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Autore

Stefano Colli

in archivio dal 04 gen 2010

11 ottobre 1970, Grosseto

mi descrivo così:
Sono una persona riservata ma aperta a nuove conoscenze. Amo la poesia, detesto la superficialità e il menefreghismo imperante del mondo odierno. Vorrei condividere i miei interessi e i miei valori con persone degne e vive... dentro.

31 dicembre 2012 alle ore 19:38

All'ultimo minuto (a Giovanni Raboni)

Si fa ancora una gran fatica
a credere che l’Italia sia un paese normale
tra nuovi giullari e cavalieri inesistenti
Grandi Riformatori e banditi impenitenti
perché è troppo facile dover scegliere
tra un bordello di cui pochi hanno le chiavi
e un rigore che ha sapore di arsenico
dove tutto sembra già scritto dalle Parche
anche se ormai non esistono più miti
oggi il fuso lo filano le banche.
D’altra parte, che volete, ce lo chiede l’Europa
con questa litania stonata
a cui manca sempre l’ultima strofa
degno copione di un eterno valzer
con una casta che pare un vecchio panzer
rallenta senza arretrare
e i camaleonti sono duri a morire
sempre pronti a salire sull’ultimo carro
degni di un Carnevale di maschere di cera
in cui ogni scherzo vale
purché loro ne sentano solo l’eco
in un paese dove non è più ammesso uno spreco.
Non c’è più la calma distesa del passato
quando destra e sinistra erano opposte
mentre oggi sono confuse anche nel traffico
degna babele di una nazione senza guida
dove l’antica contesa ha abdicato
in nome di una lotta a colpi di spred.
Quando guardo i miei allievi negli occhi
non so scorgere il loro futuro
spero solo che non siano servi sciocchi
e che la scuola non ne ammazzi più della guerra.
Per quanto mi riguarda
a me che posseggo soltanto le parole
non  resta che intonare un canto antico
perché le vere poesie sono sempre politiche
altrimenti rischiano di essere un po’ stitiche
e un poeta non può permetterselo, non oggi
quando i giovani sono alla disperata
ricerca di maestri, ma chi sono
mi direte, io per sostenerlo?
Verrà un tempo in cui  ricorderò
(se le Parche me lo concederanno)
troppe cose dell’Italia, tra l’altro
senza neanche aver conosciuto Pasolini
e allora, anche se non sarò Montale
i miei umili versi potranno essere
una flebile fiammella nella notte
perché voglio troppo bene al mio paese
per mentire ai viandanti in cerca di una meta
privo di facili certezze
e da sempre allergico a profeti e demagoghi.
Del resto, nell’Italia di domani
forse anche un mediano di spinta potrà
cucirsi il numero dieci sulla maglia
e prendersi la responsabilità
di battere un calcio di rigore
per una salvezza all’ultimo minuto.

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