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Autore

Sandra Cervone

in archivio dal 02 nov 2006

01 novembre 1961, Gaeta

segni particolari:
Poetessa, Giornalista, Scrittrice.

10 novembre 2006

Solo una volta

Intro: Una storia breve e intensissima, coinvolgente, che nasce da un paradosso, esplode in una passione sfrenata e termina in un finale a sorpresa, tutto da scoprire.

Il racconto

L'avvocato aveva interrotto la comunicazione con fare isterico, urlando nella cornetta il suo disprezzo. Ora respirava nervoso, lo sguardo fisso sulla scrivania.
Ilaria provò a richiamare la sua attenzione, senza risultato. Con i fogli pronti per la dettatura quotidiana, attese disposizioni.
Nel silenzio pesante della stanza, finalmente, s'udì il pugno dell'avvocato sul legno rossiccio della scrivania.
"Merda- urlò- non la smetterà mai di rompere! Eccheccavolo...".
Poi, confuso, alzò lo sguardo su di lei.
"Dov'eravamo?". Ilaria tentò di spiegare ma l'avvocato coprì la sua voce: "Anzi no, lasci perdere... strappi tutto... ne riparleremo nel pomeriggio... Santiddio".
Seguì, inattesa, una lunga confessione, fatta di riferimenti più o meno osceni ad una moglie che lo tradiva apertamente e che poi osava essere gelosa,  che gli rinfacciava addirittura semplici sorrisi o gentilezze o commenti positivi su amiche e colleghe. Disse di quando, in vacanza, lei si era lasciata andare ad un ballo sfrenato sui tavoli di un locale snob e di come lui avesse dovuto scusarla coi parenti bacchettoni. E ancora di quando l'aveva vista nuotare nuda in compagnia di un ragazzo di almeno vent'anni più giovane di lei...
"Posso andare?" chiese la segretaria. "Sì...anzi no... resti... mi devo ancora sfogare... quella pazza di mia moglie... vuole divorziare... capisce? Divorziare... per gelosia! Assurdo vero? E' gelosa! Quasi che fosse colpa mia se..."
E rimase a fissarla inebetito. Poi si alzò e s'avvicinò alla sua sedia. La guardò come mai, implorando qualcosa...
"Sei bella, sai?"
"Scusi?"
Le accarezzò il volto, il collo, le spalle. La fece alzare e la tenne per mano mentre tornava alla sua poltrona.
Ilaria restò zitta anche quando, sedutosi, la tirò a sé, sulle sue ginocchia.
"Aiutami!" diceva piano, mordendole delicatamente un orecchio.
"Non riesco più a..."
Lei s'alzò di scatto, lui scivolò giù, sul pavimento e l'attirò a sé, su di sé, stringendola forte.
"Lo faccia per me - diceva - non si preoccupi, sarà solo per questa volta..."
Lei ansimava, arrossiva, si difendeva.
Lui le alzò la gonna e, con scatto rapido, le fu addosso, voglioso.
"Ti regalerò un orgasmo che ricorderai per sempre - diceva - vedrai... ti piacerà".
Ilaria sentiva solo voglia di piangere e non aveva forza per lottare con lui.
"La prego... ti prego..."
Lo guardò in volto, disperata, poi iniziò a baciarlo con dolcezza. Lui gradì molto e s'abbandonò sul pavimento, ad occhi chiusi. Ilaria, timidamente, gli tirò giù la cerniera dei pantaloni e lo cercò, innocente e tenera. Poi si chinò a baciarlo e fece tutto quello che, da almeno un anno, sognava di fare con lui tutte le volte che lo pensava...
Da tempo e in segreto, infatti, già lo amava. E ora lo possedeva. Lo sentì fremere, gioire, soffrire, gemere...
"Sei brava... accidenti... sei fantastica".
Prima che potesse tornare all'attacco gli fu sopra, con le mutandine scostate, e gli regalò la certezza d'essere uomo. Poi, sempre restando zitta e tremando ancora, s'alzò in piedi e, senza ricomporsi neppure, salì sul davanzale della finestra aperta. Sospirò una volta sola e si lasciò cadere nel vuoto. Col sapore inebriante di lui ancora sulle labbra.

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