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Autore

Elisabetta Pedata Grassia

in archivio dal 08 mar 2010

05 marzo 1988, Napoli

segni particolari:
Un'acrobata senza rete di sicurezza. 

mi descrivo così:
" (...) Magari fossi una candela in mezzo al buio." M.D.

04 aprile 2013 alle ore 14:49

Voce umana

Intro: Ascoltate
della notte
il suo nudo parlare

E cercandoti
ritrovo 
anche me 

Il racconto

Ritornavo a casa da serate pienamente vissute . Cavalcando strade , sentieri , incontrando anime perse e ritrovate . L'eco delle voci ronzava ancora nella testa , come dopo concerti e sovrapposizioni di folle , volti , sorrisi e sguardi ora vicini e ora lontani .
Ma tornata a casa il solito pezzo mancante sviscerava quel desiderio tremendo di ascoltare la sua voce umana .
Calda , rassicurante , rispondeva  come se l'avesse aspettata .
Voce da uomo bambino spesso con frasi che non riuscivo a comprendere del tutto . Bellissime ugualmente nel silenzio notturno .
Gli dicevo di raccontarmi favole per farmi addormentare e durante i racconti ,  la mia mente vagava altrove . Tradivo il mio interlocutore rifugiandomi  tra le pieghe dei suoi racconti  .
Lui non sapeva che ad ogni  storia ricamavo un finale tutto mio . Allora la voce diveniva rumore bianco senza spazio e tempo , chiudevo le palpebre e immaginavo di baciargli le labbra , di toccargli i capelli come fili d'erba .
Ricordavo di quando quella voce l'avevo ascoltata da vicino  . Ritornavo nei luoghi dove eravamo seduti , delle onde che orchestrava con le mani , come un folle . Un folle meraviglioso .
Perdevo il presente in quegli attimi nonostante mi avvinghiassi appassionatamente ad ogni sua parola  .
Le storie proseguivano , interrotte qua e là da risate fragorose , le quali mi facevano amare il suo essere , nonostante tutto , normale .  Normale come una creatura delicata e diffidente , con pensieri altissimi , una vita deambulante prima sull'orlo di un precipizio e poi ripresa in uno spiegarsi d'ali di rapace .
Facevo l'amore con lui tagliando a pezzetti ogni distanza  .  Mi appropriavo della sua voce come quando da bambina assorbivo le note dei carillon che non mi lasciavano sola .
Amavo questo stato di grazia  , simile ad un'integrità  indissolubile di sentirmi mia e sua al contempo .
'' Il fiore d'oro è sbocciato finalmente sulla montagna
Tu , colei , redenta dall'amore , ritrovi la tua pura identità ''

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