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Autore

Elisabetta Pedata Grassia

in archivio dal 08 mar 2010

05 marzo 1988, Napoli

segni particolari:
Un'acrobata senza rete di sicurezza. 

mi descrivo così:
" (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.

06 aprile 2014 alle ore 21:47

Lasciare andare

Il racconto

Hai presente quella sensazione che ti pervade il corpo quando fai mille bracciate a mare e poi approdi alla riva, col fiatone?
disse Zahira volteggiando le mani nell'aria per dipingere con i gesti il suo racconto davanti agli occhi del suo interlocutore. 
Io mi sento così , proseguì . 
Come se per tutta la vita avessi dovuto guerreggiare col mare, spingerlo via dalla mia gola per non annegare, andando a picco come un sasso talvolta, sbrinare il mio odore per non farmi ammazzare dai pescicani e poi galleggiare a pelo d'acqua per riposare un po'. Ma la riva era sempre lontana, il mare, il nemico era sempre lì a portare via parti di me ad ogni singola bracciata, ad ogni singola onda.
Ora qualcosa in me è per sempre mutato. Sono sulla riva, stremata, ma altro ancora deve accadere.
Qualcosa di me è andato via ed io non sento più il bisogno di guardarlo andare via. Niente più spalle da rimpiangere, niente desideri di onde più grandi da farmi male per ricordarmi di essere viva. 
Prendo il mio corpo, come un fiore sgualcito, ripulisco i petali, mi sollevo .
Ma altro ancora dovrà accadere.
E sarà impercettibile, sarà una nuova vita a espandermi nell'universo.
Sarà il mio primo volo da aquila e lascerò il corpo passato a quel mare mio nemico.

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