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Autore

Elisabetta Pedata Grassia

in archivio dal 08 mar 2010

05 marzo 1988, Napoli

segni particolari:
Un'acrobata senza rete di sicurezza. 

mi descrivo così:
" (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.

31 marzo 2014 alle ore 22:18

Dell'amazzone e i suoi canti

Il racconto

Prendi quella donna per esempio è lì seduta da sola.
Accende sigarette per sparire un minuto alla volta. E il fumo erige un palazzo di pensieri e dietro la sua ombra ha le vibrazioni auriche d'un angelo.
Ma quel che importa è ciò che ha davanti. Un cumulo di fili spinati ed io lo so, l'ho sentita parlare poco fa quando imparava a difendersi dal mio sguardo impietoso.
So bene che si difende , non sbatte mai le palpebre , come quando si ha paura di chiudere gli occhi e il buio intorno è insopportabile. E' buio di vuoto, acido per chi non è pronto ancora a splendere.
E' il coltello delle nostre coscienze lo sguardo. Lo giriamo nell'anima col pungolo per tirarne fuori le miserie , gli ori e gli spettri fumosi. Li stendiamo alla luce del sole per tutte le anime umide che sopportano le gravitazioni della terra.
Erra eppure è sempre fissa. Seduta col suo filo spinato reso accomodante e meno dispettoso, da qualche fiore sbocciato qua e là.
Ha lo spirito di qualcosa che ho già visto, quei sogni che ti confondono senza differenza con la realtà. E' un'esistenza già vissuta, ma la mente vagabonda si rifiuta, rigetta , copre con l'oblio.
Il Lete che abbevera 
i mendicanti
E lei che spera
che le vengano
strappate le armi
In tutti
i sogni
l'amazzone
si denuda
Anela
seduta
di perdere
per una volta
Lo scudo
di riuscire
a vedere
Nell'eterno
il suo 
spirito
nudo

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