesimale,

    storie del passato sulla bocca.

    Gocce lungo le linee del tempo,

    a galla sulle tue spalle,

    come la leggenda dei giganti,

    oltre il Vesuvio guardo l’oltre dei popoli.

    La bocca di terra

    sputa sentenze sulle attese,

    capelli bagnati come gli anni,

    tutti oltre la piega di una carezza.

  • 30 agosto 2011 alle ore 13:30
    Lanterne a Via Caracciolo

    Che i sogni potessero volare in alto

    nel loro luccichio ascensionale,

    sulla spinta dolce e segreta

    di una traiettoria verticale!

    Raggiungere le altezze senza vertigine

    che le ingoi, restare a guardare

    le distanze minime perdendosi nelle misure.

    Potessero rispondere alle attrazioni eteree,

    pensieri come lanterne affidate all’atmosfera,

    per posarsi ai piedi

    di chi è troppo lontano.

    Utopie non deluse,

    non c’è caduta e peso.

    Candele tenui le lanterne,

    ceri per collegamenti silenziosi,

    preghiere mute rivolte ai cieli bui

    ognuna col suo voto e la sua dedica

    nel tempo dell’ascolto,

    specchio luminoso sopra il mare.

  • 30 agosto 2011 alle ore 9:05
    Le parole che non ti ho detto

    Avrei voluto parlarti
    di una luce nel cielo,
    del pallido volo

    di mille farfalle
    Oppure,
    di una triste presenza,
    dell'oscurità che avanza,
    di un sole che,

    s'apra a spiraglio

    fra effimere vedute.

    Le parole che non ti ho detto
    son tenera brezza,
    conchiglie, sorrisi di sabbia
    e fiori di mare.

    Son l'onde
    che ho visto salire
    dall'oceano in burrasca,

    le tempeste del mio esistere.
    Se il tempo
    scalfisce i nostri corpi,
    gonfia l'animi nostri,
    finchè il cuore
    suonerà di noi... 

  • 30 agosto 2011 alle ore 1:35
    ESTHER

    Esther 
    fiore di mirto
    Esther 
    nome inciso nel sacro

    Lei forse Israelita e forse Myrsine figlia del vento 
    il suo  sangue sparso per  vendetta da un uomo

    Esther cespuglio di mirto
    dove Aphrodite trovera'  riparo
    nella sua dolorosa crescita
    verso un destino  di donna mortale
    avrebbe voluto fuggire lei
    Dea tolta alla quiete  e trascinata al mondo

    Esther e' fiori di Mirto
    fiore nato dal sangue in terra bruciata da un sole maschile e impietoso
    dalla sete 
    lei cosi' delicata
    nella terra dove i fiori hanno il colore del sangue
    lei nascosta
    stanata e bruciata dal carro di Apollo

    Esther dal lungo collo
    un soffio un tocco  leggero
    la Dea la raccolse
    il corpo lacerato
    dalla lama di un uomo
    Myrsine amante del vento
    l'uomo  mortale geloso ler fece tagli profondi nei  polsi
    la vita usci' lentamente come alcuni sospiri al tramonto
    dei rami fruscianti del mirto

    Esther figlia del vento
    la spuma della Dea
    scompiglio' i tuoi rami
    rifugio inconsapevole
    di forze primigene
    scolpite per sempre negli occhi

    Esther non sa' perche' il suo sangue
    bagni la terra
    ma certo sa
    che non ci sara' mai altro uomo
    che possa giocare
    con lame sottili e  il suo cuore
    ne farle uscire dolore
    ne lasciare che l'amore la  soffochi
    solo perche' uomo cieco
    non ha saputo vedere  il suo volto

    Esther allora diventera' crudele
    la rabbia ancestrale di molti dolori eplodera'
    con la potenza del magma dal ventre di Gea
    sara' come la sorella
    Medusa..creatura bellissima
    giocattolo di un dio maschile
    bruciata da un amore impossibile

    Esther non avra' che morte da offrire a chi la guardera'

    Ma saranno pochi ad alzare lo sguardo su lei
    Esther
    versato il suo sangue d'amore
    ha scrollato la testa e le lacrime hanno acceso diamanti
    piu' rossi del cielo al tramonto
    nessuno mai
    potra' arrivare cosi' vicino
    nessuno mai
    piu'
    dice Esther
    poiche' cosi lei ha deciso

    Cecilia Bertacche

  • 29 agosto 2011 alle ore 21:15
    Scoperta

    E' bianco piacere insieme a lei
    e ogni giorno che avanza
    aumenta il suo splendore
    questo cristallo inviolato,
    che strato su strato si fa
    più forte e lucente e più saldo
    agli occhi miei, regalando
    quell'invisibile solletichio
    dell'anima, prova d'un piacere
    intenso, di una pace raggiunta,
    di desideri espressi
    con la maestria d'un giocoliere,
    che cattura l'attenzione
    per sorprenderci ad ogni sguardo.
    E ora, che il mio respiro
    si fa più quieto, e la nebbia
    che riempiva le mie narici
    è rada come un ricordo lontano,
    stringo a me questi momenti,
    gioielli rari da custodire
    e tenere al riparo
    dal dolore del mondo,
    che appare lontano,
    che appare sconfitto,
    finchè accanto a me
    potrò ammirare quei sorrisi,
    quei gesti sottili ed efficaci
    e limpidi come acqua marina,
    nati da un cuore
    troppo splendente
    per esser oscurato
    dalla sbadatezza del quotidiano.
    Ogni giorno è diverso
    e migliore ed intriso
    di nuovi proumi,
    perchè accanto
    a me ci sei tu,
    unica follia
    di cui voglio far parte
    senza cercare una cura.

  • 29 agosto 2011 alle ore 13:16
    Possiamo provarci

     
    Possiamo provarci
    perchè no...

    C'è un tempo
    per le mani
    uno tempo per le labbra
    un tempo per i corpi
    ed uno per averti accanto.

    Possiamo provarci
    a starci lontani
    e sentirci stretti
    come l'alba al mattino.
    C'è un tempo
    per amarsi
    per odiarsi
    per mandarti via.
    Nel dubbio,
    non resta che
    provare a fidarsi
    di uno sconosciuto
    mentre bussa a questa porta.
    Possiamo non aprire
    possiamo farlo entrare
    e lasciare
    che devasti la casa
    possiamo uscire noi e
    farci due passi.
    Basta provarci.

    Notasi: con cautela.

  • 29 agosto 2011 alle ore 13:15
    Rossetti

    Rossetti
    si mischiano
    si sovrappongono.
    Finestrini aperti
    entra aria
    escono
    note
    voci
    respiri.
    Esce la vita.

    Stop.

    Luci rosse
    non sono i fari
    ci perdi i polmoni
    ci perdi i neuroni.

    Stop.

    Discorsi sul futuro
    troppo lontano
    inesistente
    forse già passato.
    Lezioni di vita.

    Stop.

    Fame.
    Sete.
    Bisogni fisiologici.
    Escrescenze fisiologiche.
    Dati di fatto.
    Dati oggettivi.

    Stop.

    Torti alle amiche.
    Tentativi di scuse.
    Scuse accettate.
    grazie,

    la prossima volta
    si compirti meglio.

    Stop.

    Il tuo sguardo nel buio
    incoscienza
    inconsapevolezza
    che siamo noi.

    Stop.
    Rammendo tipo.
    Camicia bruciata.

    Stop.

    Abbandono.
    Strada di casa.
    Certezza.

  • 29 agosto 2011 alle ore 11:37
    Ricami

    Le gocce di pioggia ricamano disegni su un vetro...

    le nuvole nel cielo
    le acque del mare ricamano onde increspate
    ogni singola foglia ricama mille venature per scolpire la propria linfa
    la propria vita...

    Noi ricamiamo battiti
    emozioni
    disegnando con il corpo scolpito nel marmo
    nel granito
    sul tessuto più pregiato
    nella pietra più preziosa e luminosa...

    Questo ricamo di luce si chiama Amore

  • 28 agosto 2011 alle ore 15:22
    Il Fiore

    Mese mariano di bei fior’ornato
    che pei profumi resta invidiato
    e tutto quanto in se è generato
    e dal letargo ogn’essere è svegliato.

    Mese di amore, mese di speranza
    ch’ogn’anno rinnova vecchia usanza
    di ridonare al sole risplendenza
    a seguito d’inverno di doglianza.

    L’animo mio quest’anno ha spalancato
    chè dolce fiore un dì l’ha visitato
    e di tutto l’odor suo ha inebriato
    così lo core mio ver se ha portato.

    Candore, quel fiore, tiene di bianco giglio,
    l’odore è di viola e fior di tiglio,
    riesce, per amore, dare scompiglio
    lungi di cattiveria e di periglio .

    La bianca sua manina ho carezzato,
    un bacio sulla guancia m’ha donato,
    la sua dolcezza il cuore mi ha segnato
    e l’alma tutta quanta m’ha turbato.

  • 28 agosto 2011 alle ore 11:28
    Conchiglia

    Il cuore ora è vuoto
    come una conchiglia lontana dal mare
    e non osare dirmi di riempirlo
    dirmi come e perchè
    quando io solo so chi.

    Il mare mi è stato davanti
    terribile come un naufragio
    dolce come un approdo
    e l'ho cambiato con una palude.

    Il cielo salvi i marinai perduti
    dall'acqua del loro destino.

  • 27 agosto 2011 alle ore 13:46
    Violetta

    Oggi è morta una farfalla: stava spento sul selciato
    il nodo di ali ricamate dal sudore raffermo dell'ultimo volo.
    Per becchino c'era un piede di vento: l'ha scostata appena poco più in là,
    come fosse un ingombro alla vita la vita che dorme.

  • 26 agosto 2011 alle ore 17:25
    Poesie incivili 6

    Spacciano ai loro elettori come dialogo
    il suo farneticante monologare, fanno
    qualche timorosa obiezione, ma se lui
    batte il pugno, si piegano e vendono

    alle tv le loro quotidiane sconfitte
    come accordi raggiunti con arte sottile.
    Pallide ombre di un governo ombra
    che non riesce a fare ombra a nessuno.

  • 26 agosto 2011 alle ore 17:22
    Poesie incivili 5

    Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
    Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
    ma la metà degli italiani s'inebria a quel fetore,
    se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

    Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!
    La monnezza che invade città e campagne
    è il segno tangibile dalla sua immanenza, il suo
    speculare incarnarsi alla folla osannante.

  • 26 agosto 2011 alle ore 17:21
    Poesie incivili 4

    "Sa, la faccenda cominciò con una casetta
    che un poveraccio, a causa del carofitti,
    si costruì da queste parti. Poi venne un suo
    cugino imprenditore ed elevò quel

    palazzo di otto piani. In breve, sorse un
    paese, vollero un prete, me, ad educare
    al rispetto di Dio e della legalità. Questa
    chiesa? È abusiva, come lo è tutto, qui".

  • 26 agosto 2011 alle ore 17:18
    Poesie incivili 3

    Mai riconosciuto nelle torri gemelle
    il simbolo della civiltà occidentale.
    Son altri i miei simboli, il Partenone,
    la tour Eiffel, la cupola di Brunelleschi.

    Gli aerei che si schiantarono contro le torri
    colpirono semmai il cuore di Wall Street o
    le borse valori. "Nulla di personale, solo
    affari", come dicevano i gangsters d'una volta.

  • 26 agosto 2011 alle ore 17:13
    Poesie incivili 1

    "Ma come? Nemmeno dieci righe
    in un libro di storia? Guarda bene".
    "No, non c'è niente". "Vedi in fondo,
    nell'indice alfabetico". "Sto guardando...

    Balbo... Bandiera, fratelli... Benedetto
    decimosesto... Bertinotti". "Ma hai saltato!
    Dai qua che guardo io!" No, non c'era.
    "Certo manca una pagina", s'illuse.

  • 26 agosto 2011 alle ore 17:11
    Poesie incivili 2

    Dire. E subito dopo, disdire. Affermando
    d'essere stato frainteso. E chi l'ascolta
    si batte il petto, "è vero, ho frainteso".
    Lui dispensa il perdono, perché è buono.

    Il suo vocabolario è ricco di parole
    intercambiabili ma di senso opposto.
    Solo quattro quelle immutabili, punti
    fermi: denaro, potere e plastica facciale.

  • 26 agosto 2011 alle ore 9:22
    Estrazione

    Molti credono che vengano a farmi visita in cerchio orde di parole.
    La verità è che io taglio la pagina per il verso del mio dolore
    e quando la bocca dello squarcio è aperta abbastanza,
    mi infilo là dentro e le afferro la lingua annerita

  • 25 agosto 2011 alle ore 22:03
    Brufolo n°6

    Si stacca triste il quadro dal muro
    Passeggio pallido sul cemento scuro
    Fra i miei pensieri strisciano lenti
    I serpenti infami dei miei turbamenti.

    La luce non basta per guidare i passi
    E allora sto fermo ancorato ai miei sassi
    La lama degli attimi taglia il dolore
    Capelli cadono sul mio malumore.

    Lo specchio è un sorriso di cartapesta
    Un neon una lacrima l’ultima parola
    E dove finisce la tempia destra
    Inizia la canna della mia pistola.