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in archivio dal 15 ott 2015

Alessandro Betta

21 ottobre 1992, Voghera - Italia
Mi descrivo così: eStudio Filologia moderna a Pavia e sono membro dell'a.p.s. Spinofiorito, che si occupa di cultura medievale e poesia trobadorica in Oltrepò Pavese (Oramala, Val di Nizza, PV). Sono batterista e dedico molto tempo alla scrittura.

elementi per pagina
  • 13 aprile 2016 alle ore 20:00

    Ho un’immagine di te che sciogli
    i nodi del ciliegio carezzando la corteccia.
    Marzo moriva,
    il giorno anche moriva
    sui fiori bianchi che si arrendevano
    alle lusinghe delle prime api.

     
  • 10 aprile 2016 alle ore 1:14

     
    Metti un molo che si posi
    sull’Adriatico verdastro, nel pomeriggio,
    con un vento che salmastro
    imbiondisce i capelli; e che il sole
    delle quattro ancora bruci.
     
    Metti che sul molo siamo tu ed io
    con un morbido cappello di paglia
    la canotta alla rovescia e una tenera voglia
    che si accende
    alla prima voce di temporale.
     
    Metti che sia come lo racconto
    il nostro sederci accanto, in silenzio:
    non sarebbe un bel nuovo inizio
    dopo tanto tempo?

     
  • 31 marzo 2016 alle ore 1:56

    Ha fatto meno freddo
    in queste stanze.
    Che felicità, l’inverno
    è andato via dai marciapiedi
    e dagli spigoli dei balconi
    eppure quella sera (alla finestra
                                               m’affacciavo
    per vedere che te ne andavi)
    un refolo ha gelato le lenzuola
    mi ha tenuto freddo
    mentre aspettavo e non tornavi.

     
  • 22 marzo 2016 alle ore 19:17
    Coppia di sposi

    Siamo un’anziana
    coppia di sposi.
     
    Vent’anni, a pensarci,
    i nostri fumanti vent’anni
    esplosi
    spiovuti altrove
    in altre passioni e bellicosi
    livori d’altre generazioni.

     
  • 17 marzo 2016 alle ore 15:09
    Il trucco

    Era compito sacro a ogni bambino
    l’odiare la matematica: aggirarla
    con la calcolatrice.
    Ma nessuno, mai, ci volle dire
    che a fare i conti con l’esperienza
    non si dà che l’esperienza. E il trucco
    del bilancio
    non riesce a nessuno.

     
  • 01 marzo 2016 alle ore 17:21
    Echi navali

    Gli echi navali dei nostri maestri
    soffiano vestali sulla brace
    in un incendio che so
    contemplerò da solo
    prodigo e affamato di ritorno
    dove non sono mai stato davvero.
    E mi perdonerai se non ti avrò
    chiamata ancora
    se avrò dato l’impressione
    di preferirti un pugno i fantasmi:
    talvolta amo sommergermi di morti
                                                    entusiasmi.

     
  • 29 febbraio 2016 alle ore 15:11
    [Senza titolo]

    Ho riordinato i libri
    sopra il mensolone
    nel cassetto ci ho messo
    le fotografie e nel ripiano 
                                         in alto

    quelle che non voglio vedere
    nemmeno per sbaglio
    né per debolezza
    dove non ci arrivo, dove serve la scala
    dove l’occhio non vede
    che la polvere cala
                                 lentamente

    in sospensione
    sul ripiano, sul cassetto,
    sopra il mensolone.

     
  • 23 febbraio 2016 alle ore 19:05

    Da qui comincio a scivolare
    lentamente fuori.
    Una rapida goccia sulle grondaie.
    C’è assai più grazia
    e generosità nell’infierire
    sui corpi stremati delle giornate
    e raccoglierne il lamento,
    la visita nel mezzo della notte,
    che nel fuggire a balzi
    le forche puntute dei vostri sguardi.
     
    E così evaporare
    nella nuvola di niente da cui viene
    uno come me: che non sa parlare.
     
    Baciami sulla fronte: starò bene.

     
  • 23 febbraio 2016 alle ore 0:42
    Malerba

    Nel canneto limaccioso dei giorni invernali
    ho coltivato una malerba
    che s’inerpica negli interstizi
    guasta i frutti e si ristora
    nutre un’aspra fioritura.
     
    La vedo aggrapparsi al muro di casa.
     
    Lo sanno persino le pietre
    che il malanimo l’ha chiesta in sposa.

     
  • 20 ottobre 2015 alle ore 1:40
    In treno

    Il segno triste
    bruciato di un cascinale,
    il Quarantatré.
    I legni marci, di un tempo,
    svettano fra le barbe
    d’erbe infestanti.
    Ero bambino, il nonno
    rideva:
    d’lâ sàpa, cul lì, l’è ‘l bârbé.
     
    Mentre immobile
    scorre, di fuori, il Monte Rosa,
    gli uomini guardano altrove.

     
  • 15 ottobre 2015 alle ore 19:10
    Il sonno

    Piove la notte, piove,
    e sto disteso, senza respirare,
    tra la voglia di lasciarmi e ritrovarmi un giorno,
    e l’andar via, codardo, nel sonno blu.
    Le strade più polverose le trovo dietro le palpebre
    che nere della notte sferragliano in giù;
    e come di un caffè, ronza l’insegna:
    scintilla; tace.
    La polvere delle strade solletica il naso;
    sbadiglio un’idea,
    che scivola silenziosa in un canale di scolo.
    Scommetto un sasso di fiume che non la rivedo;
    le parole mi muoiono in bocca, di fame,
    e una foglia di noce lentamente cade,
    come la mia lingua.
    Schiaffeggia il suolo, mentre la notte
    grandina dal cielo,
    e noi, incapaci,
    vorremmo parlare.